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Hammamet, l'ultimo Craxi

Monica Straniero (January 10, 2020)
Il nuovo film di Gianni Amelio racconta Bettino Craxi negli ultimi mesi di vita. Non è un film di parte, niente assoluzioni, niente condanne, ma un racconto di un dramma umano di un re che ha perso il suo scettro e si ritrova solo con se stesso. Un Pierfrancesco Favino oltre ogni limite di resa scenica ed attoriale per mimica e cadenza della voce, nel ruolo dell’allora Presidente del Consiglio.

Il nuovo film di Gianni Amelio, "Hammamet” racconta gli ultimi mesi di vita del leader socialista Bettino Craxi, famoso negli Stati Uniti per la Crisi di Sigonella, quando si rifiutò di consegnare agli americani i dirottatori palestinesi della nave da crociera Achille Lauro che furono cosi processati e condannati in Italia. Un Pierfrancesco Favino oltre ogni limite di resa scenica ed attoriale per mimica e cadenza della voce, nel ruolo dell’allora Presidente del Consiglio.  

"Ma non è una biografia di Craxi” – come rivendicato dall regista. Hammamet non è un film di parte, ma un racconto di un dramma umano di chi ha conosciuto l’apice della potenza e si ritrova a fare i conti con sé stesso e quel senso di abbandono e solitudine che assale chi è consapevole che la fine è vicina. Il melodramma si impone sulla rivisitazione storica e ripiega sul travaglio interiore dell’ex presidente del Consiglio socialista, nel film non si farà mai il nome di Craxi. 

La verità dei fatti viene lasciata fuori dalla villa di Hammamet, archiviata in un casellartio giudiziario. La caduta del re è raccontata attraverso lo scontro con la figlia che lotta per lui, Stefania che però il regista ha chiamato Anita, (Livia Rossi) come la compagna di Garibaldi, mito craxiano. Con la politica fuori dai giochi o affidati a scambi con anonimi politici, dove prevale il non detto, rimane la figura di un uomo malato, divorato dalla rabbia e da un sentimento di rivalsa nei confronti di un paese dal quale si è sentito abbandonato, lasciato solo con i suoi fantasmi e in un paese che non poteva dargli le cure sanitarie adeguate alle sue gravi patologie. Quell’Italia di cui Craxi intravede la costa solo dalla spiaggia della cittadina tunisina dove aveva trovato rifugio nel ’94.

Il Craxi, “né esule né latitante”, di Amelio, sembra gradualmente perdere il contatto con la realtà, gridando ragioni come se fossero assolutorie e assolute. Il regista si tiene alla larga dal fornire spiegazioni del perché il segretario del Psi sia rimasto travolto dallo scandalo Mani Pulite e condannato due volte in Italia. Si astiene da giudizi su un modo di fare politica che ancora oggi suscita dibattiti feroci. 

Preferisce una visione parziale su una figura ancora molto controversa nella storia d’Italia che potrebbe far storcere il naso a chi sperava in una qualche forma di riabilitazione e chi invece in una condanna senza attenuanti. “Ho fatto il film che volevo fare, conclude Amelio, non un pamphlet militante”. Il film, che esce in concomitanza del ventennale della morte del segretario del Partito Socialista italiano dal 1976 al 1993, avvenuta il 19 gennaio del 2000 nella sua residenza in Tunisia, è nelle sale dal 9 gennaio.

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