header i-Italy

Articles by: Elena Dal forno

  • Art & Culture

    Gli Anni Più Belli by Muccino

    There’s a time for everything and everything has its time. But, above any story big or small, reigns friendship, untainted by wrinkles or defeats. Because it’s such a pure and superior feeling that requires nothing other than to live and grow through time and people. 

     

    In short, that’s the message of Gabriele Muccino’s romantic and poetic film, which traces 40 years of life in Italy through the eyes of its protagonists: Gemma (Alma Noce / Micaela Ramazzotti), Paolo (Andrea Pittorino / Kim Rossi Stuart), Giulio (Francesco Centorame / Pierfrancesco Favino), Riccardo (Matteo De Buono / Claudio Santamaria), Anna (Emma Marrone), and Margherita (Nicoletta Romanoff.) 

     

    “And I am in the soul of all my characters,” Muccino says, “I suffer and feel with them, I experience their struggles and their defeats, their victories and their adolescent aspirations, which then have to confront the future.”

     

    Like in a classic bildungsroman, we’re dealing with a true coming of age movie. Four individuals born in the late 1960s, whose bonds of friendship often overlap with love, trying to find their way through politics, work, relationships. They are the victims and protagonists of History and of themselves, unable at times to find solutions and skilled at running away from threats and disappointments. 

     

    In an Italy that is constantly changing before their teenage eyes - incredibly similar to those of their older counterparts - they become men and women forever changed by time, society, culture and politics. Except perhaps for the stable Paolo, the only one to remain true to his values and, more importantly, to his feelings.

     

    And so their friendship too is often tested, because nothing is ever a given, especially when it comes to human relations.

     

    “This is a film,” Muccino adds, “about a generation, mine, who wasn’t able to create a space for itself in the world. Born too late to participate in ‘68, it was too uninvolved to change the world, essentially passive and transitory, yet it witnessed important events, such as the rise of Berlusconi, the Mani Pulite scandal, the arrival of the 5 Star movement. Even if we don’t like it, we are defined by History. The fall of the Berlin wall opened up a world of hope, 9/11 did the opposite, it shut down our hopes. We became fragile, vulnerable, and attackable. All of this is reflected onto the characters, who are constantly alternating between highs and lows. It’s the cycle of life, continuous challenges on the way to a hopefully better future. No one is resigned but time will make them accept what once seemed unacceptable. Every step they take brings them to face choices and time, the real motor of the film, is witness to it all.”

     

    One of the most beautiful scenes in the movie is in fact when Gemma runs up the staircase towards Paolo, passing through all the seasons of her life as she does so, from a teenager to a mature woman, as if time were caressing her and wrapping around her, showing us, once more, that we are who we are because of our past, which is always the pillar from which we must start in order to evolve and become a better version of ourselves. 

     

    Certainly inspired by Ettore Scola’s masterpiece “We all Loved Each Other so Much" (C’eravamo tanto amati) - which in 1974 staged the vices and virtues of Italians 30 years prior, through the eyes of Vittorio Gassman, Nino Manfredi, Stefania Sandrelli and Stefano Satta Flores - Muccino’s film is also an autobiographical work, as if the director himself, having reached the 50 year mark, wished to assess himself and his life.

     

    “I was also a lost youth, then I found cinema and everything changed, I found my path.”

     

    There is nothing new in technical terms in this work by Gabriele Muccino, but the director’s hand is certainly remarkable: the choral structure of the narrative, the way the camera enters into the characters’ souls, the adolescent enthusiasm of a middle aged man who makes love to his protagonists and to the camera. 

     

    The cast is heavenly and the fact that it’s coming out on Valentine’s Day is no accident. On the day dedicated to lovers, we must always remember that friendship is the highest form of love because it asks for nothing in return if not to live and accept ourselves. And that’s a lot.  

  • Arte e Cultura

    Gli anni più belli di Muccino

    C'è un tempo per ogni cosa ed ogni cosa è a suo tempo. Ma, sopra ad ogni Storia, grande o piccola che sia, regna sovrana l'Amicizia, mai scalfita dalle rughe o dalle sconfitte, perchè se c'è, è un sentimento così puro e così superiore che non ha bisogno di niente se non quello di viversi e nutrirsi attraverso gli anni e le persone.

     

    In sintesi è qui il messaggio del romantico e poetico film di Gabriele Muccino che ripercorre 40 anni di vita italiana attraverso gli occhi dei suoi protagonisti, Gemma (Alma Noce / Micaela Ramazzotti), Paolo (Andrea Pittorino / Kim Rossi Stuart), Giulio (Francesco Centorame / Pierfrancesco Favino), Riccardo (Matteo De Buono / Claudio Santamaria), Anna (Emma Marrone) e Margherita (Nicoletta Romanoff).  "E io sono nell'anima di tutti i miei personaggi - dice Muccino - soffro e mi emoziono con loro, vivo le loro fatiche e le loro sconfitte, le loro vittorie e le loro aspirazioni da adolescenti che poi hanno dovuto fare i conti col futuro".

     

    Come in un classico bildungsroman siamo di fronte ad un vero e proprio film di formazione. Quattro aragazzi nati alla fine degli anni '60, il cui legame di amicizia spesso si confonde anche con l'amore, cercano la loro strada attraverso la politica, il lavoro, le relazioni. Sono vittime e protagonisti insieme, della Storia e di loro stessi, incapaci a volte di trovare soluzioni, abili in altre circostanze a fuggire i pericoli e le delusioni.

    Attraverso un'Italia che cambia costantemente sotto ai loro occhi i piccoli adolescenti - straordinariamente somiglianti ai divi più maturi - diventano uomini e donne che il tempo, la società, la cultura e la politica cambieranno per sempre. Tranne forse il solido Paolo, l'unico che rimane fedele ai suoi valori e, soprattutto, ai suoi sentimenti.

    E così anche l'Amicizia viene a lungo e spesso testata perchè non c'è mai niente di scontato, specie nelle relazioni umane.

     

    "Questo è un film - ha detto ancora Muccino - che parla di una generazione, la mia, che non è riuscita a crearsi un vero spazio nel mondo, nata troppo tardi per fare il '68, è stata troppo poco reattiva per cambiare il mondo, sostanzialmente passiva e transitoria eppure testimone di eventi importanti come la discesa in campo di Berlusconi, Mani Pulite, l'arrivo dei 5 stelle. Anche se non lo vogliamo siamo comunque definiti dalla Grande Storia, la caduta del muro di Berlino ci apriva le speranze di un mondo migliore, invece l'11 settembre ci ha segnato in maniera totalmente opposta, ci ha chiuso queste speranze. Siamo diventati fragili, vulnerabili ed attaccabili. Tutto questo si riflette anche nei protagonisti che hanno slanci e rinculi costanti, è il ciclo della vita, una continua sfida verso il domani sperando che sia migliore. Nessuno è rassegnato ma è il tempo che li farà accettare ciò che prima pareva inaccettabile. Ogni passo che fanno li porta davanti a delle scelte che sono dei bivi o dei cambiamenti e il tempo, che è il vero motore del film, ne è il grande testimone".

     

    Una delle scene più belle del film è infatti quella scalinata salita da Gemma che corre verso Paolo, nella quale attraversa tutte le stagioni della sua vita, da adolescente a donna matura, come se in quel gesto il tempo la accarezzasse e la avvolgesse e ci facesse capire, una volta di più, che siamo ciò che siamo grazie al nostro passato che è, sempre, un pilastro dal quale partire per evolvere e diventare la versione migliore di noi stessi.

     

    Ispirato certamente al capolavoro di Ettore Scola "C'eravamo tanto amati" che nel 1974 metteva in scena vizi e virtù degli italiani di 30 anni prima attraverso gli occhi di Vittorio Gassman, Nino Manfredi, Stefania Sandrelli e Stefano Satta Flores, il film di Muccino è anche un'opera autobiografica, come se lo stesso regista, passato il traguardo dei suoi 50 anni, volesse fare il punto su sè stesso e la sua vita.

     

    "Ero un giovane un po' perso anche io - poi ho scoperto il cinema, ed è cambiato tutto, ho trovato la mia strada".

     

    Non c'è nulla di nuovo in questa opera di Gabriele Muccino, se vogliamo parlare in termini tecnici, ma c'è di sicuro una mano registica strepitosa, la struttura corale del racconto, la capacità della macchina da presa di entrare quasi nell'anima dei personaggi, l'entusiasmo adolescenziale di un uomo di mezza età che fa l'amore con i suoi protagonisti e la telecamera.

    Il cast è assolutamente in stato di grazia e il fatto che esca per San Valentino non è casuale. Nel giorno degli innamorati bisogna sempre ricordarsi che il valore dell'amicizia è la forma di Amore più alta perchè nulla pretende in cambio, se non quella di viversi ed accettarsi. Ed è tantissimo.

  • Arte e Cultura

    La Dea Fortuna, la lezione di vita di Ozpetek

    La Dea Fortuna ha un segreto, un trucco magico. Come fai a tenere sempre con te qualcuno a cui vuoi molto bene? Devi guardarlo fisso, rubi la sua immagine, chiudi di scatto gli occhi, li tieni ben chiusi. E lui ti scende fino al cuore e da quel momento quella persona sarà sempre con te.

    È questo il leit motiv de La Dea Fortuna, il nuovo film del regista delle Fate Ignoranti, Ferzan Ozpetek, nei cinema dal 19 dicembre con Warner Bros a due anni da “Napoli velata”. Il regista turco, ormai naturalizzato italiano, torna alle origini del suo cinema, ovvero quella rete indissolubile di affetti legati alla casa, alla famiglia anche allargata, a Roma, e a quanto sia importante aver costruito solidi legami, resistenti al tempo e agli attacchi di qualsiasi forma siano. Per una volta tanto qui si va oltre la ormai obsoleta questione di genere e si va al cuore dei problemi.

    Stefano Accorsi è Arturo, aspirante intellettuale che si ritrova a fare traduzioni, Edoardo Leo è Alessandro, un idraulico romantico e ruspante ma dal cuore tenero. Stanno insieme da 15 anni e la loro relazione sembra alla fine del percorso, la passione sì è persa, l’amore ha cambiato aspetto e loro non sanno più come conviverci. Come ha detto con grande lucidità Barbara Alberti, nel ruolo della nobile madre di Annamaria: "Qui non si tratta più di sapere se siamo o non siamo gay, ma se siamo o non siamo felici".

    Ozpetek rivela di aver voluto raccontare più che il solito primo incontro di una coppia. “Mi affascinava l’idea di come, una volta superato il sesso e la passione, un rapporto possa rigenerarsi in un modo diverso di stare insieme. Credo sia un tema che riguardi molte coppie, al di là degli orientamenti”.

    L’occasione arriva con due bambini, figli di una amica che glieli affida per qualche giorno ma poi la loro permanenza si prolunga. I due protagonisti saranno costretti a confrontarsi con profonde voragini emozionali e con il senso di responsabilità alla ricerca di una nuova definizione dell’amore. 

    Sulle note della meravigliosa musica di Mina, La Dea Fortuna è un film stratificato, che cerca chiaramente un mix di genere tra commedia e dramma, horror, sceneggiate per provare a dare delle risposte a domande molto personali ma che riguardano tutti. “Mi sono ispirato ad un fatto reale che mi ha spalancato le porte su un mondo emotivo che non conoscevo e a cui non sapevo come avrei reagito. Cosa accadrebbe se dall'oggi al domani capitasse nelle nostre vite qualcosa di inaspettato? Si è disposto a mettersi in gioco? Quale rete ci sorreggerebbe? Ma soprattutto, si sta vivendo la vita che si è sempre voluto?

    La Dea Fortuna non è riferita solo alla “buona sorte” ma rimanda all’enigmatica statua situata nel santuario di Palestrina, non distante dalla capitale.  Nel film diventa quindi la massima espressione di libero arbitrio, incentrata sul valore della libertà di scelta. Perché essere felici o non felici dipende solo da noi.