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Stefano Albertini, candidato della società civile e non dei partiti

Alberto Quartaroli (March 16, 2008)
Il rifiuto da parte della segreteria del Partito Democratico di candidare in Nord America il direttore della Casa Italiana Stefano Albertini è la dimostrazione eloquente che la pratica clientelare dei partiti è ancora in vigore



(Riceviamo e pubblichiamo).


Il rifiuto da parte della segreteria del Partito Democratico di candidare in Nord America il direttore della Casa Italiana Stefano Albertini è la dimostrazione eloquente che la pratica clientelare dei partiti e' ancora in vigore. Dal PD ci si aspettava nei fatti quel cambiamento più volte espresso a parole. Ma in realta’ nulla cambia. Il “nuovo che avanza” è, come sempre, il vecchio che si traveste per apparire nuovo, al fine di appagare con l'illusione quel sincero desiderio di cambiamento proveniente della societa'. E' tutta un'illusione che solo in pochi riescono a cogliere. Altrimenti non si spiegherebbe per quale motivo la stragrande maggioranza dei cittadini, nonostante le lamentele, continua a votare, anno dopo anno, per gli stessi partiti.

La candidatura di Albertini e' stata richiesta da 200 persone tra le piu' influenti della comunita' italiana di New York. Professori, giornalisti, ricercatori, imprenditori, artisti. Una richiesta che proveniva dalla societa' civile, quella parte della societa' che non vive di politica, ma che e’ pronta a impegnarsi quando si tratta di far prevalere il buonsenso. Un movimento spontaneo di persone che nel giro di qualche ora ha aderito all'appello, confermando che quando si tratta di sostenere una persona stimata, la societa' civile si mobilita istantaneamente, a prescindere dalle ideologie o dalle idee politiche personali.

In Italia pero’ i colonnelli di partito decidono tutto. Hanno tolto il voto di preferenza. Non esistono elezioni primarie. I futuri parlamentari sono gia’ di fatto nominati dai capi partito sulla base delle loro scelte personali. Mettono in lista amici, parenti e amanti. Ci dicono poi che bisogna sostenere i partiti esistenti e di non disperdere i voti in liste indipendenti. Ma ci spieghino almeno cosa dovrebbe fare la societa’ civile se anche la semplice indicazione di un candidato di valore non viene presa nemmeno in considerazione.

In realta’, ripeto, di nuovo non c’e’ nulla. Dietro i nuovi simboli si celano i vecchi partiti e i soliti dirigenti. Prendono in giro gli elettori inserendo in cima alle liste, a prescindere dal merito e dalla competenza, presunti rappresentanti della societa’ civile (giovani, operai, imprenditori, disoccupati), esattamente come fanno le agenzie di pubblicita’ quando commercializzano un prodotto, sapendo bene che costoro non rappresentano un bel nulla e che saranno semplici truppe e non generali. Sono tecniche collaudate che abusano della buona fede dei cittadini, ormai alla disperazione, per carpirne il consenso elettorale.

In Nord America, Stefano Albertini sarebbe stato l'unico candidato in grado di incrementare i consensi elettorali dell’intera lista. Ci si chiede allora per quale motivo la dirigenza del PD non abbia scelto come candidato un uomo stimato da tutti e con un vasto supporto elettorale, nonche’ l'unico vero rappresentante della cultura italiana a New York. Ci piacerebbe almeno conoscere quali siano i criteri di scelta dei candidati. Vorremo sapere in base a quali parametri si opera la selezione. I dirigenti dei partiti dovrebbero avere la correttezza di spiegare agli elettori il motivo per cui un determinato candidato vale piu' dell'altro. Porta piu' voti al partito? E' piu' rappresentativo? E' esperto di una determinata materia? Ha la stima incondizionata della comunita'? Insomma, ci diano un qualsiasi motivo.

NY, March 13, 2008

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