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Irene Mastrangeli, chansonnier di New York

Francesca Di Folco (February 28, 2015)
Sonorità naif, toni sofisticati, blues armonico e ricerca melodica all’interno della dissonanza: da chanteuse cantautrice del nuovo millennio, Erene si divide tra tecnica professionale alta e impostazione naturale e spontanea, in cui l’orecchio attento e l'istintivo nelle dita, ci confessa, la conducono al cuore della sua acustica recitata. Abbiamo parlato con lei di musica, vita e del suo nuovo concerto a fine mese, domenica 29 Marzo alle 9:30 PM, al Rockwood Music Hall - Stage 3

Sonorità naif, tono melodico sofisticato, blues armonico e ricerca melodica all’interno della dissonanza: c'è davvero tutto e il contrario di tutto a caratterizzare le note cui Irene Mastrangeli è legata da una indissolubile comcomitanza di stile new age, tenica professionale alta e... anima da menestrella del nuovo millennio. 

La cantautrice ci apre le porte del suo studio di registrazione, nel cuore dell'East Village, per farci assistere alle prove del suono nuovo concerto che si terrà a fine mese, domenica 29 Marzo alle 9:30 PM, a Rockwood Music Hall - Stage 3.

La stanza adibita a studio acustico è uno spazio contenuto eppure vissuto, creativo, sembra faccia parte degli stili ricercati che la cantante plasma di continuo dai ritmi vibranti di Manhattan...

Torinese di nascita, newyorkese d’adozione, Irene cresce con il culto della musica nelle vene: ad appena otto anni inizia cantando in un coro nella città della Mole 
Antonelliana mentre studia chitarra classica.

Con la sorella condivide la curiosità per il pianoforte, che da lì a poco impara a suonare in maniera sopraffina, fino a trasformare lo slancio verso lo strumento a coda in una autentica passione che diverrà negli anni per Erene la ragione di vita artistico-musicale.   

La formazione  è istrionica ed inarrestabile: oltre a suonare chitarra e piano, frequenta una scuola di jazz privata, Centro Jazz Torino nell'omonima città e I civici corsi di Jazz, a Milano dove sotto l’egida di Franco Cerri prende lezioni di canto.

La fine del liceo classico determina una svolta decisiva nella vita dell’artista: Erene decide di dedicarsi completamente alla musica, in particolare di votarsi al jazz e al blus melodico.

 In sottofondo la cantautrice si "scalda", provando alcuni tra i suoi pezzi più famosi: Let's take it slow, Butterfly, Ti penso ancora...


Sotto il profilo professionale si delinea la scelta controcorrente di cambiare anche approccio di studio: la Mastrangeli abbraccia il Metodo Funzionale della Voce tecnica scandita da un approccio unico nel suo genere, in cui la vocalità diviene alchimia perfetta tra parametri fisico e psicologico.

La nuova tecnica canora fa di Irene un'artista nuova, con tempra psico-fisica inaspettata a supportarla, capace di sperimentare e spaziare in campi creativi a lei congenuali, realizzando ciò che finora le era apparso impensabile, dar vita alla sua Arte in maniera spontanea e naurale...

I cambiameti iniziano subito a dar effetti: dal '99 Erene inizia a viaggiare per mezza Europa ed è ragazza alla pari per 6 mesi a San Francisco da Giuseppe D’Agostino, amico musicista con sede nella città della Baia dove scrive la prima canzone "San Lorenzo" che, ci confessa, le rimane nell’anima, essendole uscita fuori “come un miracolo” ...

Tornata in Italia, riparte nuovamente per lavorare in un circo della Svizzera, tuffandosi in questa avventura itinerante e vivendo per ben otto mesi in uno spettacolo dal vivo.

Lavora per tutto il 2000 nel Bel Paese poi, finalmente partorisce l’idea di tornare negli States, ma questa volta non nella citta del Golden Bridge bensì a New York.

Come un mantra che si realizza sempre, allo scoccare della parola New York, le sonorità melodiose e rilassate della Mastrangeli, si fanno più sferzanti e cariche di brio quando intona In just one day, 131, Credo troppe volte alle favole...

Manhattan è davvero un cambiamento nel cambiamento sia di vita privata che artistico-professionale...

Erene canta e suona dapprima solo le sue canzoni, poi inizia anche a far cover nei locali dell’East Village: le sue ricercate performance live sono d'impatto e sembrano esser composte ad hoc per gli intimi spazi degli storici The Living Room, The Knitting Factory, Rockwood Music Hall, Bitter End, e Spike Hill che pullulano Bleecker Street...

L’artista sente il calore umano, fa suoi, stili, ritmi, armonie fondendoli in mix dì eccellenze vocali, canore e strumentali che la fanno apprezzare dal pubblico perchè guidata da linee melodiche originali, innovative, di stile e tendenze musicali quasi naturali, spontanee.

Nella Big Apple arrivano anche collaborazioni importanti: la prolifera Erene può vantare i progetti realizzati con Brad Roberts di Crash Test Dummies, fervida anche la produzione con il quattro volte nominato ai Grammy come compositore/produttore Larry Dvoskin, che ha collaborato con stelle come David Bowie, Van Halen, Ricky Martin, Brandy, e, forte anche dell'amicizia pregna di stima con l’irlandese Rodney Dickson, la Mastrangeli cresce nelle sue interpretazioni.

Paladina e degna portabandiera di una generazione di chanteuse cantautori, Erene compone canzoni che esplorano il processo di scoperta di sé attraverso una voce bilingue.

Erene ormai è una artista completa: con le esperimentazione di chitarrista, pianoforte e voce esplora i panorami musicali di artisti del calibro di Pat Metheny, Michael Hedges, John Adams, e Keith Jarrett, il cui songwriting ispirazioni vanno da James Taylor, Stevie Wonder, Sting, Joni Mitchell e Carol King, di Antonio Carlos Jobim, Joao Gilberto e Caetano Veloso.
 

Si esibisce anche a Central Park dove Pat Metheny, tra i più famosi e apprezzati chitarristi jazz, suo idolo da una vita, la nota e si ferma ad ascoltarla…

In tutta questa internazionalità c’è spazio anche per un po’ di sano nazionalismo, Irene intona le note dell’Inno di Mameli con una chiave melodica catartica e insieme soave all'orecchio...


Per la prima volta forse, capita di sentirlo tutto intero: non nelle alte sfere degli ambiti istutizionale ma in quel di Manhattan può accadere anche questo e ci ritroviamo assorti tra note e testo...

Apprezziamo il dono che la chanzonier ci ha fatto: con una vena di commozione ci racconta di esser intimamente legata, alle note di Mameli, lei infatti non ha certo dimenticato il Belpaese e ci racconta come l’Italia finalmente abbia riscoperto questa figlia esule...

E' il 1° Aprile 2013 quando intona con la sua voce le note che ha risvegliano il patriottismo degli italiani a New York: salita sul palco del gala della Italy-America Chamber of Commerce per cantare l’inno nazionale con uno stile inconsueto e inaspettato che suscita grande emozione e trasporto in sala, tanto che alla fine dell'esecuzione il parterre ha travolto la cantautrice con un’ovazione: Viva l’Italia.

Dal quel momento Erene è diventata un poco la testimonial degli italiani a New York tanto che il Consolato Generale d’Italia l'ha invitata a cantare l’inno alla festa del 2 giugno.

L'artista intona Nella mia testa, Vivere davvero, Carefree  e la nostra attenzione viene attirata dall'indole caratteristica, forse unica, della sua voce...
 

In cosa consiste la tecnica rivoluzionarie e controcorrente cui la Nostra ha fatto cenno procanzi? 

Il così detto metodo funzionale della voce ha origine agli anni '80 quando Gilesa Rohmert, cantante con alta esperienza professionale, fonda l’Istituto di Lichtenberg in Germania, per il training funzionale della voce, che, scompaginando i ritmi ordinari di studio, da vita ad un approccio di studio alternativo ai sistemi tradizionali. 

Grazie alla nuova pedagogia, la voce perde l'impostazione artificiale, grossolana e prestabilita per lasciar spazio alla spontaneità delle sonorità e alla naturalezza dei toni, alla vivacità insita in ognuno di noi...

L'anima della tecnica risiede nel concentrarsi unicamente su ognun cantante: cade la supremazia dell’insegnante sull’allievo, c'è un No fermo all'insegnante guru che perde di protagonismo per ridimensionarsi a semplice veicolo, tramite per arrivare al risultato sperato.

Tale metodo utilizza la stimolazione del sistema nervoso. Non si tira giù la laringe, con movimenti grossolani di cui non ha bisogno, tecnicamente complessi, con comandi contronatura, rischiando tensioni dappertutto.

Il cuore del Metodo stimola il sistema nervoso con esecuzioni tattili, toccando, massaggiando la laringe nei punti più sensibili: ciò che induce un cambiamento in tutto il sistema, iniziando a cantare in modo diverso,  spontaneo, organico...

L'impostazione ora è un mantra che dettato dal corpo stesso, scandito dal fisico ed avvolge l’interezza della persona tutta plasmandola in un aurea di benessere psico-fisico che rigerena ogni volta in meglio l’esecuzione canora.

La voce cambia: senza sforzo è molto più ricca, potente, articolata: suono ed il corpo iniziano a comunicare come se tutto si fondesse in una armonia, è un' alchimia di linguaggi che s'intrecciano...

Corpo non è più visto come insieme delle parti che lo compone ma sistema olistico: pensiero, razionalità e l’intelletto entrano in relazione con il suono, la musica e le armonie...

Il risultato sommo? Tutti, al di là di condizione fisica, età e doti naturali, rimuovendo traumi, paure, barriere e limiti mentali, possono raggiumgere potenziali canori altissimi ed inimmaginabili...

Liberandosi di vecchi retaggi, Erene ha dato il là a cambiamenti di vita interiore, intime rivoluzioni,  stravolgimenti dell'anima, da cui ora straborda la Luce umana e professionale che continua a crescere in lei...

Soul caldo e vellutato, toni blues, le melodie che intoni scaldano anima e corpo e sono frutti autentici dell'"estro" musicale della tua persona...
Quanto lasci "di te" quando imbracci la chitarra e scaldi la voce?


Grazie mille per le bellissime parole, con il tuo consenso le userò per la mia prossima press release!

Penso che l’unica cosa che io lasci di me quando imbraccio la chitarra e canto siano i troppi pensieri, me li devo lasciare alle spalle per poter essere un veicolo, per lasciare che la musica scorra dentro e poi fuori di me. Ed invece devo portare tutto il resto per lasciare che le mie esperienze e sentimenti si traducano in musica.

La musica s'impregna di mix di fantasia melodica assoluta, libertà d'espressione e revolutionary soul: più improvvisazione o studio da conservatorio?

Lusingata, grazie. Devo dire che c'è moltissima improvvisazione in quello che faccio, in realtà gran parte della mia produzione nasce tutta da lì, spesso le idee migliori sono generate da “errori” o sviste...

Per poter permettere alla spontaneetà di crescere e prendere piede ci sono stati parecchi studi, tradotti non in lezioni di conservatorio, ma  in ore di esercizi da solista, impegnativi ma non così faticosi come si possa pensare. Forse perchè facevo ciò che amavo e volevo fare. 

Vorrei tornare a studiare per nutrire le mie abilità, per produrre novità sempre più sorprendenti e per raffinare carica, propensione e stimolo a seguire ciò che detta l’intuizione.

Ti senti più influenzata dai ritmi statunitensi o da quelli del Belpaese? Facci sognare con qualche nome dal quale prendi spunto per le tue interpretazioni…

Sono stata influenzata da entrambe nello stesso modo, in fatti non penso sia un caso che le mie scalette sono sempre divise quasi equamente tra canzoni in italiano e quelle in inglese, autentici mix di: Francesco De Gregori, Dire Straits, Jackson Browne e Beatles… la music che suonava ed ascoltava mio padre. 

Poi ho iniziato a fare le mie scelte che però non si sono allontanate molto: sono un'estimatrice di Pino Daniele, la cui scomparsa mi ha colpito profondamente, il suo contributo alla musica italiana è stato incommensurabile. 

Adoro Fabio Concato, un’altra mia grande influenza, Rossana Casale, i Matia Bazar, Ivano Fossati, e poi tra UK e US: Sting, sicuramente il mio più grande idolo, con cui vorrei un giorno collaborare, Stevie Wonder, Incognito, chitarristi come Pat Metheny, Michael Hedges, Pierre Bensusan, Peppino D’Agostino, cantautori come James Taylor, Carol King, Joni Mitchell, Ani DiFranco, Shawn Colvin, Jeff Backley, Patty Griffin… ce ne sono talmente tanti, e tanti altri
cantautori non conosciuti dal grande pubblico, una fauna che continuo a scoprire ogni volta che vado a sentire musica dal vivo in un localino di New York.

Questa è una Metropoli cosi piena di risorse e creatività, la Big Apple stessa è fonte di grande ispirazione in sé.

Dai templi del Blue Note alla Cargie Hall, passando per Radio City Music Hall fino ad arrivare alle mega adunate a Central Park o ai raccolti localini del Village.  

Il piacere della buona musica “da intenditore” e quello della convivialità e socialità s’intrecciano nella City that never sleeps?

Assolutamente si! Questa è sicuramente una delle ragione per cui sono così legata a questa dimensione della City...

E’ sempre possibile andare a sentire musica da intenditore, in qualunque sera della settimana, anche senza una meta precisa. 
Basta presentarsi in alcuni locali dove si sa che la qualità è sempre molto alta e la sensazione di aver scoperto un autore nuovo, sconosciuto, ma a livelli dei più grandi artisti conosciuti dal grande pubblico dà sempre un bel brivido lungo la schiena... 

Questi locali sono anche punti di ritrovo e di socialità dove è possibile conoscere altri musicisti, con cui magari si finisce per collaborare.

Di certo è complesso se non addirittura impossibile tracciare un confronto tra musica statunitense e quella  italiana, non fosse altro perchè, di fatto si hanno delle radici diverse: Blues, jazz, Hip Pop, Rock, la prima, leggera la seconda anche se poi non esistono canoni "ufficiali" d'identificazione...


Ci sono tratti di differenze e/o somiglianze che accomunano sonorità italiani e statunitensi?

Difficile a dirsi in poche battute!

Per me ci sono molte somiglianze, ed allo stesso tempo decise differenze.
La prima a creare la differenza è la lingua, la cadenza e ritmo dell’italiano sono così definite, le vocali alla fine di ogni parola danno una certa quadratezza che l’inglese non ha. 

Partendo da qui è possibile tracciare due percorsi molti diversi, non ha caso l’Italia è la
culla dell’opera lirica. Pino Daniele cantando in napoletano è riuscito a portare il blues nella canzone popolare italiana, avendo il napoletano una cadenza e ritmo più simili all’inglese. Ma le sonorità anglosassoni sono state assimilate dalla musica italiana in molti degli artisti che ho
citato sopra (Fabio Concato in prima linea direi), e questi mi hanno fatto avvicinare piu’ ad una tendenza di fondere I tanti generi, senza cercare di scrivere in una vena precisa. 

Non dimenticherei l’impatto della musica braziliana e sudamericana in generale su tutti gli altri…insomma ormai c’è una tale globalità sonora che è complesso tracciare delle differenze poi così pecise.

Davvero tanti i cantanti o speudo tali, che si improvvisano e vengono lanciati dai talent show… X  Factors per tutte le orecchie... possibili concorrenti del una cantante della tua levatura?

Scherzi a parte, come vedi questo imperversare di moltissimi provetti cantanti dalla dubbia gavetta?

Ho una risposta un pò filosofica a questa domanda: la mia opinione su queste competizioni canore è cambiata molti negli anni, sicuramente riflettendo i miei cambiamenti personali. 

Devo dire che non li seguo molto quindi non posso neanche giudicare, ma il fatto che continuino a moltiplicarsi mi ha fatto pensare… 

Io insegno anche canto. Ogni volta che parlo delle mie lezioni quasi tutti esprimono il loro desiderio di cantare, ma anche una frustrazione perchè pensano di non poterlo fare, di non avere il talento. 

La mia esperienza come insegnante ha confermato la teoria dei miei stessi insegnanti, che tutti possono cantare, senza esclusioni, nonostante l’età o la condizione fisica. Tutti, posso cantare! Ognuno di noi è dotato di uno strumento perfetto che aspetta solo di essere usato.
Penso che la funziona vocale sia l’unica vera e propria realizzazione di una vera democrazia, siamo tutti stati dotati di uno strumento equamente sofisticato e potente. Solo che alcuni di noi hanno bisogno di più aiuto nell’usarlo. Il fatto che questi spettacoli si siano moltiplicati in
realtà mi riempie di soddisfazioni, più e più persone hanno deciso di buttarsi ed usare il loro strumento, il che è solo positivo. 

C’è un altro aspetto della cosa che mi fa pensare, e qui andiamo davvero nel pensiero filosofico. La voce è una delle funzioni che si sono sviluppate più di recente nell’evoluzioni dell’uomo. E come tale è tra le più sofisticate. 

Io sono convinta che abbia un ruolo fondamentale nella prossima fase della nostra evoluzione, che a mio parere coinvolgerà l’aspetto spirituale dell’essere umano e lo farà crescere nella direzione di un uomo più illuminato e cosciente. 
Quindi più gente canta e meglio è, il cambiamento sarà più veloce e potente…  Questa è solo una mia teoria ovviamente, ma penso che sia molto realistica. 
Il modo in cui cantiamo è assolutamente importante, ed è qui che persone come me posso aiutare altri. E’ una cosa che mi prefiggo quotidianamente, di aiutare più gente possibile ad accedere il loro potenziale vocale...

La canzone che tieni nel cassetto e al momento buono tirerai fuori, parla di…

C’è una canzone che non ho ancora registrato e che forse può essere la canzone nel cassetto. Parla della pioggia come messaggera di buone nuove. E’ una canzone mistica, dove la pioggia rappresenta il divino ed io esprimo gratitudine per la chiara direzione che mi dà e gli chiedo
di stare con me per continuare a guidarmi.

Il duetto di cui avresti voluto far parte, magari in una coppia italo-americana…

La coppia non sarebbe italo-americana ma italo-britannica, Zucchero e Sting. 
Sting è l’artista che forse ammiro di più, è da quando sono adolescente che sogno di collaborare e cantare con lui, avrei molto volentieri preso il posto di Zucchero...

Incertezze sul futuro, tagli e perdite del lavoro, recessione: sono gli effetti della crisi economica che nel 2014-15 morde più che mai... La cultura e le sfere ad essa limitrofe, di cui la musica è portabandiera speciale, sono le prime a farne le spese…
Come reagiscono case discografiche e enti pubblici ai continui tagli alla musica per fronteggiare comunque il periodo critico?

Da come la vedo io c’è un continuo cambiamento nella direzione della perdita del monopolio nelle mani di pochi, ed una ridistribuzione del potere nelle mani di molti. I nuovi canali dei social media hanno ormai preso piede e danno a tutti l’opportunita’ di esporsi e mostrare il loro lavoro. La vera difficoltà per me è di imparare ad usarli in modo efficace e lasciare che facciano la promozione per me.

Ad aprile 2013 l’“Italy-America Chamber of Commerce” ti ha volutoper celebrare la baronessa-filantropa Mariuccia Zarilli-Marimò e il Consolato Generale d’Italia ti sceglie per onorare il 2 giugno, Festa della Repubblica cantando l’inno di Mameli...

Cosa hai provato in quelle occasioni di crescita sia umana che professionale?

E’ stata assolutamente una svolta nella mia carriera. Il tutto e’ iniziato per gioco, mi hanno chiesto di cantare l’inno di Mameli per l’occasione, ho detto di si e mi sono messa ad impararlo perche’ non l’avevo mai cantato prima. 
Mentre lo ascoltavo avevo in braccio la chitarra, ho iniziato a suonare degli accordi mentre l’inno suonava e mi è venuta l’idea di riarrangiarlo e crearne una versione mia, più moderna e vicina al mio stile. 

L’ho proposto agli organizzatori dell’evento e mi hanno detto di si. Quando l’ho contato al pranzo della Italy-America Chamber of Commerce volevo sprofondare nel palco. Non pensavo l’evento fosse cosi’ ufficiale, che ci sarebbe stato anche il Console Generale. Insomma pensavo mi avrebbe tirato i pomodori. Ed invece e’ successo il contrario.

Moltissimi sono venuti a parlarmi dopo l’esibizione e mi hanno detto quanto l’inno li avesse commossi, che potevano finalmente sentire le parole, che non sapevano fosse cosi’ bello ed ancora odierno. E’ stata un’emozione grandissima poter rinfrescare l’inno italiano, dargli una
nuova veste e far sentire altri italiani all’estero vicini al nostro paese. 

Da li’ e’ nata una bella collaborazione con il Consolato qui a New York, specialmente con la console Natalia Quintavalle e la vice console all’epoca, Lucia Pasqualini, mia grande sostenitrice, a cui sono estremamente grata, ha fatto e continua a fare davvero tanto per me, fino a invitarmi a cantare l’inno al Consolato per la festa del 2 Giugno ed è stato fantastico.
Ero emozionatissima e molto nervosa, avevo una gran paura di dimenticare le parole, visto che l’avrei cantarlo per intero. Ed invece è andata alla grande e... sono diventata la cantante dell’inno!

Da cantante quotata ad insegnante di Italiano... Cosa c'è nell'immediato futuro di Erene Mastrangeli? Con quali assoli ci farai ancora emozionare?

C’è davvero molto che bolle in pentola: sto organizzando un tour del nord est qui negli US e mettendo in scaletta delle date anche in Italia per quest’estate.
Gira voce di una possibile performance ad Expo Milano 2015, ma è ancora tutto da decidere. Quest’anno ho anche intenzione di far uscire un nuovo EP: è tanto che non registro e ho troppe canzoni che vogliono essere ascoltate. 
Inizierò presto un crowd funding per poter andare in studio in autunno 2015...

Può bastare?!?

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