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Articles by: Laura Pace

  • Fatti e Storie

    Raccontare l’enogastronomia italiana

    “Noi italiani partiamo avvantaggiati, perché grazie alla nostra tradizione abbiamo le cose più belle, le cose più buone. Siamo bravissimi in questo. Però dobbiamo metterci un po’ più di marketing” esclama così Oscar Farinetti alla tavola rotonda del GEI (Gruppo Esponenti Italiani) nel Consolato Generale Italiano di New York su “Le strategie di marketing contemporaneo nel mercato americano per l’industria alimentare e delle bevande italiane”. 

    A raccontarci questi tre noti esponenti del Made in Italy enogastronomico in America: Oscar Farinetti, imprenditore italiano e fondatore della catena Eataly; Ugo Fiorenzo, amministratore delegato di Campari America e Angelo Gaja, imprenditore delle industrie vinicole Gaja in Piemonte. 

    A moderare la conversazione il giornalista italiano Mario Platero, presidente del gruppo GEI. Dopo l’introduzione del Console Generale d’Italia Francesco Genuardi, i tre si sono cimentati in un’interessante conversazione attorno all’unicità dei prodotti italiani, caratterizzati da un’identità, una storia e un’essenza inconfondibile. 

     

    Un prodotto non si racconta a priori, c’è la necessità di una maggiore comunicazione, più marketing e storytelling per arrivare direttamente al consumatore. 

    “Trasferire l’italianità”, l’esperienza italiana, questo è stato il leitmotiv della mattinata.

     

    Partendo dal concetto profondo di identity, che Eataly ha fatto suo, Oscar Farinetti lancia una domanda provocatoria durante la conversazione: “In passato eravamo il popolo migliore, quello romano, quello che vinceva tutte le battaglie perché aveva gli atleti migliori che mangiavano meglio. Nel medioevo invece siamo stati disastrosi. Alterniamo generazioni dove gli italiani sono sublimi e altre dove sono terribili. Giudicate voi, qual è oggi la nostra generazione?”

     

    D’altro canto, ogni generazione è un po’ il prodotto del suo tempo. Ce lo spiega bene Ugo Fiorenzo, il quale racconta soddisfatto il successo dello Spritz, che si piazza ottavo nella classifica dei dieci cocktail più venduti in America. Cavalca infatti l’onda del mercato americano con un tasso di crescita del 22,5%. 

     

    “Il fenomeno Aperol Spritz è incredibile perché ha uno storytelling incredibile” dice Ugo Fiorenzo, “E’ un fenomeno marketing che non ci è costato nemmeno un euro: abbiamo solo messo l’Aperol spritz in un bicchiere di vino bianco”. 

     

    L’Aperol inizialmente venduto in Veneto ad un prezzo popolare, viene prima esportato a Milano, capitale dell’aperitivo, fino a diffondersi a macchia di leopardo in tutto lo stivale. Fiorenzo ci spiega che quello che bisognava fare per avere successo in quel momento era “vendere l’esperienza dello Spritz” per poi renderla contagiosa. Metterlo in un bicchiere di vino bianco serviva a incuriosire e a far parlare da sé il prodotto, in modo che tutti si chiedessero: “Che cosa c’è all’interno di quel bicchiere di colore arancione?”.

     

    Un’altra bella storia di comunicazione e di tradizione è sicuramente quella di Angelo Gaja e della sua famiglia. Gaja arriva nel ’74 a New York, quando il vino italiano si presentava al prezzo più basso. 

     

    “Il vino era una bevanda alimentare e come tale doveva avere l’accessibilità del latte o del pane. Io però proponevo un vino dal Piemonte, con un nome ed un prezzo totalmente elevato rispetto al normale”. Come arrivò al successo? Accostando il vino al cibo, esaltando così il cibo stesso. Partì dalla ristorazione italiana sempre in crescita negli USA e riuscì a guadagnare subito visibilità gratuitamente, grazie alla presenza sulla carta dei vini.

     

    Oggi, certo occorre una strategia di marketing più aggressiva e di qualità per riuscire a conquistarsi un posto nella parte alta della piramide. 

     

    “Io appartengo ad una famiglia di artigiani del vino e mi ritengo un artigiano” afferma Gaja. “Non c’è nessuna bevanda alcolica al mondo che abbia la cultura del vino. Bisogna essere capaci di raccontarlo e proporlo nel modo corretto. Far crescere il lavoro artigianale è importante poiché è un patrimonio unico. Il mercato apprezza le differenze e noi siamo ricchi di diversità." 

    Nessuna paura della concorrenza. Il fattore unicità vince su tutto. E Oscar Farinetti parlando delle vendite nei suoi negozi rispetto ad altre aziende estere, apparentemente con lo stesso format, dice: “Non ho paura della concorrenza, perché ho un grande vantaggio rispetto agli altri: ho la cucina italiana dalla mia parte, dalla nostra parte. Una cucina inventata dalle nostre nonne e bisnonne. Le altre cucine sono state inventate dagli chef e sono certamente straordinarie, ma non riproducibili a casa.”

    E alla fine sono tutti sicuri.  Il Made in Italy  - con la sua storia, la sua cultura, l’amore per il dettaglio e per l’approccio artigianale alla produzione - sarà più forte delle tariffe del 25% che a partire da questa settimana penalizzeranno le importazioni in America di formaggi e liquori italiani.

    Per avere più info[email protected] (GEI - Gruppo Esponenti Italiani) ~ (646) 264-2253

  • Art & Culture

    Sisters in Liberty, a 200-Year Journey

    October 16, 2019 the Italian Consulate in New York held a press conference for the “Sisters in Liberty” exhibition. An innovative and engaging project at Ellis Island’s National Museum of Immigration, celebrating the historical bond between Italy and the United States. Its focus? The Statue of Liberty. Or rather, “the two statues of liberty.” Two sisters located 7000 km apart. 

     

    Inside the Santa Croce Basilica in Florence, in a corner of the counterfacade, you can see a draped female figure in the distance, crowned by eight rays, her right arm lifted and holding a broken chain. Meanwhile, her left hand grasps a lorel garland, a symbol for poetry. In passing it, many tourists may for a second believe to have chanced upon the Statue of Liberty. In reality, what they are seeing is The Liberty of Poetry by Pio Fedi, an 1884 funerary monument for Giovan Battista Nicolini.

    These two statues, and the similarity of their posture and details, have been at the center of intense critical debate. It is generally believed that the statue by Pio Fedi served as a source of inspiration for French artist Bartholdi, who built the Statue of Liberty between 1877 and 1886. This theory was based on the fact that during that period, Bartholdi often traveled to Italy and Florence. However, the true nature of the connection between the two works remains uncertain to this day. What’s certain is that they are both the product of the same historical period, of the same ideals of liberty, “risorgimento,” beauty, and spirituality. 

    These two “Sisters in Liberty” will be the focus of an interactive exhibition launched by the Opera di Santa Croce Museum, which will be held at the Ellis Island Museum of Immigration in New York. This is also the perfect occasion to celebrate the 200 year anniversary of the American Consulate in Florence and the diplomatic relations between the US and Italy. 

    Museum visitors will follow a series of panels that graphically reconstruct, through parallel paths, the history of the pursuit of political freedom in Italy and the United States.They will learn about the great historical figures who have built bridges of ideas between people. Starting from Dante and Galileo and arriving to Machiavelli, Garibaldi, and Abraham Lincoln, analyzing the symbols of freedom that characterize each of them.

     

    One of the exhibition’s main gems is undoubtedly the “listening wall,” one of the digital instruments that will allow each visitor to record his or her own definition of freedom. 

    Finally, the journey will end with the 3D printed replica of Pio Fedi’s “Liberty of Poetry.” The product of a high-resolution scanning and printing process realized by Kent State University in Florence using technology normally reserved for conducting brain analyses. 

    For more information click here.

     

  • Arte e Cultura

    Sisters in Liberty: un viaggio che dura da più di 200 anni

    Il 16 Ottobre, si è tenuta al Consolato Italiano di New York la conferenza stampa per la mostra “Sisters in Liberty”. Un progetto innovativo e coinvolgente che vedrà Ellis Island come teatro dello storico e profondo legame tra Italia e Stati Uniti.

    Il trait d‘union? La Statua della Libertà. Più precisamente “le due statue della libertà” ritenute dagli studiosi sorelle. Due statue che si trovano a 7000 km di distanza.

     

    Entrando nella basilica di Santa Croce a Firenze in un angolo della controfacciata si potrà scorgere in lontananza una donna drappeggiata che tiene tra le mani una catena spezzata, con il braccio destro sollevato, indossante una corona a 9 raggi. Mentre la mano sinistra abbassata tiene una ghirlanda di alloro, simbolo della proclamazione alla poesia. Molti turisti, passando da quelle parti, avranno per un momento pensato di scorgere la Statua della Libertà ma in realtà si tratta della Statua della Libertà della Poesia di Pio Fedi, monumento funebre a Giovan Battista Nicolini del 1884.

    Tanto simili nel portamento e nei particolari, queste due statue sono state al centro di un dibattito critico molto acceso. Si pensa che la statua di Pio Fedi sia stata la fonte di ispirazione per l’artista francese Bartholdi, che realizzò la statua della libertà tra il 1877 e il 1886. Questa teoria nasce dal fatto che proprio in quel periodo Bartholdi si recasse spesso in Italia e a Firenze. Quale sia il reale legame tra le due statue rimane assai incerto, e ancora oggi si fatica a capire chi abbia preceduto chi. Ciò che è certo è che sono sorelle dello stesso periodo storico e degli stessi ideali. Ideali di libertà, risorgimento, bellezza e spiritualità.

    Queste due “Sisters in Liberty” saranno quindi al centro di un’esposizione interattiva indetta dall’Opera di Santa Croce, dal 18 Ottobre 2019 fino al 26 aprile 2020, al Ellis Island Museum of Immigration di New York. Celebrando con questa stessa mostra per l’occasione il bicentenario della presenza del Consolato americano a Firenze e delle relazioni diplomatiche tra gli Stati Uniti e l’Italia.

    I visitatori del museo verranno quindi portati passo per passo, attraverso una serie di pannelli grafici posti in cinque stanze, la scoperta parallela tra Italia e Stati Uniti alla conquista della libertà. Passando per i grandi personaggi della storia che hanno costruito ponti di idee tra i popoli: da Dante a Galileo, fino ad arrivare a Machiavelli, Giuseppe Garibaldi e Abram Lincoln, analizzando i simboli di libertà che caratterizzano ciascuno di questi personaggi.

    Chicca dell’esposizione sarà indubbiamente il “listening wall”, uno strumento digitale ed interattivo che permetterà ad ogni visitatore di registrare su questo muro la propria definizione di libertà.

    Infine, il percorso terminerà con la rappresentazione 3D della “La libertà della poesia” di Pio Fedi. La scansione della statua ad altissima risoluzione è stata garantita e realizzata dalla Kent State University di Firenze, grazie a un team di neuroscienziati che si sono serviti per riprodurla di tecnologie utilizzate normalmente per esami al cervello.

    Per maggiori informazioni clicca qui.

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