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Ancora "Senti che puzza" con la Lega

Gennaro Matino (September 09, 2015)
Conviene alla destra democratica di questo Paese inseguire Salvini e ad una certa sinistra fare finta che non sia un problema di tenuta democratica? Soprattutto non conviene ai meridionali e ai napoletani di poca memoria restare affascinati dal seducente canto del leghista. Piero Calamandrei diceva ai giovani del ‘55: «Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì col pensiero, perché lì è nata la nostra Costituzione».



LA Lega di Matteo Salvini è quanto di più volgare la politica del nostro Paese, dal dopoguerra a oggi, nel linguaggio, nei contenuti, negli atteggiamenti, abbia saputo produrre. Benché occorra avere sempre rispetto di chi la pensi diversamente, come i tanti simpatizzanti che sempre più numerosi, anche nel Meridione e a Napoli, seguono il verbo del giovane vate lombardo, non si può che restare allibiti.


È disgustosa una visione di convivenza civile che nulla ha in sé della tradizione evangelica della nostra terra e dei valori profondi di libertà che sono stati difesi e perseguiti dai tanti martiri e giusti che con il loro sangue hanno resistito, anche per noi, all'inganno di un'Italia razzista, contribuendo a scrivere quella Carta costituzionale che nella sua parte fondamentale è sacramento inviolabile di appartenenza alla nazione.


Piero Calamandrei diceva ai giovani del ‘55: «Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì col pensiero, perché lì è nata la nostra Costituzione».

 

Quei cercatori di libertà perseguitati in patria, che riuscirono a fuggire dalla mannaia di un potere tiranno e ospitati da paesi liberi, una volta ritornati ricordarono il dovere della riconoscenza e affermarono che solo la solidarietà internazionale avrebbe garantito la tutela dei diritti umani, della pace e dello Stato di diritto. Per questo vollero che la Carta costituzionale conservasse memoria di quella fraternità a loro concessa e offrisse a chiunque avesse patito uguale sofferenza la restituzione della dignità defraudata: «Lo straniero, al quale sia impedito nel suo Paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha il diritto d'asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge» (Articolo 10, comma 3).

 

Mi è difficile pensare che quei poveri disgraziati che cercano aria sulle nostre sponde e in Europa fuggano dalla libertà. È doloroso che si dimentichi quanti dei nostri connazionali in fuga dalla fame abbiano in tempi diversi fatto la stessa loro esperienza, ma è ancora più drammatico constatare quanto sotto il martellante incedere del verbo leghista e dei suoi alleati si faccia della Carta costituzionale carta straccia. Vero è che quella norma della Costituzione avrebbe dovuto trovare applicazione in leggi che mai sono state fatte.


Tuttavia la Corte costituzionale, anche in assenza di una legge chiara che regolasse i flussi immigratori e di accoglienza, nel 2001 volle ricordare a chi aveva responsabilità politica e di governo che nel rispetto del principio costituzionale le garanzie della libertà personale non possono subire attenuazioni rispetto agli stranieri in vista della tutela di altri beni costituzionalmente tutelati: «Per quanto gli interessi pubblici incidenti sulla materia dell'immigrazione siano molteplici e per quanto possano essere percepiti come gravi i problemi di sicurezza e di ordine pubblico connessi a flussi migratori incontrollati, non può risultare minimamente scalfito il carattere universale della libertà personale, che, al pari degli altri diritti che la Costituzione proclama inviolabili, spetta ai singoli non in quanto partecipi di una determinata comunità politica, ma in quanto esseri umani» (Corte costituzionali 105/2001).



Già, perché di esseri umani si parla quando si parla di migranti, difficile che possa capirlo e accettarlo chi non è per niente esperto di umanità. Ma chi dell'umano sente ancora il suo richiamo non può per vile interesse elettorale inseguire la scelleratezza di chi ne ha perso la fragranza, perché la pagherebbe cara nel tempo della avvedutezza quando finalmente essa arriverà. Prima o poi, come già è avvenuto nel passato, si dovranno fare i conti con la storia.


Conviene alla destra democratica di questo Paese inseguire Salvini e a certa sinistra fare finta che non sia un problema di tenuta democratica? Soprattutto non conviene ai meridionali e ai napoletani di poca memoria restare affascinati dal seducente canto del leghista di oggi, che ieri riservava a loro lo stesso trattamento riservato ai migranti: «Senti che puzza, scappano anche i cani. Sono arrivati i napoletani… ». Certamente non può convenire a chi dal Maestro ha ereditato il Vangelo: «Ero forestiero e mi avete ospitato».


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