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Peppe Voltarelli: cantastorie dei nostri tempi

Tommaso Cartia (December 19, 2016)
La Casa Italiana Zerilli-Marimò di New York ha ospitato il cantautore Peppe Voltarelli per una suggestiva presentazione del suo nuovo progetto discografico "Voltarelli canta Profazio" nel quale il cantante calabrese riscopre le sue origini etniche e l'opera musicale di Otello Profazio, uno dei più importanti cantautori folk del Sud Italia. L'evento è stato presentato da Stefano Albertini, direttore della Casa Italiana, in conversazione con Joseph Sciorra, Director for Academic and Cultural Programs al John D. Calandra Italian American Institute, (CUNY)

Dolce, amara, leggiadra, arrabbiata, speziata, malinconica, allegra, a tratti disperata, sagace, ironica, istrionica; queste solo alcune delle sfumature che invadono l’udito e lo spirito quando si ascolta una voce del sud, un canto ineluttabile, seducente come un’eco di sirena, ancora vivo e pieno di tutta l’incredibile storia del quale è intriso. La tradizione musicale folk del Sud d’Italia ha sempre raccontato con i suoi cantastorie ed i suoi interpreti tutto il sentimento, la passionalità ma anche quel senso di eterna rivalsa, di denuncia sociale, conditi molto spesso con irriverente ironia, della gente del nostro Mezzogiorno.

Come nella migliore tradizione orale che affonda le sue radici nella mitica figura dell’aedo (il cantore professionista nell’Antica Grecia), gran parte del patrimonio musicale popolare del sud sarebbe andato perduto se non ci fossero stati dei cantautori contemporanei impegnati a riscoprirla, a riproporla e a renderla eterna con le loro registrazioni. Laddove non esistevano altri mezzi di comunicazione se non la parola scritta, parlata o cantata, i cantastorie di una volta erano gli antichi reporter della vita quotidiana di tutti i giorni come dei grandi cambiamenti della storia.

Artisti come Edoardo Bennato, Carlo d’Angiò, Antonio Piccinino, Rosa Balistreri, Pietra Montecorvino o Teresa De Sio, hanno salvato questa tradizione e l’hanno consegnata ai posteri. 

Un altro grande passaggio di testimone è stato quello tra Otello Profazio – cantastorie calabrese di genere folk che ha reinterpretato molte canzoni della tradizione meridionale e le poesie in siciliano di Ignazio Buttitta – e Peppe Voltarelli, uno degli ultimi grandi cantastorie italiani che ha raccolto l’eredità di Otello nel suo ultimo progetto, un disco/libro intitolato “Voltarelli canta Profazio”.

Peppe Voltarelli è un cantante, cantautore ed attore calabrese celebre per aver fondato nel 1991 a Bologna la band folk-rock sperimentale “Il parto delle Nuvole Pesanti”. Dal 2005 ha iniziato la sua carriera solista che è stata costellata di importanti riconoscimenti come il “Premio Tenco” nel 2010 e fortunate tournée all’estero in particolare negli States, Canada e America Latina.

Il suo concerto alla Casa Italiana presentato dal direttore Stefano Albertini e Jospeh Sciorra  - Director for Academic and Cultural Programs al John D. Calandra Italian American Institute, Queens College (City University of New York), è stato impreziosito da una performance multimediale delle artiste napoletane Anna e Rosaria Corcione che hanno anche curato i contenuti visivi del booklet dell'album. Anna Corcione era presente in sala.

Prima del concerto abbiamo avuto l’occasione di catturare l’intervista che il cantautore ha rilasciato a Stefano Albertini, che sarà presto trasmessa in televisione nel nostro programma i-ItalyNY TV in onda ogni Domenica all’1pm sul canale NYC Life.

Voltarelli ha parlato dell’importanza del nuovo progetto, un disco/libro pubblicato da Squilibri Editore e prodotto artisticamente da Carlo Muratori e dell’incontro fatalistico con Otello Profazio. L’istinto che ha spinto il cantante calabrese a riscoprire le origini musicali della sua etnia lo ha naturalmente avvicinato al suo conterraneo Profazio e a stabilire con lui una relazione umana oltre che artistica che li ha portati anche a condividere spesse volte il palco insieme come nell’occasione del Premio Tenco. Importante per il cantautore è anche proprio la dimensione del viaggio in musica, la necessità di lasciare la terra portando con sé tutte le storie ad essa ispirate per raccontarle e generosamente regalarle al pubblico.

Come i grandi cantastorie della storia che si spostavano di città in città presentando le loro performances accompagnati da dei supporti visivi che permettevano di comprendere e contestualizzare meglio le storie narrate, così Voltarelli ha iniziato il suo viaggio accompagnato dalle suggestioni visive di Anna e Rosaria Corcione. Le opere, intitolate “Strappi e stratificazioni”, sono degli inventivi collages che intersecano immagini moderne di Voltarelli con copertine dei dischi di Profazio ed altri artisti della storia insieme a momenti storici e commenti pittorici.

Proprio la metafora della stratificazione, dello scavare alla riscoperta delle radici e di tutti i livelli del passato messi in comunicazione con la modernità, ha amplificato lo sposalizio musicale tra passato e presente che Voltarelli ha officiato in questo suo incontro con Profazio. Anna e Rosaria si sono anche ispirate ad un altro grande artista calabrese, Mimmo Rotella, che iniziava i suoi dècollages proprio negli anni in cui Profazio si accingeva a rivisitare il repertorio popolare. Nel giustappore e fondere i volti dei due protagonisti, le artiste hanno dato corpo e sostanza ad un ricongiungimento che ha sottolineato le affinità quanto le distanze tra i due cantori di un sud eternizzato in una immobilità metafisica come in quadro di de Chirico.

I fortunati spettatori della Casa Italiana hanno avuto l’occasione di assistere a questo spettacolo di musica ed immagini incorniciato dalla teatralità, dallo spirito e dall’ironia di Voltarelli. Il cantautore ha cantato alcune delle canzoni più di Profazio tra cui “Qua si campa d’aria”, titolo anche dell’album con cui il cantante ha venduto più di un milione di copie, un record assoluto, ad oggi Profazio è infatti l’unico cantante di genere folk ad aver ottenuto questo risultato.

Voltarelli si è anche avventurato nella canzone tradizionale siciliana, con le poesie in musica del poeta Ignazio Buttitta, oltre che interpretare alcuni dei pezzi del suo repertorio.

Nostalgie, note di vita vissuta, denuncia sociale e una dolceamara ironia che raccontano di un mondo antico che si avverte sorprendentemente vicino ai nostri tempi moderni. “Qua si campa d’aria”, con la sua scanzonata sagacia, suona quanto mai contemporanea, fotografando una situazione di crisi dell’economia italiana come la difficoltà degli immigrati italiani di ricostruirsi una vita oltreoceano.

L’anima musicale da migrante del sud di Voltarelli abbraccia il pubblico italo-americano in una sentita corrispondenza di sensi. Come il cantautore aveva infatti dichiarato in occasione di un altro suo progetto, “Il viaggio, i padri, l’appartenenza”:

“C’è dentro la mia esperienza di emigrato e quella di tutti gli altri. C’è il distacco e la riscoperta delle proprie radici viste da lontano, e c’è l’accettazione di quel patrimonio che è nostro, che ci portiamo dentro, che ci piaccia o no. Sta a noi poi trarre il meglio da questo bagaglio e farlo diventare un nostro punto di forza, un elemento identificativo”.

Importante per Voltarelli proprio il confronto e l’identificazione con questo pubblico, che è il suo pubblico. Lo ha dimostrato il calore che gli spettatori gli hanno restituito alla Casa Italiana, tra commozione, risate e fragorosi applausi.

Il viaggio di “Voltarelli canta Profazio” è appena cominciato, il cantautore è già partito per un tour negli States e nell'America Latina che si concluderà a Gennaio.

Per seguire il cantautore nei suoi prossimi concerti si possono trovare tutte le date e le informazioni sul suo sito: www.peppevoltarelli.net

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