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C'era, c'è... un'America che non esiste

Maria Rita Latto (May 28, 2012)
Si parte da una citazione di Arthur Miller: “Non esiste l'America, è il nome che si dà a un'idea astratta”. E quella di Antonio Monda - autore del romanzo "L'America non esiste" a New York dai primi anni Novanta, oggi scrittore di successo e docente presso la New York University - è un'America che unisce e che divide, è un'America immaginaria e immaginata da ognuno di noi, descritta in maniera vivace, mai folcloristica o stereotipata

L'America non esiste.L'approccio col libro di Antonio Monda parte proprio dal titolo,  una stentorea dichiarazione che però viene smentita dalla copertina su cui è scritta.  L'America non esiste, eppure l'America è là, davanti ai nostri occhi di lettori attratti dal titolo e dall'immagine suggestiva dell'Empire State Building, simbolo dell'America che esiste, e di New York in particolare.

Passando dalla copertina alle pagine interne, una volta superato il primo approccio visivo con  libro (approccio peraltro davvero accattivante) ci si trova catapultati in un'America distante da noi e non soltanto perchè chi vive in Italia è dall'altra parte dell'oceano. Tutto inizia lontano nel tempo, nel 1951, in un piccolo paese del sud dell'Italia, vicino Napoli, dove i genitori di Nicola e Maria, due giovani rispettivamente di ventitre e diciott'anni, muoiono in un incidente stradale.

I familiari dei due ragazzi rimasti orfani e senza prospettive in patria, vedono come unica possibile soluzione per il loro bene  emigrare a New York, dove vive Sabatino, detto “Benedizione”, un lontano cugino del padre, che li accoglie e procura loro un modesto lavoro di gestione di un palazzo a Brooklyn e un piccolo appartamento in cui vivere.

Improvvisamente Sabatino scompare e i due fratelli si ritrovano da soli a dover affrontare un mondo totalmente nuovo per loro, a compiere un'individuale e personalissima scoperta dell'America, nel tentativo di costruirsi daccapo una vita in un altrove sconosciuto e lontano anni luce dalla realtà in cui sono cresciuti fino ai loro vent'anni. I due ragazzi vivono in maniera diametralmente opposta l'approccio con la realtà newyorkese di quegli anni. Nicola è un ragazzo impulsivo, ambizioso, con una rabbia interiore che lo porta a vedere l'America come una terra da conquistare a testa bassa, caparbiamente, quasi a voler sfidare il proprio destino di emigrante e riuscire nell'ardua impresa della scalata sociale. Ci riuscirà, come capita spesso agli audaci che cercano la loro strada in America, non a caso definita la “terra delle grandi opportunità”. Inizialmente Nicola si farà strada nel mondo della boxe, diventando un manager ad alti livelli, poi, grazie al fortunato matrimonio con Tess, una ricca ereditiera americana, farà il salto di qualità trasformandosi in un gallerista di successo, raggiungendo un'integrazione rabbiosamente cercata e voluta. Al contrario di Nicola, Maria è calma, silenziosa, senza ambizioni, vive in un mondo tutto suo, chiusa in sé, osservando la realtà circostante con meraviglia ma senza rimanerne coinvolta, uscendo poco dal piccolo appartamento in cui abita, curandosi per quel che basta della propria situazione economica, non particolarmente florida. In superficie Maria potrebbe apparire quasi indifferente, però, nel corso della narrazione emerge la sua essenza di donna mediterranea, piena di passione, determinata nel voler mantenere intatto il proprio carattere, la propria integrità, il suo essere carnale, resistendo fieramente all'omologazione a stelle e strisce. I due fratelli sono distanti caratterialmente ma anche fisicamente: lei vive chiusa nel palazzo di cui si prende cura a Brooklyn, lui attraversa in lungo e in largo Manhattan alla ricerca del successo. Anche il modo di gestire i loro amori sono quantomai opposti: Maria vive un amore intenso e disperato, Nicola considera le persone e in particolare la donna che sposerà soprattutto come opportunità.

Entrambi si trovano a vivere a New York in un momento storico e culturale davvero unico, un momento in cui la Grande Mela prende il sopravvento su Parigi come capitale mondiale della cultura. Monda descrive mirabilmente il grande risveglio dell'America dopo la Seconda Guerra Mondiale, periodo chiave in cui grandi cose stanno accadendo. La letteratura, la musica, il cinema vedono imporsi figure del calibro di Arthur Miller, J.D. Salinger, Tennessee Williams, Ella Fitzgerald, Elia Kazan. L'espressionismo astratto sta rivoluzionando il mondo dell'arte, dove si stanno facendo strada, tra gli altri, Jackson Pollock e Mark Rothko; il Guggenheim Museum di New York è in costruzione. Nel mondo della boxe sta emergendo l'italoamericano Rocky Marciano, mentre ai fastosi parties newyorkesi che Truman Capote aveva descritto così bene capita di incontrare nuove stelle cinematografiche come Marlon Brando, Marilyn Monroe ed Elizabeth Taylor. Questa è l'America sfavillante che fa da sfondo alle vite di Nicola e Maria anche se in alcuni momenti della narrazione alle luci si oppongono le ombre del maccartismo, che rappresenta il tradimento dell'America e del suo spirito originario, una delle contraddizioni insite nel Sogno Americano.

Spesso vediamo le strade di Nicola e Maria incrociarsi con quelle di queste e di altre icone del loro tempo, a volte i due ragazzi sono ignari di chi abbiano davanti. Il lettore viene coinvolto da Monda in quest'atmosfera e osserva l'America di quel tempo attraverso gli occhi dei due protagonisti che si muovono in un mondo popolato sia da semplici conoscenti sia da personaggi famosi, vagando tra lussuosi parties e luoghi più dismessi e umili, luoghi che sono vicini e al tempo stesso tanto distanti. Il lettore vive l'America anche attraverso le emozioni dei due fratelli, si immedesima nelle loro illusioni, nei loro sogni, percepisce che la traversata transoceanica non è finita arrivando al porto di New York: il viaggio continua giorno dopo giorno nel loro animo, a volte sembra averli cambiati per sempre, a volte sembra non essere riuscito a sradicare dal loro essere i valori cardine delle loro origini.  

Oltre a Nicola, a Maria e ai tanti personaggi che fanno da sfondo alle loro esistenze  nell'America dei primi anni Cinquanta, alla fine del libro si percepisce che la vera protagonista è lei, l'America che non esiste, come recita il titolo. È una citazione che Monda riprende da Tropico del Cancro di Henry Miller: “Non esiste l'America, è il nome che si dà a un'idea astratta”. E nel romanzo di Monda troviamo l'America reale di quegli anni lontani, palcoscenico mondiale di arte e cultura, ma anche un'America astratta, vissuta in maniere diversissime da tutti i personaggi del libro. È un'America che unisce e che divide, è un'America immaginaria e immaginata da ognuno di noi quella descritta in maniera vivace, mai folcloristica o stereotipata, da Antonio Monda, egli stesso emigrato a New York dall'Italia nei primi anni Novanta, oggi scrittore di successo e docente presso la New York University.

Antonio Monda - L'America non esiste
272 pagg.,  Edizioni Mondadori 2012 (Scrittori italiani e stranieri)

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