Enrico Brignano: Vi porto l'anima di Roma

Natasha Lardera (May 14, 2014)
Intervista con Enrico Brignano, a New York per promuovere il suo Rugantino che verrà presentato al City Center di New York, il 12, 13 e 14 giugno. E' in arrivo uno spettacolo con un grande cast, ma anche le scenografie orginali. E proprio quest'anno si celebrano i 50 anni dalla sua prima rappresentazione a Broadway del 1964, quando calcarono le scene i grandi Nino Manfredi e Aldo Fabrizi.

Arriva a New York Rugantino, un classico del teatro musicale italiano. E arriva, come per le passate edizioni, con scene e costumi originali firmati da Giulio Coltellacci. A curarne la messa in scena e a recitarlò è l' attore italiano Erinco Brignano, che ricalcherà la regia originale di Garinei e Giovannini.

 E  nella grande Mela arriva anche per un motivo molto speciale. Celebrare i 50 anni dalla sua prima rappresentazione a Broadway del 1964, quando calcarono le scene i grandi Nino Manfredi e Aldo Fabrizi.
 

Lo spettacolo sarà in scena al City Center di New York il 12, 13 e 14 giugno 2014, ma nel frattempo Brignano è impegnato in un’intensa attività di promozione che lo ha visto partecipare ad un evento organizzato appiosta per celebrarlo presso Bulgari, fino ad una lezione agli studenti della Scuola d’Italia Gugliemo Marconi.
 

Scritto da Garinei & Giovannini, Pasquale Festa Campanile, Massimo Franciosa, con la collaborazione artistica di Luigi Magni») e musiche di Armando Trovajoli, Rugantino fu rappresentato per la prima volta al Teatro Sistina di Roma il 15 dicembre 1962. Da allora è stato un crecendo di successi con spettacoli che hanno visto alternare grandi nomi del teatro italiano.
 

Dopo alcune serate a Toronto, fu rappresentato a Broadway, nel febbraio del 1964, al teatro Mark Hellinger, dove per tre settimane registrò il tutto esaurito.
 

Nell’attesa di questo grande spettacolo, che vede passare oltreoceano non solo una grandisismo cast, ma anche le scenografie orginali di cinquanta anni fa, abbiamo rivolto a Enrico Brignano alcune domande.

Come ti presenti agli americani e a tutti gli italo-americani che non ti conoscono?

Col sorriso di sempre, lo stesso con cui mi presento al pubblico italiano, consapevole del grande onore e della fortuna di poter recitare in America e portando con orgoglio una storia italiana antica come il tempo. Una storia di eros e thanatos in una Roma del Papa Re, ambientata nel 1830.
 

Rugantino è una storia divertente di grande coraggio, una storia sul potere dell’amore che va oltre la morte. 

Come ti sei preparato?

Questa è la sesta edizione del Rugantino. La prima debuttò al Mark Hellinger Theatre nel 1964. La cosa che mi ha portato a mettere in scena il Rugantino è la Tradizione. Mi sono preparato con grande dedizione, grande amore e professionalità. L’ispirazione alle edizioni precedenti è inevitabile, come ho detto è la Tradizione ad avermi avvicinato a questa storia, e le precedenti edizioni segnano la tradizione, sono la storia di questo spettacolo. Per ovvii motivi c’è un po’ di tutte le edizioni e di tutti gli interpreti che mi hanno preceduto. ma se dovessi definire quest'edizione con un aggettivo direi, più virile.
 

Parliamo della traduzione .Ci saranno dei sovratitoli in inglese. Ci sono stati cambiamenti per l'audience americana. C’è qualcosa che vi preoccupa che non venga da loro colto? (magari qualche gioco di parola)

No, non ci sono cambiamenti, gli unici cambiamenti apportati riguardano i sottotitoli, stiamo cercandi di trovare un adattamento del linguaggio rispetto a quelli del ‘64 perché è ovviamente da allora il linguaggio americano, lo slang, è cambiato. E’ chiaro che molti giochi di parole non possono essere compresi pienamente da un pubblico non italiano e non romano aggiungerei, ma voi mi insegnate che la lingua originale di un’opera teatrale o cinematografica non è mai totalmente traducibile.  
 

Brignano per questo spettacolo curi anche la regia. Cosa vuol dire per te questa doppia veste?

Va detto che in realtà più che la regia,  ho fatto la messa in scena. I costumi e le scegrafie sono quelle originali, le stesse del ‘64, per cui potrei dire che l’”archeologia” dello spettacolo è invariata. La mia è una messa in scena di cui mi assumo tutte le responsabilità. Sicuramente ho sentito la doppia fatica che però mi ha anche permesso di sentirmi maggiormente coinvolto in questa storia così antica. Il mio interesse è stato quello di studiare le biografie non solo degli interpreti ma di tutti quelli che hanno realizzato lo spettacolo,  Armando Trovajoli per le musiche, Pasquale Festa Campanile e Luigi Franciosa per la sceneggiatura, Giulio Coltellacci per le scenografie e i costumi, ovviamente Garinei e Giovannini per il soggetto e non ultimo Luigi Magni. Il Rugantino ti dà la sensazione di portare qualcosa che appartiene al passato ma che è sempre giovane, perché parla di una storia che ci appartiene. E’ l’invenzione della commedia musicale per eccellenza che, a differenza del musical,  ha come punto di forza gli attori e non solo la storia. Infatti molto spesso nelle commedie musicali italiane è molto difficile la sostituzione degli attori, perché spesso sono scritte proprio ispirandosi all’attore che le interpreterà, a differenza dei grandi musical, dove la storia prende il sopravvento e attori molto bravi possono intercambiarsi. 
 

Il Rugantino può essere in un certo senso paragonato ad uno della tradizione di Broadway?

Penso di no, che non sia paragonalbile ad alcuoi degli spettacoli di Broadway, innanzitutto per l’ambietazione, nessun musical di Broadway parla dell’epoca papale, in cui vigeva la pena di morte. Il Rugantino parla di una storia prettamente italiana, romana, è una commedia ma con un finale amaro. E non saprei quanti spettacoli di Broadway finisco con la morte per decapitazione del protagonista. 
 

E cosa pensi dei musical americani?

Sono un grande appassionato degli spettacoli di Broadway, vado tutte le volte che posso, da oltre 10 anni. Ho visto numerosi grandi classici, da Kinky Boots a Cinderella, da Mamma Mia al Fantasma dell’opera e molti altri.

Ma New York ora aspetta il suo Rugantino, e vuole vedere come è riuscito a ricreare lo spirito della Roma papalina.

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