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Il "caso Mussolini" è chiuso

Donatella Scatamacchia (April 14, 2008)
La Corte di Cassazione rigetta l'istanza di Guido Mussolini, nipote del Duce, di riaprire il fascicolo relativo alla morte del dittatore e della sua compagna Claretta Petacci.

Le vicissitudini relative alla riapertura del fascicolo sulla morte di Benito Mussolini e di Claretta Petacci, pare siano terminate lo scorso giovedì, 10 aprile, con la decisione della Corte di Cassazione di non riaprire l’inchiesta.

La morte di Mussolini e della sua amante è da alcuni considerata un vero e proprio giallo, un caso irrisolto che il nipote del duce, Guido Mussolini, ha voluto riportare alla luce nel 2006. Secondo la tesi sostenuta dall’avvocato di Guido Mussolini, Luciano Randazzo, l’uccisione del duce non avvenne per mano dei partigiani nelle strade di Giulino di Mezzegra, un piccolo paese non lontano da Como, mentre Mussulini e la Petacci stavano fuggendo in Svizzera, ma all’interno di casa De Maria a Mezzegra, dove i due sarebbero stati uccisi nel sonno la notte tra il 27 ed il 28 aprile del 1945. Si tratterebbe di un omicidio premeditato i cui mandanti sarebbero stati i servizi segreti inglesi.
In un’intervista dello scorso settembre, lo stesso Randazzo dichiara:

"Abbiamo la certezza dell’esistenza di una lettera datata 1944, conservata nell’archivio di Stato britannico, nella quale un alto rappresentante del governo inglese inserito nel comitato di liberazione dell’Alta Italia propone a Churchill in persona l’uccisione di Mussolini. Si tratta di un documento importante perché proverebbe che l’omicidio del duce era premeditato".

La storia parla di un interessamento degli inglesi alla valigetta in cui Mussolini si dice conservasse dossier su tutti i personaggi di spicco, italiani ed esteri. Tra i vari documenti che viaggiavano con il Duce vi sarebbe stato anche il famoso carteggio con lo stesso Churchill. Quando Mussolini lasciò Villa Feltrinelli, sul Lago di Garda, questa venne perquisita dagli inglesi e pare che fu stilato un lungo elenco dei documenti trovati, rapporto conservato a Londra, proprio all’archivio di Stato.

 
Le richieste dei legali di Guido Mussolini hanno avuto però esiti negativi poiché, appunto, la Cassazione ha dichiarato “inammissibile” il ricorso presentato dal discendente del duce contro l'archiviazione del caso disposta lo scorso primo ottobre dal Gip di Como. In quell’occasione il giudice delle indagini preliminari respinse l’ipotesi avanzata da Guido Mussolini in quanto “l’omicidio del duce – così come si legge nelle motivazioni di sentenza - rientra nell’ambito di applicazione di un decreto che dispone il non essere punibili tutti quegli atti considerati azioni di guerra”.

Contro la decisione del Gip di Como i legali di Guido Mussolini hanno fatto ricorso sostenendo che la motivazione del Gip è “meramente apparente” e che l’omicidio del duce non può essere dichiarato prescritto “perché non si tratta di un omicidio ordinario ma dell’uccisione di un capo di Stato in violazione della legge sui prigionieri di guerra”, ricorso considerato “inammissibile”.

Se Guido Mussolini negli ultimi due anni ha parlato di “giallo” facendo ricorso più volte alla giustizia, l’altra e più note nipote del Duce, l’On. Alessandra Mussolini, non ha sostenuto le tesi del cugino, dichiarando di voler lasciare riposare il nonno in pace e mettendo in dubbio l’esistenza stessa di questo “giallo”.

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