Articles by: Letizia Airos

  • Fatti e Storie

    #TheItalianResilience. Enogastronomia e qualità italiana negli USA

    Massimo Maria Amorosini e Letizia Airos intervistano per OK ITALIA PARLIAMONE Dino Borri, general manager di Eataly Nord America.

    La recente apertura in piena pandemia, di Eataly a Dallas, cosa ha significato? Non avete mai pensato di rimandare o evitarne l’apertura?

    E’ stata una sfida con voi stessi? New York, diventato l’epicentro mondiale del contagio, come sta vivendo il suo primo lockdown?

    Come avete affrontato le limitazioni e le conseguenze della pandemia?

    Quale è stato il momento più critico? Come state vivendo questa fase?

    Quali sono gli aiuti che avete avuto dalle istituzioni? Sono stati aiutati i dipendenti? Come coniugate artigianalità e qualità con la sostenibilità ambientale?

    Quale è la vera forza di New York? Queste e tante altre le domande al centro dell’intervista con Borri.

     

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    In partnership con Finanziamenti News, Assocamerestero e ITALPLANET GROUP. Iniziativa di Your Italian Hub con i-Italy 

  • Fatti e Storie

    #TheItalianResilience. Diffondere la Cultura italiana negli USA

    Come nasce e con quali finalità la Casa Italiana Zerilli Marimò della New York University? Cosa vuol dire promuovere la cultura italiana agli americani? Quali sono i pilastri su cui si muove l’operato della Casa Italiana? Quale è il ruolo ed il rapporto con la New York University?

    Come è cambiata negli anni l’attenzione degli americani nei confronti dell’Italia? In che modo lo Stato Italiano potrebbe promuovere maggiormente il proprio patrimonio culturale? La cultura può essere un vero volano per il pil italiano?

    Quali personalità dell’arte, della musica, della letteratura, della politica, del teatro, del cinema, sono venute a Casa Italiana? Come vi siete organizzati per affrontare l’emergenza COVID? Tanti sono i giovani impegnati in Casa Italiana, cosa vuol dire lavorare con loro?

    Questo e tanto altro al centro della conversazione con Stefano Albertini.

     

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  • Fatti e Storie

    #TheItalianResilience. Stati Uniti e Italia. Distribuzione e internazionalizzazione

    Quando e come è venuta l’idea di dar vita a The One Company?

    Con quale spirito accompagnate le imprese clienti sul mercato statunitense?

    Quali sono i principali problemi per l’export delle aziende italiane, e soprattutto per quelle del settore food?

    Come è nato il Forum Italiano dell’Export? Chi lo compone, qual è il suo obiettivo?

    Come avete vissuto con il Forum questo periodo di emergenza covid? Cosa succede all’export del food negli Stati Uniti?

    Quando si sbloccherà tutto?

    Cosa comporterà il passaggio da Trump a Biden alla guida del Paese? Quanta capacità di resilienza e di resistere hanno realmente le nostre PMI?

    Quali sono le debolezze, ma anche i punti di forza?

    Questo e tanto altro al centro dell'intervista con Lorenzo Zurino.
     

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  • Fatti e Storie

    #TheItalianResilience. Stati Uniti e Italia, eventi virtuali o in presenza?

    Come è nata la passione per il nostro Paese?

    Quando ha cominciato ad occuparsi di pubbliche relazioni?

    Quali eventi importanti ha realizzato? Cosa vuol dire promuovere l’Italia agli americani?

    Quanto spazio c’è in America per l’arte, la cultura, il cibo, la moda e in generale per il nostro made in Italy?

    Come ci si relaziona con i clienti in questi mesi di pandemia covid19? Quando finirà questa pandemia, tornerà tutto come prima?

    Cosa sarà cambiato? In che modo gli Stati Uniti stanno aiutando il comparto delle pubbliche relazioni e organizzazione eventi? Questo e tanto altro al centro dell’intervista con Sally Fischer, presidente di Sally Fischer Public Relations, di New York City,

     

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  • Fatti e Storie

    #TheItalianResilience. Stati Uniti e Italia, la ristorazione

    Come ha vissuto il mondo della ristorazione negli Stati Uniti la prima ondata del virus? Quali sono i timori per l’inverno e soprattutto la seconda ondata? Come si muove un imprenditore della ristorazione a New York? Quali sono le sfide, i problemi ma soprattutto lo spirito che accompagna chi vive in questa città? Questo, ma anche tanto altro al centro dell’intervista con Michele Casadei Massari.

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  • Fatti e Storie

    #TheItalianResilience - Stati Uniti e Italia, Università a confronto

    Quali problemi ha rappresentato e sta rappresentando il covid per il sistema universitario statunitense? La didattica a distanza è diventata predominante anche negli USA? Le Università statunitensi erano pronte organizzativamente e con mezzi adeguati per affrontarla? Ci sono stati dei contenziosi per il pagamento delle rette universitarie? Quanto i giovani hanno recepito la gravità del problema? Quali le conseguenze per studenti e insegnanti stranieri per la sospensione dei visti fatta dall’amministrazione Trump? Cè’ stata collaborazione e coordinamento tra le università americane in questo periodo di emergenza? Come cambierà l’Università americana una volta usciti dalla pandemia?
    Queste alcune delle domande al centro dell’intervista.

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  • Fatti e Storie

    L’Italia si ricorda (in extremis) delle sue risorse nel mondo

    La notizia è questa. Nel Decreto Rilancio è stato inserito in extremis un emendamento che stanzia ulteriori 5 milioni di euro a sostegno della rete delle Camere di Commercio italiane all’estero “per promuovere l’Internazionalizzazione, anche con metodi innovativi come le piattaforme elettroniche”. Potrebbe essere un significativo aiuto alla internazionalizzazione delle piccole e medie imprese italiane, partendo dalla valorizzazione della già radicata presenza italiana nel mondo: le Camere di Commercio all’estero (CCIE) sono infatti 79 e sono presenti in 56 paesi.

    Prima firmataria dell’emendamento è Fucsia Nissoli, deputata  eletta in Nord e Centro America. 

    Le Camere di Commercio nel mondo erano praticamente una realtà quasi dimenticata e lei ha posto il problema…. L’abbiamo raggiunta per telefono.

    “Sono molto orgogliosa di come l’emendamento al Decreto Rilancio, a mia prima firma, sia riuscito ad unire maggioranza, opposizione e Governo nel riconoscere il valore delle CCIE e incentivarne le attività per lo sviluppo del nostro export”. 

    Partiamo da queste parole sue parole  per una riflessione che supera il contenuto dell’emendamento di per se stesso. 

    La parlamentare, cresciuta a Treviglio in provincia di Bergamo con una madre di origine siciliana, ma negli Usa da molti anni, con questa iniziativa attira ancora una volta l’attenzione della politica italiana su quella che è l’attività troppo poco conosciuta degli italiani all’estero.

    Inizialmente le camere di commercio nel mondo non erano state considerate dal decreto.  Forse il riflesso di una mancata consapevolezza dell’importanza degli italiani all’estero per il successo del Made in Italy e per il suo rilancio in questa fase post-Covid.

    “Le camere di commercio erano rimaste fuori dal piano, sono stata sollecitata da tanti. Ora sono previsti fondi per l’internazionalizzazione con metodi innovativi, anche attraverso piattaforme elettroniche.” Due innovazioni positive, dunque, se si considera la tradizionale debolezza italiana sul fronte del digitale. 

    Il tessuto economico italiano vive di piccole e medie imprese che possono e devono essere internazionalizzate e rilanciate nel mondo. 

    “Sono proprio le camere di commercio all’estero, da sempre vicine a queste realtà, le più adatte a farlo”, dice Nissoli. “Lo so che può essere un argomento delicato, anche nella rete delle CCIE c’è chi si è comportato bene e chi no, come succede ovunque. Ma la maggior parte delle volte sono state loro a far penetrare l’attività commerciale delle aziende italiane nel tessuto economico del Paese dove operano. E se si rafforzano loro si rafforza il Sistema Paese, si rafforza l’Italia”.

    Dunque Fucsia Nissoli ha dato un input importante su questo tema, incontrando speriamo una mutata sensibilità nel Parlamento e nel Governo.

    Certo sarebbe stato sconcertante se ci si fosse dimenticati ancora una volta non solo delle Camere, ma in generale degli italiani all’estero.

    Se si fosse continuato a trascurare quell’Italia fuori dai confini, che soffre ancora di un’assenza quasi totale di “informazione di ritorno”.

    Ancora oggi pochi in Italia sanno chi sono gli italiani all’estero, cosa fanno, come vivono, cosa rappresentano per il Paese che li ospita. Sono questi italiani, fuori dai confini, i veri “ambasciatori” e al tempo stesso le sentinelle di una presenza italiana che abbraccia il mondo intero. Si tratta di “eccellenze”, ma non solo. Si tratta anche di gente comune che vive lo stile di vita italiano fuori dall’Italia e lo promuove, spesso inconsapevolmente, ma in modo più che convincente. 

    Non si può, specie in questo momento, dimenticare l’incredibile potenziale rappresentato da decine di milioni di italodiscendenti e da cinque milioni di cittadini italiani residenti all’estero tra cui tanti studenti, imprenditori, manager e professionisti. 

    Certo, questo emendamento offre un primo importante riconoscimento di questa realtà attraverso le Camere di Commercio, ora occorre spendere bene questi fondi, delinearne bene i compiti, le linee da seguire e i risultati che si intendono ottenere. Si tratta in poche parole di avere una visione e di gestire un processo anche complesso, ma vitale per il rilancio del Paese nel tempo.

    Ed è importante che una forte sollecitazione alla politica in tal senso sia venta da un parlamentare eletto all’estero. Bisogna creare un asse tra maggioranza e opposizione, sostiene Nissoli, con l’intento di “guardare al raggiungimento dell’obiettivo a prescindere dallo schieramento politico“. E aggiunge: “In questo difficile periodo storico, occorre far stare meglio le persone e non fare propaganda. Occorre capire insieme cosa si può fare per salvare l’Italia. Per ricostruire l’Italia insieme, l’Italia all’estero è una incredibile risorsa.”

    Come ogni crisi anche quella legata al Covid19 può aprire nuove opportunità. Le Camere di Commercio, come tantissime altre realtà italiane consolidate fuori dal Paese, dovranno ora mostrarsi all’altezza della sfida nell’impegno per rilanciare il Made in Italy in un’ottica integrata, di sistema.

  • Art & Culture

    Beyond Blindness

    I’ll tell you a story that got me thinking on a day like many others. 

    Fall is approaching and life in New York begins to slowly pick up again for those who, like me, focus on the Italian presence in the City and in the United States. Summer tends to slow down Italian activities in New York. After the holidays, I then go back to visit my friends who share our publication’s mission to bring our culture to the attention of American audiences. The first among them is, and has been for years, Stefano Albertini, the Director of Casa Italiana Zerilli-Marimò.

    The atmosphere there is vibrant as always, I am immediately offered a slice of cake to celebrate the birthday of one of the collaborators, Kostja Kostic. Then, I walk across two rooms to get to the director’s office. 

    They are in the midst of hanging an exhibition that inevitably grasps my attention. It consists of the drawings and writings of Carlo Levi. Many of them. With intense calm and precision, one man is positioning a series of frames that trace a rarely addressed narrative of the great author’s life.

    Writer, painter, active antifascist, Carlo Levi - most known throughout the world for Christ Stopped at Eboli, set in the region of Lucania - is a milestone in the global history of literature. 

    However, this story, which I learned walking around his works, brought me back to another southern Italian location: to Sicily, to San Pier Niceto, close to Milazzo. To the countryside, between the Peloritani mountains, among the smells of a land that is part of my family's history, surrounded by citrus fields, orchards, colorful vegetable gardens, almond trees, and mulberries. 

    Nino Sottile Zumbo is the name of the man hanging the exhibition. He’s a lawyer by trade but also, as I quickly learn, deeply passionate about art. We start talking. He doesn’t know I’m a journalist and begins his tale, with great passion and simplicity.  

    “These drawings and writings were in a barn near Milazzo!” he exclaims. He’s perfectly aware of having piqued my curiosity and continues:

    “I walked passed the chickens and they were there, in the coop, between straw and hay. 145 drawings.” Made with pencil, ballpoint pen, pastel. They were made by Carlo Levi when he began to suffer from retinal detachment. During this time, he partially lost his vision and had to go through delicate surgical procedures. 

    But how did these drawings end up in Sicily? Here, we get to the story within the story, the one that ties Carlo Levi to the farmer Nino Milicia.

    Nino Sottile Zumbo tells it, looking still incredulous himself as he speaks. It feels as if I’m watching a movie unfold. The images blend together, imagination mixes with reality. 

    Antonio Milicia is a Sicilian farmer who emigrated to Switzerland. There, he met Levi during a meeting for immigrants. The writer-painter, then a parliamentary, takes the stand and entrances him. “Farmers have a profound dignity because they carry the weight of the cross into their land,” this sentence was forever carved in the memory of the young Antonio Milicia. “He gave me dignity, he gave us peasants dignity.” Back in his homeland, he decides to buy an entire collection of his works.”

    They remained in the dark for a long time. But their communicative power lies in a play of light and shadows, in a fascinating journey of the mind, traced by graphic marks and texts. 

    “Levi is a figurative artist - the lawyer-curator tells us - but he has the suggestive capacity of abstraction. I handle contemporary art and this brings me closer to these drawings.”

    These drawings were created between light and darkness, during different phases of Levi’s illness, “They had built him a special instrument that allowed him to write and draw without seeing, made out of light wood, with a zipper that opened where the Pigna notebook paper went. It had little strings delineating his range of movement.” Within this cage, invisible to him, Levi searched for a tactile dimension through which to resurface the words and figures from his memory. 

    But as we know, the memory of the blind can often recall the details that we all fail to notice seeing. 

    For Nino Sottile Zumbo this was a deeply emotional experience: “He quizzed me on the life of Levi when we met. He wanted to make sure I was the right person, but eventually we became friends.”

    “Antonio Milicia couldn’t receive a formal education, but he has a profound intellectual dimension within him,” he fervently proclaims.

    And, after our conservation, I can’t help but think of Teresa Bellanova, our new Minister of Agriculture, attacked for not having a college education and wearing the wrong clothes, targeted especially on social media before even starting. She too labored on the fields, then becoming a trade unionist, showcasing both strength and sensibility. My most sincere wishes go out to the farmer Antonio Milicia, to Teresa Bellanova, and to this wonderful exhibition.  

    There are different types of blindness, unfortunately.

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    Blind Visions
    Carlo Levi's Disegni della Cecità

    Curated by Nino Sottile Zumbo

    With the participation of Antonino Milicia

    On view through December 13
    Mon-Fri 10-6

  • Arte e Cultura

    Oltre la cecità

    Vi racconto una storia che mi fa riflettere, in un pomeriggio come tanti.

    L’autunno si avvicina e piano piano riprende anche la vita newyorkese di chi, come me, si occupa della presenza italiana negli Stati Uniti.

    L’estate addormenta un po’ le occasioni italiane a New York. Dopo le vacanze quindi, torno a trovare i miei amici che condividono con la nostra testata l’impegno di portare la nostra cultura all’attenzione degli americani.  Primo fra tutti, ormai da anni, è Stefano Albertini, direttore della Casa Italiana Zerilli-Marimò. 

    L’atmosfera, dentro la sede dove lavora, è come sempre frizzante, mi offrono subito una fetta di torta per festeggiare il compleanno di uno dei collaboratori, Kostja Kostic.  Poi attraverso due sale per raggiungere la stanza del direttore.

    E’ in allestimento una mostra che non può che attirare la mia curiosità. Si tratta di disegni e scritti di Carlo Levi. Sono tanti. Un signore, con precisione e calma, dispone diversi quadri che incorniciano un percorso, piuttosto inedito, nella vita del grande narratore del 900.

    Scrittore, pittore, attivo antifascista, Carlo Levi, noto soprattutto nel mondo per "Cristo si è fermato ad Eboli" ambientato in Lucania, é una pietra miliare nella letteratura mondiale.

    Eppure la storia, che ho scoperto, tra un quadro ed un altro, mi ha riportato in un altro luogo del sud Italia,  in Sicilia, a San Pier Niceto, vicino Milazzo. In campagna, tra i monti Peloritani, nei profumi di una terra che fa parte anche della mia famiglia, tra agrumeti, frutteti, orti colorati,  mandorli, gelsi. 

    Nino Sottile Zumbo, è il nome del signore che allestisce la mostra. E’ un avvocato di professione ma anche, scoprirò, un appassionato amante dell’arte.  Inizio inevitabilmente a parlare con lui. Non sa che sono una giornalista e comincia a raccontare, con passione e semplicità. 

    “Questi disegni e scritti erano  in una stalla vicino Milazzo!” esclama. Sa perfettamente di aumentare la curiosità dell’interlocutore e continua: 

    “Sono passato tra le galline e poi erano nel covile, tra paglia e fieno.  Ben 145 Disegni.”  Realizzati con lapis, penne a sfera, pastelli, feltri colorati.  Sono realizzati da Carlo Levi,  quando venne colpito dal distacco della retina. Fu un periodo in cui perse la vista a tratti e venne sottoposto a delicati interventi chirurgici.

    Ma come mai sono finiti in Sicilia questi disegni? Ecco la storia nella storia, quella che unisce Carlo Levi a Nino Milicia, un contadino. 

    Nino Sottile Zumbo la racconta e mentre parla è ancora incredulo. Mi sembra di seguire la sceneggiatura di un film. Le immagini si allineano, tra immaginazione e realtà.

    Antonio Milicia è un contadino siciliano emigrato in Svizzera. Incontra Levi lì, in una riunione per immigrati. Qui lo scrittore e pittore, allora parlamentare, prende la parola e lo incanta. “I contadini hanno una profonda dignità perché portano il peso della croce nella loro terra”, questa frase rimane scolpita nella memoria del giovane Antonio Milicia. “Mi ha dato la dignità, ha dato a noi contadini la dignità”. Tornato nella sua  terra decide di cercare e comprare un’intera collezione delle sue opere.”
    Sono rimaste in ombra per un lungo periodo. Ma la loro forza comunicativa è fatta di ombre e luci, in un percorso affascinante della mente, tra tratti grafici di matita e testi.

    “Levi è un autore figurativo - ci dice l’avvocato- curatore -  però ha la capacità suggestiva dell’astratto. Mi occupo di arte contemporanea e questo mi avvicina molto a questi disegni.” 

     Sono disegni e scritti realizzati - tra luce e buio - in diverse fasi della malattia di Levi, “Avevano costruito per lui una struttura che gli consentiva di scrivere e disegnare senza vedere, di legno leggero con una cerniera che si apre dove inserire un foglio dei quaderni Pigna. Aveva delle cordicelle che limitavano l’azione.” In questa gabbie dello spazio, che non vedeva, Levi cercava una dimensione tattile per recuperare parole e figure nella sua memoria. 

    Ma lo sappiamo, una memoria senza occhi per vedere può ricordare ancora di più dei dettagli, quello che tutti noi non ci accorgiamo di vedere. 

    Per Nino Sottile Zumbo è stata un’esperienza emotiva molto forte: “mi ha fatto una sorta di esame sulla vita di Levi, quando l’ho incontrato. Voleva essere sicuro che ero la persona giusta, ma poi siamo diventati amici.”

     “Antonio Milicia non ha potuto studiare nella sua vita, ma ha dentro una dimensione profondamente intellettuale” esclama emozionato..

    E non può che venirmi in mente, al termine della nostra conversazione, Teresa Bellanova. Il neo Ministro dell'Agricoltura attaccata perchè "non laureata e con i vestiti sbagliati", presa di mira, soprattutto sui social, ancora prima di cominciare. Anche lei è stata bracciante nei campi, esperienza durissima, poi sindacalista con grande sensibilità. I miei migliori auguri, al contadino Antonio Milicia, a Teresa Bellanova e a questa stupenda mostra. 

    Ci sono diversi tipi di cecità, purtroppo.

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    Blind Visions
    Carlo Levi's Disegni della Cecità

    Curated by Nino Sottile Zumbo

    With the participation of Antonino Milicia

    On view through December 13
    Mon-Fri 10-6

     

  • Life & People

    July 20, 1969: “I’m Going to the Moon, Too. Dad, Will You Come with Me?”

     

     July 20, 1969. Blue eyes on the screen. Small eyes and big eyes, drowsy, but forcibly kept open. Sitting on the family’s sofa, a father and daughter are surrounded by the silence of the town. This was a vacation night unlike any other.

     
    Everyone in the apartment is sleeping. The pendulum on the wall marks the minutes, every half hour or so the church’s bells accompany it but they are not all in sync. The bells were still not able to chime simultaneously and yet man was about to make history. At least at that time. There was no Internet, there weren’t CDs, Apple hadn’t invented anything yet, and there weren’t even cell phones.
     
    The little girl who was not yet eight years old had not yet turned 8 thought about the images from her school books, the pictures of the moon in different phases, sketches but also scientific research. She was filled with the desire to know and the dream to experience it with her father. “I’m going to the moon, too. Dad, will you come with me?” Happy to know how to read, she tried to capture the subtitles on television.

    Nestled close to her father, she wanted to understand, but she could ask very little. The pact was to remain standing, being careful not to wake her little sister, mom, grandparents.

    The black and white TV images sent from the United States take her to the moon. The moon is so far away but not much further than America in the mind of that child – the America of her grandfathers’ friends who returned to the town on vacation with green cards. Grandfather Salvatore looked at them with dreamy eyes, proud. His friends had made it!

    How far away America was! And if the Americans managed to get to the moon, they were at least as far away as the inhabitants of the earth’s satellite. At least, that’s what the little girl thought.

    But were there really men on the moon? There had to be for sure. Perhaps they were hidden in those holes, for which she had recently learned the correct term: craters.

    Beside her was her father, about thirty-five years old. There was hope for the future in the air, hope that was so palpable in the ‘60s. He had just bought a new house in Rome, he was succeeding in his career. The return each year to the town of his birth was nearly triumphal for him.

     
    He was the son of a laborer who was able to study and who had “made it.” He no longer suffered that hunger that so many remembered indeed! Yes, even for him, everything seemed possible, conquerable with hard work. Even the moon.

    And finally her heart jumps into her throat, but for only a second.... “It has landed,” says the reporter Tito Stagno. From the U.S., his colleague Ruggero Orlando responds, “It has not landed.” Shortly after, it’s confirmed.  

    The Lem, that strange mechanical animal with feet, is really on lunar soil. Along with two other reporters, the bigwig Italian journalist, Andrea Barbato, provides commentary. But the little girl does not know this at the time.

    Those sleepy eyes awaken, in search of images. The first images arrive upside down, but only of the moon. Perhaps the moon is upside down? Instinctively, she turns her head upside down.

    It will be a long night for the father and child, a night full of thoughts, comments, and emotions, and so many dreams.

    All this unfolds until the moment in which Armstrong places the first human foot on the moon. He utters that historic phrase that makes us reflect: “It’s one small step for man, one giant leap for mankind.”  

    It’s a sentiment that is still moving today but it does so in a way that they would have never imagined back then – both the father who is no longer here and that little girl who remembers him more than the moon.

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