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Alessandra Salerno. “È la musica che mi ha trovato!”

Letizia Airos (October 23, 2017)
Dalla Sicilia: “Mia meravigliosa maledetta culla”, in America. Si racconta, l'artista palermitana che canterà al Gala annuale della NIAF e che sarà ospite alla Casa Italiana Zerilli-Marimò a fine novembre. Una voce giovane tra passato e futuro. Considerata vincitrice spirituale di 'The Voice of Italy 2015', la cantautrice propone una musica avvolgente, tutta da ascoltare. Originale interprete di Rosa Balistrieri, ha un repertorio che spazia in diversi generi. E poi una produzione a sua firma. E sorpresa: si accompagna con l’ autoharp: “L’ho cominciato a studiare dopo essermi innamorata della coppia June Carter - Johnny Cash”

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Si chiama Alessandra Salerno. E' una giovane cantautrice siciliana. Si accompagna con una "auto-harp" quando canta. Difficile dimenticarla dopo averla ascoltata. Per la sua voce. Per l'atmosfera che riesce a creare. Difficile anche non rimanere colpiti dalla sua freschezza dopo averci parlato.

Nel corso della nostra conversazione si descriverà cosi:

Come persona:
“Sono caparbia, sensibile, passionale, coraggiosa, sincera in tutte le sue forme, spesso indecisa, detesto le ingiustizie, un aggettivo solo non basta”.

Come siciliana:
“Spero di poter portare nel mondo una bella immagine di una Sicilia giovane che c'è e che non dimentica le proprie radici e che vuole condividerle con il mondo. Mi piace che dicano che la mia regione è la terra più bella del mondo. Non mi piace quando dicono che è la terra più abbandonata del mondo!”.

Come musicista:
“Come artista sono un'inguaribile sognatrice. Una come me, che prova a produrre qualcosa di originale, ha difficoltà ad affermarsi in Italia forse perché stiamo vivendo il periodo peggiore della discografia, dove tutto è omologato, nelle radio si ascoltano gli stessi suoni ma con cantanti differenti”.

L’abbiamo intervistata con l’intento di presentarla al pubblico americano che la vedrà cantare al Gala della NIAF (National Italian American Fountation) di Washington (5 novembre) e protagonista di una serata alla Casa italiana Zerilli-Marimò della NYU, il 27 novembre.

Quella di Alessandra Salerno è la musica che ha fatto girare increduli i giudici di 'The Voice of Italy'. La ricordano in tanti la sua partecipazione di due anni fa. Non è arrivata prima, ma molti l’hanno considerata vincitrice spirituale.
Da allora una lunga strada, ma tutta percorsa senza inutili voli pindarici.

Questo nonostante lei si descriva come sognatrice. Una sognatrice sì, ma con i piedi per terra.

Ma cominciamo dall'inizio.

“Io credo che sia stata la musica a trovare me quando ero solo un embrione. Appena nata già volevo parlare e in qualche modo ballare… molti attribuivano la mia vivacità al colore dei miei capelli, il rosso naturale (ed essere una rossa nata a Palermo mi ha esposta da subito a tutte le dicerie popolari del caso )”.

Nessun musicista in famiglia...

“Ho un temperamento da sempre ‘sanguigno’, ma in una famiglia semplice e di non musicisti è accaduto che una bambina dai capelli rossi a quattro anni amasse Pavarotti, Lucio Dalla... molti bambini degli anni 80-90 sono stati traumatizzati "dal mostro" della sigla di LUNEDì CINEMA di Rai 1, io invece dopo quella sigla potevo anche andare a letto, era tutto quello che aspettavo, continuavo a sognare quel "du bu di, du du rubu bah"  di Lucio Dalla con la colomba che volava immersa in uno sfondo oscuro e pieno di brillantini. Amavo la colonna sonora della Pantera Rosa più della Pantera Rosa, e la sigla dei Tabù - insieme all'omino nero in stile mimo - più dei tabù, visto che io detesto la liquirizia . “

Ne parla come se fosse ancora bambina e continua:

“Dentro di me crescevano naturali il gusto per la bella musica italiana di una volta e la passione per il jazz ,il blues, la black music...  ho scoperto tanti anni dopo che avevano questi nomi quelle musiche che tanto amavo.  È stata decisamente lei a trovarmi: la musica. “

E la sua prima volta sul palcoscenico?

"E’ stata quando avevo 8 anni al teatro Biondo di Palermo. Era il 1995, il centenario del cinema, ed io ero la solista del coro della mia scuola elementare, cantavo pezzi originali e canzoni della grande Rosa Balistreri."

La Sicila. La sua culla, la definisce. Certo quanta strada ha fatto quella bambina che cantava in dialetto… E da lì è partita verso il “continente”, come chiamano i siciliani la penisola italiana. Tra le sue tappe: Milano.

“La Sicilia è una regione molto viva culturalmente e anche musicalmente, del resto siamo una terra di transito, dove le culture da sempre si mescolano, quindi nel campo della musica è facile trovare eccellenze nel mondo del cantautorato, del jazz, del folk, del blues, della musica classica, elettronica e di ogni genere. Il fermento c'è, si respira nell'aria. La Sicilia rappresenta la mia ‘meravigliosa maledetta culla’ .

È culla di arte, cultura e bisognerebbe investire di più su questo, perché mancano proprio le strutture o i canali in certi casi, ecco perché ho vissuto per lunghi periodi a Milano, la città italiana più europea di tutte.

Avevo bisogno di altri stimoli, di confrontarmi con discografici, autori, di andare a dei concerti che dalla Sicilia non passano mai,  allargare i miei orizzonti.  Questo costringe molti giovani in tanti settori a cercare realizzazione fuori, ‘cu nesci, arrinesci’ si dice dalle nostre parti,  ‘chi esce, riesce!’, poi lì a Milano ho un pezzo importante dei miei affetti quindi è quasi una seconda casa per me, la prima resterà sempre la Sicilia."

È molto difficile per un musicista italiano come te affermarsi? Perchè? Cosa non funziona?

"Un musicista come me, che prova a produrre qualcosa di originale, ha difficoltà ad affermarsi in Italia forse perché stiamo vivendo il periodo peggiore della discografia, dove tutto è omologato, nelle radio si ascoltano gli stessi suoni ma con cantanti differenti. Diversi anni fa nella mia tesi di Laurea di Design di Moda parlai del bisogno estremo di tornare a prendersi cura delle nicchie, del valore dell'individualità e del ‘marketing emozionale’. Ancora nella musica non si respirava quest'aria, erano gli inizi di questo movimento, non potevo immaginare che oggi in quella tesi avrei dovuto scrivere un capitolo intero solo sulla musica e sulle fashion victim che questa provoca..."

Cosa pensi dei talent shows? Tu hai partecipato...

"È una bella soddisfazione per me essere considerata la vincitrice spirituale di The Voice of Italy 2015 ed essere ancora ricordata per quello che ho fatto in TV due anni fa. Questa è davvero la mia vittoria, perché i talent show possono essere delle selve oscure, bisogna fare attenzione a non essere usati ma a usare a proprio vantaggio queste vetrine del nostro delicatissimo mestiere (che oggi sembra passi solo da questi canali), per poter raggiungere più persone possibili con la propria musica."

E dopo cosa hai fatto?

"Io in questi due anni ho approfittato per lanciarmi solo sulle cose che mi piacciono, continuando a scrivere, fare tournée, crescendo in esperienze e collaborazioni importanti. La mia musica è arrivata in Europa e i miei video in America Latina, la mia voce è tornata in TV, in Italia,come colonna sonora di una fiction su canale 5, ma c'è ancora tanto da fare ... l'obiettivo più importante per me adesso è l'uscita del mio primo disco e ci lavorerò anche a New York."

Raccontaci la tua musica

"La mia musica credo sia la fusione perfetta di ciò che mi appartiene da dentro da quando ero bambina. C'è l' America e la Bella Italia . Nei miei testi e nelle mie canzoni il comune denominatore è l'amore, ma un amore inteso anche in senso lato ,  l'amore per la vita, l'amore per se stessi, a volte sono storie raccontate in musica a volte sono messaggi più profondi.

La mia ispirazione è la mia vita di tutti i giorni, i sentimenti buoni e brutti appartengono all'uomo, e quando scrivo un testo mi rendo conto che quella canzone potrebbe essere di chiunque, poi la mia sofferenza e la voglia di riscatto, che come siciliana sento molto, mi portano ad impugnare una penna e ad abbracciare uno strumento che mi aiutino a tradurre in musica quello che ho nella testa e nel cuore."

E la decisione di suonare questo strano piccolo-grande inconsueto strumento?

"Il mio strumento, è un autoharp, non è usuale nel mondo, ma è uno strumento delicato e forte al tempo stesso, come me... credo di aver fatto una delle cose più azzeccate della mia vita quando ho deciso di acquistarla e impararla, è diventata il mio prolungamento ...

Era lo strumento prediletto della famiglia Carter (sempre per restare in territorio american), l'ho conosciuto dopo aver visto anni fa i video dell'epoca, anni '50 e '60.  Dopo essermi innamorata della coppia June Carter - Johnny Cash. La mia musica non aspettava altro che questo mezzo per venir fuori, oggi sono pure endorser per la più importante azienda americana produttrice di Autoharp, la D'AIGLE."

E ora Alessandra mette i suoi piedi per la prima volta come musicista in America.  È invitata dalla NIAF a presentare la musica giovane italiana. Suonerà anche una canzone in siciliano. Sarà quindi al più importante gala annuale e porterà con sé anche la sua  città, Palermo. Quella Palermo che l’anno prossimo sarà capitale della Cultura.

“L'America è riconosciuta come la Terra delle opportunità, io sto solo cercando la mia, sto cercando il mio spazio nel mondo, la vedo come un'occasione di crescita e di rinascita. Spero di far partire da lì il mio progetto discografico, e sogno che si dirami in più angoli possibili della terra. Che  la mia musica possa arrivare a quante più anime .  
È un grande momento di vita quello che si prospetta; cantare e suonare al Gran Gala della NIAF.

Sono grata e onorata di occupare quest'anno quel posto sul palcoscenico che in passato è stato di grandi artisti italiani di fama mondiale all'interno di una manifestazione così importante.

Finalmente conoscerò quella realtà italo-americana che ha fatto la storia negli USA e che continua ad impegnarsi anche per la promozione della cultura italiana nel mondo.  La NIAF inoltre sta battezzando il mio primo ingresso negli Stati Uniti, spero sia di buon auspicio. E poi a pochi mesi dall'anno che vede la mia città natale, Palermo, capitale della Cultura mi sento anche un pò una piccola anticipatrice di quello che accadrà "

Cosa ami della musica americana?

"Della musica americana amo praticamente tutto, sono inconsapevolmente nata con la musica americana come ho detto prima, trovo che alla fonte di tutto ci sia quella immediatezza, quella sincerità, quella totale abnegazione che sono proprie della musica e che la rendono prima di tutto forma aurea o poi spettacolo. I più grandi perfomer della storia provengono dalla culla americana, culla che vorrei tanto mi accogliesse."

Ma Alessandra Salerno  tiene nascosto il suo sogno americano...

"Il mio sogno americano è davvero ambizioso, lo tengo per me, per scaramanzia, spero di poter raccontare tra qualche anno, in un'altra intervista, se poi si è realizzato o no."

Ultima domanda. Quando l’ascolterete - se non conoscete la sua musica  - capirete la domanda.
Alessandra sei consapevole della magia che crei quando suoni e canti? Di portare quasi un un mondo fatato…

"No, io sento solo le vibrazioni tra me, la mia musica e il mio pubblico. Sento un varco che si apre, vivo una dimensione altra, che poi sia fatata e magica come l'hai definita, io non posso che esserne felice e grata, e pensare che forse sto camminando nella direzione giusta..."

Sapeva che sarebbe stato sufficiente aprire gli occhi per tornare alla sbiadita realtà senza fantasia degli adulti”. Il suo modo di proporre musica mi ricorda tanto queste parole nel romanzo 'Alice nel Paese delle Meraviglie' di Lewis Carroll.  Non perchè Alessandra non conosca la realtà ma perchè riesce, con le sue note, a trasportarci in quella fantasia che da adulti abbiamo perso.

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