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Articles by: Alessandra Grandi

  • Arte e Cultura

    64 anni di Premio Strega. Antonio Pennacchi vince con "Canale Mussolini"

    C’era una volta un gruppo di amici, gli Amici della Domenica, che era solito riunirsi nel dopoguerra per discutere di letteratura, cultura e di un’Italia da ricostruire. La rinascita in genere parte da un punto preciso: una domanda. E sotto la domanda, a sostenerla dal peso del dubbio, il dibattito culturale, l’incontro fra le menti, il viaggio di un autore ed il suo dialogare con il mondo incerto. Perché non sono le risposte a rendere una società forte, ma il suo sapersi porre domande, mettere in discussione vittorie e sconfitte, dubitare del potere, cercare nuove traiettorie. Questo fa l’arte, questo è il diritto ed il dovere del mondo culturale, il motore di un paese pensante.

    Era il 1947 quando Ennio Flaiano vinse la prima edizione del Premio Strega con “Tempo di uccidere”. Il Premio nacque proprio dal salotto “pensante” di Goffredo e Maria Bellonci, con la sponsorizzazione di Guido Alberti, l’industriale produttore del famoso liquore Strega, ancora oggi sponsor ufficiale della manifestazione. Nella cerchia degli Amici della Domenica si annoveravano nomi del calibro di De Filippo, Pasolini, Moravia, Guttuso. Tutti i principali protagonisti dello scenario letterario italiano sono passati per il palco di Villa Giulia, in quella storica lavagna che non cede al fascino della tecnologia e con i gessetti traccia le misure del successo narrativo italiano.

    Da Pavese a Eco, da Gadda a Palazzeschi, a Tommasi di Lampedusa. In tempi moderni abbiamo visto trionfare Starnone, Mazzantini, Veronesi, Ammaniti, Giordano, Scarpa.

    Ieri sera, sempre nella splendida e suggestiva cornice di Villa Giulia a Roma, Antonio Pennacchi ha vinto la 64esima edizione con il romanzo “Canale Mussolini” (Mondadori). Una vittoria tutt’altro che scontata, visto l’avvincente testa a testa con la debuttante Silvia Avallone, che ha conquistato lettori e critica con il suo “Acciaio” (Rizzoli).  E' stato un finale sul filo tra i due anche se fin dall'inizio sono parsi i più probabili vincitori.  I 30 voti introdotti quest'anno, dei Lettori forti scelti dalle librerie italiane, non hanno cambiato le aspettative iniziali.

    Lo scrittore sessantenne ha battuto l’esordiente venticinquenne con 133 voti contro 129, ma non si tratta di un guerra fra generazioni, è piuttosto il segnale dell’ampiezza di un panorama in cui l’età conta poco. Perché l’arte ha il potere magico di preservare dal tempo che scorre; gli artisti non invecchiano, sfidano se stessi, passo dopo passo crescono, si perdono, a volte si consumano, altre addirittura ringiovaniscono. Il recentemente scomparso José Saramago ne era dimostrazione.

    Nonostante questo ci fa piacere che una giovane talentuosa scrittrice abbia oggi, in un paese avaro con i giovani, il sostegno di una casa editrice storica e l’entusiasmo di un pubblico difficile da conquistare. Per questo le auguriamo di scrivere tante altre storie con cui sorprenderci.

    Il vincitore Antonio Pennacchi è invece un autore controverso, che ha fatto un percorso umano e letterario segnato dalla politica e dalla partecipazione civile. Operaio per oltre quarant’anni, milita prima nell’MSI per poi passare all’estrema sinistra dei marxisti-leninisti. Nel 2003 esce il suo romanzo di maggior successo “Il fascio comunista”, da cui Daniele Luchetti ha tratto il film “Mio fratello è figlio unico”.

    “Canale Mussolini” racconta la vita di una famiglia che ruota attorno alla bonifica dell’Agro Pontino, il progetto di riabilitazione urbana fortemente voluto dal Duce e che comportò il trasferimento nel laziale di molte famiglie del Nord Italia. Tra umorismo e commozione si delineano i personaggi forti di questo romanzo epico, che attraverso la lente di una piccola comunità esprime il moto di un paese. Ma la cinquina di finalisti ha visto sfidarsi anche Paolo Sorrentino, passato dal cinema alla letteratura con il suo “Hanno tutti ragione” (Feltrinelli) e classificatosi terzo con 59 voti; quarto posto con 38 voti, Matteo Nucci con “Sono comuni le cose degli amici” (Ponte alle Grazie); ultimo posto con 32 punti per Lorenzo Pavolini con “Accanto alla tigre” (Fandango).

    La calda serata estiva ha ospitato molti protagonisti della scena intellettuale italiana, giornalisti, scrittori, critici, editori, tutti elegantemente informali, riuniti attorno ad una cerimonia storica, che non è solo celebrazione della narrativa nostrana, ma anche terreno di confronto e competizione fra i titani dell’editoria e i piccoli editori in cerca di una cassa per far risuonare le proprie voci. Il gigante Mondadori trionfa da quattro anni consecutivi, aspettiamo la rivalsa dei piccoli e la ripresa di quegli altri prestigiosi editori che con fatica e determinazione lavorano per stimolare la curiosità e l’intelletto di un popolo che, purtroppo, legge ancora troppo poco.

    A questo punto, consapevoli che il talento non solo non ha confini ma merita di viaggiare, ci poniamo noi una domanda, sperando che metta in moto una nuova avventura, a quando un’edizione newyorchese del Premio Strega?

  • “Mine Vaganti” il nuovo film di Ozpetek, conquista New York e la giuria del Tribeca Film Festival

    Accompagnato dalle sue attrici, Elena Sofia Ricci, Lunetta Savino e Paola Minaccioni, dallo sceneggiatore Ivan Cotroneo e dal produttore Domenico Procacci (Fandango), Ferzan Ozpetek ha presentato alla platea newyorchese il suo ultimo film “Mine Vaganti”.

    Uscito in Italia i primi di marzo, il film arriva qui a New York per partecipare al Tribeca Film Festival. Il film è stato proiettato, nei vari cinema che aderiscono all’evento, diverse volte nell’arco della settimana del festival fondato da Rober De Niro e Jane Rosenthal nel 2002.

    Noi abbiamo assistito alla prima, lunedi 26 Aprile, al Clearview Cinema di Chelsea, a cui ha preso parte la “delegazione” italiana.
    La sala era piena, e non solo di cittadini italiani che ben conoscono l’opera di Ozpetek, ma anche di molti americani (tra cui volti noti di Hollywood). Anzi c’è da dire che in fila sotto la pioggia battente per accaparrarsi gli ultimi biglietti non si sentiva affatto parlare italiano.

    Mine Vaganti è una commedia che commuove. Ozpetek si dimostra come al solito abilissimo nel dirigere gli attori, un gruppo numeroso di personaggi che animano di poesia, malinconia, follia e leggerezza una storia tutta italiana.

    Lecce è stata la città prescelta per ospitare il set e nella distanza è la perfetta riproduzione dell’immaginario italico. Calda, mediterranea, a misura di famiglia, per una famiglia smisurata. Mine Vaganti porta lo spettatore nella provincia del meridione per raccontare le difficoltà di essere diversi dentro un mondo che fatica a concepire le differenze, ma anche per raccontare le forme imprevedibili e a volte impossibili, dell’amore.

    Gli occhi americani potrebbero vedere la solita affascinante Italia, fatta di sole, gestualità esasperata, vizietti di periferia, sguardi ammaliatori, buon cibo e famiglia rumorosa. Ma spingendo lo sguardo un po’ oltre l’inevitabile essenza italiana, ci si ritrova catapultati dentro i sentimenti. Troviamo allora il desiderio di essere liberi e di trovare gli altri, in quella libertà.

    Il fascino di questo film però non risiede solo nelle immagini, ma per lo più emerge proprio da ciò che Ozpetek suggerisce e non mostra.
    Non ci mostra ad esempio il tormento di Alba (Nicole Grimaudo), algida e sensibile incarnazione di una moderna femminilità del sud, però ci suggerisce le sue inquietudine ed il suo amore segreto. Cosi come ci evoca, in brevi e intensi flash back interpretati da Carolina Crescentini, l’amore giovanile della nonna, la bravissima Ilaria Occhini. E cosi via, ogni personaggio è un universo misterioso, fatto di passati accennati, che svolazzano alleggeriti dal tempo e trasformati spesso in ironica nostalgia.
    I segreti sono il filo conduttore, il sottotesto di dialoghi brillanti.
    Inizia tutto con un segreto, quello per anni tenuto nascosto e vissuto lontano da casa, del protagonista Tommaso (Riccardo Scamarcio) ed è un segreto svelato improvvisamente da Antonio (Alessandro Preziosi) a scatenare le dinamiche che muovono il film.

    Il regista si è detto emozionato davanti alla sala al completo. Dopo la proiezione ha preso la parola per ringraziare l’organizzazione della manifestazione e gli spettatori. È stato contento quando qualcuno gli ha chiesto un commento sul personaggio dell’intrigante Alba, della cui storia alla fine viene raccontato molto poco. “Mi fa piacere quando mi chiedono di Alba, perché è un personaggio che non si risolve e che non deve essere spiegato, scatena dubbi, muove le domande e questo è quello che conta.” Racconta le storie che conosce, le storie che lo circondano, fatte di diversità che si conciliano, di tavole rotonde che ruotano, come la sua macchina da presa ama ruotare attorno a tavole imbandite. Racconta gli uomini, nelle loro fragilità e passioni, li racconta senza maschere, se non quelle del silenzio, e lo fa avvalendosi sempre di ottimi attori, che ci ricordano che il cinema italiano ha tanti talenti.

    Esilaranti le performance di Ennio Fantastichini, tornato dopo Saturno Contro a lavorare con Ozpetek, di Elena Sofia Ricci, nell’inedita veste della zia squinternata, e di Lunetta Savino, che alla platea newyorchese con orgoglio si dice pugliese doc “and that’s all”, non dico altro. Il film, la terra, dice tutto. Dice anche quello che sceglie di non dire. Solo una cosa a noi fa piacere aggiungere, il film ha ottenuto il premio speciale della giuria del festival con questa motivazione “per aver fatto piangere, ridere e immediatamente voler prenotare un viaggio in Italia meridionale”.

    Good job Ferzan!

  • Concerto per pochi e un Jovanotti un pò diverso...

    A New York c’è gente che viene e che va. La scorsa estate, Lorenzo Cherubini, o più semplicemente Jovanotti, ha trascorso tre mesi suonando  in giro per tre locali storici della grande mela: lo Zebulon a Brooklyn, Nublu ad Alphabet City e Joe's Pub, di Noho. Appassionata la risposta del pubblico.

     
    E nella primavera del 2010 Jovanotti torna per promuovere negli USA il suo primo album americano “OYeah” nato proprio in quell’estate fatta di ambienti underground e musica stesa sul filo della sperimentazione.
     
     

    Si chiama Jovanotti e Soleluna NY Lab il nuovo tour a stelle e strisce partito giovedì 22 aprile a Washington e che tocca oltre New York, Philadelphia, Boston, Montreal e Toronto. Ma facciamo un passo indietro, un passo nella notte di ieri.
     
    Penthouse del Cooper Square Hotel, East Village di Manhattan, ore 8.00 pm. Gli invitati un po’ alla volta si radunano sbalorditi nella splendida terrazza dell’ultimo piano dell’hotel che sfrontatamente guarda in faccia tutta New York.
     
    La luce del giorno lentamente se ne va, i flash delle macchinette digitali irrompono ogni tanto per catturare le mille luci della città by night. Qualche cocktail, due chiacchiere, lo sguardo che si perde in un orizzonte spezzato dai grattacieli … sono tutti in attesa di vederlo arrivare. Amici e fans privilegiati. Lorenzo arriva, giacca nera, calzini rossi e cappello panamense. Sorridente e disponibile si ferma a salutare e poi, tra i suoi fedelissimi Saturnino e Riccardo Onori, comincia a cantare.
     
    Serenata rap fa un effetto particolare quando intona “affacciati alla finestra amore mio” mentre alle sue spalle, dalle grandi finestre, si apre tutta Manhattan. Lorenzo gioca anche con la tradizione italiana in questo nuovo album, misurandosi e reinterpretando Parlami d’amore Mariù, e con la “mitologia” musicale americana, lanciandosi divertito (e divertendo) Staying Alive e Wanna be startin’ something.
     
    L’atmosfera è insolita, perfetta per le ballate romantiche, da ascoltare a così stretto contatto con l’artista che in tanti anni ha emozionato e coinvolto il pubblico italiano prima, e speriamo americano oggi.
     
    Ecco allora Come musica, dall’album Safari, e la nuova Baciami Ancora, candidata al David di Donatello per miglior canzone in un film (Baciami ancora di Gabriele Muccino).
     
    Ma il ritmo è nel sangue e Jovanotti non ci fa mancare il suo stile. Un viaggio nel tempo ci riporta Sono un ragazzo fortunato, Non m’annoio, Piove.
     
    Sarebbe dovuto essere un concerto in miniatura, poche canzoni per ritrovare un frammento innamorato di New York, ma alla fine come resistere all’improvvisazione e alle richieste della piccola folla che in un forte abbraccio si stringe attorno a quel semicerchio di note e allegria?
    Ma un’anteprima è un’anteprima, un apetizer … lo stimolo a gustare i sapori forti del concerto che verrà.
     
    Dai piani alti di una Manhattan chic ed esclusiva, dall’atmosfera morbida e seducente di una suite lussuosissima, forse poco adatta a coloui che è stato definito Italian Rapper, Lorenzo Jovanotti Cherubini, scenderà a toccare e sentire il respiro della gente della strada. La sua gente.
     
    Quei giovani e meno giovani che lo hanno sempre seguito, accolto, sostenuto e soprattutto riconosciuto. È lì che ci aspettiamo di vederlo scomporsi, scatenarsi, in un dialogo con il pubblico senza etichetta o cerimonie.
     
    Perché se è pur vero che Lorenzo Cherubini è un uomo di mondo, che si sa adattare alle situazioni, che sa parlare agli studenti di Harvard e alla folle degli stadi; che non teme di affrontare la Patagonia in bicicletta, o di presentarsi ai Primi Ministri per chiedere di migliorare il mondo, accanto ad amici e colleghi del calibro di Bono, è anche vero che il suo spirito è di casa dentro la musica che esplode.
     
    Allora aspettiamo di vederla ancora una volta quest’esplosione. Il panorama lo chiuderemo in uno sguardo che ha saputo osservare e saprà immaginare. Ci conquisteremo al Webster Hall, o altrove, il nostro spazio per muoverci e assecondare il ritmo e urlare testi a squarciagola, come si fa quando il volume ci sovrasta e sappiamo di non essere ascoltati.
     
    Perché siamo nell’ombelico del mondo e siamo pronti per ballare.
     

  • La favola del Rock



    C’era una volta un bambino che viveva a Bagnoli, vicino Napoli, e passava ore ad ascoltare incantato la musica trasmessa da una stazione radio straniera. Il golfo di quel mare piccolo e antico ospitava infatti la base della NATO e nella roccaforte della storia trovava spazio la moderna quotidianità di giovani americani in servizio. Musica di un altro pianeta accompagnava i giorni dei militari e i sogni del bambino. Quel pianeta si chiamava Rock ed era abitato da alieni come Elvis Presley.

    Il bambino è oggi comunemente noto con il nome di Edoardo Bennato e noi di i-italy lo abbiamo intervistato martedì 23 marzo a New York prima del suo eccezionale concerto al Highline Ballroom.

     
    Per l’occasione siamo riusciti a dare forma ad una Napoli improvvisata nel cuore di Manhattan. È bastato mettere insieme a Bleecker Street (Greenwich Village) l’anima di un artista che in viaggio porta con sé le sue radici e Kestè Pizzeria, il sapore e il sole del capoluogo campano trapiantato nella Grande Mela.
    Intorno a loro lo spirito femminile della nostra redazione.  


    L’intervista (che sarà presto pubblicata su i-italy) ci ha dato modo di conoscere un personaggio che ha fatto la storia del rock italiano e scoprirne gli aspetti fanciulleschi e quelli impegnati. Bennato è sempre stato capace di raccontare i volti crudi della vita con la leggerezza della favola e del sogno. E così lo abbiamo conosciuto, con la mano gentile del suo rock, con la voce sporca che non teme di volare qualche metro sopra la rabbia. 

     
    Accompagnato al nostro incontro dal suo manager Massimo Gallotta, Edoardo Bennato ha parlato di umanità, di popoli in cammino che sotto diverse pelli e latitudini restano parenti della stessa famiglia. Ha parlato di Napoli e del suo essere napoletano sulle rive del Mississippi o sulle strade di New York. Cittadino della musica, inevitabile messaggero della sua storia e del suo mondo. Ci ha raccontato, e qualche volta intonato, la musica che gli ha fatto da madre. Abbiamo parlato di sogni, di Italia, delle sue collaborazioni artistiche e ovviamente di pizza!



    Edoardo Bennato con i-Italy a Kestè Pizzeria. Foto di Carmine Savarese



     

    La sera stessa l’Istituto Italiano di Cultura ha ospitato il cantante per un incontro con il suo pubblico newyorchese.  
     
    Venerdi 26 marzo l’Highline Ballroom (431 West 16th Street vicino al Chelsea Market) ha ospitato il primo concerto solista di Bennato a New York e noi non ce lo siamo fatto scappare.

     
    L’esordio è stato quantomeno provocatorio, come la musica rock d’altronde ama essere. Alle spalle del palcoscenico Bennato ha infatti scelto di presentarsi attraverso la proiezione di sequenze dell’11 Settembre e della guerra in Iraq, di Bush e Bin Laden, di una storia marcia che da anni avvelena l’America e il mondo.  
    Denuncia e memoria sono strumenti che la musica ha spesso imbracciato per ricordare al mondo che la storia si fa per le strade, sotto e sopra il palco, nei palazzi e nei deserti.

     
    Ma non si limita ad accusare la brutalità straniera, in C’era un Re Bennato proietta il nostro sguardo su un’Italia che si rigira su se stessa e sui suoi regnanti
     
    Il repertorio proposto non ha deluso le aspettative dei tanti accorsi a festeggiare un protagonista della scena musicale italiana. Il concerto era sold out e l’atmosfera del locale era satura di energia.

     
    Sul megaschermo i sottotitoli hanno permesso anche al pubblico americano di seguire le canzoni, e ogni tanto Bennato stesso si è divertito a tarsformare le sue ben note parole sotto una nuova veste inglese. Lo ha fatto ad esempio con L’isola che non c’è, cominciata appunto in inglese anche nella prospettiva di presentare a Broadway, speriamo presto, il suo musical dedicato a Peter Pan.

    In scaletta hanno trovato posto tra le tante canzoni anche Sono solo Canzonette, Mangiafuoco, Tu vuoi l’America, Il rock di Capitan Uncino e infine Nisida, quella che lui ha dichiarato essere la sua intima isola che non c’è. 


    Edoardo Bennato all'Highline Ballroom. Foto di Carmine Savarese



     

    In tutta la sua carriera Edoardo Bennato non ha mai smesso di lanciare messaggi profondi e fortemente radicati nella realtà attraverso il linguaggio poetico e immaginifico della favola. Pinocchio e Peter Pan, con la loro voglia di giocare e sconfiggere i cattivi, sono il filo conduttore di uno spirito libero, di un percorso umano e professionale che va dove a volte è più scomodo camminare e guarda in faccia i difetti e i pregi dell’umanità.

    Avrà pur detto che “sono solo canzonette”, ma sappiamo bene che dietro le canzonette c’è spesso più verità che nei discorsi seri, che i sogni sono la strada per dare luce alla realtà e anche se ti prendono in giro, perchè tu l’isola che non c’è continui a cercarla, non darti per vinto perche chi ti ride alle spalle forse e ancora più pazzo di te.

      
    Quest’uomo di mondo in fondo è ancora un ragazzino che trova sul palcoscenico i pensieri felici per volare.


  • Life & People

    A History of Coffee and Creativity

    Emilio Lavazza’s extraordinary life came to an end on February 17 at the age of 78. It is not enough to remember him as one of great Italian entrepreneurs who made Italian coffee famous all over the world. His long journey is also inextricably linked to important periods in Italy’s economic, artistic, and socio-cultural history.

    Indeed Emilio Lavazza has always acted with the courage and passion of great men who not only know how to make a profit, but also know how to speak to the heart of the people. You will not find an Italian of any generation who cannot talk about Lavazza as well as the well-known one-liners and characters that have made it famous over the course of a lifetime.

    It takes talent to capture the imagination and change the mentality of a people, and it takes great humility to resist the temptations of the stock exchange and enticing proposals by large foreign organizations. Signore Lavazza believed in community.

    He was the grandson of Luigi Lavazza, who in 1895 founded the company and began producing coffee in a small grocery store on Via San Tommaso in Turin. Today, this little grocery store has become the absolute leader in coffee roasting in Italy with a market share of 47%, foreign subsidiaries in France, Spain, the United Kingdom, Germany, Austria, the U.S., Brazil, and India, distribution in 90 countries worldwide, and sales totaling over one billion Euro per year. Everything has always been managed by the able hands of the Lavazza family, which today is overseen by the fourth generation of entrepreneurs.

    There are only a few names in Italy that the general public equates with a particular product line, names that are backed by strong and legendary dynasties. Lavazza, Barilla, Benetton, and Ferrero are some of these international “brands” that are run as family enterprises.

    Emilio Lavazza entered the coffee business at the age of 23. Three years later in 1958, he began a historic partnership with fellow Turin native Armando Testa, the brilliant and famous advertising genius. Their first ad campaign promoted Paulista, coffee which was pre-ground and vacuum packed in cans.

    Despite the initial mistrust as often happens with revolutionary inventions, the advertising and packaging innovations opened the door to an audience that would increasingly seek out the brand. The economic boom years, consumerism, and market growth followed, along with the first television sets, around which families and neighbors would regularly gather. Only a few families could, in fact, afford them and these privileged living rooms were frequently filled with family and friends.

    Adults waited to watch quiz shows or performances with their favorite singers while children excitedly anticipated new commercials before going to bed. The legendary Carosello spot comes to mind, which aired immediately after the evening news. “After Carosello, off to bed” was a familiar refrain to children. What we can define as the “seed” of the television commercial was born in Italy.

     

    It was a way to advertise directly by telling stories: mini episodes that lasted two and a half minutes, imaginative, in good taste, with famous names promoting products.

    In 1964 Emilio Lavazza and Armando Testa decided to invest in Carosello and created two characters that would go on to become cult symbols of an era: Caballero and Carmencita, the main characters in “love at first sight.”

    The two puppets were inverted white cones that spoke in rhymes, animating fictitious settings while chasing love and flavor.

    Everything that followed is intertwined with the history of advertising and Italian national events.

    The 1970s were difficult years, full of terrorism and economic crisis. In 1977 the creative duo (because the head of the company was also part of the creative process), decided to focus on a face that was familiar to all Italians, and with great insight they paved the way for celebrity endorsements. Nino Manfredi, the unforgettable Italian actor and the leading man in many Italian films during the ‘60s and ‘70s, was the first spokesman. It was he who uttered the famous lines, “Coffee is a pleasure. If it isn’t good, what pleasure is it?” and later, “The more you drink it down, the more it picks you up.”

    The actor’s collaboration wirh Lavazza lasted until 1993, when the company contacted four other Italian stars: Giorgio Forattini (cartoonist), Luciano Pavarotti, Monica Vitti (actress) e Bud Spencer (actor).

    In 1995 Lavazza adopted a new spot format and launched the “Paradise” commercials. Shoot by renowned directors, they featured at first the Italian actor Tullio Solenghi and then the traditional TV duet composed Paolo Bonolis and Luca Laurenti.

    The unusual location inspires ironic gags focused on the pleasure of coffee mixed to a paradisiacal desire of lightness and frivolity.

    The great merit of the brand’s advertising has always been to respect the public’s intelligence. The ad campaigns were never vulgar, degrading, or inappropriate. Somehow they have always remained fresh, a vivid memory of the world’s first experience with Carosello.

    Telling a story has been the main vehicle for promoting the product, and telling an interesting and engaging story is an art form. It is for this reason that people become have become attached to these stories. It is for the same reason that people pause and smile at good commercials, and eventually allow the product to become a household staple. But great local stories are not enough to promote a quality product abroad.

    In 1993 the choice to communicate the world of espresso combined with unmistakable Italian style led to the creation of the Lavazza calendar, curated, of course, by Armando Testa’s agency.

    A cult object was transformed into an artistic endeavor involving the biggest names in international photography including Helmut Newton, Annie Liebowitz, Herwitt, Watson, Mondino, La Chapelle and many others. Each photographer used his or her own poetic vision to depict espresso and the essence of being Italian in a completely personal and unique way.

    But creativity is not only the domain of artists; it also involves passion for research and quality of life. The company invests in the perfection of its product, from coffee blends to the production process. Behind the work of engineers is the subjective contribution of taste. This creates room for partnerships, and the company has had the opportunity to work with great chefs such as the JRE (Jeaun Restaurateus of Europe) and Ferran Adrià, creator of “caffè solido” and a collection of recipes that transforms coffee into a true sensory experience.

    “Good” coffee also thinks about other people and believes in supporting the most disadvantaged communities while promoting social and cultural projects. When a visionary industry leader understands that true personal growth also involves participation in community life and the enrichment of human and environmental patrimony, we then see society directly benefit and improve.

    ¡Tierra! is an example of Lavazza’s philanthropic efforts. It is a fair-trade initiative certified by the Rainforest Alliance which invests in coffee produced in the micro- communities of South and Central America with the goal of helping small farmers improve the standards of coffee production enabling them to become autonomous and competitive.

    The desire to participate to the cultural development of its country and region (Piedmont) brings Lavazza to partecipate to Il salone del Gusto (maybe the most important exhibition in the world dedicated to food and high-quality products) and to other events in the sector.

    Coffee is a ritual, the basis for people coming together. We have seen it in the movies, in our homes, in our families’ traditions, from North to South, in bourgeois living rooms and proletariat kitchens, in the silence and the chaos of the holidays. “Let’s have coffee” is a liberating phrase that opens the door to possibility. During the brief, extensible moment of a cup of coffee, anything can happen – it’s the micro-world that contains us.

    Mr. Emilio lived in a world of ideas and fantasy; he fulfilled his dream, and managed his company for more than 50 years. He loved what he did, and his co-citizens recognized in his story a little bit of the story of the country. His story is a true Italian tale, where work becomes passion, the passion of a man who will never be forgotten.

  • Life & People

    With Vinicio Capossela in the City

    Signore e signori, ladies and gentlemen, madames et messieurs… please welcome Vinicio Capossela!
     

    The magician Christopher Magic Wonder introduces Vincio Capossela to the audience, part of  the tour during which the Italian singer will be performing in the US and Canada this spring. “Da solo”, (On my own), is the name of the tour that is everything but lonely. Six musicians and a magician play on the stage with Vinicio Capossela, who performs as if he were eight people.
     

    An eclectic and exciting entertainer, he moves on the stage, changing instruments, hats and the atmosphere between songs. He looks tireless.

     Let’s proceed with some kind of order in last week's Vinicio marathon. Our first meeting with the Italian songwriter (one of the most beloved from the audience, the critic and his colleagues) happened on Thursday March 4th at Kestè Pizzeria on Bleecker Street, an unusual location that hosted the video interview with Capossela and, for this occasion,  the almost entirely female i-italy crew.
    Among pizza, wine and some interested Kestè clients, the artist told us what America means to him and what inspired him; which stories, people and countries inspired him to travel; his relation to the underground music scene and Italian-American culture; and finally, what survives of the American dream.

    In the video interview, the singer/actor/writer generously answered our questions and showed his analytical and deep side. Out of this interview came portrait of a wise man who takes his time to think about his thoughts and looks deeply for the right words to explain his complex and articulate inner world. 
     

    All Vinicio Capossela’s fans already know that he is a poet, the new as well as the old ones who have supported him from the very beginning in1990, when he came out with the album “All’una e trentacinque circa” (Around one and thirty-five) that won the Tenco Award for Best new artist. Many other albums followed after that one: Modì (1991), Camera a Sud (1994), Il ballo di San Vito (1996), Liveinvolvo (1998), Canzoni a manovella (2000), L’indispensabile (2003), Ovunque proteggi (2006), Niente sotto il sole (2006),  Da Solo (2008) and the last one, the collection of his greatest hits, The Story-Faced Man (2010).
     

    Capossela is not only a musician; he successfully walks in the fields of literature, theatre, radio and cinema. Through different kinds of narration, he brings the audience on surreal trips, sometimes to a land of dreams, other times to a lost world of melancholy and loneliness. 
     

    We followed his New Yorker tracks on Thursday afternoon, when he presented at the Italian Cultural Institute the documentary “The Face of the Earth”, directed by Gianfranco Firriolo. A 50 minute road trip piece filmed during the travels that brought the songwriter in search of stories, landscapes, lyrics and music for the “Da Solo” album, this movie will be come out on DVD in Italy by Feltrinelli edition in April 2010.
     

    …“Le storie amano muoversi sulle rotaie, come gli addii che portano lontano”… (“Stories love moving on tracks, as well goodbyes that transport one far away”) Capossela is a storyteller. He doesn’t like to define himself as a traveler, gypsy, or as an emigrant. He needs rites and roots to build his days. YetI believe he can accept being defined as a “seeker”. He seeks sounds, names, significance, stories, faces, feelings and small invisible miracles to be translated in poetry and shared with the world.

    In the movie Vinicio talks about musical instruments as if they were characters of a fairytale; he also plays his songs and gives us his view of the world.

    His passion for the circus and side shows acts presents itself again through the artist's fascination for those performances, which represent our need for wonder and our affair with the unknown.
     

    With a curious eye, he spies the backstage of a side show in Austin, looking for those freaks that Diane Arbus once immortalized in her pictures, because looking at those “freaks” allows us see closer the hidden, freakish sides of ourselves. The stage often exposes those defects and distortions that we always try to contain and hide, but can’t stop looking at if someone else illuminates them for us.
     

    “The face of the Earth” is a physical and emotional trip through the winters of the soul, the ghosts of the stage and the silence of America outside of its big cities. He found an open and bare country, populated by silence and disillusions; but he also found words that you would stop to read again and again, though they run fast on the screen. You drink them while you taste them.
     

    At the end of the film screening, the large audience asks questions, seeking  to know how the singer was received by the American people (he answered he was most welcomed) ,and what link he feels with the Pirandello infused poetic of masks. Interestingly, he said that “I wasn’t inspired by Pirandello”, instead “I’ve been inspired by the side shows in Austin, Texas, by the backstage of that misery, and by realizing that America is an empty theatre. I met people who haven’t prepared what to say, and they simply told us what they wanted; there’s no fiction in this movie, we only filmed what was happening and then we added our personal meaning to it.” Vinicio then sang song some songs at the piano.
     

    The last leg of our travel behind Capossela in New York was his first concert of this tour on Friday March 5th at Le Poissson Rouge. Other concerts will follow in Canada, from Montreal to Toronto, and back to the States again: Chicago  on March 10th, San Francisco on March 12th and  Los Angeles on March 13th.

    The two concerts in New York (on Friday and on Saturday) were both sold out. The club was packed with Italians and other non-Italian Vinicio fans. Vinicio Capossela’s name, in fact, is becoming more recognized in American musical culture as well.
     

    At Le Poisson Rouge, Mr. Magic Wonder presented the star and the show begun. There were ghosts on the stage, which played and song behind the singer’s voice, and masks, poems and conjuring tricks.
     

    He performed songs from a dense and long career that is constantly expanding: Una giornata perfetta (A perfect day), Il Paradiso dei calzini (Sock’s Heaven), Che cos’è l’amor (What love is), Dove siamo rimasti a terra Nutless (Where we are Nutless), Lettere di soldati (Soldiers’ letters), Marajà, Brucia Troia (Burn Troy), Dalla parte di Spessotto (On Spessotto's side), Il gigante e il mago (The Giant and the Magician), Il ballo di San Vito (San Vito’s dance), and L’uomo Vivo (The live man).
     

     

    The emotions changed during the performance, starting from a romantic and melancholic opening to an explosive ending with everyone standing up, dancing and celebrating. Because Italian people are like this, they must stand up, participate, celebrate and live the music. We Italians have a singer/poet/writer who can read and write about life through joy and melancholy.
     

    Ladies and gentlemen: Mr. Vinicio Capossela.

     

  • Una storia italiana. Tra caffè e creatività

    È una vita straordinaria quella di Emilio Lavazza, che ha lasciato all’età di 78 anni il 17 Febbraio scorso. Per questo ve la raccontiamo.

    E non è sufficiente ricordarlo solamente come uno dei grandi imprenditori italiani che ha reso il caffè italiano famoso in tutto il mondo. Il suo lungo viaggio ha segnato in maniera indelebile tappe importanti della storia economica, creativa, socialeculturale del nostro Paese.
    Infatti Emilio Lavazza ha sempre agito con il coraggio e la passione dei grandi uomini, che non solo sanno far crescere i profitti, ma sanno anche parlare al cuore della gente.
    Non troverete un italiano, di qualsiasi generazione, che non sappia dirvi cosa sia Lavazza e quali celebri battute e personaggi glielo abbiano spiegato nel corso di una vita.

    Ci vuole talento per conquistare e cambiare l’immaginario di un popolo e ci vuole umiltà per resistere alle tentazioni (dalla borsa e dalle proposte edificanti dei grandi gruppi stranieri). Credeva nella famiglia il Sig, Emilio, credeva nelle comunità.

    Era nipote di Luigi Lavazza, colui che nel 1895 fondò l’omonima azienda produttrice di caffè cominciando da una piccola drogheria in via San Tommaso 10 a Torino. Quella piccola drogheria oggi è leader assoluto in Italia nella torrefazione del caffè con una quota di mercato del 47%, 8 consociate estere (Francia, Spagna, Regno Unito, Germania, Austria, USA, Brasile, India), una distribuzione in 90 paesi nel mondo e un fatturato che supera il miliardo di euro. Tutto sempre custodito nelle sapienti mani della famiglia Lavazza, giunta oggi alla quarta generazione di imprenditori.

    Ci sono in Italia alcuni (pochi) nomi che  identificano per il grande pubblico un prodotto, ma dietro quel nome c’è una dinastia forte e numerosa. Lavazza, Barilla, Benetton, Ferrero, sono alcuni di questi “marchi” internazionali gestiti a conduzione famigliare. Una gestione che manovra grandi capitali nel rispetto dei principi originari che hanno fissato le fondamenta di quel nome, con un obiettivo chiaro e condiviso da tutte le generazioni.

    Emilio Lavazza è entrato negli affari del caffè a ventitre anni. Tre anni dopo, nel 1958, dà il via ad un sodalizio storico, quello con la geniale e famosa mente pubblicitaria del concittadino torinese Armando Testa. La prima campagna che la coppia realizza nasce per promuovere il caffè “Paulista”, macinato e confezionato in lattine sotto vuoto.

    Nonostante la prima diffidenza generale (come spesso succede per le novità rivoluzionarie), la pubblicità ed il confezionamento innovativo spalancano le porte ad un pubblico che saprà affezionarsi. Arrivano gli anni del boom economico, del neo-consumismo e della crescita del mercato. Arrivano anche le prime televisioni, attorno alle quali le famiglie e il vicinato si riuniscono. Solo pochi infatti se le possono permettere e i salotti dotati dell’esclusiva fortuna chiamano a raccolta parenti e amici.

    Gli adulti aspettano di seguire i quiz o i programmi con le esibizioni dei cantanti preferiti, i bambini fremono per vedere, prima di andare a dormire le pubblicità raccontate. Si appunto lo storico “Carosello”, trasmesso dopo il telegiornale della sera. “A letto dopo il Carosello” si diceva ai bambini. Ed ecco nascere in Italia quello che possiamo definire l’embrione dello spot odierno.

     

    Era un modo di fare pubblicità diretta, raccontando delle storie. Mini racconti di 2’30’’ che con fantasia e buon gusto, grandi firme del cinema, promuovevano i prodotti.
    È il 1964 quando Emilio Lavazza e Armando Testa decidono di investire nel Carosello, con la creazione dei due personaggi ormai cult e simbolo di un’epoca: Caballero e Carmencita, protagonisti di “amore a prima vista”.

    I due pupazzi sono dei coni bianchi rovesciati, che parlano a suon di rime, animano ambienti fittizi e rincorrono l’amore e l’aroma.

    Tutto ciò che viene dopo è storia della pubblicità e del costume nazionale.

    Seguono i difficili anni 70, gli anni del terrorismo e della crisi economica. Il duo di creativi (perché anche il capitano d’industria è parte attiva del processo creativo), decide nel 1977 di puntare su un volto familiare agli italiani e con grande intuito tracciano la strada dei testimonial eccellenti. Primo fra tutti l’indimenticabile Nino Manfredi, attore protagonista della scena cinematografica italiana degli anni 60 e 70. Era lui a pronunciare il celebre “Il caffè è un piacere, se non è buono che piacere è?” e poi “più lo mandi giù e più ti tira su”.

    Il matrimonio tra l’attore ed il caffè Lavazza dura fino al 1993, quando arriva il cambio della guardia e fanno il loro ingresso quattro nuovi personaggi della scena artistica italiana: Giorgio Forattini (vignettista), Luciano Pavarotti, Monica Vitti (attrice) e Bud Spencer (attore).

    Nel 1995 una nuova svolta penetra nella comunicazione pubblicitaria e nella storia della Lavazza, la comparsa dello spot del Paradiso. Spot girati da grandi registi che vedono la scena prima occupata da Tullio Solenghi e poi dal solido duo televisivo Paolo Bonolis e Luca Laurenti (ancora attuale).

    L’insolita location offre spunti ironici e simpatici per giocare con il piacere del caffè e il desiderio di leggerezza e di fare commedia.

    Il grande merito della linea comunicativa di questo brand è sempre stato quello di rispettare l’intelligenza del pubblico. Le campagne pubblicitarie non sono mai state volgari, scontate o inopportune. In qualche modo è sempre rimasto vivo il ricordo della prima gloriosa esperienza con il Carosello.

    La storia è il centro rotante su cui viene esposto il prodotto, e pensare con cura e concentrazione ad una storia è una forma d’arte. È per questo che poi la gente a quelle storie si affeziona. Per questo davanti alle pubblicità buone ci si sofferma e si sorride, lasciando che il prodotto diventi di casa. Ma le piccole grandi storie locali non bastano a promuovere un prodotto di qualità all’estero.

    Ecco allora che la scelta di comunicare il mondo dell’espresso, unito al riconoscibile stile italiano, porta nel 1993 alla nascita del calendario Lavazza (sempre curato dall’agenzia di Armando Testa).

    Un oggetto di culto che si è trasformato in un appuntamento imperdibile alla cui realizzazione hanno partecipato i grandi nomi della fotografia internazionale: da Helmut Newton a Annie Liebovitz, passando per Herwitt, Watson, Mondino, La Chapelle e molti altri. Ognuno di loro ha spaziato nella propria poetica visionaria per raccontare, in modo del tutto personale ed unico, l’espresso e l’italianità.

    Ma la creatività non è solo faccenda di artisti, perché passa anche per la passione nella ricerca e nell’attenzione alla qualità della vita. L’azienda investe nel perfezionamento dei prodotti, dalle miscele ai sistemi. E dietro al lavoro degli ingegneri c’è anche il contributo innovativo delle menti del gusto. Trovano quindi spazio le partnership con i grandi chef, dai JRE (Jeaun Restaurateus d’Europe) a Ferran Adrià, inventore del “caffè solido” e di una collezione di ricette che trasforma il caffè in una vera e propria esperienza sensoriale.

    Il caffè “buono” è anche quello che pensa agli altri, che crede nel sostegno delle comunità più svantaggiate e promuove progetti sociali e culturali. Quando un capo d’industria lungimirante capisce che la vera crescita individuale passa anche per la partecipazione alla vita delle comunità e all’arricchimento del patrimonio umano e ambientale, assistiamo allo sviluppo e al miglioramento della società civile.

    ¡Tierra! In questo caso ne è un esempio. Il progetto equo-solidale certificato da Rainforest Alliance, che investe nella produzione di caffè in micro comunità del Sud e Centro America, con l’obiettivo di aiutare i piccoli coltivatori a migliorare (sotto l’ombrello della distribuzione Lavazza) gli standard di produzione di caffè per riuscire a diventare autonomi e competitivi.

    La voglia di partecipare allo sviluppo culturale del proprio Paese e della propria regione (il Piemonte) porta Lavazza a creare un legame con Il salone del Gusto (forse la più importante rassegna al mondo di alimenti e produzione di qualità) e con altri eventi di settore.

    Perché il caffè è un rito, è la costruzione di un incontro. Lo abbiamo visto nel cinema, nelle nostre case, nei gesti delle nostre famiglie, dal Nord al Sud, nei salotti borghesi come nelle cucine proletarie, nei silenzi e nel caos delle festività. “Prendiamoci un caffè” è una frase liberatoria, che apre le porte delle possibilità. Durante il breve, estendibile attimo di un caffè può accadere di tutto, è il micro mondo che ci contiene.

    Il signor Emilio ha vissuto in un mondo di idee, ha generato e rincorso sogni, gestendo l’azienda per 50 anni, amando quello che faceva e soprattutto facendolo amare ad un Paese che riconosce nella storia di un singolo uomo un po’ della sua stessa storia. Una storia tutta italiana di una famiglia italiana che investe nel lavoro.

  • Life & People

    Miss Italia nel Mondo. New York Chooses its Italian-American Beauties

    The 2010 Miss Italy in the World in New York pageant was an undeniable success. On Saturday, February 20 the exclusive Marquee nightclub in Chelsea served as the setting for the event. Fifteen beautiful young women of Italian descent were put to the test by five exceptional judges and had fun parading in front of a large and animated audience.  
     

    The event not only drew the attention of the largest Italian media outlets in New York, but it also benefitted from corporate sponsorship by some of the most important companies in Italy, such as Alitalia, Birra Moretti, Bronxnet, Hector, Jolly Hotel, Kestè Pizzeria, +Tono, Rai International and i-italy. 

    The evening comprised three walks by the contestants on the red carpet as well as an interview with the judges, and three performances by guest singers. The five lucky finalists are each represented by a corporate sponsor and will participate in the national competition on April 26. We hope that one of them will be selected to go on to compete in the Miss Italy in the World pageant which will take place in Italy. 

    Members of the jury included Mario Fratti, writer and playwright whose most well-known work Nine the musical based on Fellini’s film 8½ was recently brought to the silver screen by Rob Marshall;Fred Gardaphé, Distinguished Professor of Italian and Italian American Studies at the Calandra Italian-American Instute, CUNY/Queens College; Aileen Riotto Sirey, Founder and Director of the National Organization of Italian-American Women (NOIAW); Simone Sandri, correspondent for SKY Italia and Gazzetta dello Sport; and Monia Venturini, correspondent for of Costume e Società, Tg2’s magazine.  

    With their short but concise questions, the judges attempted to look into the world of these young women, to understand their relationship with Italy and what prompted them to take the stage. 

    One judge asked, “What advice did you family give you when you told them that you would be participating in the Miss Italy pageant?” “To simply be myself and show myself for what I am. To remain calm and have fun,” was one contestant’s response. 
     

    Mario Fratti, recalling his father’s advice to read the newspaper everyday, asked one candidate what useful advice she always carries with her. “I was also told to read the newspaper every morning, and it’s a practice that I observe every day.”  

    The theme of family appeared in another contestant’s statement, as she responded to the question, “Who are your heroes?” “My parents are my heroes. I admire them very much and I have always looked up to them.” 

    The contestants’ responses all reflected a strong sense of family, the desire to travel, and to strengthen that feeling of participating in and belong to a country that despite the distance of empty space still continues to evoke their heritage. There was an overwhelming sense that growing up in two different worlds that do not intersect is a challenge and a privilege. For these young women, taking the Italian stage means reclaiming a piece of their hearts, speaking the language of their parents or grandparents (albeit with strong regional accents), always smiling, and filled with the desire to know more. 

    Graziano Casale, one of the evening’s organizers, President of the Commissione Giovani NY, and Founder of Sunday NYC, co-hosted the event with Rossella Rago, hostess of the online program “Cooking with Nonna.” They were a decidedly successful and brilliant duo, entertaining the crowd and helping to create a memorable evening. Several singers were also given an opportunity to perform: Gio Moretti, an Italian singer who collaborated with Brazilian musicians, Simona D., and the tenor Christopher Macchio who despite a sore throat still regaled the crowd with a moving performance. The duet with an over-the-top Graziano covering “Io Ti Adoro,” originally sung by Dj Francesco and Pavarotti, was particularly amusing.

    Nothing was missing from this evening full of music and levity. Everything was tinged with just the right amount of self-effacing humor that is always necessary at an event of this kind. It should be noted, however, that the participants (along with their mothers) took the competition very seriously.  
     

    Every seat was filled, and the audience was animated and engaged. As always, everyone had his or her favorite and everyone was a fan. We saw some young women who were timid (or intimidated) and other young women who without any hint of self-consciousness showed themselves off and talked themselves up in the true spirit of competition and the game.   

    Christina Maraccini, Miss Italia USA 2009, awarded the five finalists.

    Johanna Sambucini, 22, from Rome, was awarded the title of Miss Italian-Amercan Press i-Italy for her ability to communicate effectively in addition to her obvious beauty. With long, dark hair and a captivating smile, she told our reporters: “I am honored to participate in this contest because it allows me to demonstrate my Italian identity. I was born and raised in Bensonhurst, the Italian-American neighborhood in Brooklyn. My family has always taught me about the culture and traditions of our country, values that I hold dear and will in turn pass on.”

    The other finalists who will go on to compete in the next round in Connecticut are Ligeia Moltisanti, 19, originally from Ragusa (Miss Personality, sponsored by the Jolly Hotel); Margherita Medici,18, originally from Milan and Cosenza (Miss Poise, sponsored by Moretti Beer); Melissa Fiore, 23, from Sicily, Naples, and Calabria (Miss Elegance, sponsored by Hector Boots), and Syra Maroutti, 20, from Puglia (Miss Hair & Look, sponsored by +Tono).  

    We caught up with the judges for some commentary on the evening’s events.  

    “It was enjoyable to be among so many young Italian-Americans who are so enthusiastic and who are so obviously connected to Italy,” Mario Fratti told us.  

    Remembering the golden age of Italian cinema and the divas who were admired all over the world and who often became famous after being crowned Miss Italy, we asked him if today the contest still represents a privileged entrée into the entertainment world. “The Italian climate at this moment is not, in fact, moral. There is a lot of corruption, and in this milieu occupied and dominated by decadent television, there isn’t a lot of room for cinema.” Pleased with his experience as a judge, he also added: “We all agreed on picking the best, most intelligent candidate who was the most prepared.” 

    Fred Gardaphé was also pleased with the evening’s events. “I am happy to see that obscenely thin young women, those inspired by runway models, did not participate. For me, an Italian woman is beautiful when she makes an impression because of her physical appearance but also knows how to have a conversation. I think the same is true of Italian-American women. I was impressed by the fact that all of these young women spoke a bit of Italian; it was more than I expected. I don’t see beauty as something that is separated from intelligence, and I think this was demonstrated this evening by our choice of the five candidates who will go on the finals in Connecticut.”  
     

    The Founder and President of NOIAW, Aileen Riotto Sirey, talked to us about the true essence of feminine beauty. “When I look at a woman, the first thing I notice is her eyes. I look for a smiling face that communicates a love of life, success, a desire to understand. I find that Italian women have particularly expressive eyes, and to me, this makes them even more beautiful. The fifteen contestants all had this characteristic, and it was difficult to decide among them. I would have liked to know more about their aspirations, their future plans, but also more about their own personal stories. I sincerely wish them a wonderful future where they find ample space not only to cultivate their beauty but also the charm and femininity that we Italian-American women must always know how to maintain.  

    Miss Italy is an event that preserves a long history and documents the changes in our country’s customs, traditions, and standards of beauty. We are witnesses to the fact that even in small ways, a country never stops talking about itself. Italy has continued to do this with Miss Italy (and its sister pageant, Miss Italy in the World), as it has done with Sanremo, for example, the music competition that just recently wrapped up in Italy. These are the rituals that remind us where we come from and where we are headed.

    Translated by Giulia Prestia

  • Graziano Casale & Rossella Rago

    Miss Italia nel Mondo. New York sceglie le sue bellezze italo-americane

    Ogni promessa è  stata mantenuta con l’edizione 2010 e “Miss Italia nel Mondo a New York” può essere definito un successo. Sabato 20 Febbraio il club Marquee di Chelsea ha ospitato l’evento  nella sua esclusiva cornice. Quindici belle ragazze di origine italiana sono state messe sotto esame da cinque giurati d’eccezione e si sono divertite a sfilare davanti ad un pubblico numeroso e allegramente partecipe.   
     

    L'evento non ha solo attirato l'attenzione dei maggiori media italiani presenti a New York, ma ha anche beneficiato della sponsorizzazione di grandi nomi nostrani ed internazionali quali Alitalia, Birra Moretti, Bronxnet, Hector, Jolly Hotel, Kestè Pizzeria, +Tono, Rai International e i-italy. 
     

    Tre passerelle sul tappeto rosso, un confronto con le domande della giuria e tre esibizioni canore dei performer ospiti della serata, hanno caratterizzato la manifestazione. Adesso le cinque felici finaliste prescelte, ognuna associata ad uno sponsor, sono pronte per partecipare alla competizione nazionale del 26 aprile. Speriamo che una di loro venga scelta per gareggiare nella serata di Miss Italia nel Mondo che si svolgerà nel nostro Paese.   

    La giuria era composta da Mario Fratti, scrittore e sceneggiatore, la cui opera più nota è certamente Nine, il musical basato sul film 8½ di Fellini, appena portato sullo schermo da Rob Marshall; Fred Gardaphé, Distinguished Professor di Studi Italiani e Italo Americani al Calandra Italian-American Instute, CUNY; Aileen Riotto Sirey, direttrice e fondatrice dell’Organizzazione Nazionale delle Donne Italo-Americane (NOIAW); Simone Sandri, corrispondente per SKY Italia e la Gazzetta dello Sport e Monia Venturini, inviata di Costume e Società, magazine d’approfondimento del Tg2.   

    Con le loro brevi ma puntuali domande, i giurati hanno cercato di aprire un varco nel mondo di queste giovani, per capire il loro rapporto con l’Italia e cosa le spingesse su un palcoscenico così. 

    “Che consiglio ti hanno dato in famiglia quando hai detto che avresti partecipato a Miss Italia nel mondo?” “Di essere semplicemente me stessa e mostrarmi per quello che sono. Restare serena e divertirmi.” È stata la risposta spontanea di una concorrente. 

    Mario Fratti, ricordando il consiglio paterno di leggere ogni giorno i giornali, ha voluto domandare ad una candidata quale consiglio utile porta sempre con sé.“Anche io sono stata educata a leggere il giornale ogni mattina ed è un’abitudine che osservo quotidianamente.” 

    Il tema della famiglia torna anche in un’altra dichiarazione, quando una ragazza si trova a rispondere alla domanda “Chi sono i tuoi eroi?”. “I miei genitori sono i miei eroi. Li ammiro moltissimo e sono sempre stati per me un punto di riferimento.”   
     

    Dalle risposte delle concorrenti è emerso forte il senso della famiglia, il desiderio di viaggiare e di approfondire quel sentimento di partecipazione e appartenenza ad un paese che nello spazio vuoto della distanza continua ad evocare l’origine. Perché crescere divisi in mondi che non si toccano è una sfida e un privilegio. Per loro ritrovarsi su un palcoscenico italiano vuol dire riprendersi un pezzo di pelle, è parlare la lingua dei genitori o dei nonni con un forte accento locale, ma con il sorriso e la voglia di sapere di più. 

    Graziano Casale, uno degli organizzatori della serata e Presidente di Commissione Giovani NY efondatore del Sunday NYC, ha condotto l'evento insieme a Rossella Rago, nota presentatrice del programma di cucina online Cooking with nonna. Un duo sicuramente riuscito, brillante, allegro, un tocco essenziale all'evento. È stato anche dato il giusto spazio allo spettacolo, con cantanti che hanno portato in scena la loro musica, da Gio Moretti, cantante italiana che ha collaborato con musicisti brasiliani, a Simona D. ed  il tenore Christopher Macchio, che nonostante un malessere alla gola ci ha regalato una performance emozionante. Divertente anche il duetto che ha inscenato con l’istrionico Graziano, sulle note di "Io ti adoro" originariamente cantata da Dj Francesco e Pavarotti.

    Non è mancato nulla a questa serata piena di musica e voglia di leggerezza. Il tutto conditodalla giusta dose di autoironia che si deve sempre avere in un evento del genere. Anche se va detto che le partecipanti, e come sempre le rispettive mamme, hanno preso come da copione tutto molto sul serio  

    La platea di spettatori era al completo, agitata e coinvolta e, come sempre, ognuno aveva la sua prediletta e faceva il tifo per lei. Abbiamo visto ragazze timide (o intimidite) e ragazze che senza imbarazzo si sono mostrate e raccontate, nel puro spirito della gara e del gioco.   

    Christina Maraccini, Miss Italia USA 2009, ha premiato infine le cinque vincitrici.  
     

    Johanna Sambucini, 22 anni di Roma,  ha ricevuto il titolo di Miss Italian-Amercan Press i-Italy per le sue significative doti comunicative oltre che, ovviamente, per la sua bellezza. Mora, capelli lunghi, sorriso smagliante, ha detto ai nostri microfoni: “Sono onorata di partecipare a questo concorso, perchè mi permette di manifestare la mia identità italiana. Sono nata e cresciuta a Bensonhurst, il quartiere italo-americano di Brooklyn. La mia famiglia ha sempre tenuto ad insegnarmi la cultura e le tradizioni del nostro Paese, valori che custodisco e tramanderò a mia volta.”   

    Le altre finaliste che competeranno nella prossima tappa in Connecticut sonoLigeia Moltisanti, 19 anni originaria di Ragusa (Miss Personality associata a Jolly Hotel); Margherita Medici,18 anni originaria di Milano e Cosenza (Miss Poise associata a Birra Moretti); Melissa Fiore, 23 Anni dalla Sicilia, Napoli e Calabria (Miss Elegance associata a Hector Boots) e Syra Maroutti, 20 anni dalla Puglia (Miss Hair & Look associata a +Tono).  

    Abbiamo raggiunto i giurati per avere da loro un commento sulla serata.  

    “È stato piacevole trovarsi fra tanti giovani italo-americani così entusiasti, che dimostrano di essere ancora legati all’Italia", ci ha detto Mario Fratti.  

    Ricordando gli anni d’oro del cinema italiano,  le dive ammirate da tutto il mondo  e spesso rese famose  da Miss Italia, gli abbiamo chiesto se ad oggi il concorso rappresenta ancora una porta privilegiata per entrare nel mondo dello spettacolo. “Il clima italiano in questo momento non è affatto morale, c’è molta corruzione e in questo ambiente occupato e dominato da una televisione decadente, non c’è più spazio per il cinema.” Felice dell'esperienza da giurato, ha infine aggiunto: “Siamo stati tuti d’accordo nello scegliere le più brave, intelligenti e con una buona preparazione.”  

    Anche Fred Gardaphè  si è dichiarato soddisfatto della serata:

    “Sono felice di aver visto che non hanno partecipato ragazze oscenamente magre, ispirate alle modelle che si vedono in passerella. Per me una donna italiana è bella quando ti colpisce per il suo aspetto fisico e sa mantenere alto il tuo interesse con la conversazione. Mi aspetto lo stesso dalle donne italo-americane. Sono colpito dal fatto che tutte le ragazze parlassero almeno un po’ di italiano, era più di quanto mi aspettassi. Non vedo la bellezza come qualcosa di separato dall’intelligenza e credo che sia stato dimostrato questa sera dalla nostra scelta delle cinque candidate che andranno alla finale in Connecticut.”  

    Da Fondatrice e Presidentessa della NOIAW, Aileen Riotto Sirey ci ha parlato della vera essenza della bellezza femminile: "Quando guardo una donna, la prima cosa che osservo sono gli occhi. Cerco uno sguardo sorridente che comunichi voglia di vivere, successo, desiderio di conoscenza. Trovo che le donne italiane abbiano occhi particolarmente espressivi, e questo le rende più belle per me. Le quindici candidate avevano tutte questa caratteristica, è stato difficile scegliere tra loro. Avrei voluto sapere di più delle loro aspirazioni, dei loro piani di vita, ma anche della loro storia.  Auguro sicuramente a tutte un futuro meraviglioso, dove trovi spazio adeguato non solo la cura della bellezza, ma anche del fascino e della femminilità di cui noi donne italo-americane dobbiamo saper essere custodi".    

    Miss Italia è  una manifestazione che conserva una lunghissima storia e ha fotografato il cambiamento del costume, della bellezza e delle tradizioni del nostro Paese. Siamo testimoni del fatto che anche attraverso le piccole cose un paese non smette di parlare di sé. L’Italia lo ha fatto e continuerà a farlo con Miss Italia (e la sorella Miss Italia nel Mondo) come per esempio con Sanremo, la manifestazione canora che si è appena conclusa in Italia. Sono questi riti a ricordarci da dove veniamo e dove stiamo andando. 

  • Events: Reports

    Don’t Miss the Miss. The Search for the Most Beautiful Italian Woman in the World Comes to New York

    For the second consecutive year, the Commissione Giovani NY and The Sunday NYC organized the New York state competition that selects the candidates who will go on to become the U.S. representatives in the Miss Italy in the World pageant.  

    The event not to be missed will be held on Saturday, February 20 at Marquee (289 10th Avenue at 27th Street) beginning at 6.00 pm. 
     

    This long journey began on the Internet. In today’s world of virtual communication, even the selection of beauty pageant contestants takes place online. The first round was officially conducted online, where 15 of 30 girls have already been chosen for the catwalk on February 20. 
     
    Among these 15, five will go on to compete in the American finals to be held on April 26. It is a friendly battle in which the finest Italian-American women represent(nearly) all of the 50 states. The winner will go on to represent the United States in the pageant held in Italy.  
       
    The event on February 20 promises to be an evening filled with surprises and moments of lively entertainment, serious judges ready to have fun, and young women ready to compete but who undertake the challenge with poise and smiles. 

      
    What are the requirements to participate? To begin, participants must be Italian nationals or have at least one parent or grandparent of Italian nationality; have a basic knowledge of the Italian language; be between the ages of 17 and 26 years of age; have lived in the United States for at least six months prior to June 30, 2010; be of irreproachable conduct, and therefore, never have been involved in events that would offend prevailing moral standards.  

    Contestants obviously have to be beautiful, but that’s not all. It takes something more, an element that is difficult to pinpoint but hopefully easy to recognize. It’s up to the jury to find the spontaneity, freshness, and personality that the winners must possess. The competition will take place over three rounds and also includes a personal interview with members of the jury which is composed of leading figures from the Italian-American community in New York.  

    We spoke with Graziano Casale, president of Commissione Giovani NY, about these Italian-Americans and their relationship to Italy. 

    He tells us that for most part these young women are born in the U.S. and are second or third generation Italians who feel very Italian and grew up with an emotional tie to a country that they sometimes do not know firsthand. Their Italian cultural understanding is often regional and tied to their family’s place of origin. But they also have deep curiosity and a sense of belonging to a distant land, full of charm and tradition. 

    Most often they choose to participate for fun, without any real professional ambitions related to the entertainment industry. After competing, however, some of them have discovered that they would like to expand their horizons into show business while strengthening their sense of “being Italian” at the same time. Overall, the pageant is an opportunity for spectators to experience Italy through the eyes of those who built Italy abroad. It’s also a social event that literally speaks two languages (since the evening will be hosted in both English and Italian), but ultimately it uses only one: that of beauty. So, don’t miss the Miss.  
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    MISS ITALIA NEL MONDO USA:

    THE SEARCH FOR THE NEXT MISS ITALIA NY 2010

    Saturday, February 20th, 6pm

    BUY TICKETS HERE

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