Il Presepio napoletano a New York

Marina Melchionda (November 30, 2010)
In preparazione della visita del Cardinale di Napoli Crescenzio Sepe, l'Istituto Italiano di Cultura di New York ospiterà dal 14 Dicembre al 18 Gennaio una mostra di preziosi presepi. Ecco la storia della più antica tradizione natalizia napoletana...

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"Ma a te...te piace 'o presepe??" "No. Nun me piace. Voglio 'a zuppa 'e latte!"
Nella famosa commedia teatrale "Natale in Casa Cupiello" il figlio di Edoardo de Filippo, inizialmente completamente disinteressato al presepio, per cui il padre invece dimostra un rispetto quasi reverenziale,  impara infine ad apprezzarne pian piano la simbologia, la tradizione, e la storia che esso rappresenta agli occhi di ogni napoletano.

Il presepio, cui nome deriva dal latino presepium, che vuol dire "mangiatoia",  è IL simbolo per eccellenza del Natale per le famiglie napoletane, da decine di generazioni, perlomeno da dieci secoli. L'albero di Natale, introdotto molto più recentemente,  con i suoi decori festosi e sontuosi, non gli ruba alcun primato, ma trova il suo posto al suo fianco, forse anche in un angolo più buio delle case di questa città.
Il presepio è infatti considerato dai napoletani un vero e proprio atto di devozione nei contronti del Bambin Gesù nel giorno della sua nascita, e nei confronti della cultura locale.

Al centro della scena è posta (ovviamente) la grotta in cui nacque il Bambino, circondato dalla Madonna, sua madre, San Giuseppe, il bue e l'asinello. Tutto intorno, angeli e pastori; nel fondo il villaggio con il mercato; e su, in un cielo notturno, la stella cometa, che illumina l'intera scena. 

Ogni famiglia a Napoli, che sia abbiente o meno, ha la sua interpretazione del Presepio, grande o piccolo, di terracotta o di legno. Quasi tutti gli elementi che lo compongono sono fatti a mano: alcuni fanno fontane o cascatelle con la carta argentata, o case, negozi ed edifici con cartoni o pastelli.

Tutti i personaggi che popolano la scena sono fatti di legno, terracosta, o anche plastica, nelle versioni più moderne. E tutti vengono dallo stesso luogo, dallo stesso quartiere, dalla stessa strada di Napoli, Via San Gregorio Armeno, nel cuore del centro storico della città.

Circondata da edifici vecchi e mal tenuti, brulincante di pasticcerie e pizzerie, questa strada ha un proprio cuore che pulsa, tutto l'anno. Ogni giorno migliaia di persone la atraversano; non c'è turista che passi per Napoli senza farci un giro veloce, senza perdere l'opportunità di una passeggiata tra le decine di presepi artigianali esposti fuori alle botteghe dei mastri artigiani, magari gustando nel percorso una sfogliatella o una pizza a portafoglio. Questo che sia estate, primavera, autunno, inverno...

Chiedono informazioni ai bottegai, "cosa rappresenta quella statuina?", ad esempio. E loro rispondono raccontando aneddoti, leggende, storie di una tradizione troppo spesso persa negli archivi del tempo.
I mastri presepai sono i veri custodi viventi di questa tradizione, di cui abbiamo scoperto "fatti e miti" qualche anno fa, durante una chiacchierata con uno di loro, all'angolo tra San Gregorio Armeno e Via dei Tribunali. Così ci ha raccontato che il primo esempleare di presepio fu creato all'inizio dell'XI secolo per la Chiesa di Santa Maria. Fu da quel momento che le chiese della città diedero inizio all'usanza di allestire  una riproduzione della scena della Natività durante il periodo di Natale. Ognuna aveva il suo presepio, ma il più ricco, di cui rimangono ancora dei resti, fu donato nel 134o dalla regina Sancia d'Aragona alle Suore Clarisse.

Il XV secolo vide la nascita delle prime botteghe artigiane dedite alla produzione di statuine da presepio in legno e in terracotta. Nel XVI secolo i fratelli Giovanni e Pietro Alemanno crearono il primo presepio interamente in legno,  mentre all'inizio del XVII secolo lo scultore Pietro Belverte usò per la prima volta pietre vere per il presepio della Chiesa di San Domenico Maggiore.  created the first presepio with real stones for the San Domenico Maggiore church.

Nel XVII secolo poi, il presepio subì la sua più grossa evoluzione quando, aderendo allo stile barocco in voga al tempo, gli artigiani iniziarono ad introdurvi elementi "popolari", quali il mercato con le botteghe, e persone "comuni", come contadini, pastori, pescatori, macellai, ma anche nani, mendicanti, osti. Persone umili che popolavano il luogo in cui Gesù era nato. 

L'età d'oro del presepio fu comunque il XVIII secolo, quando diventò finalmente una tradizione "popolare", adottata prima dalle famiglie aristocratiche e poi dal "volgo". Fu allora che Giuseppe Sammartino, forse il più grande scultore napoletano del tempo, fondò il primo laboratorio professionale per l'insegnamento dell'arte presepiale ai suoi discepoli aspiranti artigiani.  La scena della Natività diventava nel frattempo sempre pià ricca di nuovi ambienti  e personaggi, alcuni dei quali sono oggigiorno considerati dei veri e propri "pilastri" di qualsiasi presepio "che si rispetti":

Benino o Benito: Nelle Sacre Scritture questo personaggio rappresenta "il popolo dormiente a cui gli angeli annunciarono l'arrivo del Cristo". Nella tradizione napoletana costui è anche chi sognò la futura invenzione del presepio.

 L'enoteca e Cicci Bacco: il vino rappresenta il sangue di Cristo, dato per la salvezza per l'umanità. La divinità Cicci Bacco simboleggia le ultime tracce di paganesimo rimaste nella cultura popolare.

  Il pescatore: Il pesce fu il primo simbolo adottato dai cristiani ai tempi delle persecuzioni durante l'impero romano. Il pescatore in questo caso è "pescatore di anime". 

I due compari: Zio Vincenzo e Zio Pasquale rappresentano il Carnevale e la Morte, i due momenti che aprono e chiudono la Quaresima, il periodo di penitenza precedente alla Pasqua e quindi alla Resurrezione del Cristo.

I tre Re Magi: originariamente rappresentati in groppa a tre diversi animali (il cammello, il cavallo e l'elefante) rappresentano i tre continenti Asia, Europa e Africa in cerca del Messia, che una volta trovato lo onorano.

L'arte del presepio toccò infine il suo apice nel XIX secolo, l'epoca in cui fu creato il famoso presepio of Cucuniello was made (1887 - 1889), esposto poi nella Chiesa di San Martino.

Da quel momento in poi il presepio fu considerato un pezzo da esposizione. Il  Banco di Napoli, la Certosa di San Martino, e la Reggia di Caserta ospitano sicuramente i più importanti, e rappresentano una tappa imperdibile per gli appassionati di qeusta tradizione.

Chi invece è in costante ricerca di novità potrà trovare a San Gregorio Armeno degli spunti interessanti: oggigiorno, infatti, gli artigiani non si limitano ad onorare la storia e la simbologia del presepio, ma vi introducono ogni anno delle novità. e in particolare nuovi personaggi. Accanto ai classici pastori, pecorelle, galline, mercanti, e quant'altro, dunque, vengono sistemate riproduzioni e caricature di personalità del mondo contemporaneo. Tra queste, il Sindaco di Napoli, star del calibro di Michael Jackson e Marylin Monroe, e personaggi del mondo dello sport... primo tra tutti Diego Maradona, un vero e proprio idolo per i tifosi di calcio di Napoli. 

L'anno scorso, ad esempio, furono proposte la stuatuetta del neo-eletto presidente degli USA Barack Obama e quella del Premier Berlusconi, ferito in viso a seguito del lancio di un souvenir da parte di un manifestante a Milano.

Le novità sono così tante ogni anno che persino i napoletani doc non perdono l'occasione di una "gita" in questo antico quartiere della città.  Anche i turisti capiscono la magia di questa tradizione, che si espande ben al di là dei confini della città di Napoli e della regione Campania, o dell'Italia, o dell'Europa..

Anche in America infatti, la cultura del presepio sta suscitando interessi sempre maggiori, sia dal punto di vista antropologico che religioso. Negozi online dediti al commercio di pezzi del presepio brulicano sulla rete e le spedixioni intercontinentali in questo settore diventano sempre più frequenti in questo periodo dell'anno.

Per capire però il significato e lo spirito intrinseco alla tradizione presepiale, però, acquistare online non basta: è necessaria infatti una visita a San Gregorio Armeno, una chiacchierata con gli artigiani che "danno via ogni statuina come se fosse un figlio", come dicono loro, per portare a casa un pò del Natale napoletano.

Se però quest'anno non vi è possibile fare questo viaggio, e vi trovate a New York o nei pressi, potrete comunque trovare un angolo di San Gregorio Armeno all'Istituto Italiano di Cultura che dal 14 Dicembre al 18 Gennaio ospiterà la mostra “Nativity in the World”.

L'inaugurazione avrà luogo il 14 Dicembre, ore 16, presso i locali dell'Istituto alla presenza del Direttore Riccardo Viale, Mons. Gennaro Matino, Vicario del Cardinale, e Dr. Filomena Sardella, dell'ufficio regionale dell'Assessorato alla Cultura della Regione Campania. 

La mostra chiuderà il 18 Gennaio, alla presenza di Sua Eminenza il Cardinale di Napoli Crescenzio Sepe.

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