Articles by: Franco Borrelli

  • Musica e Libri/ Rivoluzione Allevi


    Solo cinque spettatori al suo concerto d’esordio in un piccolo teatro napoletano, oltre cinquantamila in piazza dinanzi al Duomo milanese recentemente. Fra questi due poli oscilla l’ancor giovane carriera di un genio, Giovanni Allevi, compositore ed esecutore di gran stile, raffinato, coraggioso e deciso a raggiungere il sogno di libertà e di umanità che solo la musica riesce a suggerire (e a realizzare). Concerti un po’ ovunque nel mondo per il pianista nato nel ’69 ad Ascoli Piceno, con più di qualche "puntata" al di qua dell’Atlantico, per conquistare l’America, al prestigiosissimo Blue Note di Manhattan. Composizioni originali e suggestionanti le sue, un’ispirazione genuina che dalla tradizione, conosciuta assai bene ed amata, si muove verso un futuro di novità e di maggiori libertà espressive. Tutti concordi, quindi, giovani soprattutto, ma anche il pubblico più compassato, quello abituato alla solennità delle Hall consacrate essenzialmente al passato.

    "Si studia per anni e anni. Si insegue un ideale di perfezione irraggiungibile. Poi iniziano i corsi di perfezionamento, nella speranza di entrare nelle grazie di qualche potente. Arrivano i primi concerti, le prime soddisfazioni, magari il posto di insegnante... Ma senti che il mondo è altrove, che i tuoi immensi sacrifici non vengono riconosciuti. I grandi concertisti sono pochi, sempre gli stessi, pilotati da logiche di agenzia. E arriva l’ansia. E’ più facile prendersela con me, perché ho alterato il sistema, non mi sono arreso ad esso, creandone uno tutto nuovo, parallelo e vero, che ha messo in dubbio le loro poche ultime certezze".

    Che la musica si rinnovi continuamente, che sia sacrificio, espressione di una quotidianità sempre alla ricerca di un mondo comunque migliore e più equo (non solo nell’arte) è missione per il Nostro che, ne «La musica in testa» (Rizzoli), non affida il suo sé ad una formale autobiografia ma "spiega" le ragioni profonde e sincere del suo essere uomo ed artista insieme, il confronto col reale e la lotta contro l’ottusità di chi dubita che il nuovo possa "vero". Una vera e propria lezione di... filosofia questa di Allevi, che ci fa compagnia con i suoi dubbi esistenziali, le sue fobie e le sue attese, e ci aiuta a meglio comprendere, attraverso le sue "normali" difficoltà, quanto e quanti ci vivono intorno.

    "L’emozione è il linguaggio attraverso cui si comunica con sinserità, mettendosi a nudo, senza timore di mostrarsi fragili e indifesi, perché la fragilità è la nostra forza, in un mondo trascinato dalla ragione verso la competizione estrema".

    E di emozioni la sua musica ne offre in quantità e qualità impressionanti. Grande tecnica non solo, ma anche, se non soprattutto, un cuore grande così e una mente che non evita il confronto con i compositori più famosi, ma riesce a dialogare con loro, a staccarsene con coraggio e determinazione, e ad affermare dietro ogni nota le sue idee, seguendo il concetto che la musica sia evoluzione e non rottura rivoluzionaria con quanto sia stato prima, e senza l’ansia dell’originalità a tutti i costi; quest’ultima, anzi, viene spontanea proprio attraverso quel rimuginìo che è il tormento sanguigno e palpitante della creazione.

    "Chiunque affronti un’attività artistica e creativa entra in diretto contatto con il mistero delle cose. E scopre che la quotidianità, privata del disincanto grazie all’Arte, è capace di regalare squarci di senso e lampi di divino".

    Poesia quindi, oltre che filosofia. Sete di perfezione, tensione costante, e coscienza dei limiti dinanzi al trascendente, all’assoluto verso cui la musica è viatico (e anche sofferenza), testimonianza inesauribile della sorpresa e dello stupore dinanzi a quel che non si riesce a cogliere con lucidità. La musica vibrante di Allevi è tutto questo: una via essenziale, catartica e necessaria, che conduce all’uomo ed al suo cuore, e ne sottolinea la sete di stelle e d’infinito.
     
    (Pubblicato su Oggi7 del 18 maggio 2008)

     
     
    «La musica in testa»,
    di Giovanni Allevi,
    pp. 222, Rizzoli, Milano, 2008,
    Euro 15,00Mu
     
     
    La community di Allevi:  http://www.alleviani.com/
     

  • Libri/ Gomorra. L'inferno Campania


    Il libro di Roberto Saviano è stato pubblicato sinora in 47  Paesi del mondo e ha incontrato ovunque uno straordinario successo di pubblico e di critica: approdato negli  Stati Uniti all'inizio del mese scorso per i tipi della Farrar Straus & Giroux (grazie all'abile mediazione linguistica di Virginia Jewiss) «Gomorrah» (in Usa c'è la "h" nel titolo) ha ricevuto recensioni particolarmente elogiative dallo stesso "Times" e da  tutta la stampa americana. Uscito per Mondadori nel 2006, «Gomorra» ha venduto in Italia più  di 900.000 copie e, continuamente ristampato, è tuttora in testa alle classifiche dei libri più venduti. Recentemente, inoltre, il TG1 ha assegnato a Saviano, per questo suo libro-inchiesta, anche il "Premio ‘Il libro dell'anno' 2007". Lo scrittore napoletano è risultato infatti il più votato nella prima edizione del sondaggio lanciato ai telespettatori attraverso il sito della rubrica libri condotta da Gianni Riotta.

     

    Premi e riconoscimenti critici (e di pubblico) a parte, quali le ragioni di tanto successo e di tante attenzioni? Mai, prima d'ora, era stato pubblicato un sì terribile e meticoloso "J'accuse" contro le organizzazioni camorristiche. In questi giorni particolarmente turbolenti per la situazione igienica campana, vien fatto di andare a rileggersi il capitolo conclusivo con cui Saviano chiude questa sua discesa nell'Inferno Campania ove si dilaniano e si vanno a perdere molte delle risorse positive di cui Napoli e la sua regione sono tuttavia in grado di disporre.

    In questa terra martoriata e segnata dalla prepotenza, dalla violenza e dall'uso della forza (anche contro donne e bambini) sembra di assistere impotenti ad uno sfaldamento della persona e delle cose, grazie anche alla connivenza politica-malavita che attanaglia risorse e spinge alla fuga come se questa fosse salvezza e benedizione.

     

    Intervista di Gianni Riotta a Roberto Saviano

     

    Che la Campania sia la discarica d'Italia e di parte dell'Europa è cosa risaputa (scorie chimiche, rifiuti tossici e... scheletri umani), governata dagli interessi dei tanti boss che si son divisa la torta di guadagni che si alimentano non solo di rifiuti, ma anche di droga (cocaina, eroina, etc.), di prodotti contraffatti (abiti griffati, videogiochi, orologi, etc.), di distribuzione di alimentari, di armi importate usate ed esportate (Kalashnikov, soprattutto), nonché di merce umana nel senso più sanguinolento e crudo del termine. Stupiscono così, e lasciano senza fiato, i legami-collegamenti che la camorra è riuscita ad allacciare con gran parte del mondo, dagli Stati Uniti alla Russia, dalla Scozia al Sud America, dalla Cina a gran parte dell'Est europeo. Chi potrebbe mai immaginare, ad esempio, che per trovar lavoro ad Aberdeen bisogna passare prima per... Mondragone?

     

    Non v'è area geografica ove non vi sia una presenza o una ramificazione di questo o di quel clan che, sfruttando una facciata apparentemente legale, ricicla poi il denaro "sporco" derivato dalle molteplici attività illegali. Non v'è organizzazione o giunta comunale che non sia stata in una qualche misura infiltrata e corrotta dalla camorra. E questo, ovviamente, rende più difficile (ma non impossibile, se lo si volesse davvero) cercare e trovare colpevoli, responsabili e mandanti.

     

    La denuncia che in «Gomorra» fa Saviano è delle più terribili e orribili insieme, delle più meticolose che si possano immaginare. La sua, purtroppo, non è fantasia, i fatti da lui descritti non sono pura e semplice narrativa, sono realtà verificabile, "registrati" con la passione di chi sa che ancora si pu intervenire per fermare quest'emorragia di intelligenze e di potenzialità di cui il Napoletano e Terra di Lavoro (ma anche aree del Salernitano e dell'Avellinese) sono malgrado tutto produttori. Non v'è in Saviano la rabbia cieca, ma l'analisi certosina da grande inquisitore, di chi è capace di scendere in questi cerchi infernali, bolgia dopo bolgia, senza paura, facendo nomi e cognomi, indicando paesi e vie e bar, ove il crimine s'organizza, decide le sue sentenze e dove va a compiere poi le sue spietate vendette ed esecuzioni. Si comprende quindi ancor di più perché lo scrittore sia stato "segnato e condannato a morte", sorta di Rushdie nostrano, e debba essere costretto di conseguenza a cambiar continuamente residenza e ad andare in giro quasi sempre sotto scorta.

     

    Spesso, tanto la realtà descritta sembra sfiorare l'incredibile, si ha la sensazione non di leggere una pagina fittissima di fatti, personaggi e ragioni, ma di assistere a un assurdo ed improbabile film, con scene che vanno ben assai oltre quelle orripilanti e spietate cui ci hanno abituato i vari "Padrini", "Scarface" o le tante altre pellicole descriventi le "gloriose imprese" della mafia o dei malavitosi in genere. Il viaggio cui Saviano ci costringe  sconvolgente, a dire il minimo, e il paragone con la cantica dantesca non è affatto fuori luogo, anzi. La sua, infatti, è una paziente e dolorosa discesa nel male dell'uomo, in tutte le forme in cui lui è capace di metterlo in pratica; ed è uno scrupoloso districare i fili di un vero e proprio "Sistema" che tutto e tutti controlla e stritola se solo intuisce qualche resistenza o si sente comunque minacciato.

    Un'organizzazione affaristica, quella della camorra, capace di competere a livello mondiale anche con le grandi multinazionali, per qualità e quantità di operazioni, per organizzazione degli uomini che sono chiamati a compierle quelle operazioni, e governata da boss che, sul modello di Hollywood, si fanno costruire stupende ville-bunker ove è difficile penetrare e dalle quali è raro, comunque, uscir vivi, e che nelle azioni s'ispirano alle bieche figure dell'immaginario che la celluloide propone credibili. Gennarino McKay, Sandokan Schiavone, Cicciotto di Mezzanotte, Ciruzzo 'o Milionario potrebbero così passare per creature uscite fuori dalla fantasia più sbizzarrita, eppure sono persone reali che, pur se costrette a vivere qualche volta nascondendosi, continuano a dettar legge, e a disporre di vite e destini come se questi nulla contassero.

     

    Brutale e appassionata questa testimonianza di Saviano, che t'incolla alla poltrona e ti sbatte continuamente innanzi immagini d'uno squallore inquietante; un racconto-indagine, questo, assai anomalo nella nostra letteratura, segnato tuttavia da un amore viscerale per la sua terra, per la nostra terra, che può essere ancora salvata, forse, proprio dalla parola scritta e dal coraggio di non vuole nascondersi dietro la comoda omertà.

     

    La mente resta sconvolta e le immagini di questo abisso infernale si stagliano così, potenti e accusatorie, non solo contro il "Sistema" che le dirige, ma contro il mondo politico e imprenditoriale, nazionale anche, che lo subisce e che con esso viene spesso anche a patti. Ma la dignità dell'uomo, di ogni uomo, ha un valore inestimabile; e la parola pesante, per quanto grave e impietosa possa essere, è pur sempre una reazione e un modo per ristabilire l'ordine e il bene in terre che sembrano essere state dimenticate davvero da tutti e dal Cielo; pagine taglienti e coraggiose, queste di Saviano, come una lama che ti lacera la coscienza e ti costringe a tener gli occhi ben aperti, perché "vedere" il male è già un modo per poter affrontarlo e poter cancellare così il cancro che lo (e ci) corrode.

     

    Pubblicato su Oggi7 il 28 gennaio 2008

  • Facts & Stories

    Libri/ Gomorra. L'inferno Campania


    Il libro di Roberto Saviano è stato pubblicato sinora in 47  Paesi del mondo e ha incontrato ovunque uno straordinario successo di pubblico e di critica: approdato negli  Stati Uniti all'inizio del mese scorso per i tipi della Farrar Straus & Giroux (grazie all'abile mediazione linguistica di Virginia Jewiss) «Gomorrah» (in Usa c'è la "h" nel titolo) ha ricevuto recensioni particolarmente elogiative dallo stesso "Times" e da  tutta la stampa americana. Uscito per Mondadori nel 2006, «Gomorra» ha venduto in Italia più  di 900.000 copie e, continuamente ristampato, è tuttora in testa alle classifiche dei libri più venduti. Recentemente, inoltre, il TG1 ha assegnato a Saviano, per questo suo libro-inchiesta, anche il "Premio ‘Il libro dell'anno' 2007". Lo scrittore napoletano è risultato infatti il più votato nella prima edizione del sondaggio lanciato ai telespettatori attraverso il sito della rubrica libri condotta da Gianni Riotta.

     

    Premi e riconoscimenti critici (e di pubblico) a parte, quali le ragioni di tanto successo e di tante attenzioni? Mai, prima d'ora, era stato pubblicato un sì terribile e meticoloso "J'accuse" contro le organizzazioni camorristiche. In questi giorni particolarmente turbolenti per la situazione igienica campana, vien fatto di andare a rileggersi il capitolo conclusivo con cui Saviano chiude questa sua discesa nell'Inferno Campania ove si dilaniano e si vanno a perdere molte delle risorse positive di cui Napoli e la sua regione sono tuttavia in grado di disporre.

    In questa terra martoriata e segnata dalla prepotenza, dalla violenza e dall'uso della forza (anche contro donne e bambini) sembra di assistere impotenti ad uno sfaldamento della persona e delle cose, grazie anche alla connivenza politica-malavita che attanaglia risorse e spinge alla fuga come se questa fosse salvezza e benedizione.

     

    Intervista di Gianni Riotta a Roberto Saviano

     

    Che la Campania sia la discarica d'Italia e di parte dell'Europa è cosa risaputa (scorie chimiche, rifiuti tossici e... scheletri umani), governata dagli interessi dei tanti boss che si son divisa la torta di guadagni che si alimentano non solo di rifiuti, ma anche di droga (cocaina, eroina, etc.), di prodotti contraffatti (abiti griffati, videogiochi, orologi, etc.), di distribuzione di alimentari, di armi importate usate ed esportate (Kalashnikov, soprattutto), nonché di merce umana nel senso più sanguinolento e crudo del termine. Stupiscono così, e lasciano senza fiato, i legami-collegamenti che la camorra è riuscita ad allacciare con gran parte del mondo, dagli Stati Uniti alla Russia, dalla Scozia al Sud America, dalla Cina a gran parte dell'Est europeo. Chi potrebbe mai immaginare, ad esempio, che per trovar lavoro ad Aberdeen bisogna passare prima per... Mondragone?

     

    Non v'è area geografica ove non vi sia una presenza o una ramificazione di questo o di quel clan che, sfruttando una facciata apparentemente legale, ricicla poi il denaro "sporco" derivato dalle molteplici attività illegali. Non v'è organizzazione o giunta comunale che non sia stata in una qualche misura infiltrata e corrotta dalla camorra. E questo, ovviamente, rende più difficile (ma non impossibile, se lo si volesse davvero) cercare e trovare colpevoli, responsabili e mandanti.

     

    La denuncia che in «Gomorra» fa Saviano è delle più terribili e orribili insieme, delle più meticolose che si possano immaginare. La sua, purtroppo, non è fantasia, i fatti da lui descritti non sono pura e semplice narrativa, sono realtà verificabile, "registrati" con la passione di chi sa che ancora si pu intervenire per fermare quest'emorragia di intelligenze e di potenzialità di cui il Napoletano e Terra di Lavoro (ma anche aree del Salernitano e dell'Avellinese) sono malgrado tutto produttori. Non v'è in Saviano la rabbia cieca, ma l'analisi certosina da grande inquisitore, di chi è capace di scendere in questi cerchi infernali, bolgia dopo bolgia, senza paura, facendo nomi e cognomi, indicando paesi e vie e bar, ove il crimine s'organizza, decide le sue sentenze e dove va a compiere poi le sue spietate vendette ed esecuzioni. Si comprende quindi ancor di più perché lo scrittore sia stato "segnato e condannato a morte", sorta di Rushdie nostrano, e debba essere costretto di conseguenza a cambiar continuamente residenza e ad andare in giro quasi sempre sotto scorta.

     

    Spesso, tanto la realtà descritta sembra sfiorare l'incredibile, si ha la sensazione non di leggere una pagina fittissima di fatti, personaggi e ragioni, ma di assistere a un assurdo ed improbabile film, con scene che vanno ben assai oltre quelle orripilanti e spietate cui ci hanno abituato i vari "Padrini", "Scarface" o le tante altre pellicole descriventi le "gloriose imprese" della mafia o dei malavitosi in genere. Il viaggio cui Saviano ci costringe  sconvolgente, a dire il minimo, e il paragone con la cantica dantesca non è affatto fuori luogo, anzi. La sua, infatti, è una paziente e dolorosa discesa nel male dell'uomo, in tutte le forme in cui lui è capace di metterlo in pratica; ed è uno scrupoloso districare i fili di un vero e proprio "Sistema" che tutto e tutti controlla e stritola se solo intuisce qualche resistenza o si sente comunque minacciato.

    Un'organizzazione affaristica, quella della camorra, capace di competere a livello mondiale anche con le grandi multinazionali, per qualità e quantità di operazioni, per organizzazione degli uomini che sono chiamati a compierle quelle operazioni, e governata da boss che, sul modello di Hollywood, si fanno costruire stupende ville-bunker ove è difficile penetrare e dalle quali è raro, comunque, uscir vivi, e che nelle azioni s'ispirano alle bieche figure dell'immaginario che la celluloide propone credibili. Gennarino McKay, Sandokan Schiavone, Cicciotto di Mezzanotte, Ciruzzo 'o Milionario potrebbero così passare per creature uscite fuori dalla fantasia più sbizzarrita, eppure sono persone reali che, pur se costrette a vivere qualche volta nascondendosi, continuano a dettar legge, e a disporre di vite e destini come se questi nulla contassero.

     

    Brutale e appassionata questa testimonianza di Saviano, che t'incolla alla poltrona e ti sbatte continuamente innanzi immagini d'uno squallore inquietante; un racconto-indagine, questo, assai anomalo nella nostra letteratura, segnato tuttavia da un amore viscerale per la sua terra, per la nostra terra, che può essere ancora salvata, forse, proprio dalla parola scritta e dal coraggio di non vuole nascondersi dietro la comoda omertà.

     

    La mente resta sconvolta e le immagini di questo abisso infernale si stagliano così, potenti e accusatorie, non solo contro il "Sistema" che le dirige, ma contro il mondo politico e imprenditoriale, nazionale anche, che lo subisce e che con esso viene spesso anche a patti. Ma la dignità dell'uomo, di ogni uomo, ha un valore inestimabile; e la parola pesante, per quanto grave e impietosa possa essere, è pur sempre una reazione e un modo per ristabilire l'ordine e il bene in terre che sembrano essere state dimenticate davvero da tutti e dal Cielo; pagine taglienti e coraggiose, queste di Saviano, come una lama che ti lacera la coscienza e ti costringe a tener gli occhi ben aperti, perché "vedere" il male è già un modo per poter affrontarlo e poter cancellare così il cancro che lo (e ci) corrode.

     

    Pubblicato su Oggi7 il 28 gennaio 2008

  • Libri/ Gomorra. L'inferno Campania


    Il libro di Roberto Saviano è stato pubblicato sinora in 47  Paesi del mondo e ha incontrato ovunque uno straordinario successo di pubblico e di critica: approdato negli  Stati Uniti all'inizio del mese scorso per i tipi della Farrar Straus & Giroux (grazie all'abile mediazione linguistica di Virginia Jewiss) «Gomorrah» (in Usa c'è la "h" nel titolo) ha ricevuto recensioni particolarmente elogiative dallo stesso "Times" e da  tutta la stampa americana. Uscito per Mondadori nel 2006, «Gomorra» ha venduto in Italia più  di 900.000 copie e, continuamente ristampato, è tuttora in testa alle classifiche dei libri più venduti. Recentemente, inoltre, il TG1 ha assegnato a Saviano, per questo suo libro-inchiesta, anche il "Premio ‘Il libro dell'anno' 2007". Lo scrittore napoletano è risultato infatti il più votato nella prima edizione del sondaggio lanciato ai telespettatori attraverso il sito della rubrica libri condotta da Gianni Riotta.

     

    Premi e riconoscimenti critici (e di pubblico) a parte, quali le ragioni di tanto successo e di tante attenzioni? Mai, prima d'ora, era stato pubblicato un sì terribile e meticoloso "J'accuse" contro le organizzazioni camorristiche. In questi giorni particolarmente turbolenti per la situazione igienica campana, vien fatto di andare a rileggersi il capitolo conclusivo con cui Saviano chiude questa sua discesa nell'Inferno Campania ove si dilaniano e si vanno a perdere molte delle risorse positive di cui Napoli e la sua regione sono tuttavia in grado di disporre.

    In questa terra martoriata e segnata dalla prepotenza, dalla violenza e dall'uso della forza (anche contro donne e bambini) sembra di assistere impotenti ad uno sfaldamento della persona e delle cose, grazie anche alla connivenza politica-malavita che attanaglia risorse e spinge alla fuga come se questa fosse salvezza e benedizione.

     

    Intervista di Gianni Riotta a Roberto Saviano

     

    Che la Campania sia la discarica d'Italia e di parte dell'Europa è cosa risaputa (scorie chimiche, rifiuti tossici e... scheletri umani), governata dagli interessi dei tanti boss che si son divisa la torta di guadagni che si alimentano non solo di rifiuti, ma anche di droga (cocaina, eroina, etc.), di prodotti contraffatti (abiti griffati, videogiochi, orologi, etc.), di distribuzione di alimentari, di armi importate usate ed esportate (Kalashnikov, soprattutto), nonché di merce umana nel senso più sanguinolento e crudo del termine. Stupiscono così, e lasciano senza fiato, i legami-collegamenti che la camorra è riuscita ad allacciare con gran parte del mondo, dagli Stati Uniti alla Russia, dalla Scozia al Sud America, dalla Cina a gran parte dell'Est europeo. Chi potrebbe mai immaginare, ad esempio, che per trovar lavoro ad Aberdeen bisogna passare prima per... Mondragone?

     

    Non v'è area geografica ove non vi sia una presenza o una ramificazione di questo o di quel clan che, sfruttando una facciata apparentemente legale, ricicla poi il denaro "sporco" derivato dalle molteplici attività illegali. Non v'è organizzazione o giunta comunale che non sia stata in una qualche misura infiltrata e corrotta dalla camorra. E questo, ovviamente, rende più difficile (ma non impossibile, se lo si volesse davvero) cercare e trovare colpevoli, responsabili e mandanti.

     

    La denuncia che in «Gomorra» fa Saviano è delle più terribili e orribili insieme, delle più meticolose che si possano immaginare. La sua, purtroppo, non è fantasia, i fatti da lui descritti non sono pura e semplice narrativa, sono realtà verificabile, "registrati" con la passione di chi sa che ancora si pu intervenire per fermare quest'emorragia di intelligenze e di potenzialità di cui il Napoletano e Terra di Lavoro (ma anche aree del Salernitano e dell'Avellinese) sono malgrado tutto produttori. Non v'è in Saviano la rabbia cieca, ma l'analisi certosina da grande inquisitore, di chi è capace di scendere in questi cerchi infernali, bolgia dopo bolgia, senza paura, facendo nomi e cognomi, indicando paesi e vie e bar, ove il crimine s'organizza, decide le sue sentenze e dove va a compiere poi le sue spietate vendette ed esecuzioni. Si comprende quindi ancor di più perché lo scrittore sia stato "segnato e condannato a morte", sorta di Rushdie nostrano, e debba essere costretto di conseguenza a cambiar continuamente residenza e ad andare in giro quasi sempre sotto scorta.

     

    Spesso, tanto la realtà descritta sembra sfiorare l'incredibile, si ha la sensazione non di leggere una pagina fittissima di fatti, personaggi e ragioni, ma di assistere a un assurdo ed improbabile film, con scene che vanno ben assai oltre quelle orripilanti e spietate cui ci hanno abituato i vari "Padrini", "Scarface" o le tante altre pellicole descriventi le "gloriose imprese" della mafia o dei malavitosi in genere. Il viaggio cui Saviano ci costringe  sconvolgente, a dire il minimo, e il paragone con la cantica dantesca non è affatto fuori luogo, anzi. La sua, infatti, è una paziente e dolorosa discesa nel male dell'uomo, in tutte le forme in cui lui è capace di metterlo in pratica; ed è uno scrupoloso districare i fili di un vero e proprio "Sistema" che tutto e tutti controlla e stritola se solo intuisce qualche resistenza o si sente comunque minacciato.

    Un'organizzazione affaristica, quella della camorra, capace di competere a livello mondiale anche con le grandi multinazionali, per qualità e quantità di operazioni, per organizzazione degli uomini che sono chiamati a compierle quelle operazioni, e governata da boss che, sul modello di Hollywood, si fanno costruire stupende ville-bunker ove è difficile penetrare e dalle quali è raro, comunque, uscir vivi, e che nelle azioni s'ispirano alle bieche figure dell'immaginario che la celluloide propone credibili. Gennarino McKay, Sandokan Schiavone, Cicciotto di Mezzanotte, Ciruzzo 'o Milionario potrebbero così passare per creature uscite fuori dalla fantasia più sbizzarrita, eppure sono persone reali che, pur se costrette a vivere qualche volta nascondendosi, continuano a dettar legge, e a disporre di vite e destini come se questi nulla contassero.

     

    Brutale e appassionata questa testimonianza di Saviano, che t'incolla alla poltrona e ti sbatte continuamente innanzi immagini d'uno squallore inquietante; un racconto-indagine, questo, assai anomalo nella nostra letteratura, segnato tuttavia da un amore viscerale per la sua terra, per la nostra terra, che può essere ancora salvata, forse, proprio dalla parola scritta e dal coraggio di non vuole nascondersi dietro la comoda omertà.

     

    La mente resta sconvolta e le immagini di questo abisso infernale si stagliano così, potenti e accusatorie, non solo contro il "Sistema" che le dirige, ma contro il mondo politico e imprenditoriale, nazionale anche, che lo subisce e che con esso viene spesso anche a patti. Ma la dignità dell'uomo, di ogni uomo, ha un valore inestimabile; e la parola pesante, per quanto grave e impietosa possa essere, è pur sempre una reazione e un modo per ristabilire l'ordine e il bene in terre che sembrano essere state dimenticate davvero da tutti e dal Cielo; pagine taglienti e coraggiose, queste di Saviano, come una lama che ti lacera la coscienza e ti costringe a tener gli occhi ben aperti, perché "vedere" il male è già un modo per poter affrontarlo e poter cancellare così il cancro che lo (e ci) corrode.

     

    Pubblicato su Oggi7 il 28 gennaio 2008