Articles by: Letizia Airos soria

  • Fatti e Storie

    #TheItalianResilience- OK ITALIA PARLIAMONE

    L’emergenza Coronavirus ha portato molti a ripensare la propria attività, lo stesso è accaduto a te che hai dato vita ad Ok Italia Parliamone. Quando e come  ti è venuta l’idea? Mi piacerebbe che tu ricordassi l’esatto momento in cui hai pensato di farlo. Insomma la tua esperienza di vita, vissuta in prima persona.

    A partire dai primi giorni del manifestarsi della fase di emergenza causata dal Covid-19, mi sono trovato di fronte ad un grande dilemma che penso sia stato comune un pò a tutti noi. Attendere passivamente lo sviluppo degli eventi oppure provare a reagire cercando di pensare da subito a come poter affrontare il futuro a cui saremmo andati incontro. 

    L’unica certezza che oggi abbiamo è che non si potrà più tornare alla normalità cui eravamo abituati, ma che anzi dovremo abituarci a convivere con una “nuova normalità” che nascerà, e già si inizia a vedere, da quanto è successo. 

    OK ITALIA PARLIAMONE è un progetto, un format televisivo, da me avviato nel maggio 2019 e che andava in onda sul digitale terrestre. Nel pieno della crisi legata alla pandemia covid19, nel momento in cui il lockdown ha messo in discussione tutte le nostre certezze ed abitudini, ho trasferito sul web la trasmissione prima con la campagna “io resto a casa”, che ha visto la partecipazione di parlamentari, imprenditori, giornalisti ed esponenti vari dell’associazionismo e delle professioni, poi con una serie di interviste che avevano la finalità di guardare al futuro con una rinnovata speranza, offrendo informazioni “corrette e trasparenti” sul reale impatto del Coronavirus nel nostro Paese e sulle misure del governo per la ripartenza di tutto il Sistema Italia.

    Si punta al confronto con gli ospiti per ragionare di idee e azioni utili per far ripartire il Paese. Come vengono selezionati gli  interlocutori?

    La scelta è semplice, intervisto chi realmente ha qualcosa da dire, ma soprattutto chi può aiutare gli altri nel trovare la strada per superare il momento di crisi economica attuale che ricordiamo essere la peggiore dal dopoguerra ad oggi.

    Lavorate in partnership con Finanziamenti News. Assocamerestero e ITALPLANET GROUP, quindi seguite in particolare le camere di commercio all’estero. Cosa comporta raccontare la loro attività?

    Sempre durante il lockdown è nata questa partnership, dopo esserci confrontati sulla situazione emergenziale in corso ci siamo trovati tutti sulla posizione di voler individuare dei percorsi che potessero aiutare le nostre PMI ad alzare la testa e a guardare con rinnovata fiducia ed entusiasmo al futuro. Abbiamo quindi deciso di guardare oltre i confini nazionali con una serie di interviste di Ok Italia Parliamone ad Ambasciatori e Presidenti delle Camere di Commercio italiane nel mondo. Un vero e proprio percorso di esplorazione, grazie a dei testimoni privilegiati, dei Paesi nei quali l’internazionalizzazione può rappresentare un’opportunità per la ripresa delle nostre PMI, facendo leva sull’attrattività del Made in Italy.

    Quale è il  target di riferimento? In Italia o all’estero?

    Quel tessuto economico produttivo fatto soprattutto di piccole e medie imprese che quotidianamente, pur tra mille difficoltà, contribuisce a tenere alto il nome del nostro Paese facendo del made in Italy una nostra bandiera nel mondo.

    E’ un momento difficile ma è chiaro che l’Italia deve puntare ora più che mai sull’internazionalizzazione. La sua vera ricchezza sono le piccole e medie imprese. Quali sono secondo te gli errori in comunicazione che non vanno fatti, soprattutto ora?

    C’è ancora una frammentata conoscenza dei mercati esteri e delle opportunità che questi possono rappresentare per le nostre PMI. Serve comunicare in maniera chiara e diretta, senza fronzoli. Una comunicazione che arrivi direttamente alla pancia, alla mente e al cuore dei nostri imprenditori, partendo proprio dalla narrazione di quanti hanno già affrontato i nuovi mercati. Nelle mie interviste ai Presidenti delle nostre camere di commercio all’estero l’ultima domanda è sempre la stessa, chiedo se ci sono delle “regole d’oro” che un’impresa italiana che punti ad avere successo in quel mercato deve rispettare per evitare amare sorprese. L’improvvisazione non aiuta, mai.

    Quali sono i più urgenti bisogni di informazione e formazione delle nostre PMI interessate ad internazionalizzarsi? Come potrebbero essere affrontati in particolare utilizzando le tecnologie digitali? 

    Il lockdown ha costretto tutti ad imparare ad utilizzare le tecnologie digitali, una positività  certa è che abbiamo ridotto il gap digitale con gli altri Paesi. Webinar ed anche b2b virtuali sono ormai sdoganati ed iniziano a dare i loro primi importanti risultati. Altro aspetto su cui dobbiamo ancora lavorare molto è l’informazione e soprattutto la formazione da fare ai nostri imprenditori per prepararli alle tante incognite cui possono andare incontro nel momento in cui decidano di internazionalizzare la propria azienda.

    I giovani. Quanto pensi che un progetto così possa aiutarli

    I giovani, e non è retorica, sono il nostro futuro. In loro dobbiamo porre la nostra fiducia e abbiamo l’obbligo morale di metterli nelle condizioni ottimali per poter traghettare l’Italia verso un mercato sempre più competitivo e globale, rivendicando per il nostro Paese il ruolo di attore protagonista che naturalmente gli compete. Il progetto di Ok Italia Parliamone guarda con attenzione ai giovani ed è anche per questo che abbiamo deciso di utilizzare gli strumenti offerti dal web per accorciare le distanze e garantire una comunicazione diretta ed  portata di mano, o meglio di mouse.

     

     

     

  • Op-Eds

    Together with "The Italian Resilience"

    Times of pandemics. Times of uncertainty but also of opportunities to rebuild, to restart. Times in which you can no longer ignore the details, those details that often go unnoticed but which are the real thrust of change. We can start over by treasuring our past experience, including the mistakes we may have made.

    “That precise moment of an epidemic, when everything can suddenly change, is the Critical Point,” writes Malcolm Gladwell in his most recent book, The Critical Point. The big effects of small changes.

    Do we realize it? Are we gearing up for change, and how? To ask these questions and seek the first answers i-Italy has decided to open a new space for reflection, following the red thread that unites all over the world what I would call the new "Italian resilience" that accompanies our life, something we may even be unaware sometimes.

    The dictionary says that the word “resilience”, so widespread today, evokes "the ability of a material to absorb a shock without breaking" or, in psychology, "the ability of an individual to face and overcome a traumatic event or a period of difficulty."

    In this virtual but very concrete space, we will collect stories of Italian resilience from all over the world, from New York to Milan, from Paris to Berlin to Buenos Aires ... There will be stories, interviews, and ideas. We will publish them in different languages, as they come to us, without necessarily looking for translations, but we will be happy if you will help us, perhaps translating and disseminating ...

    In the process, we will also publish some of the contributions received at #Standuptogether, our "antivirus communication project” born in the first months of the pandemic. Our very successful bottom-up, “social” campaign continues. Sharing collective projects leads to building a community, it transforms individual engagement into collective action. This is our aim.

    We believe that the words of Pope Francis, pronounced on March 27 this year in the churchyard of St. Peter's Square, were a turning point: "The storm unmasks our vulnerability and leaves uncovered those false and superfluous certainties with which we have built our agendas, our projects, our habits and priorities." We start by recognizing the value of such insecurity, and in so doing we will attempt to turn our fragility into our very strength.

    We embark on this new journey together with several friends whom you will meet in the coming months. First among the is Massimo Amorosini and his OKITALIAPARLIAMONE, a project that presents ideas and initiatives to relaunch Italy in the world, carried out in partnership with Italplanet.it.

    So let's get started. As Franz Kafka said “paths are built by traveling”. We are on our way.

     

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    Tempi di pandemia, si sa. Tempi di incertezza ma anche occasioni per (ri)costruire, per ripartire. Tempi in cui non si possono più ignorare i dettagli, quei particolari che spesso passano inosservati ma che sono la vera spinta del  cambiamento. Si può ricominciare facendo tesoro degli errori fatti che vengono in questi tempi al pettine come nodi cruciali.

    “Quel preciso momento di un'epidemia, quando tutto può cambiare all'improvviso, è il Punto Critico“ scrive il sociologo e giornalista Malcolm Gladwell nel suo recentissimo libro Il punto critico. I grandi effetti dei piccoli cambiamenti.

    Noi ce ne rendiamo conto? Ci stiamo attrezzando al cambiamento, e come? Per porre queste domande e cercare le prime risposte i-Italy ha deciso di aprire un nuovo spazio di riflessione, seguendo il filo rosso che unisce in tutto il mondo quella che chiamerei la nuova ”resilienza italiana” che accompagna la nostra vita, a volte senza che ne siamo consapevoli  -- The Italian Resilience.

    Il dizionario dice che questa parola oggi così tanto diffusa evoca, in fisica, “la capacità di un materiale di assorbire un urto senza rompersi” o, in psicologia, “la capacità di un individuo di affrontare e superare un evento traumatico o un periodo di difficoltà.”

    E dunque in questo luogo virtuale, ma molto concreto, raccoglieremo storie di resilienza italiana da tutto il mondo, da New York a Milano, da Parigi a Berlino a Buenos Aires... Saranno testimonianze, interviste, racconti. Lo faremo in diverse lingue, senza cercare necessariamente traduzioni, ma saremo felici se ci darete una mano magari traducendo e diffondendo...

    All’interno di questo percorso ci saranno anche gli interventi di #Standuptogether, il nostro progetto di “comunicazione antivirus” nato nei primi mesi della pandemia.  La campagna social raccontata dai diretti protagonisti continua.  Condividere progetti collettivi porta a costruire una comunità, passando dalla forma individuale all'azione collettiva. Questo è il nostro scopo.

    Crediamo che le parole di Papa Francesco, pronunciate il 27 marzo di quest’anno sul sagrato di Piazza San Pietro siano state  un punto di svolta su cui ragionare ancora.

    “La tempesta smaschera la nostra vulnerabilità e lascia scoperte quelle false e superflue sicurezze con cui abbiamo costruito le nostre agende, i nostri progetti, le nostre abitudini e priorità.”  Partiamo riconoscendo il valore di questa insicurezza.

    Intraprendiamo questo nuovo viaggio insieme a tanti amici che scopriremo nei prossimi mesi. Tra i primi OK ITALIA PARLIAMONE e il suo ideatore Massimo Amorosini, un confronto per ragionare di idee e azioni utili per far ripartire il Paese, realizzato in partneship con Italplanet.it, il magazine di Unioncamere e Italcamerestero.

    Cominciamo quindi. Come diceva Franz Kafka “i sentieri si costruiscono viaggiando”. Noi siamo in cammino.

     

     

  • Opinioni

    New York e le sue api operaie invisibili

    Hanno scritto e detto tante cose sulla New York di questo periodo, senza riflettere molto a mio avviso sui problemi strutturali, già presenti molto prima dell’arrivo del Covid-19.
    New York non è morta, come alcuni hanno detto, e non è neanche in agonia, ma certo non sta bene.  Era già malata e per anni ha preso le medicine sbagliate. Si era illusa di essere l’ombelico del mondo, in un mondo che non ha più bisogno di ombelichi.
     
    New York l'audace, la città delle novità, in realtà non lo era da molto, viveva di rendita, di immagine. 
    Non era più la città di punta del momento.  C'era qualcosa che le impediva di rinnovarsi,  così come ha sempre saputo fare.  Era  imbalsamata nei salotti, nelle sue gallerie d’arte, nella marea di turisti che la voleva toccare, quasi saccheggiare, nei suoi locali dove tutto era esagerato, nelle sue spa extra-lusso, nei suoi terrazzi dalla vista mozzafiato accessibili a pochi, nei suoi negozi flagship aperti ma sempre vuoti, nei suoi grandi magazzini pieni di sconti esagerati, ma soprattutto nel poco coraggio di rischiare per cambiare e scardinare certe contraddizioni..
     
    Il Covid ha dato la scossa. E' stato una sorta di elettrochoc. Molti se sono andati via, soprattutto i ricchi, tutti nelle loro seconde case al mare, in campagna, molti meno ricchi hanno perso il lavoro e quindi la possibilità di pagare un affitto, anche solo di una stanza, magari con più del 50 per cento dello stipendio, un’assurdità di cui però non ci si scandalizzava tanto prima.
     
    Da poco ho finito la mia quarantena e in questi primi giorni ho deciso di andare a trovare la New York meno conosciuta. Quella dove non si va quasi mai. I suoi quartieri più popolari, abitati da ispanici o neri, orientali, quella dei migranti.  Quei posti dove fino a sei mesi fa potevi trovare un dignitoso, colorato e spesso chiassoso modo di vivere, dove abita una comunità invisibile che fino a marzo si arrangiava, magari senza neanche una posizione regolare. Lì la parola clandestini non è così rara. Ci sono persone senza un visto regolare, ma con i figli a scuola e una famiglia da mantenere.
     
    Se devo descrivere quello che ho visto fino ad ora in poche parole, posso azzardare un paragone che nasce da una sorta di déjà vu che ho provato. Mi sembrava di essere tornata  in Unione Sovietica, dove ho vissuto, alla periferia di Mosca.
    Ho visto file per ottenere pacchi alimentari, gente vendere per  strada tutto e di tutto, dalle scarpe al ninnolo di plastica del bambino, senzacasa in giro senza neanche poter chiedere l’elemosina.  Non sono riuscita a fare delle foto, mi sembrava di essere invadente, di mancare di rispetto.
     
    Perché dietro le loro mascherine i loro occhi erano molto eloquenti, grintosi, veri testimoni dell’anima di New York, quella più semplice. La città viveva di queste persone apparentemente invisibili, presenti nelle case dell’Upper West Side o East Side come domestici, presenti nelle cucine dei ristoranti, presenti in tutti i locali dove si doveva fare pulizia, nei palazzi in costruzione, pronti a fare i lavori più umili. Affollavano la metropolitana di Manhattan andando a lavorare, magari alle 5 di mattina, mentre altri, tra turisti e newyorkesi, andavano a dormire.
     
    New York è anche questo, anzi soprattutto questo.  New York non è morta, sta provando a curarsi l'anima, quella che nascondeva tanti errori, differenze, contraddizioni, e lo sta facendo finalmente combattendo un quotidiano difficile,  guardando in faccia la realtà. 
     
    C'è dunque una New York di cui si parla poco, che non fa scintille, che non è glamour, ma che contribuisce alla vita della città con le sue tante incredibili api operaie. E' una New York disperata, al limite della povertà,  ma profondamente viva. 
    E' a questa che si deve guardare per ripartire, per una crescita sostenibile per tutti. Per un nuovo modo di vivere la città insieme.   Lo spero.
  • Opinioni

    Joseph Tusiani. «Inneggerò alla vita. ‘Oggi’ chiamandola, e non più ‘Domani.’»

    Le sue parole pesavano. Ma pesavano di leggerezza. Studiate, pensate e lasciate planare così semplicemente, dopo averle fatte fluttuare sapientemente  in schemi metrici. Le sue parole erano musica, amore, dolore, futuro. Le sue parole sono musica, amore, dolore, futuro, anche se lui ora non c’è più.

    Un onore per me averlo avuto come amico, negli ultimi anni della sua vita. Un privilegio aver parlato, scherzato, pensato con Joseph Tusiani, ‘il poeta dei due mondi’. 

    Ed in questi due mondi ti portava ogni volta che apriva la porta dei suoi pensieri, delle sue paure, ma soprattutto dei suoi sogni. Sì, sogni. Sogni di un novantenne, sogni che neanche un ventenne osa fare.

    Nato nella sua San Marco in Lamis, sul Gargano, nel 1924, Joseph Tusiani raggiunge l’America con la madre, subito dopo essersi laureato. Qui incontra per la prima volta il padre calzolaio, emigrato negli Stati Uniti d'America, pochi mesi prima della sua nascita.  Lo aveva, fino ad allora, conosciuto solo per lettera.

    La sua poesia rimarrà intrisa di questa assenza-presenza, prima del suo genitore che tanto aveva atteso di incontrare, poi della sua terra così lontana, ma sempre vicina, radicata dentro. 

    E ad aspettarlo, negli Stati Uniti, c’era una grande carriera da letterato: poesie e traduzioni, come latinista.  Ad attenderlo c’era una nuova vita. L’unica risorsa che aveva per superare i momenti difficili - gli italiani emigrati non erano certo visti bene -  era la cultura. Per lui è stata come un’arma morbida di riscatto, non solo per se stesso ma per tanti connazionali, per tanti pugliesi di cui ha continuato a difendere il valore/onore del dialetto.

    Con i suoi scritti assaggi, annusi, ascolti la sua terra, viaggi. Mentre leggi, contempli, mediti, rifletti e preghi. Altro momento saliente della sua vita l’incontro, quando era solo un ragazzino, con Padre Pio. Amava molto parlarne. Ma amava tanto altro. Amava la sua famiglia americana, angolo di prezioso amore per lui; amava i suoi amici lontani in Puglia; amava l’accademia e gli amici studiosi con cui si intratteneva; amava i suoi studenti.

    Amava profondamente la musica.  Ho sempre pensato che la sua meravigliosa voce fosse essa stessa uno strumento musicale usato sapientemente. Mi mancheranno molto certo le poesie lette da lui, ma anche quel suo armonico parlare di tutto, anche di cucina.

    Amava poi la natura e tutto ciò che era vero, semplice. E nella sua semplicità era raffinato come pochi. Forse nella mia vita ho incontrato, e avuto l’onore di conoscere bene, solo un altro grande uomo, che riusciva a rendere la semplicità straordinariamente raffinata ed essenziale, lontana anni luce dall’effimero. Era in un altro campo, il design, parlo di  Massimo Vignelli. “Quando qualcosa è effimero vale per quel che vale: niente.“, diceva. Già, il valore dell’essenziale. 

    Di Joseph Tusiani ricorderò, con profonda malinconia, anche i caffè preparati e portati al tavolo con le sue mani ferme, la casa piena di libri e di ricordi, fotografie di cui amava raccontare a lungo, quel divano su cui si sedeva a leggere e quella scrivania su cui troneggiava un computer. 

    E quel computer è stato un’altra sorpresa per me. Quello che Joseph Tusiani ha scritto  e poi ha cominciato a spedirmi da quel computer. La sua corrispondenza in versi, le sue parole intense, le sue parole spezzate.

    Quelle notti e quelle albe che accarezzava digitando su quella tastiera. Quel desiderio di viaggiare ed uscire, forse da se stesso, di esplorare.  E’ qualcosa di molto privato che conserverò preziosamente, nella memoria del mio freddo portatile. Un immeritato regalo per me.

    Saluto con affetto questo grande intellettuale dalla semplicità raffinata. Poeta dell’essenza della vita.

    Amo farlo  con una poesia che mi ha mandato anni fa e che, in questi giorni di Covid 19, assume un'intensità particolare.

    Racconta la vitalità che ha fatto di lui un uomo, tra due mondi ma al di là del mondo, che guardava sempre al futuro.

    Il futuro lo abbiamo dentro.

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    A QUESTA ETÀ

    A questa età mi chiedo se domani
    io sarò qui a domandarmi ancora
    quale amico destino mi ha tenuto
    legato a un nuovo giorno detto vita.
    M’accorgerei che non cambia la vita
    durante il corso della notte muto,
    e che, mentre io dormivo, sol l’aurora
    s’apprestava a riprendere i suoi piani—
    piani di luce per altro domani,
    piani di sole per altro saluto
    alla terra lontana senza vita
    perché assonnata e cieca e sorda ancora.
    Sicuro ormai di un’altra viva aurora
    e d’un novello dono ricevuto,
    inneggerei, inneggerò alla vita,
    “Oggi” chiamandola, e non più “Domani.”

    Joseph Tusiani

    New York, 27 ottobre 2016

     

     

     

     

     

     
  • Fatti e Storie

    Nello Musumeci "USA primo mercato per l’agroalimentare siciliano"

    >> English Version

    Perché è importante parlare di Export negli Usa?

    «Gli Stati Uniti rappresentano uno dei mercati più importanti del mondo da diversi punti di vista. Da un lato è importante come riferimento per le esportazioni, ma è anche un importante bacino per attrarre investimenti, nonché un esempio di innovazione nel business con particolare riferimento alle start-up innovative. La Regione Siciliana nel 2018 ha esportato in Usa prodotti e servizi per circa 680 milioni di euro, riportando un valore superiore all’anno precedente del 37 per cento. Per quanto riguarda i settori regionali, gli Usa sono il primo mercato per l’agroalimentare siciliano, con prospettive incoraggianti. Il 2018 si è chiuso con un +18% per l’export regionale (98 milioni di  euro) e il dato parziale disponibile al 2019 riporta un ulteriore +18% sul dato dell’anno precedente. Le recenti tensioni protezionistiche, che hanno portato gli Usa ad aumentare i dazi nei confronti di alcuni prodotti e di alcuni Paesi, inducono ancora di più a spingere verso questo mercato, supportando le imprese anche con azioni di accompagnamento istituzionali».

    L’Italia ha una suo punto di forza – spesso poco riconosciuto – nelle piccole e medie imprese. Come si può utilizzare questa risorsa negli Usa?

    «Per competere nei mercati internazionali occorre disporre di prodotti competitivi, ma anche dotarsi di personale e tecnologie adeguate. Le Pmi esportatrici, spesso di piccolissima dimensione, sono in grado di cogliere più opportunità laddove riescono a fare sistema, nelle reti, attraverso le associazioni di categoria, con i consorzi. D’altra parte, rispetto ai grandi player internazionali, sono in grado di essere più flessibili nell’adattamento dei prodotti alle richieste del mercato. La flessibilità di pensiero che accomuna le popolazioni del sud è inoltre un vantaggio che permette di cogliere immediatamente la variazione di tendenza del mercato. Il ricorso sempre maggiore all’export digitale, unitamente al ruolo dei social network, contribuisce ad accorciare le distanze e a permettere una veloce interlocuzione anche con Paesi cosi distanti».

    Cosa pensa che si aspettino gli americani dai prodotti italiani?

    «Gli americani associano l’Italia allo stile di vita sano e mediterraneo e ai prodotti del fashion e design di lusso. Per la Regione Siciliana è importante rappresentare il ruolo che ricopre all’interno del prodotto agroalimentare nazionale. Sempre più sono riconoscibili i vini siciliani, anche per le azioni promozionali degli stessi produttori, l’olio extravergine di oliva, i prodotti biologici, solo per citarne alcuni. L’apertura delle cantine all’enoturismo, i tanti siti Unesco della nostra Isola, l’alta percentuale di italo-americani di origine siciliana fanno sì che è migliorata la percezione della Sicilia e del prodotto regionale, tanto che diverse testate giornalistiche la indicano, sempre più, come una terra bellissima da visitare».

    Che percorsi legati all'internazionalizzazione  intende intraprendere la Regione Sicilia nei prossimi mesi?

    «La Regione Sicilia è impegnata in percorsi di internazionalizzazione sia con i fondi strutturali che con risorse regionali, anche in collaborazione con le istituzioni nazionali. Tali azioni prevedono la realizzazione di progetti di promozione all’estero destinate a imprese siciliane attraverso la partecipazione alle principali manifestazioni fieristiche internazionali (la cosiddeta azione "Po Fesr 3.4.1"). E' anche in corso l’attuazione di un’altra azione (la "Po Fesr 3.4.2") che concede contributi in regime “de minimis” alle imprese regionali che si promuovono all’estero con un progetto integrato di internazionalizzazione, finanziando i progetti fino all’80 per cento». 

    Da alcune edizioni partecipiamo regolarmente al Fancy Food Show, evento importantissimo per i prodotti agroalimentari che si svolge a New York in giugno e a San Francisco in gennaio. Quest’anno, per la prima volta, parteciperemo al più importante evento nel settore delle biotecnologie che si terrà a San Diego, per spingere questo settore strategico che ha in Sicilia rappresentanti di primo piano anche in partenariato internazionale con università americane. In collaborazione con le istituzioni nazionali vengono inoltre gestiti i programmi dedicati al vino per la promozione nei Paesi extra-Ue».

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    Attendance to the "Italian Export Forum" is free-of-charge 

    January 27th  2020
    from 4.00 pm to 6.15 pm

    Please RSVP  [email protected]

    NEW YORK
    SVA - School of Visual Art - SVA  - Theatre
    333 W 23rd St
    New York, New York

     

  • Facts & Stories

    Nello Musumeci "USA first market for Sicilian agri-food"

    >> Versione italiana 

    Why is it important to discuss Exporting to the US?

    “The United States represents one of the most important markets in the world, from various perspectives. On the one hand, it is an important reference for exports, but it is also an important hub for attracting investments, not to mention an example of business innovation particularly regarding innovative startups. In 2018, the region of Sicily exported about 680 million euros worth of products and services to the US, 37% more than the previous year. Speaking from a regional perspective, the US is the primary market for Sicilian food, with encouraging prospects. The year 2018 ended with a +18% for regional export (98 million euro) and the partial data for 2019 signal an additional +18% from the previous year. The recent protectionist policies, which brought the US to raise tariffs on products from certain countries, call for an additional push towards that market by by providing institutional backing and support to our businesses.”

     

     Italy has an often underrecognized secret weapon: small-to-medium businesses. How can this resource be utilized in the US?

    “Competing on international markets takes competitive products but also adequate personnel and technology. Small businesses looking to export are able to grasp more opportunities when they can work together, creating networks through associations, forming consortiums, etc. On the other hand, they are also able to be more flexible than large international players in adapting their products to market demands. The open-mindedness of Southern European populations is also an advantage, which allows them to immediately grasp shifting market trends. The increased use of digital exporting strategies along with the role of social media helps shorten distances and allows for faster exchanges with faraway countries.”

     

     What do Americans expect from Italian products, in your view? 

    “Americans associate Italy with a healthy Mediterranean lifestyle and fashion, design and luxury products. It is important to note the role played by the region of Sicily within the national food industry. Sicilian wines are increasingly recognizable partly thanks to the promotional campaigns carried out by the producers themselves -  together with extra virgin olive oil and organic products just to cite a few. The opening of wineries to enogastronomic tourism, the many UNESCO heritage sites present on our island, the high percentage of Italian-Americans with Sicilian origins are all factors that have helped to improve the perception of Sicily and of our regional products, so much so that several publications are singling it out as a most beautiful place to visit.”

     

     What are the paths that the region of Sicily plans to undertake in the coming months with regards to internationalization? 

    “The region of Sicily is involved in internationalization plans using both European funds and regional resources, sometimes in collaboration with national institutions. Such actions include the realization of foreign promotion projects to help Sicilian businesses to participate in international trade fairs (the so-called "Po Fesr 3.4.1"). The implementation of another promotional action ("Po Fesr 3.4.2") is also underway, financing projects up to 80% to regional businesses that intend to promote themselves abroad through an integrated internationalization plan.

    We have participated in the last few editions of the Summer Fancy Food Show, an extremely important event for the food industry taking place in New York and San Francisco. This year, for the first time, we will be participating in the most important biotechnology event, which will take place in San Diego, to push this strategic sector, which has first-rate representatives in Sicily who are often involved in international partnerships with American universities. We also collaborate with national institutions to manage programs dedicated to the promotion of Italian wine in non-EU countries.”

     

    Attendance to the "Italian Export Forum" is free-of-charge 

    January 27th  2020
    from 4.00 pm to 6.15 pm

    Please RSVP  [email protected]

    NEW YORK
    SVA - School of Visual Art - SVA  - Theatre
    333 W 23rd St
    New York, New York

     

  • Fatti e Storie

    Il dovere di compiere fino in fondo il proprio dovere

    IN ENGLISH >>

    New York - Un improvviso pomeriggio di neve come quelli che solo questa città ti sa regalare. Ma non potevamo non incontrare di nuovo Pietro Grasso, ex magistrato ed ex Presidente del Senato, questo volta nel ruolo di membro della Commissione Parlamentare cosiddetta “antimafia”, che ha appena concluso una visita ufficiale negli USA.

    Non è la prima volta. Ricordiamo subito insieme il primo incontro del 2009, quando venne per commemorare  l’anniversario della morte di Joe Petrosino. Con lui c’erano Don Ciotti, il musicista Roy Paci e altri esponenti della cultura siciliana. Fu una delle mie prime “interviste eccellenti” per i-Italy, che era nata da poco ma già faceva parte dell’organizzazione di alcuni eventi e dibattiti a margine della visita di Pietro Grasso.

    Dunque, quando gli chiedo se può essere considerato, in un certo senso, “la  guida americana” in questa missione, mi sorride ricordando innanzitutto l’importante lavoro del presidente della commissione, l’on. Nicola Morra. Ma la storia del suo impegno racconta da sola.

    “Alla commissione porto prima di tutto la mia esperienza di tanti anni di magistrato, ma ne sono stato anche consulente quando ero più giovane, quando la Commissione antimafia, era presieduta da Gerardo Chiaromonte e poi Luciano Violante. Nelle mie varie funzioni ho incontrato più volte i rappresentanti governativi e istituzionali degli Stati Uniti. E’ sempre importante scambiare personalmente le informazioni, anche per aggiornare le nostre analisi sul fenomeno della criminalità organizzata. Ed io qui mi sento a mio agio."

    Nella vostra fittissima agenda, tra Washington e New York, c’era anche un incontro con il giudice Samuel Alito, uno dei 9 membri della Corte Suprema, l’unico di origine italiana. 

    “Con Alito è stato molto interessante. Ci ha raccontato le sue esperienza, mettendo anche a fuoco come la Supreme Court sia diversa dalla nostra corte Costituzionale.  Ma abbiamo anche parlato dei momenti comuni nella nostra storia professionale. Alito si era occupato di una parte del processo “Pizza connection” mentre io mi occupavo contemporaneamente del “maxi processo” contro la mafia a Palermo. E dunque entrambi abbiamo conosciuto, da diversi punti di vista, i legami tra la mafia siciliana e quella americana."

    La coincidenza tra  “Pizza Connection” e “Maxiprocesso” di Palermo fu una tappa importante di una lunga collaborazione tra l’FBI e gli investigatori antimafia italiani, fortemente voluta da Giovanni Falcone. E infatti la Commissione ha anche visitato la Base Militare di Quantico in Virginia, sede anche di uffici FBI e DEA. Lì c’è una statua di Falcone ai cui piedi avete deposto una corona di fiori...

    “Sì, sono stato a Quantico diverse volte. Ora mi interessava portare questa commissione antimafia a conoscere da vicino l’apprezzamento dell’FBI per il lavoro svolto da Giovanni Falcone. Li c’è una colonna spezzata che indica il fatto che il lavoro di Falcone venne interrotto e poi un busto adiacente all’ingresso. E’ importante. Entrando tutti gli allievi lo vedono e apprendono di una figura che ha sacrificato la sua vita in un percorso di giustizia.”

    L’attività di Falcone ha ispirato la  “Convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità organizzata transnazionale”, la cosiddetta Convenzione di Palermo. Fu il primo strumento giuridico a fornire le basi comuni nel contrasto al crimine organizzato e fu firmata da 188 Paesi.

    “Ero Procuratore a Palermo quando venne firmata, nel 2000. Ho partecipato alla fase preparatoria e organizzativa, anche quello è stato un proseguire l’azione di Falcone dopo la sua morte.  Dal suo assassinio nel 1992 fino alla data della firma... ci vollero 8 anni per poter mettere in campo quello che lui aveva illustrato proprio qui all’ONU.”

    Infatti ne avete parlato anche nel vostro incontro alla Rappresentanza Permanente italiana all’ONU.

    “Certo perchè è uno strumento giuridico fondamentale. E’ un trattato estremamente completo, semplice, duttile. Purtroppo non tutti gli Stati che lo sottoscrissero hanno poi adeguato la loro legislazione per poterlo attuare fino in fondo. Ma ora è partita finalmente la procedura di revisione che dovrebbe facilitarne l’attuazione. La Convenzione di Palermo è uno dei trattati multilaterali più importanti, insieme a quello sul contrasto alla corruzione e al riciclaggio.”

    All’ONU avete anche visitato l’Ufficio anti-terrorismo, il comitato anti-terrorismo del Consiglio di Sicurezza, avete avuto  incontri con UNODC, Interpol...

    “Abbiamo affrontato soprattutto il tema del finanziamento e dell’organizzazione dell’antiterrorismo. L’Italia è considerata all’avanguardia in questo campo. Sotto il profilo della prevenzione del terrorismo, siamo un punto di riferimento. Per la nostra legislazione, per la DNAA, la Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo, che ha un ruolo importantissimo di coordinamento; e per il Comitato di Analisi Strategica Antiterrorismo (CASA), che si incontra ogni settimana per uno scambio di informazioni in tempo reale.”

    Sempre al Palazzo di vetro avete visitato la mostra “L’Arte di Salvare l’Arte”, organizzata dai Carabinieri del nucleo per la protezione del patrimonio culturale insieme alla Rappresentanza permanente italiana. Perchè?

    “Sotto il profilo della commissione antimafia è  interessante perchè parecchie attività criminali sono collegate con il traffico delle opere d’arte, che sono usate come investimenti della mafia  o nel riciclaggio di capitali. 

    Ma i nostri Carabinieri hanno portato a termine una iniziativa di rilevanza mondiale: hanno creato una banca dati dove inseriscono tutte le opere rubate del mondo e che è accessibile e consultabile da tutti gli investigatori, quando si hanno dei dubbi su degli acquisti. Nella mostra all’ONU c’è anche un pezzo che viene da Palmira che a livello simbolico è molto importante. Richiama il tema delle guerre che possono distruggere l’arte, un tema purtroppo attuale”

    Cosa si porta con sé dopo questo viaggio la Commissione?

    “E’ stato molto utile. Abbiamo recuperato le fila di un discorso che risale alla “Pizza Connection” e alla guerra di mafia. Al fatto che alcuni della famiglia Inzerillo, collegati con la famiglia Gambino, si erano rifugiati  negli USA per sfuggire alla morte. Intorno al 2005-2006-2007, quando mi occupavo del processo, c’erano alcune intercettazioni da cui si apprendeva l’intenzione di farli tornare per riprendere in mano alcune attività come il traffico degli stupefacenti. Ritengo che oggi le nuove generazioni di mafiosi nate in America non siano più interessate a questo. Sono inserite in altri affari. 

    Certo ci si chiede ancora dove siano finiti gli enormi capitali di Pizza Connection... 

    “Alcuni erano in Svizzera, ma tanti non li abbiamo trovati. C’è il sospetto che il tesoro degli Inzerillo sia stato solo in parte investito, mentre un’altra parte potrebbe essere sotterrata in sacchi di juta da qualche parte. Non si fidavano delle banche!”

    Quanto e ancora attuale parlare di mafia oggi?

    “Domanda impegnativa. Il problema è che nonostante ci siano organismi come l’FBI ancora molto impegnati a monitorare il fenomeno, oggi negli USA si guarda più al terrorismo e al traffico di migranti.  Dopo l’11 settembre la lotta alla criminalità organizzata, da un punto di vista di utilizzo di risorse strategiche, ha subito un calo o sono state concentrate altrove.

    Le mafie sono meno visibili, la violenza mafiosa è meno visibile. Bisogna cercare le 'reti di sistema' tra potere amministrativo, governativo, mafioso, enti locali, imprese collegate ai fini di acquisire appalti pubblici, ci sono molte cose da controllare, anche in diverse città americane.

    In Italia e in Europa abbiamo poi ancora  il fenomeno dello “spostamento al nord” della mafia. Anche da noi la criminalità organizzata è sommersa, appare meno. La violenza si manifesta solo quando è ritenuta indispensabile. E’ una precisa strategia, che rende il fenomeno più difficile da individuare.”

    Ed i danni sono al Paese intero...

    “Il metodo mafioso  è contro la libertà dell’individuo, contro l’economia. Realizza un monopolio ed elimina le imprese legali. Crea un network di impresa da favorire che hanno i vantaggi. Gli imprenditori,  anziché subire le intimidazioni, la paura, il pagamento di tangenti, pagano e prendono i vantaggi del sistema. Sono collusi con il sistema anche se non ne fanno parte in maniera ufficiale. Non sono affiliati a Cosa nostra, ma fanno il suo gioco”

    Nella sue attività è molto vivo il “senso dello Stato”. In un momento in cui è sempre più difficile parlare di valori condivisi, soprattutto ai giovani, non pensa che forse si possa partire proprio dal Senso dello Stato?

    “Il senso del dovere e dello Stato è fondamentale, basilare. Anche in questo ho avuto la fortuna di avere come  punti di riferimento maestri come Falcone e Borsellino. C’è una frase attribuita a John Kennedy che Falcone citava spesso: “Occorre compiere fino in fondo il proprio dovere, qualunque sia il sacrificio da sopportare, costi quel che costi, perché è in ciò che sta l'essenza della dignità umana”. 

    Falcone citava anche un’altra frase di JFK: “Gli uomini passano, le idee restano, e continuano a camminare sulle gambe di altri uomini”. La politica può avere un ruolo nel trasmettere ai giovani tutto questo? 

    "Io mi sono 'spostato in politica' continuando a cercare quello che serve per combattere l’economia criminale. Quello che non sono riuscito ad ottenere da magistrato. Ho cercato di dare il mio contributo sui temi della giustizia, dell’eguaglianza sociale, del lavoro, perché il problema della criminalità organizzata è un problema sociale. Non è solo un fenomeno criminale. Ci sono zone in cui la mafia riesce a dare lavoro, non solo lavoro criminale, ma anche lavoro nelle imprese illegali o legali camuffate. Sono certo che con più lavoro pulito i giovani sarebbero più liberi di contrastare il sistema mafioso.

    Per questo dico che mi sono ‘spostato in politica’, non che sono ‘passato alla politica’. Sono sempre alla ricerca di quei valori di legalità, libertà, verità, senso del dovere e dello stato che sono alla base della mia azione anche politica”

    Parlando di giovani con il Pietro Grasso “politico” viene spontaneo chiedere un commento sulla grande novità in termini di partecipazione oggi in Italia, il fenomeno delle “Sardine”.  Cosa ne pensa?

    “Incontro molti giovani, lo facevo  da magistrato e lo faccio da politico. E da quello che vedo mi sembra un fenomeno spontaneo e positivo, non politico in questa fase. Quando dico ‘non politico’ intendo che non è un partito, non è un movimento, ma un’esigenza delle persone di scendere in piazza per evitare così che la piazza la prendano altri. Tra di loro ci sono molte persone che non votavano più, non partecipavano, e la partecipazione è sempre positiva.”

    E’ anche una risposta concreta all’incattivirsi veicolato dai social media ...

    “Vero, Si può fare politica in senso buono, meglio se di persona invece che virtualmente, senza insultare, senza aggredire, senza violenza verbale.

    E’ apprezzabile l’apporto che le Sardine potranno dare in questo senso. Si vedrà in futuro. Certo è qualcosa che non va inquinato, cercando di tirare la giacca da una parte o dall’altra,  occorre lasciare che si sviluppi come vuole.”
     

     

     
  • Facts & Stories

    The Duty of Fully Fulfilling One's Duty

    IN ITALIANO  >>

    New York - An unexpected snowy afternoon such as only this city can offer. But how could we miss the chance to meet with Pietro Grasso, former magistrate and former President of the Senate, here on an official US visit as a member of the parliamentary commission known as ‘antimafia.’

     

    This isn’t our first encounter. We met the first time in 2009, when he came to commemorate the anniversary of the death of Joe Petrosino. With him were Don Ciotti, musician Roy Paci, and other representatives of Sicilian culture. It was one of my first “excellent interviews” for i-Italy, which was still very young but was already involved in the organization of certain events and debates surrounding Pietro Grasso’s visit. 

     

    So when I ask him whether he can, in a way, be considered this mission’s “American guide,” he smiles as he recalls, first of all, the important work of the president of the commission, Nicola Morra. But his story tells itself. 

     

    “I bring to the commission my experience of many years as a judge, but I had also been a consultant for it when I was younger, when the antimafia commission was presided by Gerardo Chiaromonte and then Luciano Violante. In my various functions I’ve repeatedly encountered US governmental and institutional representatives. It’s always important to exchange information personally, also to update our analyses on the topic of organized crime. And I feel at ease here.” 

     

    Your very busy schedule also included an encounter with Justice Samuel Alito, one of the 9 members of the Supreme Court, the only one with Italian origins. 

     

    “The encounter with Alito was very interesting. He recounted his experiences, highlighting how the Supreme Court is different from our constitutional court. But we also talked about the commonalities between our professional stories. Alito handled part of the “Pizza Connection Trial” while I was involved in the “Maxi Trial” against the mafia in Palermo. So - from different points of view - we both learned about the ties between the Sicilian mafia and the American one. 

     

    The confluence of “Pizza Connection” and Palermo’s “Maxi Trial” was an important step in a long collaboration between the FBI and Italian antimafia investigators, strongly desired by Giovanni Falcone. And, in fact, the Commission also visited the Quantico Military Base in Virginia, which is also the base of the offices of the FBI and DEA. There is a statue of Falcone there and you placed a floral reef at its feet…

     

    “Yes, I’ve been to Quantico several times. Now I wanted to bring this antimafia commission to witness firsthand the FBI’s appreciation for the work done by Giovanni Falcone. There is a broken cloumn, which indicates that Falcone’s work was interrupted and then a bust near the entrance. It’s important. All the students see it upon entering and learn about a man who sacrificed his life in a path towards justice.”

     

    Falcone’s work inspired the United Nations Convention against Transnational Organized Crime, the so-called “Palermo Convention.” It was the first juridic instrument to set the common basis for contrasting organized crime and it was signed by 188 countries.  

     

    “I was the Procurator in Palermo when it was signed, in 2000. I participated in the preparatory and organizational phase, that was also a way of carrying on Falcone’s work after his death. From his assassination in 1992 to the signing of the convention … it took 8 years to implement what he had illustrated right here at the UN.”

     

    And in fact, you also spoke of it during your meeting at the Permanent Mission of Italy to the UN. 

     

    “Certainly, because it is one of the most fundamental juridical tools. It’s extremely complete, simple, workable. Unfortunately, not all the States who signed it then modified their legislation in order to utilize it at its fullest. But now the revision procedure, which should facilitate its actuation, finally started. The Palermo Convention is one of the most important multilateral treaties, along with the one on contrasting corruption and money laundering.”

     

    At the UN, you also visited the Counter-Terrorism Office, the Security Council’s Counter-Terrorism Committee, you met with the UNODC, Interpol…

     

    “We especially tackled the question of financing and organizing counter-terrorism. Italy is considered at the forefront of this field. We are a point of reference in the prevention of terrorism. For our legislation, for the DNAA - Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, - which plays a very important coordinative role; and for the Comitato di Analisi Strategica Antiterrorismo (CASA), which meets every week to exchange information in real time.”

     

    Still in the glass building, you visited the exhibition “The Art of Saving Art,” organized by the Carabinieri Command for the Protection of Cultural Heritage and the Permanent Mission of Italy. Why?

     

    “From the perspective of the antimafia commission, it’s interesting because many criminal activities are tied to the trafficking of artworks, which have been used as investments by the mafia or to recycle capital. But our Carabinieri have carried out a globally relevant initiative: they created a database which gathers all of the world’s stolen artworks and is accessible to all investigators, when they have doubts on purchases. In the exhibition at the UN, there is also a piece that comes from Palmira, which is very important symbolically. It recalls the unfortunately timely issue of how wars can destroy art.”

     

    What will the commission bring back from the visit?

     

    “It has been very useful. We picked up a discussion that dates back to “Pizza Connection” and the mafia wars, to the fact that members of the Inzerillo family - connected to the Gambino family - took refuge in the US to escape death. Around 2005-2006-2007, when I was working on the trial, certain tapped conversations revealed there was the intention to have them come back and take hold of certain activities including drug trafficking. I believe that the new generations of mafias born in America are no longer interested in this. They are involved in other businesses.”

     

    Yet, people still wonder where the enormous sums of Pizza Connection ended up…

     

    “Some were in Switzerland, but we didn’t find most of them. Some suspect that the Inzerillo’s treasure was only partly invested and that the rest of it is burried in sacks somewhere. They didn’t trust banks!”

     

    How relevant is it to still speak of the mafia today?

     

    “That’s a complex question. The problem is that despite the existence of organs such as the FBI, which are still actively monitoring the phenomenon, today the US looks more towards terrorism and migrant trafficking. After 9/11, strategic resources have been cut from the fight against organized crime or redirected elsewhere. Mafias are less visible, mafia violence is less visible. We have to identify systems and ties between the administration, the government, the mafia, local entities, companies involved in procuring public projects, there are many things to keep under surveilance, even in many American cities. 

    In Italy and in Europe we also still have the phenomenon of the mafia moving North. There too, organized crime gets burried, it’s less visible. Violence only manifests itself when strictly necessary. It’s a specific strategy that makes the phenomenon hard to identify.”

     

    And this harms the entire country…

     

    “The mafia’s method goes against individual freedom, against the economy. It creates a monopoly and eliminates local businesses. It creates a network of favored businesses, which are advantaged. Rather than facing intimidation, fear, extortion, they pay and reap the benefits of the system. They are colluded with the system even if they aren’t officially part of it. They are not affiliated with Cosa Nostra, but they play its game.”

     

    The 'sense of the State' is very present in your activities. In a time during which it’s always harder to speak of shared values, especially to young people, do you think that we can speak of the sense of State?

     

    “The sense of duty and of the State is fundamental, basic. Even on this matter I had the chance to have masters such as Falcone and Borsellino as reference. Falcone often used a phrase attributed to John Kennedy: ‘We must accomplish our duty fully, no matter the sacrifice, no matter the cost, because that’s where the essence of human dignity lies.’”

     

    Falcone used to cite another JFK quote: “Men come and go, ideas stay and they keep walking on the legs of other men.” Can politics play a role in transmitting all of this to younger generations?

     

    “I ‘married into politics,’ looking for what is needed to contrast the criminal economy. What I wasn’t able to obtain as a judge. I tried to give my contribution on the themes of justice, of social equality, because organized crime is a social problem. It’s not only a criminal phenomenon. There are areas where the mafia manages to give work, not just criminal work but also employment within illegal or seemingly legal businesses. I’m certain that if there were more clean work, young people would be freer to contrast the mafia system. 

    For this reason I say that I 'married into politics,' instead of ‘turning to politics.’ I’m always looking for those values of legality, freedom, truth, sense of duty and of the State that are at the basis of my political action as well.”

     

    Speaking of young generations with “politician” Pietro Grasso, I can’t help but ask for a comment on the new phenomenon in terms of participation that is taking place in Italy, the “Sardine.” What do you think about it?

     

    “I meet many young people, I did so as a magistrate and now as a politican. From what I’ve seen, it seems like a spontaneous and positive phenomenon, not a political one in this phase. When I say ‘not political’ I mean that it isn’t a party, nor a movement, but stems from the need for people to go out into the streets to keep others from taking them. Among them there are many people who had stopped voting, who didn’t participate, and participation is always positive.”

     

    It’s also a concrete response to the resentment and tension that spreads on social media…

     

    “True. Politics can be done positively - better if in person rather than virtually - without insulting, without attacking, without verbal violence. The Sardine’s contribution is positive in this sense. We’ll see what happens in the future. It’s certainly something we shouldn’t taint by trying to pull it in one direction or the other, we need to let it evolve how it wants.”

  • Facts & Stories

    Italian Export Forum: ‘A Home for Made in Italy in the World’

    >> Versione italiana

    You are the founder of the Italian Export Forum. What is the purpose of this organization and how important is it for Italian business?

     

    The Italian Export Forum was born with the objective to offer a ‘home,’ a place for encounters and exchanges, to exporters in order to promote the Made in Italy brand throughout the world, starting with a defined strategy that will allow for the quality jump towards a more structured export model for Italian products. The IEF has identified the need for a coordinated system of businesses and institutions and it proposes itself as an effective tool for supporting those businesses seeking a content-driven internationalization rather than one made up of slogans. 

     

    Italy’s success is largely due to the creativity and entrepreneurship of small and medium businesses. How can they be helped to enter the American market and how can their presence here be managed?

     

    In this current phase, our country has the duty to stand by its own agents of production, which express not only excellence but also history and tradition, encompassing a value which is today already largely recognized abroad. However, this is not enough because if on the one hand institutions are called to do their part, we also have to create a structure. The Forum will accompany businesses towards securing a longer and more sustainable presence on the international market. In order to get there, they will need to prepare and aquire the right skills: that is why the Forum is promoting the first Master class in “Export, Made in Italy and international markets,” created by John Cabot University. Today, there is no more space for superficial and unstructured activities and we help businesses to enter the market thanks to a consolidated plan, which is already showing great results. 

     

    In your experience, what are the most common mistakes that businesses trying to enter the American market can make?

     

    The most common mistakes I’ve encountered can be traced back to an approximative approach to the world of export. Improvisations or easy enrichment schemes don’t help growth, we have to build gradual but solid paths in order to secure solid positions on foreign markets. Another mistake is one made especially by small businesses which, not knowing how to get over their individualist approach, refuse to work together - by forming consortiums for example - and thus miss important opportunities on foreign markets. 

     

    What did the first edition of the Forum, which took place last year in Sorrento, represent?

     

    The first edition of the IEF was an occasion to analyze the problems in the export field together with its entrepreneurial and institutional actors. About 300 businesses and numerous exponents of the Italian economic and institutional world had the opportunity to participate in an interesting exchange on the difficulties faced and the opportunities to grasp. It revealed a series of critical points, which represent an initial input on the work carried out by the Forum and those who participated in it. We understood the need to favor a calculated allocation of resources to promotion and internationalization, avoiding wastes and dispertions. What really emerged was how the theme of export should be a point of confluence between public and private and not one of contention tied to issues of delegation and split competency among ministries and other bodies. 

     

    Why did you open this window onto America? What is the goal?

     

    Opening a window onto the US market means addressing a range of consumers who adore Italian products. There is a remarkable demand which at the moment is only marginally being satisfied and not meeting demand means not only favoring imitations of our products - a phenomenon which we are currently unable to contrast effectively - but also translates to forgoing extraordinary opportunities of growth. The goal is for Made in Italy to affirm itself on the American market with high quality for the right price. It’s a significant challenge, which - also thanks to the Forum - can be successfully grasped. 

    ---

    Attendance to the "Italian Export Forum" is free-of-charge 

    January 27th  2020
    from 4.00 pm to 6.15 pm

    Please RSVP  [email protected]

    NEW YORK
    SVA - School of Visual Art - SVA  - Theatre
    333 W 23rd St
    New York, New York

     

  • Facts & Stories

    American Consumers Expect High Quality Products from Italy

    In addition to being a leading brand in the field of Italian gastronomy products, Colavita is also an importer and distributor of many Italian brands, large and small. How do you work with the companies you introduce on the US market? What are the criteria by which they are chosen and what services and support do you offer?

    Twelve years ago we decided to open our US distribution organization to other top Italian brands looking to approach the US market, and today we represent many leading Italian brands and niche producers of unique products. We promote product lines of small manufacturers via e-commerce and larger brands in brick and mortar retail, so we have a differentiated offering in the two channels. E-commerce is a powerful tool for giving niche producers an opportunity get their products in front of a broad audience, while brick and mortar retail is better suited for large scale manufacturers who have the resources available for the investments in slotting and advertising that are required to compete in that channel.

    In your experience, what do Americans expect from Italian products? How would you assess the situation of  the ‘Made in Italy’ brand  in the US food and beverages market today?

    The American consumer is expecting high quality products and long standing family tradition behind Italian food products. Our most difficult challenge on the market is not the Italian sounding brands, but those Italian companies that do not deliver on the quality and standards demanded by American consumers. The market has changed dramatically in the 40 years that Colavita has been distributing Italian products. Today, the consumer values quality and experience before considering a product's country of origin.

    Italy’s success depends largely on the creativity and entrepreneurship of small and medium businesses. How can they be helped to enter the American market and successfully manage their presence here?

    The American market has become more and more competitive over the last 12 years that I have been living here. For a new company approaching the US market, the first and most important step is the selection of the right partner to ensure a shared vision between both companies. Typically, the first measurable success will come via e-commerce and the food service channel, followed by traditional retail. An essential resource, which can be shared between the two companies, is to have a brand ambassador living in the US to support the sales force of the importer, to promote the product, to educate the sales team and the buyers on the brand's history and message.

    As one of the co-founders of Italian Hub Corporation, what’s your take on how the country and its products are communicated in the US? What are some the most common mistakes that companies can make in this regard?

    We decided to create the Your Italian Hub partnership between Colavita and i-Italy because we recognized the need for this in the US market. We saw that the Italian agencies working on strategy and communications for the Italian brands we represent in the US market lack a real knowledge of the US market and consumers. At the same time we also observed a lack of understanding by American agencies of the culture, traditions, and values of Italy and their brands and products.

     

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    Attendance to the "Italian Export Forum" is free-of-charge 

    January 27th  2020
    from 4.00 pm to 6.15 pm

    Please RSVP  [email protected]

    NEW YORK
    SVA - School of Visual Art - SVA  - Theatre
    333 W 23rd St
    New York, New York

     

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