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Articles by: Riccardo Chioni

  • Un momento del concerto
    Arte e Cultura

    La Carnegie Hall celebra Aldo Finzi

    Il concerto di domenica oltre ad essere stato una celebrazione della musica del compositore italino, ha visto il debutto alla Carnegie Hall del direttore d’orchestra Alessandro Calcagnile, della Garden State Philarmonic Orchestra del New Jersey che ha condotto e dei solisti, le soprano Agnes Molnàr e Elizabeth Hertzberg, il tenore Francesco Anile, oltre al compositore Matti Kovler che si è esibito con un proprio brano.

    Aldo Finzi, nato a Milano il 4 febbraio 1897 da un’antica famiglia ebrea originaria di Mantova, mentre si laureava in giurisprudenza all’Università di Pavia allo stesso tempo otteneva il diploma in composizione come privatista presso il Conservatorio di Santa Cecilia di Roma. L’amore per la musica era di casa nella famiglia Finzi, la zia sorella del padre, Giuseppina Finzi Magrini fu una celebre soprano.

    Aldo poco più che ventenne era già un idolo tra i giovani musicisti italiani per le sue liriche, la musica da camera, quella sinfonica, oltre alla commedia giocosa “La serenata al vento”, divenuto uno degli autori le cui opere erano pubblicate da un folto catalogo Ricordi. La vita del compositore Aldo Finzi e la morte prematura fanno si che la sua storia diventi ricca di significato ed interesse, insieme con la sua produzione musicale. Quando La Scala nel 1937 bandì un concorso per un’opera nuova da eseguire nella successiva stagione, Finzi vi partecipò con “La serenata al vento” in tre atti e Pick Mangiagalli che faceva parte della commissione gli anticipò confidenzialmente di essere il vincitore, ma la conferma ufficiale non arrivò nei primi mesi del 1938 e non arrivò mai. Il compositore non aveva dubbi. A bloccare la decisione de La Scala non poteva essere che un veto governativo che per Finzi significava l’imminente inizio della campagna razziale anche in Italia.

    Non tardò a manifestarsi. Soltanto qualche mese dopo la preoccupazione espressa dal compositore furono varate le leggi razziali precludendogli di far eseguire le sue musiche. Finzi non si piegò, come non si esaurì la sua vena che nel 1939 lo portò a comporre un poema sinfonico, l’anno successivo compose “Danza” un concerto per 2 pianoforti, sassofoni e orchestra, mentre nel 1942 presentò “Shylock” un’opera drammatica su libretto di Rossato, di cui è stata presentata la Ouverture alla Carnegie Hall.

    Due anni più tardi scrisse tra rocambolesche fughe e nascondigli segreti tra le pareti, “Preludio e fuga per organo”, composto durante l’occupazione nazista a Torino dove Finzi si era rifugiato e dove, per evitare la cattura del figlio da parte delle SS, si consegnò spontaneamente, comprando letteralmente con ciò che possedeva la libertà del figlio.

    Aldo Finzi, morto il 7 febbraio 1945, fu sepolto sotto falso nome e la moglie dovette attendere l’abrogazione delle leggi razziali nel dopo guerra, prima di poter riportare le spoglie nella cappella di famiglia nel Cimitero Monumentale di Milano.

  • Fatti e Storie

    New York City riconosce ufficialmente il "Lucky Corner” di East Harlem!

    A distanza di 63 anni anni dalla scomparsa del congressman Vito Marcantonio, la City ha deciso di riconoscere ufficialmente il suo “Lucky Corner” a East Harlem dove amava tenere i suoi  comizi di fronte a migliaia di sostenitori, in prevalenza italiani e portoricani.

    Altre figure politiche del tempo avevano cercato di conquistare l’elettorato in quell’angolo a 116th Street e Lexington Avenue lato nord-east, ma non erano mai riuscite a scalzare la straordinaria popolarità del più preminente leader di East Harlm Vito Marcantonio, rieletto per sette mandati al Congresso dal 1935 al 1951.

    La cerimonia della dedica è stata voluta dalla presidente del Consiglio comunale di New York Melissa Mark-Viverito italo-portoricana d’origine, giunta al termine del suo mandato, che si è ricordata della tramandata popolarità di Vito Marcantonio tra la popolazione portoricana odierna, mentre qualche mese fa aveva sollevato il polverone sulla rimozione della statua del Grande Navigatore a Columbus Circle.

    Gerald Meyer, docente e autore dello studio “Vito Marcantonio: Radical Politician”, oltre ad altre pubblicazioni riguardanti la carriera politica del congressman italoamericano nato e cresciuto a East Harlem ha ricordato anche le personali relazioni sociali di Marcantonio con il suo elettorato.

    Il professor Meyer ha parlato del “Lucky Corner: its History its Future”. “Marcantonio diceva: dietro l’anti-comunismo marcia il fascismo. Aveva capito che la campagna contro il comunismo stava danneggiando la classe lavoratrice e altre minoranze”, ha ricordato Meyer docente della City University e studioso del “fenomeno Marcantonio”.

    È seguita una performance di Roberto Ragone, co-chair del Vito Marcantonio Forum, che ha impersonato il congressman nella lettura di alcuni brani dei suoi appassionati discorsi, mentre il cugino Frank Marcantonio Jr. ha ricordato aneddoti raccontati in famiglia.

    Vito Marcantonio aveva ripudiato la politica dei Democratici e dei Repubblicani in Congresso dove era entrato come appartanente al American Labor Party da lui fondato nel 1936, mantenendo le promesse elettorali per combattere alla Camera per l’indipendenza di Porto Rico e per i diritti civili.

    Marcantonio non è mai stato visto di buon occhio dal resto del  Congresso che l’aveva accusato anche di mantenere legami con il comunismo, inoltre perché era stato l’unico ribelle deputato a votare contro la guerra in Corea.

    Vito Marcantonio era succeduto al Congresso al suo amico, compagno di lotta e vicino di casa Fiorello La Guardia, dopo che “Little Flower” era diventato sindaco di New York nel 1934.

    Marcantonio dopo la sua prima elezione aveva piazzato il suo ufficio a poca distanza dal suo “Lucky Corner” a 116th Street dove era solito ricevere personalmente il suo elettorato del18th Congressional District che attendeva con pazienza certosina il proprio turno per esprimere i propri problemi o trovare conforto.

    Il congressman italoamericano il 9 agosto del 1954 si è accasciato al suolo nel City Hall Parl dove è morto all’età di 51 anni e nonostante la Chiesa cattolica avesse rifiutato a Vito Marcantonio il funerale religioso, a East Harlem decine di migliaia di persone si erano assiepate ai lati della strada al passaggio del feretro per l’ultimo saluto al “difensore dei poveri”.

  • Arte e Cultura

    Il Divino Michelangelo incanta New York

     

    Ai lavori di uno dei più grandi artisti di sempre la curatrice Carmen Bambach ha affiancato una robusta documentazione di lavori di maestri di Michelangelo, di suoi allievi e di artisti che hanno subito il suo fascino artistico.

    In questo monumentale tempio dell’Arte, “Il Divino” come lo definivano i suoi contemporanei, viene celebrato nella straordinaria mostra allestita con opere provenienti da 50 collezioni private disseminate tra Europa e Stati Uniti, in una rassegna che vede esposto un gruppo di disegni originali di Michelangelo mai mostrati prima in pubblico.

    Nato a Caprese in provincia di Arezzo nel 1475 in una famiglia di nobili, Michelangelo Buonarroti ad appena 12 anni frequentava già la bottega di Domenico Ghirlandaio, uno dei più apprezzati artisti fiorentini del momento, prima di approdare all’accademia di giovani artisti che era il giardino di San Marco, dove ha perfezionato la sua formazione sotto l’ala di Lorenzo il Magnifico sostenitore della scuola.

    I lavori di Michelangelo destarono profondo interesse ne Il Magnifico,  tanto che lo invitò a risiedere nel palazzo della famiglia Medici nella Firenze che all’artista resterà sempre nel cuore, nonostante abbia trascorso gli ultimi trenta anni della sua vita a Roma.

    Durante la sua lunga vita artistica Michelangelo fu celebrato dagli artisti suoi contemporanei per la maestria eccellente nei suoi disegni, bozzetti, dipinti, scultura, architettura e riconosciuto come “Il Divino”.
    Oltre a Lorenzo il Magnifico, Michelangelo poteva vantare una lunga lista di influenti mecenati, tra cui il cardinale Jacopo Galli, i papi Alessandro VI e Giulio II.

    Era un innovatore per il suo tempo: con la sua straordinaria indipendenza creativa preferiva realizzare opere non tanto destinate a committenti, realizzate piuttosto per sua volontà e destinate ad un mercato di acquirenti interessati alle sue opere.

    Pioniere e geniale, Michelangelo fu seguito - eccezionalmente per il suo tempo – da cinque biografi, anche dopo la sua morte a Roma nel 1564 due settimane prima del suo 89esimo compleanno.
    Nella Caput Mundi Michelangelo ha lasciato opere “viventi” come “La Pietà” in Vaticano, sua prima opera in marmo.

    Questa fredda candida materia bianca estrapolata dalle Apuane si sposò a perfezione con l’arte scultorea di Michelangelo che aveva scelto il marmo bianco statuario di Carrara per realizzare anche la sua opera più celebrata al mondo, il “David”.

    Quando Michelangelo si recava alle cave per scegliere il blocco di marmo, i suoi occhi, la sua mente e lo scalpello dello scultore lo avevano già modellato e una volta – riferiscono le cronache – rischiò di essere travolto da un blocco trasportato con la tradizionale “lizzatura” verso valle.

    La mostra del Met è suddivisa in sezioni che abbracciano la vita di Michelangelo dall’educazione artistica ancora adolescente nello studio del Ghirlandaio, di cui sono esposte alcune opere, così come il primo dipinto a tempera e olio su tavola rappresentante il “Tormento di Sant’Antonio”.

    Al centro dell’attenzione nella galleria dedicata al giovane scultore c’è il “Giovane arciere”, l’opera realizzata nel tardo 1490, attorniata da l’evoluzione di Michelangelo nella realizzazione di composizioni per lavori su piccola e grande scala.

    A Firenze Michelangelo ricevette due importanti commissioni: il colossale “David” iniziato nel 1501 a cui seguì, quando aveva 29 anni, la grande opera murale de “La Battaglia di Cascina” nel 1904, su una delle pareti della sala del Gran Consiglio nel Palazzo della Signoria dove si è trovato a competere con il suo rivale di allora, Leonardo da Vinci al quale un anno prima fu commissionata la raffigurazione della “Battaglia di Anghiari”.
    Nella sezione dedicata alla “Cappella Sistina” riprodotta in scala ¼, sono visibili due fogli di Michelangelo sopravvissuti dove abbozzò l’intero progetto, un affresco della dimensione di 1.754 piedi quadrati, iniziato nel 1508 e completato quattro anni dopo. 

    Numerosi e vari disegni rivelano gli studi dello scultore architetto che fu “Il Divino” nei “modelli” per la Basilica di San Lorenzo a Firenze, la cappella della famiglia Medici, opera che Michelangelo lasciò incompiuta nella sacrestia e biblioteca, partendo definitivamente per Roma nel 1534.

    Nella sezione riservata all’arte e la spiritualità personale dell’artista durante la sua permanenza trentennale a Roma e le frequentazioni della marchesa Vittoria Colonna, si trova un’opera rara quanto enorme che Michelangelo aveva disegnato in preparazione dell’affresco la “Crocifissione di San Pietro” appartenente alla Cappella Paolina in Vaticano, opera terminata nel 1550. Papa Clemente VII nel 1533 chiese a Michelangelo di rimettere mano alla “Cappella Sistina” per affrescare sul muro alle spalle dell’altare un enorme “Giudizio Universale”, un progetto che proseguì con il successivo papa Paolo III che apprezzava il pittore e la sua libertà artistica.

    Quando l’enorme affresco nel Dicembre 1941 fu mostrato al pubblico ricevette un’immediata reazione negativa a causa delle nudità delle figure rappresentate da Michelangelo, dichiarando l’opera blasfema. 
    Tanto che nel 1565 il censore papa Paolo IV ordinò all’artista Daniele da Volterra di coprire discretamente le nudità, tirandosi così addosso le critiche di molti che lo soprannominarono “Daniele il braghettone”.

    Bisogna osservare i tratti della matita sanguigna o del graffite, entrare nello studio accurato, trovare i ritocchi su quei fogli a cui Michelangelo sembra parlare quando si vede il dolce accanimento con i gessetti sui dettagli anatomici del corpo umano, torso, volto e muscoli resi quasi reali anche nel marmo scolpito, a mostrare la straordinaria mano del “Divino” sala dopo sala sui suoi disegni e sculture. 

    Per maggiori informazioni sulla mostra cliccate qui >>

     

  • Italian Americans during the rally. Photo Credit: Riccardo Chioni
    Facts & Stories

    "The Italian Americans Don't Need a Commission to Evaluate Columbus"

    ARTICOLO IN ITALIANO >>

    The protest took place behind the statue on the southwest corner of Central Park and was called for by “The Christopher Columbus Preservation Coalition,” which sent Mayor de Blasio a letter on behalf of hundreds of thousands of New York Italians. In the note addressed to de Blasio, the Coalition asserted that they have the backing of fifty of the largest Italian-American and religious groups, whose goal is to display unity by leaving the statue of the Genovese explorer intact, as is, in the middle of a major junction in Manhattan. The goal is also to protect the traditional Columbus Day Parade.

    Protesters got heated when the Mayor was defined as “a fake, who doesn’t know his own values.” His silence regarding the parade detracts from the pride that he loves to show when he remembers his Italian origins.

    The Coalition reminded de Blasio that according to a survey conducted by the Marist Institute for Public Opinion, a majority of New Yorkers prefer keeping Columbus Day.

    “We absolutely support the designation of an Indigenous Peoples’ Day, but not to replace Columbus Day,” the Coalition pointed out to de Blasio.

    “The Italian-Americans are united around this controversy. They don’t need a commission to evaluate Christopher Columbus, what he did, or the statue of him,” proclaimed Angelo Vivolo, president of the Columbus Citizens Foundation, which has been organizing the traditional parade for 73 years.

    In his speech, Vivolo said, “We mustn't isolate ourselves. This is the beginning of a new future in which 18 million Italian Americans show their unity in preserving history, culture, and working hard to make their voices heard.”

    Joseph Scelsa, director of the Italian American Museum on Mulberry Street, explained that the rally is intended to show the Mayor the values and unity of the Italian New Yorkers regarding the statue dedicated to Columbus. He also expressed support for maintaining the Columbus Day Parade.

    “The Mayor,” Scelsa affirmed, “should never have nominated a commission, period. He also needs to understand that Columbus represents the Italians in America. Nobody is perfect, but he opened the western hemisphere to the world. All things considered, the statue in Columbus Circle was dedicated by Italians.” Scelsa stated that the Museum’s visitors come from all over America, and they show their support for the cause that the Italian-American organizations are backing–the preservation of the statue and the parade. Many can’t understand the uproar surrounding the Explorer.

    Columbus facing destruction in New York? Even the Minister of Foreign Affairs, Angelino Alfano, recently expressed his point of view on the subject.

    “We continue to consider Christopher Columbus as a part of world heritage and as a prophetic symbol of globalization, which came later. He had the courage to show that he was already able to exist in a global world,” Alfano stated.

    Meanwhile, the public hearings of Mayor de Blasio’s commission are continuing in order to examine monuments that could represent “symbols of hate.”

    The hearings are set for November 21 in Brooklyn, the following day in Manhattan, the 27 in the Bronx, and the 28 on Staten Island. Following the public comment period, the dossier will pass into the hands of the Mayor on December 7.

    “I don’t think it’s right to take down the Columbus statue. We can’t deny history. He was an explorer, and we’re talking about many centuries ago,” Maria said as she waved an Italian flag. Rita expressed similar sentiments adding, “The statue was wanted and paid for by us Italians, and it represents the work that we did to make America what it is.”

    If we raise the Columbus discussion on a national scale, what do we do with the District of Columbia or the 54 municipalities and counties coast to coast that carry the great navigator’s name? One of America’s major rivers also carries the name. Additionally, there’s Columbia University and Vice President’s entrance march “Hail, Columbia,” just to name a few examples.

  • L'intervento di Angelo Vivolo, Presidente dell'organizzazione 'The Columbus Citizens Foundation'. Foto di Joseph Sciame
    Fatti e Storie

    “Gli italoamericani non hanno bisogno di una commissione per valutare Colombo"

    ARTICLE IN ENGLISH >>

    La dimostrazione si è svolta alle spalle della statua di Cristoforo Colombo, all’angolo sud-ovest di Central Park, voluta da “The Christopher Columbus Preservation Coalition” che ha inviato al sindaco Bill de Blasio una lettera in cui fa sapere di scrivere a nome di centinaia di migliaia di italonewyorkesi.

    Nella nota indirizzata al primo cittadino la Coaliton asserisce di avere avuto l’adesione di cinquanta tra i maggiori gruppi di italoamericani e religiosi il cui scopo è dimostrare l’unità comune nell’intenzione di lasciare intatta la statua del Genovese, là dove si trova al centro del maggiore snodo di Manhattan, così come per la salvaguardia della tradizionale columbus Day Parade.
    Gli animi si sono scaldati quando al microfono il sindaco è stato definito “falso, che non conosce i suoi valori”, che con il suo silenzio su Parata e statua oscura quell’orgoglio che ama sventolare quando ricorda le sue origini italiane.
    La Coalition ha ricordato a de Blasio che stando ad un sondaggio effettuato del Marist Institute for Public Opionion, la maggior parte dei newyorkesi è favorevole al mantenimento del Columbus Day.

    “Sosteniamo decisamente la designazione di un Indigenous Peoples’ Day, ma non a rimpaizzare il Columbus Day” fa osservare a de Blasio la Coalition.   
    “Gli italoamericani sono uniti in questa controversia, non hanno bisogno di una commissione per valutare Cristoforo Colombo, cosa ha fatto o la sua statua” ha sbottato Angelo Vivolo, presidente della Columbus Citizens Foundation che organizza la tradizionale parata da 73 anni.
    Nel suo intervento Vivolo ha detto “non ci lasciamo emarginare. Questo è l’inizio di un nuovo futuro in cui diciotto milioni di italoamericani mostrano la propria unità nel preservare storia e cultura, oltre ad impegnarsi più attivamente in modo da far sentire la propria voce”.
    Joseph Scelsa, direttore del Italian American Museum a Mulberry Street, ha spiegato che il rally è inteso a sottolineare al sindaco i valori e l’unità degli italonewyorkesi sulla statua dedicata a Cristoforo Colombo, come pure per esprimere sostegno al mantenimento della Columbus Parade.

    “Il sindaco – ha affermato Scelsa - non avrebbe dovuto nominare una commissione, punto. Deve anche capire che Colombo rappresenta gli italiani d’America. Nessuno è perfetto, ma ha aperto al mondo l’emisfero ovest. Dopotutto la statua a Columbus Circle è stata donata dagli italiani”.
    Scelsa ha raccontato che i visitatori del Museo provenienti un po’ da tutta l’America mostrano il proprio sostegno alla causa che le organizzazioni italoamericane stanno perorando per statua e parata a New York e taluni non riescono a comprendere tutto il polverone sollevato sull’Esploratore.  
    Colombo al macero a New York? Anche il ministro degli Esteri Angelino Alfano, nei giorni scorsi al Consolato Generale si è espresso sull’argomento.
    “Noi continuiamo a considerare Cristoforo Colombo patrimonio dell’umanità intera, simbolo profetico – ha aggiunto Alfano – di globalizzazione che arrivò dopo, ma che lui ebbe il coraggio di dimostrare che poteva già esistere un mondo globale”.

    Intanto proseguono le udienze pubbliche della Commissione voluta da de Blasio per esaminare i monumenti “symbols of hate” sul suolo cittadino.
    Martedì 21 è in calendario a Brooklyn, a Manhattan il giorno seguente, nel Bronx il 27 e il 28 a Staten Island, dopodiché il dossier passerà nelle mani del sindaco il 7 dicembre prossimo.
    “Non credo sia giusto abbattere la statua di Colombo, dove mettiamo la storia, è stato un esploratore e parliamo di sei secoli fa” ha commentato Maria sventolando la bandiera tricolore.
    Le fa eco Rita, aggiungendo “la statua è stata voluta e pagata da noi italiani e rappresenta il lavoro che abbiamo fatto per far diventare l’America quella che è”.
    Se allarghiamo la discussione su Colombo su scala nazionale, allora cosa vogliamo fare con il District of Columbia, o delle 54 tra municipalità e contee che si contano da costa a costa che portano il nome del Grande Navigatore, così come uno dei maggiori fiumi d’America e che dire della Columbia University, o addirittura della marcia “Hail, Columbia” che precede nel cerimoniale l’ingresso del vice presidente degli Stati Uniti, solo per fare alcuni esempi.

  • Detail, Amedeo Modigliani, Seated Female Nude, possibly Anna Akhmatova, c. 1911. Black crayon on paper. 16⅞ x 10⅜ in. Paul Alexandre Family, courtesy of Richard Nathanson, London. Image provided by Richard Nathanson, photographed by Prudence Cuming Associates, London
    Art & Culture

    New York Showcases the Work of Amedeo Modigliani After 66 Years

    New York reporters are quick in identifying cultural events of great significance, as in the case of  “Modigliani Unmasked” at the Jewish Museum on Fifth Avenue. The centenary museum, has opened its doors to all those who want to see the exceptional collection of Amedeo Mogliani’s early works. The line that winds around the corner all the way down the block to Fifth Avenue, confirms that the public’s interest is great and that people flock to it week after week.
     
    The tremendous interest in the exhibit—a showcase curated by Mason Klein who wanted to present the Italian Jewish artist in a different light—has forced the museum to stay open for longer hours. “Modigliani Unmasked” is scheduled to last until February 4, 2018.
     
    Modigliani’s work returns to New York sixty six years after a retrospective held at MoMA back in 1951; the show at the Jewish Museum features the first works by the artist, made in his twenties upon moving to Paris, and it’s mostly comprised of drawings.
     
    Born in Livorno in 1884, by an Italian father and a French mother, the artist moved to Paris in 1906 where he found himself, for the first time, face to face with fierce ostracism, due to his Judaism. That had never happened to him before back in Italy.
     
    The works on display, mostly coming from the private collection of Dr. Paul Alexandre, an old friend of “Modi’s” from the years back in Paris, are comprised of 130 drawings, 12 paintings and 7 sculptures and are grouped in the exhibition halls by theme. 
     
    Located in the Museum Mile on Fifth Avenue, the Jewish Museum, even if small in size, has become the focus of the cultural attention of New Yorkers and international visitors alike, the many languages spoken by them are a way to tell they are coming from all corners of the world, thanks to “Modigliani Unmasked.”
     
    What the museum offers is the opportunity to discover lesser known works, pieces that are little known just as the emerging artist from Livorno himself was during his first years in Paris. There he had the chance to find himself and explore different cultures. Mostly, Modigliani admired African, Asian, Greek and Egyptian art, all identifiable in the works he completed at the age of thirty, works that  addressed ancient art by personalizing his representation of the caryatids. Modigliani, in opposition to their classic female representation, re-designed them and portrayed them in his drawings as both women and men but also as ambiguous beings.
     
    The city of Paris, at the beginning of the 1900s, was characterized by waves of anti-semitism and 
    xenophobia, and Modigliani couldn’t feel at home, despite being at ease with both the classic Italian and French cultures and both languages. 
     
    Charming and troubled, Modigliani did not live a serene life, mostly due to tuberculosis which killed him in 1920, when he was only 36 years old. On January 25th, the day after his death, his lover and model, Jeanne Hébuterne, desperate for the loss and pregnant with his child, committed suicide.
     
    Reports from those years relate that the artist from Livorno, arrived in Paris with great expectations and he loved to stand out from the group of Jewish artists he was a part of. Out in public, he liked to introduce himself like this: “My name is Modigliani and I am Jewish.” This was his way of protesting assimilation.
     
    Broadway and Hollywood both portrayed Modigliani’s life and career, with a long standing off-Broadway show and with “Montparnasse 19,” a film that’s almost sixty years old. More recently, back in 2004, a film came out with Andy Garcia playing Modigliani himself.
     
    The Jewish Museum – located on Fifth Avenue & 92nd Street – has also put together an audio tour, a program of lectures and meetings, and a catalogue (172 pages with 165 photographs) edited by Yale University Press.
     
     
    For information call 
    (212) 423.3200 or visit 
  • Columbus Day in New York
    Opinioni

    Colombo nell’occhio del ciclone spazza storia

    Se agosto se ne è andato lasciando l’amaro in bocca alla collettività italoamericana da costa a costa per aver assistito attonita all’incalzare di atti vandalici nei confronti di monumenti dedicati a Cristoforo Colombo, con un crescendo che supera di gran  lunga l’iniziale caccia a simboli e personaggi confederati, settembre non si presenta meglio.

    Il Grande Navigatore è infatti improvvisamente balzato nell’occhio cieco di questo ciclone spazza-storia con la decisione del Consiglio comunale di Los Angeles (14-1) di abolire la festività del Columbus Day.
    A Los Angeles, la seconda più grande città, viene sostituita come hanno fatto altre località americane, con la commemorazione delle “popolazioni indigene, aborigene e native vittime del genocidio”.

    La vice presidente della Commissione dei Nativi americani di Los Angeles, Chrissie Castro è stata ferrea: “Occorre smantellare le celebrazione di un genocidio sponsorizzate dallo Stato. Celebrare oggi o un altro giorno sarebbe un’ingiustizia” ha commentato.  
    Anche a Oberlin in Ohio, Denver in Colorado, Albuquerque nel New Mexico, i consigli comunali hanno cancellato il Columbus Day per dedicare la festività alle popolazioni indigene.

    Intanto, nel rione di Astoria nel Queens, la folta comunità italoamericana è inorridita all’ultimo atto contro il monumento all’esploratore eretto nel 1941 nel Columbus Triangle, dove sul piedistallo che sorregge il busto i vandali con lo spray  hanno scritto “Don’t Honor Genocide.
    E i teppisti hanno sfogato la follia anche poco a nord della City, a Yonkers, dove è stato decapitato un busto dedicato al sognatore genovese nel Columbus Memorial Park.

    In molti si domandano come abbia fatto Cristoforo Colombo a trovarsi improvvisamente nel mezzo della bufera contro i generali confederati, del Sud, schiavisti, della Guerra di Secessione, “simboli d’odio e di divisione razziale”.

    Tutto è iniziato due settimane fa, quando la presidente del Consiglio comunale di New York, Melissa Mark-Viverito ha definito il Grande Navigatore “una figura controversa”, in merito alla rimozione della statua a Columbus Circle, oggetto di scrutinio ora da parte di una Commissione voluta dal sindaco Bill de Blasio come strumento per  sentenziare sul futuro di statue e monumenti controversi sull’intero territorio cittadino.
    “Cristoforo Colombo – ha sostenuto la portoricana Mark-Viverito – è una figura controversa per molti di noi, in particolare per chi come me ha origini caraibiche”.

    In seguito al polverone sollevato dalla furia cancella-storia sul territorio a stelle e strisce, il ministero degli Esteri ha rilasciato questo commento.
    “Cristoforo Colombo rappresenta in tutto il mondo, non solo negli Stati Uniti, un simbolo fondamentale della storia e dei successi italiani. La scoperta dell’America – ha sottolineato la Farnesina - resta in ogni caso patrimonio dell’umanità nonostante ogni dibattito volto a voler rileggere oggi eventi di tale grandezza”.

    Nel frattempo, le maggiori organizzazioni storiche italoamericane come i Sons of Italy, la National Italian American Foundation e la Columbus Citizens Foundation che organizza la più maestosa giornata dell’orgoglio italiano lungo la Quinta Avenue a New York, si sono espresse ognuna attraverso comunicati e rally a difesa del Grande Navigatore.

    Chiedono il rispetto del Columbus Day inteso come giorno dell’affermazione del senso di dignità italoamericana e di amicizia tra i popoli italiano e americano e chiamano la comunità a reagire a quello che definiscono “un insulto storico”.

    Mentre si infiamma la conversazione sul pianeta America, si moltiplicano  appelli e petizioni che circolano con grande tam-tam sui social, come questa indirizzata al presidente Trump.
    “Noi italiani d’America ci appelliamo al Presidente Trump affinchè  mantenga viva l’eredità culturale di Cristoforo Colombo, parte fondamentale del patrimonio culturale degli Stati Uniti. Ultimamente – si legge -, sono in atto alcuni tentativi di rimozione della figura di Cristoforo Colombo dalla storia americana e del conseguente significato che rappresenta per i legami con l’Italia e l’Europa intera”.

    La Columbia Association che raggruppa sei mila agenti del corpo di polizia di New York in un comunicato “condanna decisamente” il commento della Mark-Viverito sulla “controversa figura” di Colombo, mentre il congressman Dan Donovan ha riferito che se verrà rimossa da Columbus Circle, la statua sarà ben accetta nel suo distretto di Staten Island.

    Da parte sua il sindaco Bill de Blasio ha fatto sapere che sarà in testa alla 73esima edizione della Columbus Day Parade il prossimo 9 ottobre lungo Fifth Avenue perché, ha sostenuto, rappresenta l’affermazione dell’orgoglio italoamericano in cui vuole inserirsi, anche se il primo cittadino che ama ricordare le sue origini italiane, ha lasciato che si infuocasse la polemica sulla rimozione della statua a Columbus Circle.
    Restando in tema, a questo punto viene da chiedersi cosa ne farà l’America delle centinaia di cittadine che portano il nome Columbus, degli oltre cento uffici postali con lo stesso nome e delle migliaia di strade, boulevard e piazze dedicate all’Esploratore sul territorio statunitense.

     

  • Facts & Stories

    Saving Christopher Columbus’s Statue

    Judging from the uproar on social media, one would have expected to see a large turnout of Italian-American supporters at today’s rally at City Hall to “save Christopher Columbus’s statue.” Many, however, must have preferred to watch it on television. The number of New York and national media present was, in fact, greater than the number of local politicians and representatives of community organizations protesting on the steps of City Hall.

     

    This is not by chance. In the middle of New York’s election climate, some “purge-worthy” statues, local elected politicians, and candidates vying for Mayor Bill de Blasio’s seat were thrown in the storm. This all following the proposal of City Council President Melissa Mark-Viverito to remove statues of hate and racism, including the one of the Great Navigator found in Columbus Circle.

     

    Among many other figures,  Christopher Columbus has found himself caught in the mad rush to seek out detested statues dedicated to controversial individuals in American history. Columbus has more than 5 monuments in the city, one of which being the centerpiece of Columbus Circle that is currently the center of controversy. Meanwhile, de Blasio, who loves to emphasize his Italian roots, is buying time. He decided to appoint an ad hoc commission, which will have 90 days to evaluate the statue situation and propose the removal of any “undesirable” ones.

     

    “Leave the Christopher Columbus statue alone,” said actor Joe Piscopo, who participated in the rally. “Let’s stop this political correctness that is killing us,” he added.

     

    The rally was organized by City Councilor Joseph Borelli with the support of other council members. The rally also saw the participation of State Senator Diane Savino, State Representatives Ron Castorina, Matthew Titone, and Edward Ra in addition to John Viola, President of the National Italian American Foundation (NIAF), Joseph Guagliardo, President of the Federation of Italian-American Organizations, and other representatives of community associations.

     

    “Twenty-seven million Italian Americans-strong, to this day, we still hold [Columbus] in a place of honor. We will continue to fight to make sure that Columbus Circle remains Columbus Circle,” said assemblyman Ron Castorina; and Senator Savino added, “That statue in Columbus Circle does not represent the explorer, it represents the experience of the Italian immigrant population in the United States.”

     

    The Columbus Circle statute is 76-feet high and sits in the center of the most heavily-trafficked intersections in the city. Sculpted by Gaetano Russo, it was inaugurated in 1892 on occasion of the 400th anniversary of Columbus’s arrival. The statue was donated by Italian immigrants who participated in a fundraising begun by the popular newspaper at the time Il Progresso. The statue was restored in 2005 when trees and fountains were also added.

     

    For many people, the Navigator from Genoa is a great explorer. However, for others, he represents the destruction of the indigenous American populations and their cultures. The controversial question is also arousing the Caribbean islands, including Puerto Rico, as the President of the City Council, who is of Puerto Rican origin, highlighted.

     

    “This is a monument that was erected and paid for by Italian immigrants, one of the biggest communities in the United States, and it symbolizes our contribution to the making of this country,” said John Viola of NIAF, the powerful Italian-American organization headquartered in Washington, DC. “It’s important that our community reacts to the arbitrary choice of the Mayor and the President of the City Council” he added.

     

    Joseph Guagliardo voiced his harsh criticism of the politicians “who followed the crazy initiative to take down the statue. Our national organization has over one million members, and we’ll all mobilize if necessary.” Guagliardo, who is also president of the National Council of Columbia Associations of Civil Service, acknowledged the lack of participation at the rally and added, “If the President of the City Council hadn’t taken this initiative so suddenly, if meetings and discussions were held in this regard, then perhaps we could have organized the rally better. But she acted in a stealthy manner with a sudden attack in the middle of August.”

     

    After the vandalization of a monument to Christopher Columbus in in Baltimore just a few days ago, the whole country is now overtaken by the frenzy of “undesired” statues and monuments, either for racial reasons or for their connection to the period of slavery. Columbus Day, on the other hand, has been quite controversial from coast to coast in recent years. In some areas, Columbus Day festivities have either been renamed or eliminated entirely.

     

    Councilor Joe Borelli from Staten Island concluded by signaling to the Mayor and the President of the City Council that the idea of removing the Columbus statue “sounds very divisive, in a city and a nation that are in desperate search of unity.”

     

  • Un momento della manifestazione sulla scalinata del Comune di New York
    Fatti e Storie

    Per “salvare la statua di Cristoforo Colombo”

    A giudicare dal polverone sollevato sui social, al rally di oggi a City Hall per “salvare la statua di Cristoforo Colombo”, ci si aspettava di incontrare una vasta rappresentanza popolare di sostenitori italo americani, che invece hanno preferito vederlo in tivù.

    Il numero dei media newyorkesi e nazionali presenti infatti era maggiore rispetto a quello dei politici locali e dei rappresentanti di organizzazioni comunitarie a protestare sulla scalinata di City Hall.

    Non a caso. In pieno clima elettorale newyorkese si sono tuffati nella bufera delle statue da “purgare” i politici locali eletti e i candidati allo scanno del sindaco Bill de Blasio, in seguito alla proposta della presidente del Consiglio comunale Melissa Mark-Viverito, di inserire nel calderone delle statue dell’odio e razzismo da rimuovere anche quella del Grande Navigatore situata a Columbus Circle.

    Nella folle corsa alla caccia di statue detestate dedicate a personaggi controversi della storia americana, è incappato anche il Grande Navigatore che di monumenti a lui dedicati a New York ne conta 5, oltre a quello del centralissimo Columbus Circle, attualmente nell’occhio del ciclone.

    De Blasio, che ama ricordare le sue origini italiane, intanto prende tempo. Ha deciso di nominare una commissione ad hoc che avrà 90 giorni di tempo per valutare la situazione statuaria e proporre l’eventuale rimozione di quelle “indesiderate”.

    “Lasciate in pace la nostra statua” ha esordito l’attore Joe Piscopo che ha partecipato al rally a City Hall, cui hanno aderito le principali organizzazioni italoamericane. “Basta con la political correctness che ci sta uccidendo” ha aggiunto Piscopo.

    Il rally è stato organizzato dal consigliere comunale Joseph Borelli con l’adesione di altri consiglieri, la partecipazione della senatrice statale Diane Savino, dei deputati statali Ron Castorina, Matthew Titone, Edward Ra, oltre a John Viola presidente della National Italian American Foundation, Joseph Guagliardo presidente della Federeazione delle Organizzazioni italoamericane e alcuni rappresentanti di associazioni comunitarie.

    “Cristoforo Colombo avrà sempre un posto d’onore nel cuore di ventisei milioni di americani di origine italiana in questo Paese. Continueremo a lottare affinché la sua statua resti a Columbus Circle” ha detto l’assemblyman Ron Castorina, a cui ha fatto eco la senatrice Savino aggiungendo che “la statua a Columbus Circle non rappresenta l’esploratore in se stesso, ma l’esperienza degli immigrati italiani negli Stati Uniti”.
    Quella a Columbus Circle, alta 21 metri, vede il Grande Navigatore al centro di uno dei più trafficati crocicchi della City, scolpita dal maestro Gaetano Russo fu inaugurata nel 1892, in occasione del IV centenario dello sbarco di Colombo,  donata alla città dagli immigrati italiani che aderirono ad una sottoscrizione aviata dall’allora popolare quotidiano “Il Progresso”, restaurata nel 2005 con l’agginta di alberi e fontane.
    Per molti il Navigatore genovese è un esploratore, per altri invece rappresenta il distruttore delle popolazioni indigene americane e della loro cultura.

    La controversa questione sta infiammando anche le isole caraibiche, Porto Rico compreso, come ha sottolineato la presidente del Consiglio comunale, portoricana di origine.
    “Questo è un monumento eretto e pagato dagli immigrati italiani, una delle più numerose comunità negli Stati Uniti per significare il nostro contributo” ha detto John Viola della Niaf, la più significativa organizzazione italoamericana nazionale con sede a Washington.
    “È importante – ha aggiunto Viola – che la nostra comunità reagisca a questa scelta arbitraria del sindaco e della presidente del Consiglio comunale”.

    “Agiremo nel modo più opportuno nei confronti dei politici che aderiscono alla folle iniziativa di abbattere la statua. La nostra organizzazione nazionale – ha sottolineato Guagliardo – conta un milione di aderenti e ci mobiliteremo tutti se si renderà necessario”.

    Guagliardo, presidente anche del National Council of Columbia Associations of Civil service, ammette la scarsa partecipazione popolare al rally e aggiunge “se la presidente del Consiglio comunale non avesse preso l’iniziativa di inserire la statua di Colombo tra quelle da eliminare all’improviso e si fossero organizzati incontri e discussioni sul tema, allora, forse avremo potuto organizzare meglio anche il rally, ma ha agito in sordina con un colpo di mano nel mezzo di agosto”.

    Mentre a Baltimora il monumento a Cristoforo Colombo è stato oggetto di vandalismo giusto qualche giorno fa, tutto il Paese è preso ora dalla frenesia delle statue e monumenti “indesiderati” o per motivi razziali, o risalenti al periodo della schiavitù.

    È una “accesa conversazione colombiana” che è stata innescata da costa a costa da alcuni anni e in alcune località o è già stata eliminata, o rinominata la festività del Columbus Day.

    Il consigliere comunale Joe Borelli di Staten Island ha concluso ammomendo sindaco e presidente del Consiglio comunale che l’idea di rimuovere la statua di Colombo “suona come un tentativo di divisione, in una città ed una Nazione in disperata ricerca di unità”.

     
  • Life & People

    Columbus Day: On Fifth Avenue Italian-American Pride Marches

    The Columbus Citizen Foundation kept their promise of bringing the most spectacular Columbus Day Parade show on Fifth Avenue, especially dressed in red white and green for the occasion, which was attended by a million people standing behind the barriers from 44th to 72nd street.

    The governor Andrew Cuomo who marched with his daughter, Michaela, by his side, was
    particularly generous at greeting the public. The mayor, Bill de Blasio was jumping out of his skin with excitement, waving his Italian Flag, wanting to reiterate, as if there was need to, his Italian-American pride. 

    At a fair distance behind also marched the republican Rob Astorino, the Westchester County executive and Cuomo’s contender for New York State governor, very unpopular in the canyons of the city where the governor had instead been acclaimed. 

    “The Italian American heritage in New York with the Columbus Day Parade,” the mayor said, “reunites the people and projects the vast successes of the immigrant community. It was an honor for me to visit Italy with my family this summer and I want to express my gratitude to the people of Grassano, Sant’Agata de’Goti and Italy for the support and sincere best wishes. “

    I’m grateful to the Columbus Foundation for continuing their educational mission and their commitment to pass down the Italian culture that keeps the Italian spirit alive in our children and in all of our hearts.”

    Also, government representants like the comptroller Thomas DiNapoli joined forces with the City Council, represented by the Vallones’ family, with Peter Senior the president for 27 years, his son Peter Junior already city councilman and currently assistant of the governor, and his other son Paul, that now sits in the council room. 

    There was also the senator Charles Schumer that would like to be Italian, who for years now has been participating in the Columbus Day Parade with a megaphone, screaming at the top of his lungs, “Today we are all Italian!”, waving the Italian flag in his other arm. 

    At the head of the Columbus Day Parade there was the Grand Marshal Frank Bisignano, a leader recognized in the world of finance and in the community for his generous commitment to philanthropy, a modest man from a humble family, attributing his parents to his career success. 

    Frank Bisignano has practically spent all of his time on Fifth Avenue shaking hands with people, taking selfies with them, thanking the police and embracing the prelates on the churchyard of St. Patrick’s Cathedral. 

    Cardinal Timothy Dolan was not there being in Vatican for the Holy Synod of bishops, but he wanted to reach Bisignano with a message that read, “While I am in Roma with The Holy Father, I desire to congratulate the Grand Marshal Frank Bisignano for his valued support and assistance in the restoration of the Saint Patrick’s Cathedral. Even with scaffoldings around it, I am sure that his passing in front of St. Patrick’s Cathedral will be honored.”

    The authors of the parade, the directors of Columbus Citizens Foundation – were all there: the president Angelo Vivolo, the chairman of festivities Louis Tallarini and then Lawrence Auriana, Lidia Bastianich, Frank Fusaro, Fucsia Nissoli Fitzgerald and the Honorees: Richard and Barbara Naclerio, the former police commissioner Raymond Kelly and Frank D’Amelio that had received the awards during Saturday’s the gala at Waldorf Astoria. 

    To celebrate the seventieth anniversary of the Columbus celebrations in New York, the Foundation and the General Consulate joined forces together on Park Avenue with their number one, Natalia Quintavalle, who responded to the greetings of the public, standing and waving from the roof of the Italian FIAT 500 from i-Italy. 

    In the parade, the State Police, the Carabinieri, the Bersaglieri, the Navy and the law enforcement agencies in the metropolitan area and the federal law enforcement were all represented, as well as a group of firefighters in an vintage fire truck, headed by commissioner Daniel Nigro

    Numerous representations of local Italian associations, of committees from New York and Connecticut and bands accompanied the parade of the 25 allegorical floats and 120 groups, which means that in total, almost 40 thousand people marched for at least 3 hours. 

    Just to give an idea of the magnitude of it all, when at the beginning of the 47th St bands and groups were still taking their positions, the head of the parade was just then reaching the official gallery on the 69th. This confirms the magnificence of this year’s edition of the most colossal showcase of the Italian American pride, which has been broadcasted in the rest of the world by live television. 

    The Columbus Citizens Foundation has been in existence for decades. The organization of the annual parade became a milestone in the City. They distributed millions of dollars in grants and student scholarships to keen Italian American students that didn’t come from wealthy families, so that they could continue their education. 

    In the evening, at the General Consulate at Park Avenue, there was a reception attended by Miss Chef Maria Antonietta Santoro, who worked behind the stove to satisfy the culinary desires of mayor Bill de Blasio – avid appreciator of traditional Lucanian and Campanian dishes.  

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