Giorgio Radicati racconta il suo 11 settembre

Daniele Demarco (December 07, 2011)
L'ex Console ripercorre gli avvenimenti di quei giorni drammatici in un libro-diario in cui, ai ricordi personali si aggiungono notizie e considerazioni tecniche.

Giorgio Radicati è stato console generale d’Italia a New York tra il 1998 e il 2003. Dal suo ufficio di Park Avenue ha vissuto, in prima persona, uno degli eventi più drammatici della storia recente: l’attentato alle Twin Towers dell’11 settembre 2001. A dieci anni da quell’evento, lo shock e la commozione provati durante il crollo delle torri sono rimasti intatti, tanto da spingere Radicati a ripercorre in un libro le tappe del disastro.

Il libro, pubblicato dalla casa editrice Iacobelli, non è soltanto una raccolta di frammenti di memoria, ma una riconsiderazione complessiva dell’evento. Ai ricordi personali, si intrecciano riflessioni critiche sulle mosse politiche della Casa Bianca. “L’invasione dell’Afghanistan – spiega Radicati – è stato un atto dovuto e necessario. Ciò che si poteva davvero evitare era di scatenare una guerra imprevedibile e rischiosa contro l’Iraq di Saddam Hussein”, una guerra che ha creato tensioni in tutto il Medio Oriente, costringendo gli Stati Uniti ad impegnarsi, in quello scenario geopolitico, in maniera sempre più massiccia.

Da ciò, spiega ancora Radicati, è derivato un mutamento della condizione Americana. “Gli Stati Uniti, alla vigilia dell’11 settembre erano l’unica superpotenza planetaria. Questo titolo derivava loro dalla caduta del muro di Berlino e dal collasso dell’impero sovietico. L’attentato al World Trade Center ha dimostrato, invece, che questa superpotenza non era più tale. All’indomani dell’attentato, l’America si è trasformata in un gigante indebolito e costretto a viere una fase di insopportabile tensione”. Il mito dell’invulnerabilità americana si è sgretolato sia nell’opinione pubblica che al cospetto dei partner stranieri. “Ancora oggi a New York – spiega Radicati – un semplice movimento sospetto, registrato da privati cittadini, può far innalzare l’attenzione delle forze dell’ordine al massimo livello di guardia. Ciò dimostra che, probabilmente, le forze eversive sono riuscite nel loro intento, seminando il terrore nel paese più progredito del mondo”.Nelle considerazioni dell’ex Console c’è, però, spazio anche per la speranza. “Il sito di Ground Zero – ricorda Radicati – sta rinascendo. Da questo punto di vista si realizza l’auspicio espresso da Rudolph Giuliani, quello di trasformare il giorno più nero nel giorno più luminoso”. Se ciò dovesse accadere, sarà principalmente dovuto al sacrificio delle forze dell’ordine nelle cui fila militano, ancora oggi, centinaio di italo-americani. “Sin dai primi giorni dell’emergenza, queste persone – spiega Radicati -  hanno offerto il loro appoggio e la loro disponibilità. Tra gli italo-americani, un posto d’onore spetta, di diritto, a Daniel Nigro, l’ex vice-capo dei pompieri di New York. Il capo era Peter Ganci. I due erano appaiati al momento del disastro, ma solo Nigro sarebbe sopravvissuto al collasso delle torri, portando con sé un profondo senso di rimorso. Tutte le volte che abbiamo provato a parlare insieme di quei giorni, Nigro ha sempre rimpianto di non essere morto assieme al suo capo. I suoi toni erano davvero toccanti”.

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