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Articles by: Roberta Michelino

  • Arte e Cultura

    Robert Glasper ed il suo “experiment” jazz tutto da scoprire

    Talento ed innovazione: queste sono le qualità che rendono Robert Glasper un musicista eclettico ed unico nel panorama musicale mondiale. Glasper è il solo che riesce ad accostare il jazz  l’r&b, l’hip hop ed il soul creando un armonioso unicum dove la musica è la vera protagonista. Questi generi diversi tra loro per estrazione sociale e pubblico di riferimento hanno in realtà un elemento in comune. Tutti appartengono alla black music.

    Nessun cultore o critico musicale  può storcere il naso verso questo ardito progetto sperimentale. La tecnica affinata di Glasper e la sua profonda conoscenza musicale  lo rendono pienamente consapevole del suo lavoro. Coloro che approcciano alla sua musica devono essere scevri da qualsiasi pregiudizio.

    Il suo album Black Radio pubblicato nel 2012 ha vinto ben due Grammy Music Awards.  Ho ascoltato l’intero cd tutto d’un fiato senza saltare nessuna traccia. Al termine della prima canzone, ho ripremuto di nuovo play per riascoltarlo daccapo. Non succedeva da tempo che un nuovo lavoro discografico potesse catturare così tanto la mia attenzione ed il mio entusiasmo. In questo album e nel successivo (Black Radio 2) Glasper vanta importanti collaborazioni: Lalah Hataway, Nora Jones, Erikah Badu, Lupe Fiasco, Mos Def e Bilal. In un panorama musicale dove quasi tutti i lavori sembrano essere uguali e privi di originalità, il suo cd spicca sicuramente per  l’accostamento sublimato di un inafferrabile ed improvvisato jazz, di un moderno r & b e di un intenso soul che affonda le sue radici più profonde nella cultura afro.

    I suoi concerti sono un’esperienza irripetibile e l’atmosfera che si crea è molto intensa e  coinvolgente. E non importa se le esibizioni si svolgono in un bar di Brooklyn o in un meraviglioso teatro come il teatro Bellini di Napoli. Il vero catalizzatore di attenzione è il pianoforte di Glasper con un accompagnamento strumentale di classe formato da batteria, basso, sax e voce in covocal.  

  • Arte e Cultura

    Piazza del Plebiscito si colora d’incanto

    Il 9 Aprile Piazza del Plebiscito era un colorato dipinto a cielo aperto. La “Piazza Incantata”, nome dell’evento che ha visto partecipi oltre 13000 persone,  ha radunato i cori di 17 regioni italiane per battere tutti i primati: formare il coro più grande del mondo.

    L’ambizioso e non facile progetto è stato seguito dal giornalista Renato Parascandolo e dai direttori d’orchestra Sergio Siminovich e Ciro Caravano. L’Assessorato alla Cultura del Comune di Napoli e l’Assessorato dell’Istruzione e dello Sport della Regione Campania, la Rai ed il Miur lo hanno coordinato sin dalla sua fase embrionale. 

    L’evento è stato introdotto dal Ministro dell’Istruzione Stefania Giannini e dal Presidente del Comitato Nazionale per l'Apprendimento Pratico della Musica, Luigi Berlinguer. Il Sindaco di Napoli Luigi De Magistris  ha aperto il concerto sottolineando quanto la “Piazza Incantata” sia un ulteriore esempio di eccellenza della città partenopea. “Siamo di fronte ad una grande armonia organizzativa, unica e irripetibile,” ha esordito De Magistris, “La musica ci insegna ad aprire il cuore oltre ogni bandiera perchè è simbolo di pace e speranza. 

    A Napoli c’è una grande adrenalina vulcanica. Ed è proprio sulla scia di questa adrenalina che si è lavorato in tanti per più di un anno per dar vita a un evento magnifico che non ha precedenti nella storia della musica corale”.
     

    Ma affinché un evento abbia un esito positivo si deve sempre volgere lo sguardo alle sue impalcature: la Piazza Incantata non avrebbe avuto la stessa eco senza il coordinamento di Solange Volpicella, amministratore unico dell’agenzia Ravi Class, e del suo staff. Altra risorsa indispensabile è stata la dott.ssa Giorgia De Franciscis che con la sua professionalità ed il suo stacanovismo si è distinta ancora una volta nel panorama degli eventi napoletani. 

    Neanche la pioggia è riuscita a fermare le fanfare dei Carabinieri che intonavano l’inno italiano, l’orchestra del prestigioso Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli ed i 13000 del coro. La scaletta musicale regalava brani classici e moderni: “Te deum, Pleni sunt” di Charpentier, il “Requiem: Dies irae et Lacrimosa” di Mozart,, “Aida, Gloria all’Egitto” di Verdi, “I’ te vurria vasà” di Eduardo di Capua e “Michelle” dei Beatles.

    I bambini, sono stati i  veri protagonisti del coro grazie alla loro allegria, ad i loro colori ed al loro trascinante entusiasmo. Ad abbracciarli l’intera giornata del 9 Aprile c’era l’ampio colonnato della Chiesa di San Francesco di Paola, squarcio artistico di una bellezza senza tempo che ha contribuito a rendere il loro canto artisticamente ed acusticamente perfetto ed indimenticabile. 

     

  • Arte e Cultura

    Buon viaggio, Gianmaria Testa

    Un’ intera esistenza trascorsa tra le campagne, le stazioni ferroviarie e la musica. Oggi una fetta di mondo si sente più sola. Un altro gigante del panorama musicale e culturale ci ha lasciato. Eclettico e sensibile, l’artista ha sempre messo a nudo la sua sfera emozionale ed umana, raccontando la sua infanzia, i suoi rapporti affettivi e regalandoci una visione arguta su delicate tematiche che attanagliano la società di oggi. La sua velata malinconia fa trasparire sempre una concreta speranza nell’avvenire, nell’umanità e nella vita. La stessa vita che l’ha tradito nel suo male più vile e corrosivo: il cancro.
     

    Nell’archivio più prezioso e nascosto la redazione di i-Italy conserva alcuni frammenti di  una delle sue ultime interviste video realizzate a New York. Ci sono tante parole che restano in appunti, lasciate da parte, mai utilizzate quando si lavora tra video, carta e rete. 

    Queste sono alcune domande e risposte di Gianmaria Testa in un'intervista andata in video realizzata da Letizia Airos. Miricordo che la sbobbinai io ed era così intensa da rendere bellissmo anche quello che spesso è un lavoro noioso di redazione. Non mi stancavo di ascoltare le sue parole sull'immigrazione, sul capitalismo e sul mercato discografico.

    Buon viaggio Gianmaria Testa. Capostazione dalla cultura sconfinata e dalla musica intensa. Questa sera lascerò decantare ancora una volta le sue canzoni. Chissà quante persone, come me - dopo averlo conosciuto, si sono appropriate delle sue storie rendendole proprie, come si fa con un libro, facendole diventare un linguaggio comune, condiviso e condivisibile.


    Raccontami la storia della tua vita, chi è Gianmaria Testa?

    Sono nato nel ’58, in una campagna povera in provincia di Cuneo da una famiglia di agricoltori. Preso il diploma, sono andato via di casa ed ho incominciato a studiare per alcuni concorsi, vincendo quello di capostazione. In ferrovia ho trovato un ambiente che mi corrispondeva. I colleghi trasmettevano ancora la fierezza di recarsi al posto di lavoro ed io non ricordo di essere mai andato a lavorare senza la voglia di andarci. Tutto è cambiato da quando ci obbligarono a definire i viaggiatori clienti, da quel momento il trasporto pubblico è diventato un business, gestito male ma pur sempre un business.

    Cosa rappresenta New York per te?

    Non è la prima vola che vengo a New York e l’impressione che mi ha sempre dato è che una convivenza occidentale è possibile. La prima volta che sono arrivato avevo infiniti pregiudizi da italiano di sinistra, ma mi è bastato poco per rimanere impressionato dalla sua bellezza. Generalmente associamo la bellezza all’arte o alla natura, invece questa città con il suo Skyline, fatto senza alcun intento artistico ma soltanto affastellando dei luoghi dove l’uomo vive, a me sembra sorprendentemente incantevole. Quando arrivo a New York ho la sensazione che ci sia qualcosa di molto radicato che non sarò certo io a scardinare, potrò solo, se voglio, integrarmi e condividere le mie radici con quelle degli altri. Le basi qui sono così solide che qualsiasi cosa arrivi a New York, diventa New York.

    Il panorama musicale giovanile è molto cambiato, come mai secondo te, è a causa di internet, delle case discografiche o del fatto che tutti ormai possono fare musica?

    Purtroppo è un fenomeno che non colpisce solo l’Italia. Uno dei problemi di qualunque forma di creatività è il mercato, soprattutto quando questa creatività incontra tristemente la sua monetizzazione. Tale aspetto esiste ed è inevitabile, l’unica cosa che possiamo fare è avere un rapporto eticamente alto con la quantificazione del denaro. Io continuo a scrivere, se ciò avrà un riscontro bene, in caso contrario non mi piegherò a quello che il mercato chiede. C’è una quantità di belle idee che restano chiuse nei cassetti perchè nessuno rischia più nulla per tirarle fuori.

    Hai lavorato con Erri de Luca, mi racconti il vostro rapporto?

    Abbiamo organizzato lo spettacolo nel quale Erri stesso leggeva stralci dei suoi racconti. Sono stato a casa sua e mi ha letto il suo brano intitolato “Don Chisciotte e gli invincibili” che parte da un’idea meravigliosa del poeta Nazim Hikmet. Gli invincibili non sono coloro che vincono, quelli sono i vincenti ed in America ce ne sono tanti. Sono quelli che, come il don Chisciotte, una volta sconfitti si rialzano in piedi. Erri ha individuato una serie di categorie d’invincibili, una di questi sono gli immigrati, poichè non c’è niente di più invincibile della loro disperazione. Da quel momento è nata tra noi un’amicizia fraterna.

    Mi daresti una definizione di te stesso come artista?

    Io non scomoderei nè la musica nè l’arte, ma non per falsa modestia. Per quanto concerne l’arte, penso che sia una parola quanto mai abusata. Gli artisti sono quelle persone senza la cui presenza non si potrebbe capire una parte del mondo. Gli altri come me sono dei raccontatori che non modificano nulla. Se togli le mie canzoni dal panorama della musica non succede niente, se elimini Mozart tutto ciò che seguirà sarà diverso. Quelli come me usano una forma diversa dalla parola pura e semplice per raccontare ed a volte questo racconto che riguarda te coincide con le vite degli altri che si appropriano della tua storia.

    Buon viaggio Gianmaria Testa. Questa sera lascerò decantare ancora una volta le tue canzoni nell'alcova della mia stanza. Chissà quante persone, come me,si sono appropriate delle tue storie rendendole proprie, come si fa con un libro, facendole diventare un linguaggio comune, condiviso e condivisibile. 

  • Facts & Stories

    Mina’s Italian Song Book

    It was way back in the 1960s when the enduring icon of Italian music first appeared on TV. Anna Maria Mazzini, known to everyone as “Mina the Tigress of Cremona,” immediately captivated audiences with her stunning voice and stage presence.

    Renzo Arbore, enamored of her inimitable vocal skills, called Mina “the greatest white pipes in
    the world.” The 1970s saw the rise of her eclectic act. Accompanied by Mario Bellani on piano, she turned classic Neapolitan songs into intense, refined jazz tunes; redefined Brazilian boss nova rhythms in “Agua de Março,” which does justice to Elis Regina’s version; and sang duets with such famous musicians as Fabrizio De Andrè, Giorgio Gaber, and Adriano Celentano.

    After her last TV appearance and a memorable concert in Bussola (recorded for the album Live ’78), Mina decided to put a halt to her public performances and limited her artistic output to the annual record and infrequent radio events. No one knows the real motive behind her retreat from show business.

    Some say the singer was tired of being judged by society, which back then was steeped in rigid formalism. Her choreographer Don Lurio claimed that Mina was often afraid to face audiences. And yet her unexpected, mysterious departure from the scene helped make the Tigress of Cremona an almost legendary musical icon.

    Nietzsche’s theory of eternal return doesn’t apply to Mina; she will forever belong to a certain, unrepeatable moment in Italy. The singer was really never so much of a presence as when she withdrew from the scene. For years she has released, on average, an album a year, sung with various artists, including emerging Italian musicians, has been a popular critic and commentator, and directed shows for radio.

    The Italian Songbook, one of her last catalog albums, is composed of five CDs containing twelve famous American songs, covers of classic Neapolitan music, songs by Pino Daniele, and duets with Celentano—five magisterial CDs by a talented artist who, despite having renounced the public spotlight, continues to give us music with real feeling.

  • Arte e Cultura

    Lello Esposito. Tra arte e tradizione. Tra Napoli e New York

    Una scuderia seicentesca nell’antico Palazzo Sansevero adibita a galleria d’arte, una location suggestiva dove le lancette del tempo sembrano essersi fermate. In questo luogo incantato, idea e genio di Lello Esposito si fondono con la tradizione napoletana e diventano arte.

    Nel suo studio incontriamo anche il Console Generale degli Stati Uniti a Napoli, Colombia A. Barrosse, che non cela ammirazione, stima ed amicizia per l’artista.

      Il talento di Esposito s’incentra sugli archetipi di Napoli reinterpretati in chiave moderna. Pulcinella, San Gennaro, l’iconografia del teschio, dell’uovo e del Vesuvio sono liberati dagli stereotipi e dal passato per proiettarsi nel futuro attraverso il dono di un’anima immortale.

    Ai primordi della carriera di Esposito Pulcinella viene rappresentato nella sua tipica gestualità. Solo in seguito è riprodotto su grandi tele attraverso un tripudio di colori. La maschera sarà sempre una costante nelle sue opere ed acquisisce la fisionomia di un volto corrugato per comunicare emozioni e sofferenze. Come le maschere pirandelliane anche quelle di Lello rappresentano un rifugio dell’inconscio ed una fuga dall’alienazione della società postmoderna.

    Da molti anni le sue esposizioni sono apprezzate in tutto il mondo, soprattutto a New York.

    Molte celebrità come Turturro, Tarantino, Mickey Rourke e Stallone sono state premiate con la scultura bronzea della maschera di Pulcinella . In occasione del 41 Parallelo, organizzato dal Napoli Film Festival di New York, l’artista si ripropone con una delle sue icone, il vulcano, stilizzato nelle forme e stigmatizzato nella simbologia attraverso una forte eruzione cromatica.

    Durante l’intervista Lello si racconta ripercorrendo le tappe della sua vita d’artista.
     

    Cosa rappresenta per te Pulcinella e perchè ti definisci un artista di culto?

    Pulcinella mi accompagna da sempre. L’ho raffigurato spesso nell’atto di mangiare pizza e spaghetti o nelle sue pose peculiari. Questa maschera, grazie alla mia riproduzione artistica, ha varcato le soglie della mia città per diventare internazionale, raccontando anche a chi non è napoletano la storia di Napoli, quella autentica, senza lo stereotipo della pizza, del mare e del mandolino.

    Mi piace definirmi un’artista di culto perchè ho cercato di comunicare la tradizione partenopea liberandola dall’immobilismo del passato per innovarsi e plasmarsi nella società moderna e comunicarla a tutto il mondo. La curiosità mi ha spinto a visitare gallerie d’arte di Londra, Shangai e New York ed ho incominciato ad interpretare il mio simbolismo in chiave universale attraverso la studio di nuove materiali, di colori sgargianti e di tecniche innovative.

    Arte e tradizione: in questo mondo globalizzato cosa può fare un artista per conservare le tradizioni e la cultura della propria città?

    Negli ultimi anni stiamo facendo i conti con l’abbattimento delle frontiere e con la sorprendente velocità della comunicazione. Per poter arginare gli effetti della globalizzazione la nostra identità deve essere ancora più radicata. Una cosa è copiare, un’altra è creare. L’artista crea non solo quando ha una fervida immaginazione ma anche quando ha una storia forte alle spalle. La pizza per esempio, puoi mangiarla ovunque, ma una certa ritualità ed i prodotti tipici si trovano solo a Napoli. Quella che vince è sempre la tradizione, tutto il resto è imitazione.

    Come mai hai deciso di creare questo ponte Napoli-New York?

    A New York sono andato per la prima volta 10 anni fa. Come tutti gli artisti avevo il sogno di affermarmi anche in America. Mi sono sentito subito a casa perchè ho ritrovato il mondo in un’unica città. Il mio primo studio era a Chelsea e, nonostante non parlassi inglese, tentavano tutti di capirmi. Adesso sono a Brooklyn, le mie mostre sono visitate con entusiasmo sia dagli italiani sia dagli americani amanti del nostro paese.
     

    Quanto è difficile oggi essere un artista?

    Le difficoltà ci sono in ogni ambito lavorativo. L’importante è perseguire il proprio obiettivo. Fare arte significa avere un’idea ed un progetto e se entrambi sono validi nasce la voglia di mettersi in discussione. Le difficoltà non sono mai state un ostacolo per me, ben vengano se devono fungere da sprone per raggiungere i miei sogni.  

  • Fatti e Storie

    “What you want” la web series italiana ambientata a New York

     Un incontro casuale nella grande New York che per antonomasia è ancora la città delle opportunità, un progetto in comune da portare avanti, un importante sogno da realizzare: creare una web series raccontando con simpatia ed ilarità, ma nello stesso tempo con riflessione ed intelligenza, la tematica della migrazione giovanile.

    Questo è quanto è successo a due giovani sceneggiatori italiani, Vincenzo Cataldo e Giulio Poidomani, che condividono
    l’obiettivo di realizzare una simpatica web series. Il protagonista
    di questo programma web, Nicola Bicchieri, è un regista di scarso successo che fugge dal Sud Italia per approdare nella Grande Mela, dove spera che potrà coronarsi il suo tanto agognato “sogno americano”. Nicola dovrà fare i conti con una nuova realtà, incontrarsi e scontrarsi con diverse culture, interfacciarsi con i suoi bizzarri coinquilini provenienti da ogni parte del mondo: Cina, Messico, Russia, Medio Oriente.

    Avventure esilaranti e tematiche d’indiscussa attualità renderanno piacevole ed al contempo interessante la visione ad un pubblico eterogeneo e multiculturale.

    Ma cerchiamo di conoscere meglio gli ideatori di questo progetto con un’intervista più approfondita.

    Chi sono Vincenzo Cataldo e Giulio Poidomani?

    Vincenzo Cataldo e Giulio Poidomani sono due sceneggiatori Italiani che attualmente vivono a New York.

    Ci siamo conosciuti tre anni fa a Roma, durante un master di sceneggiatura alla Sapienza di Roma.

    Dopo quell'esperienza ci siamo rincontrati per puro caso nella Grande Mela e durante una cena, tra una lasagna e un bicchiere di vino, abbiamo deciso di scrivere qualcosa insieme.

    Come nasce l'idea di questa Web Series?

     L'idea di questa Web Series nasce dall'esigenza di raccontare le nostre esperienze negli Stati Uniti, ovviamente romanzandoci attorno ed aggiungendo particolari esilaranti, alcuni inventati di sana pianta.

    L'idea di base quindi non è solo raccontare la nostra esperienza di italiani ma di farla convergere con le esperienze di tanti immigrati che, come noi, possiedono una diversa e personale visione del mondo. Sarà interessante vedere come tutte queste diverse culture si relazionano tra di loro e con lo stile di vita americano.

    Proprio per rimanere fedeli all'idea di base, le linee narrative della serie sono due: una è quella di Nicola Bicchieri, il protagonista, e il suo relazionarsi con il mondo del lavoro da immigrato e con il tentativo di portare avanti il suo personalissimo sogno americano; l'altra è la storia che coinvolge i suoi coinquilini, quattro ragazzi provenienti da diverse parti del globo, che come Nicola affrontano la quotidianità americana nella diversità delle culture che la formano.

    In maniera ironica affrontate la questione delle migrazioni dei giovani di oggi ... quanto il protagonista rispecchia questa problematica così attuale?

    E' vero, Nicola Bicchieri è un immigrato come noi, ma è anche  vero che da immigrati abbiamo deciso di lasciarci alle spalle le problematiche, i dolori e le vicende che ci hanno portato a lasciare, malgrado tutto, il nostro paese: siamo negli Stati Uniti e pensiamo a come vivere qui. Nicola si comporta come noi. Il nostro primo intento è quello di intrattenere il pubblico e di farlo divertire, giocando su diversi stereotipi facilmente riconoscibili dal pubblico americano.

    Gli italiani all'estero e le tradizioni: una volta integratosi il protagonista a New York riuscirà a preservare il suo modus vivendi made in Italy o cambia completamente il suo stile di vita?

    Una caratteristica degli stranieri immigrati è quella di cercare di far convergere le tradizioni del proprio paese con il nuovo stile di vita in terra straniera. Nicola farà lo stesso: cercherà di mantenere la sua “italianità” in un paese che, comunque, guarda all'Italia con un certo interesse. Come lui anche Zi Mu, la ragazza cinese, e Alejandro, il cuoco messicano, cercano di preservare la loro cultura continuando anche a parlare la propria lingua d'origine. Dall'altro lato invece Tatiana, la ragazza russa, ed A.J., l'arabo, cercano di immergersi completamente nel nuovo stile di vita arrivando, come nel caso di Tatiana, a rinnegare completamente le proprie origini, altro aspetto che coinvolge alcuni immigrati.

    A quale pubblico si rivolge questa web series?

    What you Want? è un prodotto fruibile da un pubblico variegato che va dal classico newyorkese, che si scontra ogni giorno con la realtà da noi raccontata, all'italiano che ha sempre sognato un viaggio in America. Essendo i protagonisti tra i 20 e i 35 anni, un pubblico di questo genere si riconosce di più in ciò che raccontiamo, tuttavia anche i più grandi possono rispecchiarsi nelle esperienze che hanno vissuto nel passato così come i più giovani possono affezionarsi a storie che, magari, potrebbero vivere in un immediato futuro. Quindi il nostro è un pubblico variegato che ha voglia di ridere e di lasciarsi intrattenere da questa banda di matti!

  • Arte e Cultura

    Sansevero l’arte ed il mistero

     Raimondo di Sangro principe di Sansevero è stato primo esponente dell’Illuminismo europeo, membro della Massoneria napoletana, chimico ed alchimista. Incline ad una visione esoterica del sapere, decise di non rivelare mai i segreti delle sue invenzioni. Per questo si servì della Cappella per rinchiudervi cripticamente le sue innovative e misteriose scoperte.

    Un esempio

    che attesta la veridicità delle mie parole sono gli affreschi, eseguiti dall’artista Francesco Maria Russo nel 1749, che da allora non hanno mai avuto bisogno di restauro. La Cappella di primo impatto si presenta come una monumentale opera Barocca dai marmi pregiati e dai dipinti rimasti intatti nel tempo.

    Una delle opere più famose e suggestive al mondo racchiusa nella Cappella è il Cristo Velato. Raimondo di Sangro commissionò l’opera d’arte all’artista napoletano Giuseppe Sanmartino.

    Gesù è rappresentato nel suo ultimo spasimo avvolto in un sudario trasparente e leggero. Il blocco di marmo è scolpito in una perfezione surreale, gli stessi Michelangelo e Canova non avrebbero potuto fare di meglio.

    Questo unico blocco marmoreo sembra liquefarsi plasmando perfettamente le forme di quel corpo che sembra prendere vita.

    La suggestione e la commozione che l’opera suscita è accentuata dai dettagli umani rimarcati: la vena ancora plusante sulla fronte, la profondità dei fori causati dai chiodi sui piedi e sulle mani, il volto espressivo e sofferente coperto da un velo che sembra incredibilmente vero.

    Il panneggio crea un suggestivo gioco di luci ed ombre e regala all’attento osservatore l’impressione che il Cristo sia ancora in vita e che cerchi quasi di sottrarsi ad una morte inesorabile. Il drappo è scolpito nelle narici come se Gesù stesse esalando il suo ultimo respiro e si stesse preparando all’eterna resurrezione.

    La leggenda narra che che il principe, da esperto alchimista, avrebbe marmorizzato un velo attraverso una pozione di sua invenzione riuscendo ad ottenere in un unico blocco di marmo l’opera. Il Cristo Velato colpisce la curiosità e la sensibilità di ogni visitatore, credente e non, per la struggente umanità che trapela da quella misteriosa ed incantata scultura marmorea.

    Nella Cavea sotterranea della Cappella sono conservate in due teche le cosiddette “Macchine Anatomiche”, ossia lo scheletro di un uomo e di una donna realizzate dal medico Giuseppe Salerno, sotto la supervisione del duca di Sangro, con il sistema circolatorio sorprendentemente integro. Le ossa sono completamente rivestite da un fitto sistema arterioso e venoso che, cristallizzandosi, ha preservato anche gli organi più importanti. Il cuore è intatto e nella bocca è possibile scorgere persino i vasi sanguigni della lingua. La donna era incinta: nel ventre è visibile la placenta aperta dalla quale fuoriesce l’intestino ombelicale che andava a congiungersi con il feto, che è stato  rubato di recente.

    Molte sono le macabre storie legate a queste macchine anatomiche: si racconta che il principe fece catturare due dei suoi servi e si servisse di queste povere cavie per sperimentare  le sue misteriose tecniche di imbalsamazione e conservazione. Sembra che Raimondo di Sangro abbia iniettato del liquido per metallizzare il sistema circolatorio. Ma affinchè il liquido potesse raggiungere tutti i vasi sanguigni, sarebbe stato indispensabile che il flusso di sangue fosse ancora attivo all’interno dei corpi. Da questa supposizione potremmo spiegarci la posizione delle braccia del corpo femminile: la donna sarebbe riuscita a svincolare un solo braccio prima che la circolazione sanguingna le fosse stata definitivamente bloccata.

     Ancora oggi molti studiosi non si capacitano di come sia stato possibile conservare perfettamente questi apparati. Da accurati studi è emerso che sono stati utilizzati il filo di ferro per mantenere le ossa unite e la cera liquida per solidificare vene ed arterie. Ma questi materiali non sarebbero stati sufficienti a mantenere intatte la macchine, i secoli e l’umidità avrebbero dovuto comunque corrodere e scalfire quei corpi.

    Alcuni scienzati hanno ipotizzato che sia stato iniettato il mercurio,  il metallo liquido più conosciuto, per poter solidificare il sistema capillare. Ma questa rimane una supposizione, la vera sostanza utilizzata  resta ancora un mistero irrisolto che avrebbe potuto svelarci solo Raimondo, principe di Sansevero e del macabro....

  • Life & People

    Migrants of Yesterday and today

     We live in a globalized world where the means of transport and communications have profoundly facilitated the mobility of many people. The history teaches us to observe the phenomenon of migration as the engine able to put in motion deep changes.

    Human beings are at the core of this analysis. The cause of the migration is often to be found in the arduous and tormented decision to leave one’s country in search for hopes of better living conditions. Unfortunately, restrictive laws and the lack of an adequate protection for the fundamental rights of migrants make this choice even more complex.

    In addition to the unremitting difficulties presented in the form of the legal system, a greater and perhaps more subtle obstacle materializes once the migrant settles in his new home.

    The interconnections of culture and social class act in such a way to create a deep and silent social exclusion for the newly arrived residents, whose different background can often be the cause of stiff incomprehension. Being able to foster politics engendering the possibility of a true freedom of movement would be conducive to a rethinking upon the social and psychological condition of the migrant, whose reasons to leave are to be traced in the hopes of a decent life, often hard to find in his or her native country.

     i-Italy met with Professor Anthony Julian Tamburri, Dean of the John D. Calandra Italian American Institute, to talk about his participation at the conference of the United Nation the 18 of December. The other panelists will be Richard Alba, Professor of Sociology at the Graduate Center, CUNY, Roland Shatz, Founder and CEO of Media Tenor International, Bela Hovy, Chief of Migration Section DESA and the tenor Luciano Lamonarca. The moderator will be Maher Nasser, Director of Outreach Division. DPI.

    How relevant is it to talk about the issue of migration, especially after the financial crisis of 2008?

    It’s extremely important in the Italian social context for a number of reasons. In my view, Italy has yet to come to terms with his migratory history. It’s obvious when we observe the behavior of the Italian newspapers when they come to America. Even though they have had their offices here for a long time, they never address the Italian American community and their roots. In 2008, the City of New York declared the Italian language as one of its mandatory languages, if somebody asks for information in Italian. This was a very significant milestone for the Italian history in the United States. One of the reasons why it is relevant to speak about migration, specifically in the Italian case, is the staggering unemployment of Italy’s youth that accounts for 40%, while, on the other hand, perks and benefits of politicians remain high. Another factor to take into account is the still existing discrimination of Southern Italians perpetrated by Northern Italians.

    I’d like to think through parallels between the case of France and writers such as Albert Camus and Frantz Fanon. Even though they were Algerian French, France made claims about their literature and they are identified as French authors. Why does Italy not engage this issue by reclaiming the literature of the Italians of America?

    That was the mistake. Scholars of American Studies don’t make references to the Italian American literature; African-American, Asian American, Hispanic and Native American literatures are the categories often taken into consideration, even through Don DeLillo and John Fante are still thought of as some of the most famous and important American writers of Italian origins. The only tool available to comprehend this "vociferous silence" is to think about the fact that these scholars pay particular attention to studies in British literature. We need to go back to sociology in the 1960s, such as Herbert Gans, to have a little recognition of Italian American history. There are still few and insufficient studies related to this type of analysis.


    The problem of migrants is a poignant one, because often the most of them have those kind of underpaid jobs which often citizens would not accept. What is the relationship with the citizenship?

    The debate is strictly economic. When two years ago in Arizona laws on migratory fluxes were made more rigid, companies risked losing part of their labor pool. For this reason the governor made the legislation more flexible. Fifty years ago, when a company made a 35-40% profit, this almost represented an ideal situation. Today if a factory doesn’t make a 100% profit, it fails. Another relevant issue to be raised is the gap between the salary of the worker and the employer, there is a very high discrepancy between these two figures.


    The law on migratory fluxes, especially after September 11th, has become more rigid to hinder mobility in this time of crisis. Is it necessary to create a new legislation to defend migrants’ rights?

    From my perspective it is very difficult, in terms of Universities especially, both from the point of view of the students who want to study abroad here in the US and from the professional point of view for those who want to work in academia. After all, human being is full of contradictions. It’s still unsettling to think about the idea of death penalty, for example. I think we should be able to engender a different and more permissive legislation.

  • Fatti e Storie

    Ministro D’Alia: “Il settore pubblico é il motore dell’economia”

    Il Ministro Giampiero D’Alia ha tenuto una conferenza stampa organizzata dal Console Generale Natalia Quintavalle e dal Vice-Console Lucia Pasqualini.

    La tematica sulla quale il Ministro ha posto maggiormente l’accento é stata la riorganizzazione della pubblica amministrazione con relativo snellimento della burocrazia per una maggiore celeritá nelle procedure e negli atti amministrativi.

    “Il settore pubblico é una risorsa perché rappresenta il motore della crescita e dello sviluppodell’economia. Immaginare una societá che non abbia una sua organizzazione pubblica atta a rispondere alle esigenze della comunitá é come vivere in un contesto sociale senza regole” sottolinea D’Alia “Moltiplicando le nostre presenze istituzionali sul territorio il risultato non é stato quello di una maggiore efficienza, ma un peso ulteriore per le burocrazie e per le imprese.”

    “Negli ultimi sette anni nel nostro paese il numero dei dipendenti pubblici é sceso di circa mezzo milione d’unitá e siamo intervenuti con misure sicuramente impopolari, ossia quella di bloccare l’aumento delle retribuzioni e di creare nuovi posti di lavoro” ha dichiarato il Ministro.

    “ Tutto questo é servito a risollevare il settore pubblico del nostro paese, ma oggi non possiamo più andare avanti seguendo linee cosí drastiche, dobbiamo creare una politica efficiente e trasparente. Il nostro obiettivo per il prossimo anno sará il riassetto delle strutture e dei Ministeri ed una semplificazione delle burocrazie, affinché il rapporto cittadino-pubblica amministrazione sia più snello e celere”.

    Il Ministro D’Alia ha spiegato che il motivo della sua venuta in America é quello di chiedere un supporto anche ai connazionali residenti all’estero, affinché l’Italia possa uscire dalla crisi grazie anche ad un meccanismo di solidarietá.

    Il  Vice Segretario generale del CGIE Silvana Mangione  (Consiglio Generale degli Italiani all'Estero), durante la conferenza stampa ha posto l’attenzione sul problema della chiusura dei consolati italiani in America, chiusura che ha arrecato non pochi disagi ai cittadini e gravi perdite economiche. Il Ministro ha garantito che al suo ritorno in Italia avrebbe fatto presente la questione al Ministro degli Affari Esteri Emma Bonino.  

    Anche il Titolo V della Costituzione Italiana ha suscitato un dibattito animato. Tale riforma si concreta in un decentramento dei poteri dallo Stato alle istituzioni periferiche come Regioni, Province e Comuni. La ratio di tale riforma si fonda sulla possibilità degli organi decentrati di risolvere le problematiche del cittadino nel rispetto del principio di sussidiarietà. Purtroppo di fatto il Titolo V ha allungato oltremodo itinera burocratici ed ha causatoirregolarità nelle procedure amministrative. D’Alia ha rassicurato che verranno posti in essere importanti miglioramenti nell’ambito costituzionale affinchè si possano gettare le basi per un miglioramento del Titolo V. Il Ministro ha asserito che la riforma costituzionale è il passo fondamentale per poter approvare una nuova legge elettorale.

    Il Ministro D’Alia ha concluso che la riorganizazione politoco-amministrativa si muoverà su tre livelli: il primo s’incentrerà sul rinnovamento dell’assetto costituzionale ed istituzionale; il secondo sulla revisione dell’apparato della pubblica amministrazione, soprattutto per quanto concerne il riassetto dei Ministeri; il terzo, infine sulla semplificazione amministrativa per un’agevolazione dei rapporti con le imprese e per la creazione di nuovi posti di lavoro.

  • Fatti e Storie

    Migranti di ieri e di oggi

     Viviamo ormai in un mondo globalizzato in cui i mezzi di trasporto e di comunicazione hanno di gran lunga agevolato la mobilitá di moltissime persone. La storia insegna ad osservare il fenomeno migratorio come fulcro e fonte di profondi cambiamenti. Al centro dell’analisi c’è l’essere umano, che per volontá, ma ancor più spesso per necessitá, prende la drastica decisione di partire e lasciare il proprio luogo di nascita, per cercare altrove la possibilitá di migliorare la propria condizione. Purtroppo disposizioni legislative restrittive e la mancanza di un’adeguata protezione per i diritti fondamentali dei migranti, rendono questo spostamento sempre più arduo e sofferto.

    Ad aggiungersi all’oggettiva difficoltà rappresentata dal sistema legislativo, vi è l’ostacolo sociale che si manifesta una volta che il migrante si stabilisce nel luogo di adozione. Sempre più spesso assistiamo all’emarginazione sociale del nuovo arrivato, la cui cultura può essere oggetto di incomprensione e, talvolta, di derisione e relativa esclusione. Favorire politiche di inclusione e di libertà di movimento darebbe adito ad un ripensamento sulla condizione sociale e psicologica del migrante, che si sposta alla ricerca di una speranza, di una possibilità di miglioramento, spesso difficile da trovare nel paese di origine.
     

     i-Italy incontra il Direttore del John D. Calandra Institute, Anthony Tamburri, per parlare della sua partecipazione alla conferenza che si terrà alle Nazioni Unite il 18 Dicembre. Presenti, con lui, anche Richard Alba, professore del Graduate Center di CUNY, Roland Schatz, fondatore e CEO di Media Tenor International, Bela Hovy, Capo della sezione migrazione di DESA, il tenore Luciano Lamonarca e avrà come moderatore Maher Nasser, Direttore della “Outreach Division” di DPI.

    Quanto è importante nel 2013 parlare della problematica della migrazione soprattutto dopo la crisi finanziaria del 2008?

    E’estremamente importante nel contesto italiano per una serie di ragioni. A mio avviso l’Italia non ha ancora fatto i conti con la sua storia migratoria. Basti vedere il comportamento delle testate giornalistiche italiane quando vengono in America. Nonostante abbiano da tempo ormai uffici negli Stati Uniti,  non parlano mai della comunità italo-americana e delle loro origini. Nel 2008 la città di New York ha dichiarato l’italiano come lingua veicolo obbligatoria se viene richiesta un’informazione in italiano. Questo è molto significativo per la storia italiana negli Stati Uniti. Una delle ragioni per cui è rilevante parlare di migrazione, nel caso di specie dell’Italia, è sicuramente la disoccupazione giovanile che ormai nella penisola  si attesta al 40 %, dato sbalorditivo se lo mettiamo a confronto con i costi e i privilegi dell’apparato politico. Un altro elemento ancora da prendere in considerazione è il razzismo tuttora esistente tra il Nord ed il Sud.


    Faccio un parallelismo con la Francia e cito autori come
    Albert Camus e Frantz Fanon. Nonostante algerini di nascita, la Francia li fa propri e la loro letteratura viene identificata con quella francese. Perchè, invece, l’Italia non si appropria della letteratura degli italiani d’America?

    E’ stato proprio questo l’errore. Gli studiosi di americanistica non fanno riferimento alla letteratura italo-americana, vengono considerate solo la letteratura afro-americana, asiatico-americana, ispanica ed i nativi americani. Eppure Don DeLillo e John Fante sono considerati tra i più famosi ed importanti scrittori americani di origine italiana. L’unico modo per poter comprendere un silenzio così clamoroso è pensare che questi studiosi focalizzino la loro attenzione soprattutto negli studi della letteratura britannica. Dobbiamo rifarci a sociologi degli anni ’60 come Herbert Gans per conoscere un po’di storia italo-americana. Rimangono pochi e insufficienti gli studi rivolti a questo tipo di analisi.

    Il problema dei migranti si pone perchè molti di loro svolgono lavori spesso sottopagati che i cittadini non accetterebbero. Quale correlazione si crea tra questa problematica e la cittadinanza?

    Il discorso è strettamente economico. Quando in Arizona due anni fa sono state inasprite le leggi sui flussi migratori, le industrie si sono svuotate della loro manodopera. Per questo motivo la governatrice rese più blanda la legislazione. Cinquant’anni fa quando una ditta aveva un profitto del 35-40% era quasi l’ideale. Oggi se un’industria non fattura almeno il 100% fallisce. Un’altra rilevante questione è lo squilibrio tra la paga del direttore e dell’operaio, c’è un divario troppo stridente tra l’una e l’altra figura.

    La legge sui flussi migratori, soprattutto dopo l’11 settembre, si è molto inasprita  per scoraggiare l’inevitabile mobilità dell’uomo in questo periodo di crisi. E’ necessario riformulare una legislazione ad hoc per la difesa dei diritti umani dei migranti?

    Dalla mia prospettiva è stato molto difficile per le Università, sia dal punto di vista degli studenti che vogliono studiare all’estero sia dal punto di vista professionale per coloro che vogliono intraprendere una carriera accademica. D’altronde l’essere umano è pieno di contraddizioni, basti pensare alle leggi che mantengono in vigore l’istituto della pena di morte. Credo che si dovrebbe creare una legislazione diversa e sicuramente più tollerante.

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