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La Chiesa che non fa più scandalo ...

Gennaro Matino (March 21, 2018)
Se Cristo non fosse più scandalo o follia, se venisse ridotto a un simulacro per il potere terreno di Ratzinger o di Bergoglio, per sostenere l’uno tradizionalista, l’altro liberale, sarebbe per quell’annuncio, che ha sconvolto il mondo, una bestemmia. Ci sono due tipi di scandalo, il primo è quello degli uomini che seducono i deboli, i piccoli, ai quali bisognerebbe attaccare una pietra al collo per farli sprofondare nel mare. Il secondo è quello del Cristo crocifisso, che la ragione umana non può accettare, è una follia credere in una salvezza possibile arrivare da un condannato a morte, che grida contro l’ingiustizia di tutte le croci e rimanda al loro abbattimento.

Papa Francesco, i suoi cinque anni. Se ne parla. Ne parla anche Benedetto che dice stolto chi pensa al suo come a un pontificato “opposto” a quello del successore venuto dai confini del mondo. Insolita “excusatio” da parte di chi aveva promesso silenzio e che invece, contravvenendo al suo stile riservato, prova a stroncare, forse, chi lo chiama, senza averne colpa, capo dei tradizionalisti, di quelli a cui proprio non va a genio la “modernità” di Francesco. Per quanto mi riguarda, continuità o meno dei due pontificati, il giudizio lo darà la storia. Nel frattempo nell’uno e nell’altro tempo ancora lontana sembra esserci una proposta di Chiesa che sappia davvero rendere visibile nell’oggi lo scandalo del Vangelo, lo scandalo della croce, che solo se resta tale, oltre ogni semplificazione, oltre i dotti ragionamenti dei finissimi teologi come Ratzinger, oltre i “prodigi” di umana solidarietà di Bergoglio, potrà servire a qualcuno.

Se Cristo non fosse più scandalo o follia, se venisse ridotto a un simulacro per il potere terreno di Ratzinger o di Bergoglio, per sostenere l’uno tradizionalista, l’altro liberale, sarebbe per quell’annuncio, che ha sconvolto il mondo, una bestemmia. Capisco che possa interessare a pochi l’argomento, ma se davvero si volesse ragionare della Chiesa e della sua crisi, capire dov’è sta andando, mentre naviga a vista nella trasformazione veloce del mondo, confusa e stordita, forse varrebbe la pena fermarsi a riflettere oltre il populismo di facili impressioni. Si parla di Bergoglio, si parla di Ratzinger, ma il maestro di Galilea è il grande assente e lo è perché ancora la sua proposta resta scandalosa. Scandalo sta per trabocchetto, trappola che si richiude sull’animale, ma anche ostacolo che può fare inciampare e cadere.

Ci sono due tipi di scandalo, il primo è quello degli uomini che seducono i deboli, i piccoli, ai quali bisognerebbe attaccare una pietra al collo per farli sprofondare nel mare. Il secondo è quello del Cristo crocifisso, che la ragione umana non può accettare, è una follia credere in una salvezza possibile arrivare da un condannato a morte, che grida contro l’ingiustizia di tutte le croci e rimanda al loro abbattimento. Oggi più che mai la Chiesa ha cancellato dal suo vocabolario quello scandalo e mentre prova a non scomparire dalle parole degli uomini, a resistere all’insignificanza alla quale è costretta dalla sua arretratezza, cancella le parole dell’Eterno, dividendosi in una stucchevole contrapposizione tra modernità e tradizione.

Non si tratta semplicemente di due diverse interpretazioni dell’essere cristiano che comunque vale la pena esplorare, ma bisogno di costringere la verità della fede nell’interpretazione che se ne vuole dare, nella necessità di ridurre la parola del Vangelo alle parole degli uomini: alla fine Cristo scompare e resta l’ideologia, la filosofia, la morale, la politica, per sostenere le ragioni dell’uno o dell’altro.

Il “progressismo” è un aperto rifiuto dello scandalo, Cristo diventa un profeta, un uomo eccezionale. La sua croce e resurrezione un mito. E se è uno dei tanti, uno dei tanti resta: una Chiesa liberale e progressista non ha bisogno di essere perseguitata, si fa fuori da sola. Il tradizionalismo invece ha il centro del suo interesse nel passato, il suo valore, il museo da custodire come se il Vangelo fosse solo un pretesto per “sapienti” di sopravvivere al presente. È una forma perniciosa di razionalismo che riduce tutto a una gabbia intellettuale e riemerge tutte le volte che i “fascismi” rinascono. Lo scandalo della croce non è uno slogan in uso alla Chiesa, è il suo fondamento, senza la sua luce è inutile tutto il resto. Bergoglio, Ratzinger restano solo un pretesto, forse incolpevoli bersagli o inconsapevoli alleati di mondi che da sempre si strattonano, mentre la follia della resurrezione resta solo una storiella per parlare di altro più interessante, più popolare, per provocare l’ultimo applauso ancora possibile da mendicare e fare scena sul paragrafo della comunicazione mondiale.

Non è colpa di Bergoglio, non è di Ratzinger, ma forse è anche loro, se di resurrezione il mondo fa fatica a parlare, se su questo argomento “ti sentiremo un’altra volta”, e tuttavia questa è la sfida, l’unico scopo per la quale la Chiesa è stata fondata, l’ultimo appello dal quale resta convocata. Capisco i media che hanno bisogno di “altre” notizie, di quelle “facili” sulla Chiesa, ma ragionare su questo varrebbe la pena: il pontificato di Bergoglio al di là del suo fascino, della potenza dei gesti compassionevoli, ha raccontato al mondo la verità scandalosa della croce? Quello di Ratzinger è riuscito ad annunciarla? Non c’è vincitore né vinto, liberale o conservatore, c’è un Vangelo che o passa o resta imbrigliato nelle parole degli uomini.

*Gennaro Matino, teologo, scrittore, docente di teologia pastorale e parroco a Napoli

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