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Gli anni più belli di Muccino

Elena Dal Forno (February 11, 2020)
Due anni dopo "A casa tutti bene" che aveva incassato ben 9,2 milioni di euro, Gabriele Muccino torna al cinema con "Gli Anni più belli", un progetto ambizioso tra Storia e Amicizia legati dal fil rouge delle musiche di Nicola Piovani e Claudio Baglioni, la cui composizione dà anche il titolo al film.

C'è un tempo per ogni cosa ed ogni cosa è a suo tempo. Ma, sopra ad ogni Storia, grande o piccola che sia, regna sovrana l'Amicizia, mai scalfita dalle rughe o dalle sconfitte, perchè se c'è, è un sentimento così puro e così superiore che non ha bisogno di niente se non quello di viversi e nutrirsi attraverso gli anni e le persone.

In sintesi è qui il messaggio del romantico e poetico film di Gabriele Muccino che ripercorre 40 anni di vita italiana attraverso gli occhi dei suoi protagonisti, Gemma (Alma Noce / Micaela Ramazzotti), Paolo (Andrea Pittorino / Kim Rossi Stuart), Giulio (Francesco Centorame / Pierfrancesco Favino), Riccardo (Matteo De Buono / Claudio Santamaria), Anna (Emma Marrone) e Margherita (Nicoletta Romanoff).  "E io sono nell'anima di tutti i miei personaggi - dice Muccino - soffro e mi emoziono con loro, vivo le loro fatiche e le loro sconfitte, le loro vittorie e le loro aspirazioni da adolescenti che poi hanno dovuto fare i conti col futuro".

Come in un classico bildungsroman siamo di fronte ad un vero e proprio film di formazione. Quattro aragazzi nati alla fine degli anni '60, il cui legame di amicizia spesso si confonde anche con l'amore, cercano la loro strada attraverso la politica, il lavoro, le relazioni. Sono vittime e protagonisti insieme, della Storia e di loro stessi, incapaci a volte di trovare soluzioni, abili in altre circostanze a fuggire i pericoli e le delusioni.

Attraverso un'Italia che cambia costantemente sotto ai loro occhi i piccoli adolescenti - straordinariamente somiglianti ai divi più maturi - diventano uomini e donne che il tempo, la società, la cultura e la politica cambieranno per sempre. Tranne forse il solido Paolo, l'unico che rimane fedele ai suoi valori e, soprattutto, ai suoi sentimenti.

E così anche l'Amicizia viene a lungo e spesso testata perchè non c'è mai niente di scontato, specie nelle relazioni umane.

"Questo è un film - ha detto ancora Muccino - che parla di una generazione, la mia, che non è riuscita a crearsi un vero spazio nel mondo, nata troppo tardi per fare il '68, è stata troppo poco reattiva per cambiare il mondo, sostanzialmente passiva e transitoria eppure testimone di eventi importanti come la discesa in campo di Berlusconi, Mani Pulite, l'arrivo dei 5 stelle. Anche se non lo vogliamo siamo comunque definiti dalla Grande Storia, la caduta del muro di Berlino ci apriva le speranze di un mondo migliore, invece l'11 settembre ci ha segnato in maniera totalmente opposta, ci ha chiuso queste speranze. Siamo diventati fragili, vulnerabili ed attaccabili. Tutto questo si riflette anche nei protagonisti che hanno slanci e rinculi costanti, è il ciclo della vita, una continua sfida verso il domani sperando che sia migliore. Nessuno è rassegnato ma è il tempo che li farà accettare ciò che prima pareva inaccettabile. Ogni passo che fanno li porta davanti a delle scelte che sono dei bivi o dei cambiamenti e il tempo, che è il vero motore del film, ne è il grande testimone".

Una delle scene più belle del film è infatti quella scalinata salita da Gemma che corre verso Paolo, nella quale attraversa tutte le stagioni della sua vita, da adolescente a donna matura, come se in quel gesto il tempo la accarezzasse e la avvolgesse e ci facesse capire, una volta di più, che siamo ciò che siamo grazie al nostro passato che è, sempre, un pilastro dal quale partire per evolvere e diventare la versione migliore di noi stessi.

Ispirato certamente al capolavoro di Ettore Scola "C'eravamo tanto amati" che nel 1974 metteva in scena vizi e virtù degli italiani di 30 anni prima attraverso gli occhi di Vittorio Gassman, Nino Manfredi, Stefania Sandrelli e Stefano Satta Flores, il film di Muccino è anche un'opera autobiografica, come se lo stesso regista, passato il traguardo dei suoi 50 anni, volesse fare il punto su sè stesso e la sua vita.

"Ero un giovane un po' perso anche io - poi ho scoperto il cinema, ed è cambiato tutto, ho trovato la mia strada".

Non c'è nulla di nuovo in questa opera di Gabriele Muccino, se vogliamo parlare in termini tecnici, ma c'è di sicuro una mano registica strepitosa, la struttura corale del racconto, la capacità della macchina da presa di entrare quasi nell'anima dei personaggi, l'entusiasmo adolescenziale di un uomo di mezza età che fa l'amore con i suoi protagonisti e la telecamera.

Il cast è assolutamente in stato di grazia e il fatto che esca per San Valentino non è casuale. Nel giorno degli innamorati bisogna sempre ricordarsi che il valore dell'amicizia è la forma di Amore più alta perchè nulla pretende in cambio, se non quella di viversi ed accettarsi. Ed è tantissimo.

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