Un bilancio positivo quello della visita del Premier italiano Mario Monti negli Stati Uniti. Una visita annunciata dalla copertina dell’edizione internazionale di Time che dà un benvenuto entusiasta: “Può quest’uomo salvare l’Europa? Mario Monti, un primo ministro per tempi disperati”. Negli ultimi anni eravamo abituati a un altro genere di copertine sulla stampa estera, basti pensare a quelle dell’Economist estremamente critiche nei confronti dell’Italia guidata dall’ex Premier Silvio Berlusconi o a quella di Time di novembre dedicata al dimissionario ex primo ministro con la quale gli si dava un brusco benservito titolando: “L’uomo dietro l’economia più pericolosa al mondo. Come il primo ministro uscente ha messo in pericolo l’Unione europea e perché non è pentito”. In particolar modo, osservando le due copertine di Time si vede come nel paragone tra Berlusconi e Monti quest’ultimo ne esce vincitore apparendo agli occhi dell’opinione pubblica americana come un primo ministro sobrio, elegante, internazionale, insomma agli antipodi rispetto al suo predecessore.
All'interno dell’ultimo numero di Time oltre alla copertina dedicata a Mario Monti c’è anche2 un'intervista nella quale il Premier spiega di sperare davvero di essere l'uomo giusto "perché altrimenti le riforme strutturali sarebbero effimere e non durature". Monti risponde anche alla domanda se il suo governo stia cercando di modificare il modo di vivere degli italiani. "La vita politica quotidiana ha ‘diseducato’ gli italiani - prosegue Monti -. Dobbiamo dare un senso di meritocrazia e concorrenza". Monti viene definito un "primo ministro per tempi disperati". E Michael Schuman, autore dell’intervista di Time intitolata in maniera eloquente “L’uomo più importante d’Europa”, aggiunge: "Monti parla con frasi secche e senza la retorica classica dei politici americani, come se fosse ancora il professore di economia che era fino a 4 mesi fa".
Un personaggio con un low profile che tuttavia non lo fa passare inosservato, anzi. “L’evento più cool in città è la cena con il nuovo primo ministro in programma giovedì alla scintillante Villa Firenze, residenza dell’ambasciatore italiano”, scrive Helene Cooper sul blog del New York Times.
I media americani hanno dato grande spazio alla visita di Monti: oltre alla copertina di Time ci sono un’intervista serale alla Pbs, una al Wall Street Journal, un familiare “Ciao!” dal New York Times e dalla Cnn e articoli su tutti i principali quotidiani. Si percepisce che la posta in gioco è alta e che nelle mani del nostro Premier non ci sono soltanto le sorti dell’Italia. Steve Clemons, analista della New America Foundation e editor at large di The Atlantic in un’intervista a La Stampa ha osservato: “L’evoluzione della crisi dell’euro ha un enorme impatto sugli Stati Uniti in generale e sulle chance di rielezione di Obama in particolare. Il destino dell’Europa si gioca oggi in Italia: il vostro fallimento farebbe saltare il banco europeo, e lo tsunami travolgerebbe anche noi. Bruxelles e Roma potranno essere fuori dai radar della maggior parte degli americani, ma di certo non sono fuori dai radar della Casa Bianca. Obama farà quello che può per dare una mano”. “E poi Mario Monti – continua Clemons – non é solo il leader di un paese chiave in questo momento, ma uno che ha giocato un ruolo importante nel consolidamento dell’Unione europea ed è un economista rispettato”.
L’incontro a Washington e l’appoggio entusiastico del presidente degli Stati Uniti Barack Obama al premier italiano Mario Monti è il fatto del giorno sulla stampa italiana, che mette in evidenza il coro di approvazione riservato al nostro presidente del Consiglio da Obama, dalle istituzioni e dai grandi media americani.
“Obama: Usa e Italia mai così vicini” è il titolo a tutta pagina in prima del Corriere della Sera. L’editoriale, dal titolo “Aperture di credito” è di Massimo Gaggi, il quale scrive: ”Accolto da Barack Obama alla Casa Bianca con fiducia per il ruolo che l'Italia, cuore della crisi europea, può giocare per risolverla, il presidente del Consiglio sta godendo di una congiunzione astrale positiva, cementata dalla sua esperienza e credibilità personale: è l'uomo al quale in America tutti guardano nella speranza che trovi la chiave della soluzione di problemi che si sono sedimentati negli anni”. Gaggi aggiunge: “Monti ha accumulato in poche settimane un capitale politico che gli serve, qui negli Usa, per cercare di convincere la comunità finanziaria a scommettere di nuovo sull'Italia e in Italia per procedere speditamente sul percorso delle riforme. Ma, come sa bene proprio Obama, che l'ha sperimentato sulla sua pelle, capitali politici anche straordinari possono dissolversi molto rapidamente, soprattutto in un'epoca di crisi economiche che pesano sul tenore di vita dei cittadini”. E’ ancora di Gaggi un articolo che racconta l’incontro alla Casa Bianca: “Obama rinnova la fiducia a Monti ‘Porterà l'Italia fuori dalla tempesta’”.
Sempre sul Corriere della Sera, Beppe Severgnini parla dell’endorsement dei media americani in un articolo titolato: “In copertina su Time. E «nonno» Mario sconfigge gli stereotipi”. Scrive Severgnini: “La copertina di Time riassume tutto questo. Non è certo la prima dedicata a un italiano. L'anno scorso era toccato a Silvio Berlusconi (titolo: “L'uomo dietro all'economia più pericolosa del mondo”) e a Sergio Marchionne. Prima di loro a Benito Mussolini (più volte), Palmiro Togliatti, Alcide De Gasperi, Sophia Loren, Gianni Agnelli, Luciano Pavarotti, Giorgio Armani e Sandra Savaglio, un'astronoma scelta come rappresentante della fuga dei cervelli dall'Europa. Nessuno di loro tuttavia ha conquistato la copertina di «Time» in meno di tre mesi. Mario Monti, definito «un nonno elegante» dotato di una «voce tranquilla» e di «occhi sorridenti», ci è riuscito. È la prova che non esiste un pregiudizio anti italiano, in America e nel mondo anglosassone. Esiste invece la pigrizia di accomodarsi su facili stereotipi di cui l'Italia è spesso vittima — come ogni paese, forse più di ogni paese”.
Federico Fubini, sempre sul Corriere della Sera, sottolinea le diffidenze americane già dal titolo: “Chi sono gli americani che non si fidano dell'Europa”. E scrive: “A due anni dall'inizio della crisi del debito, l'Europa oggi negli Stati Uniti unisce democratici e repubblicani in una miscela di incomprensione e fastidio. Non è la reazione nazionalista di una superpotenza che si sente sfidata nella competizione fra grandi valute globali. È un'irritazione, stavolta, terribilmente pragmatica. Martin Feldstein, decano dei grandi economisti americani e consigliere di Ronald Reagan, già nel '92 e poi nel '97 aveva previsto che le falle nella struttura della moneta unica avrebbero rischiato di affondarla. Ma oggi anche lui si limita a indicare i rimedi possibili: una temporanea svalutazione dell'euro e le misure necessarie a far crescere la produttività e la tenuta di bilancio in Italia e Spagna”.
Anche su Repubblica si dà grande risalto al successo del viaggio di Monti negli Stati Uniti. Federico Rampini spiega che per due volte la ripresa americana è stata bloccata dalla crisi europea e che, quindi, Obama, che vuole essere rieletto, non desidera accada ancora e cerca l'alleanza con chi potrebbe sostenerlo. Rampini sottolinea “dopo pochi minuti Obama sente di aver di fronte un uomo che ha il suo stesso approccio, la cortesia e la sobrietà dei modi insieme con la passione per l'analisi, l'approfondimento. Monti è stato cooptato in un nuovo incarico informale, sarà un partner sempre più ascoltato, una sorta di “consigliere esterno del presidente” per impostare il G8 di Chicago, il vertice più importante per l'economia globale, prima dell'elezione presidenziale di novembre”.
Sempre su Repubblica, Vittorio Zucconi spiega il favore da parte degli americani: Monti, definito “The Man in Loden”, non ha scheletri nell'armadio, non è sfuggente come i politici consumati, è competente, severo, ha un “naturale internazionalismo”. “Ma davvero –si chiede Zucconi- può bastare lui a trasformare l'Italia da ‘malato d'Europa’ a medico curante? Forse no. Eppure così sembra ascoltando le voci di Washington e di New York”. Zucconi evidenzia come lo stile di Monti sia distante anni luce da quello di Berlusconi: “Il Monti in edizione americana, e internazionale, sembra avere intuito, o capito per esperienza, che la gigioneria può pagare sul breve, ma sul lungo periodo divora chi la spaccia. Il suo naturale ‘internazionalismo’ distillato in decenni di lavoro in istituzioni sovranazionali a Bruxelles o in multinazionali come le finanziarie paga, per ora, più del gustoso provincialismo di un grande entertainer come Berlusconi”.
Sul Sole 24 Ore, quotidiano economico, l’inviato Mario Platero analizza i risvolti dell'incontro: “Dai gesti, dalle parole, dal tono del dialogo, direttamente in inglese, dalla comunanza di lingua e linguaggio, l'incontro di ieri alla Casa Bianca fra Monti e Obama ha prodotto un ‘patto per la crescita’. E l'impegno a lavorare insieme alla costruzione di un muro tagliafuoco per stabilizzare la crisi finanziaria. Così tra espressioni decise per la trasformazione del nostro Paese e la pacatezza del loro rapporto, ieri si è aperta un'epoca nuova nel rapporto fra Washington e Roma con una novità importante: dopo anni di reticenze e sospetti l'America di Obama ha deciso di investire nel futuro italiano”. Platero nota che “Monti ha concretizzato quel ruolo di ponte che ci si aspettava potesse svolgere fra Washington e Berlino, e, ‘ha rimesso l'Italia in gioco’. L'ecumenismo ‘intelligente’ di Monti non ha riguardato solo l'inclusione di Berlusconi sul palcoscenico americano di cui è stato protagonista politico, o la comprensione delle ‘strategie per il mercato sociale della Germania’. Monti ha spiegato a Obama che gli italiani individualmente soffrono delle varie misure e di molti cambiamenti per la liberalizzazione ma ‘nel loro insieme sono contenti di essere governati nella direzione giusta...’. E –conclude Platero- ha chiuso con un omaggio ai sindacati ‘anche loro parte integrante di questo sforzo’. È stato per questo quadro d’insieme, obiettivamente nuovo, trasversale a livello interno e a livello europeo che ha convinto Barack Obama ad investire capitale politico nel futuro del governo Monti”.
Come sempre originale il Buongiorno di Massimo Gramellini su La Stampa, con un confronto tra le copertine di Time con Berlusconi e Monti. Titolo: “Trova le differenze”. Scrive Gramellini: “Due premier diversissimi, nati incredibilmente nello stesso Paese: il nostro. Rimangono le questioni irrisolte. Chi ha le orecchie più grandi? Chi incarna la destra moderna? A chi si è ispirato Leonardo per il sorriso della Gioconda? Come è possibile che in appena tre mesi - il tempo che Alemanno impiega per mettere le catene - secondo il titolista di Time siamo passati dallo status di economia più pericolosa del pianeta a quello di ultima speranza d’Europa? Da chi comprereste una barzelletta usata? (Io da Monti: adoro l’umorismo lugubre). L’italiano medio somiglia a uno dei due o il suo sogno è essere Monti di giorno e Berlusconi la notte? Quando mai metteranno Bersani sulla copertina di Time?”.






























