Articles by: L. A.

  • Arte e Cultura

    Gli eventi culturali italiani a portata di APP

    E’ il suo ultimo giorno da direttore nell’Istituto di Cultura Italiano di New York. Dopo quatto anni il professor Riccardo Viale lascia il palazzetto di Park Avenue, centro importantissimo di promozione della cultura, per così dire istituzionale.

    Lo andiamo a salutare e raccogliamo da lui anche un breve resoconto, con alcune considerazioni, sul lavoro di diffusione della cultura italiana dell’istituzione che ha diretto.

    Partiamo dalla novità, che lancia proprio l’ultimo giorno del suo mandato. La lascia al suo successore e a tutti coloro che amano la cultura italiana.
     

    Infatti, tenendo il suo iPhone in mano, con orgoglio ci dice:
    “Concludo il mio mandato presentando un contributo innovativo. Una 'app' che consente agli utenti di cosultare il calendario degli aventi dell’Istituto di Cultura di New York, ma anche di informarsi sui maggiori eventi che si svolgono in tutte le città italiane sotto il patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali."
     

    Gli chiediamo il perchè di questa innovazione.
     

    “Ho sempre creduto che l’Istituto di Cultura debba diventare un 'hub' del meglio della cultura italiana. Non deve informare solo sulla proposta culturale negli USA, deve anche raccontare gli eventi che si svolgono in Italia. L’Istituto puo' essere il canale attraverso cui gli americani si informano anche su questo”.
     

    Dunque un ponte verso l’Italia per i cittadini americani ...
     

    “Il mandato dell’Istituto non permette di sostenere iniziative straniere in italia. Però credo che debba anche essere capace di svolgere un lavoro che abbia un ritorno sull’Italia.  Per questo, per esempio, ho organizzato nel corso della mia direzione premi ed iniziative legate ai giovani. I giovani sono venuti qui grazie ad i premi che abbiamo istituito. Poi sono ritornati in Italia e hanno svolto loro il ruolo di quel ponte che ci occorre.”
     

    Riccardo Viale si dice contento di aver poi contribuito a distogliere l’attenzione degli americani da un certo modo di concepire la cultura italiana. “Siamo riusciti, con gli eventi che abbiamo organizzato e sostenuto, a mostrare che la cultura italiana non si riferisce solo al periodo classico, al Rinascimento, al Barocco”
     

    E quale è la più grossa difficoltà che si incontra nel promuovere la cultura italiana?

    “Appunto, far percepire la nostra contemporaneità agli americani che categorizzano gli italiani con qualcosa di legato al passato. C’è invece un Paese pieno di eccellenze culturali oggi. Ma ancora oggi, ad esempio, spiegara l'importanza delll’arte contemporaea italiana è difficile. Molti americani quando pesnano all'arte italiana pensano esclusivamente all'arte classica. Ma qualcosa sta cambiando, i successi delle aste tra New York e Londra dimostrano per esempio che finalmente le nostre opere del dopoguerra si stanno conquistando un loro spazio."
     

    E ci sono - gli diciamo - per la prima volta in conteporanea due mostre sul futurismo italiano  a New York. Al CIMA con Fortunato Depero e al Guggenheim

    “Si infatti. E sono fiero della personale del prossimo anno su Burri. L’ho proposta nel 2010, ben cinque anni fa. Sarà la consacrazione di un grandissimo artista italiano".
     

    Tocchiamo un argomento difficile. Quello del budget, non certo ampio, stanziato per l’Istituto di Cultura. Rimaniamo  sorpresi dal fatto che Viale non si lamenti.
     

    “Certo i finanziamenti dall’Italia non sono ricchi, ma se si lavora su una co-organizzazione con altre istituzioni e con i privati, dividendosi i costi e facendo un buon lavorofundraising con le aziende, si riesce a realizzare molto. Alla fine della mia gestione lascio persino un residuo, non siamo in rosso. E abbiamo avuto almeno tre eventi a settimana.”
     

    Riccardo Viale è stato anche l’ ideatore e creatore della FondazioneNY, insieme al Presidente, il noto designer Massimo Vignelli. Entrambi hanno, con grande convinzione, sostenuto la necessità dello "scambio di giovani". “E’ importante portare nel nostro Paese talenti americani, così come a dare risalto agli italiani che si affermano negli Stati Uniti. “
     

    LaFondazioneNY, nata poco più di un anno fa, ha già organizzato diverse iniziative in questo senso, tra queste: The Gotham Prize 2013, il Top Young Industrial Designers Prize, il Young Italian Filmmakers Prize 2013 e il ISNAFF Award for the Humanities.

    “La Fondazione, continua.” Ci dice Viale: "E’ nata per sostenere le iniziative culturali italiane, soprattuto correlate all’Istituto. Ora siamo in un momento di evoluzione. Saranno promosse anche iniziative culturali di americani in Italia. Verrà fatto in maniera bilaerale, soprattutto attraverso i giovani e organizzando scambi per consentire anche agli americani di formarsi in centri di eccellenza italiani.”
     

    Ritorniamo quindi, anche parlando della mission de LaFondazioneNY, a quel concetto a cui Viale tiene e su cui ha impostato il suo lavoro di direttore. Alla necessità di vero ponte culturale tra Italia e America che punti sulle risorse umane. Ad un continuo scambio culturale tra i due Paesi.

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    L'applicazione iPhone dell'Istituto Italiano di Cultura di New York

    L'applicazione informa sull'Istituto, la sua storia e le sue attività e presenta il calendario completo e aggiornato degli eventi organizzati a New York.

    Particolare innovativo: grazie ad un accordo con il Ministero dei Beni Artistici e Culturali (MiBAC), la app offre anche un calendario intitolato "Main Events in Italy": una selezione dei maggiori eventi organizzati o patrocinati dal Ministero dei Beni e delle attività Culturali nelle maggiori città italiane.


    Uno strumento perfetto sia per gli "italofili" di New York che per il turista americano in visita in Italia.

  • From Harlem with Grandfather and Antonella Rana

    It's a morning like many others, but not for the Giovanni Rana's New York restaurant.  It's 9 AM and it's immediately clear to those eating breakfast that something is about to happen. In fact in a large portion of the room many tables are strangely lined up. The chairs are missing. And on top of the tables are well-equipped spaces for cooking, with flour, eggs, a cutting board...

    A man with a friendly and reassuring face is wandering about and talking.  Everyone's busy- too busy for a normal morning.  A sure-footed and lovely young woman comes in from the entrance, with a dynamic, friendly, and confident air.  The first thing one notices about her is her smile- it's sunny, familiar, and warm. Happy.

    The man with the friendly face is Giovanni Rana, the famous Italian grandfather.  The woman with the lovely smile is Antonella Rana.  They are "grandfather" and daughter-in-law, or rather, father-in-law and daughter-in-law.

    After only a few minutes we immediately discover what will happen at the Giovanni Rana Pasta Kitchen in Chelsea Market.  In fact, thirty-two thirteen-year-olds are now arriving with a cheerful breeze.  They're from Harlem, from the Catholic school Corpus-Christi in Morningside Heights.  They are students in the IACE program which teaches Italian in American schools.

    Little by little the scene composes itself.  The kids put on their aprons and they position themselves behind the tables.  Their special lesson is now beginning.  A lesson in Italian and Italian cuisine that they will not forget.

    Their instructors are in fact Giovanni and Antonella- we should all be so lucky to have such teachers!

    Grandfather Rana introduces himself, explains the first steps and after a moment closely watches over and advises the children who stand along the tables.  The proper lesson is given by a cheerful teacher: Antonella Rana.

    And there they are, covered in flour, hands-deep in pasta, some of them already with the dignified air of a grand chef, others a little more playful, making fountains of flour, opening eggs, combining the ricotta and the spinach... They continue until their raviolis take shape.  The only moment in which every single one of the children loses control is when the chocolate comes in.  

    Chocolate isn't easy to resist.  There they are, tasting the chocolate while trying to remain composed.  But it's irresistible.  Chocolate is just too tempting.  

    The result of the lesson?  A few of the raviolis haven't come out so badly.  We're looking over the accuracy of their shapes.  However one or two words in Italian remain.  There is wonder and curiosity in their eyes.  Some of them are saying they've already decided to be chefs and yet there are others who admit it would have been nice to find such nice ravioli already finished in the pots.

    Bernardo Paradiso and Ilaria Costa from IACE are also helping.  They've both worked for years in Italian language education in the Tri-State area.  They've always believed in extracurricular activities.  Their programs have included the opera, theatre, even Ferraris.

    This particular lesson is another great success for the Rana family that brings them to the table and also into the schools.  It's only been two years since Giovanni Rana decided to open an establishment in Chicago to produce lines for the American market.  And it's only been a year since he's had the restaurant in New York.

    The lesson has also come a day after Rana's birthday and the children make the most of it by singing him "Happy Birthday" all together out loud.

    It's a great Italian success even outside of Italy and once again it concerns a family enterprise- one which believes in the value of family and tradition.

    We leave the children to eat, happy this time to taste Rana's authentic raviolis.  There's only one person who, even though she had fun, is protesting: Lucia Pasqualini.  The Vice-Consul confesses that she would have liked to cook as well.  But let's be honest: who wouldn't have wanted to be in the place of those children?

    And what is more, in the end Grandfather and Antonella Rana have also left a gift for the children: "Fresh Pasta, a testament of participation, ravioli recipes, the ten golden rules of a good pasta-maker, and a special illustrated glossary of the terms used."

  • Arte e Cultura

    Da Harlem da nonno e Antonella Rana

    E’ una mattina come tante, ma non per il ristorante newyorkese di Giovanni Rana. Sono le 9 e chi si ferma a fare colazione si rende subito conto che qualcosa sta per accadere. In un largo lato della sala infatti tanti tavolini sono stranamente allienati. Non hanno sedie vicino. Sopra, ben ordinati, sono posti attrezzi per cucinare, della farina, delle uova, un tagliere….

    Un signore, dalla faccia simpatica e rassicurante si aggira, controlla e parla. Tutti sono indaffarati, troppo per una normale mattinata. Dall’ingresso entra con passo sicuro una bella giovane signora, dall’aria dinamica, allegra e sicura. La prima cosa che si nota di lei? Il sorriso. Solare e familiare, accogliente. Felice.

    Il signore dalla faccia simpatica è Giovanni Rana, il notissimo nonno Rana italiano. La giovane signora dal bel sorriso è Antonella Rana. Sono “Nonno” e nuora, ovvero: suocero e nuora.

    Passano solo pochi minuti e scopriamo subito cosa sta per succedere da Giovanni Rana Pasta Kitchen di Chelsea Market. Entrano infatti, con un ulteriore ventata di allegria, trentadue ragazze e ragrazzi di circa 13 anni. Vengono da Harlem, dalla della scuola cattolica Corpus Christi di Harlem-Morningside Heights. Sono studenti del programma IACE per l’insegnamento della lingua italiana nelle scuole americane.

    Piano piano così la scena si compone. I ragazzi indossano il grembuilino da cucina e si posizionano dietro i tavolini. Cominciano la loro lezione speciale. Una lezione di itailano e cucina che non dimenticheranno.

    Il maestro? Il signor Giovanni. La maestra? Antonella.

    Tutti avremmo desiderato degli insegnati così.

    Nonno Rana, si presenta, spiega le prime cose e dopo un pò segue e consiglia da vicino i ragazzi percorrendo tutti i tavoli. La lezione vera e propria la conduce una felice insegnante: Antonella Rana.

    Ed eccoli, spalmati di farina, con le mani impastate, alcuni con un atteggiamento degno del più grande chef, altri un pò più giocorelloni, fanno la fontanella con la farina, aprono le uova, schiacciano la ricotta e gli spinaci… vanno avanti fino a dare la forma ai loro ravioli. 

    L’unico momento in cui tutti, ma proprio tutti perdono il controllo,  è quando hanno a che fare con la cioccolata.

    No alla cioccolata proprio non si resiste. Eccoli assaggiare cercando di mantenere un atteggiamento composto. Ma è irresistibile. La cioccolata tenta troppo.

    Il risultato della lezione? Qualche raviolo tanto male non è venuto. Sorvoliamo sulla regolarità delle loro forme. Qualche parola però in italiano sicuramente rimane. 

    Tanta la meraviglia nei loro occhi, tanta la curiosità. C’è chi dice di aver già deciso di fare lo chef, ma anche chi ammette che sarebbe stato tanto bello trovare i ravioli così buoni già pronti nei barattoli.

    Ad assistere anche Berarardo Paradiso e Ilaria Costa dello IACE. Entrambi da anni lavorano per l’insegnamento della lingua italiana nel Tristate. Hanno creduto da sempre nelle attività extracurricolari. Nei loro programmi: l'opera lirica, il teatro, addirittura le Ferrari.

    Questa lezione particolare è un altro  successo della famiglia Rana che porta la famiglia in tavola e così anche a scuola. Sono solo due anni che Giovanni Rana ha deciso di aprire uno stabilimento a Chicago per produrre linee per il mercato americano. Da solo un anno è nato il ristorante a New York.

    La lezione poi avviene il giorno dopo il compleanno di Giovanni Rana ed i ragazzi approfittano per festeggiarlo con un buon compleanno in un coro unica ed alta voce.

    Ed è grande successo tutto italiano, che passa di generazione in generaizone, anche fuori dall’Italia. Ancora una volta parliamo di una impresa familiare.  

    Lasciamo i ragazzi a mangiare, felici questa volta gustano i veri ravioli Rana.

    C’è solo una persona che pur essendosi divertita tanto quasi protesta: Lucia Pasqualini. Il vice Console ci confessa: avvrebbe voluto cucinare anche lei. Ma siamo onesti: chi non avrebbe voluto essere al posto di quei bambini?

    E per di più alla fine Nonno e Antonella Rana hanno lasciato anche un regalo ai bambini:

    “Pastafresca, un attestato di partecipazione, ricette per i ravioli, le dieci regole d’oro del buon pastaio, uno speciale glossario illustrato dei termini usati.”

  • Arte e Cultura

    Erri De Luca: "E’ stato un tempo simpatico", sulle Dolomiti

    “Il film è del regista, sempre” questo ci dice Erri De Luca quando gli chiediamo di parlare del corto, scritto da lui, che ha sorpeso  con la sua poesia,  il festival fondato da Robert De Niro :“Il turno di notte lo fanno le stelle”.
     

    “Ho provveduto alla sceneggeriatura e ho seguito, su richiesta del regista  Edoardo Ponti,  le riprese per fare degli aggiustamenti in corsa.”
     

    Continua così, dalla sua Casa di Roma, il grande scrittore napoletano: “Una volta passate al cinema le storie non sono più tue. Non è come quando le dai ad un lettore, in questo casao vengono ricevute direttamente dal mittente.

     Il film poi va attraverso tante competenze, il regista è l’amministratore. Quando vedo nei titoli di coda  tanta gente coinvolta, partendo da quelle parole iniziali, rimango sempre stupito. Il cinema è un’attività corale e trasforma la materia prima profondamente”.
     

    Realizzato con il sostegno di Trentino Film Commission e del Trentino Marketing, il corto, girato interamente nelle Dolomiti, racconta la storia di un uomo e una donna che si incontrano prima di un intervento a cuore aperto. Entrambi decidono e realizzano una scalata, ad operazione riuscita, per cominciare la loro “nuova vita”.
     

    E’ una storia di speranza, di grande amore per la natura e la vita, ma con dentro anche un senso di solitudine. Chiediamo a De Luca cosa è per lui la solitudine.
     

    “Nel mio caso non uso questa parola nobile e poetica. Mi basta dire isolamento, sono capace di buon isolamento anche in mezzo alla folla. Io vivo da solo non ho famiglia, sono isolato in questi giorni per esempio. A casa e non c’è nessuno”
     

    Ci racconta che il film è nato da incontro con Matthew Modine. “E’ venuto a sentire una mia chiacchiera newyorkese, e da li era nata l’idea di fare qulacosa insieme. Voleva andare in montagna. Avevo scritto un racconto. Era entuasista, ma poi si è dovuto ritirare. Ci siamo trovati in corsa e abbiamo incontrato Ponti. Il film comincia da quando i protagonisti escono dall’ospedale e vanno all’appuntamento per fare la scalata sulle Dolomiti. Le riprese sono molto belle, quelle pareti le conosco bene, è stata per me una villeggiatura. Ci sono bravissimi attori: Julian Sands, Nastassja Kinski, Enrico Lo Verso.
     

    Ho assistito ad un bello spirito di squadra. E’ stato un tempo simpatico. Persone che non erano mai state in montagna si sono ritrovate appese, davanti alla roccia e si sono sfidate.”

    ‘Il film esprime l’amore nelle sue varie forme, ed arriva letteralmente al cuore.’ Questa la motivazione della giuria che lo ha voluto vincitore come miglior cortometraggio al TriBeCa Film Festival del 2013.

  • Facts & Stories

    Promoting the Change of the Theoretical Foundation of Economics


    The conference "Bounded Rationality Updated" is the society's first international conference and is subtitled "Slow and Fast Thinking, Creativity and Rational Expectations". These are themes dear to the Director of the Italian Cultural Institute Riccardo Viale, himself a scholar and an expert of cognitive economics as well as a founder of the Simon Society. It makes perfect sense thus that the Italian Cultural Institute will be the main location for the very dense program of this conference which involves a host of prestigious panelists from several countries. The other location will be the Italian Academy at Columbia University.



    What is the Simon Society, the society you co-founded?

    And why Herbert Simon today?



    It is an association that was born in Italy and takes the name of one ot the most important scientist of the 20th century, Herbert Simon, Noble Prize in Economics, founder of cognitive psychology, artificial intelligence, theory of organization and behavioral economics. It collects some of the most innovative scholars in economics as the Noble Prizes Daniel Kahneman and Kenneth Arrow, in cognitive science as Gerd Gigerenzer and James March and in computer science as Edward Feigenbaum and Pat Laugley. Its main goals are promoting the change of the theoretical foundation of economics towards a more realistic model of human behaviour, developing the convergence between social science and psychology, developing the computer simulation in social science, deepening the neural basis of human behaviour

    What is Bounded rationality?
     
    Human beings incur into biases and errors during reasoning and decision making process. Human mind has limited power in memory and computation and it can't cope with the huge amount of data from a complex environment. Therefore it can't make complex and difficult computations without error.  Unfortunately the economic  contemporary theory pretends that human beings are perfect reasoners and decision makers. That is it expects that they have a perfect rationality. Bounded Rationality theory supports the opposite claim: any theory in economics and social sciences should rely on the limited power of human mind that is unable to cope with the complexity of the environment.  
     

    How does it help understanding the mistakes behind the current financial crisis? Mistakes of neoclassic economic thought and mistakes of expectation...
     
    Since the economic actor has a bounded rationality, financial markets are imperfect. That is its behavior is not as if the economic actor had optimal rational expectations based on a correct risk assessment that is the thesis of neoclassical economics. On the contrary he falls in many biases and traps starting with the flock effect that is the imitation behaviour of selling when the others are selling and buying when the others do the same. Obviously this irrational exuberance of the market, to quote the title of Robert Shiller's book, is reponsible of dangerous bubbles that  when they burst produce the collapse of the market. These remarks are still more valid if we consider  the distance from the economic reality of the trendy innovative and Derivative financial products as OTC and ETD or the Credit Default Swaps. They are impermeable to a risk assessment. What can we expect from a financial market, driven by irresponsible Hedge Funds, whose value is more than 10 times of the world real economic assets? One  bubble after the other and one crisis after the other.  

     
     What is the goal of this summit?
     
    The Conference, that will see the participation of 60 scientists from over the world and that will be opened by the most important European psychologist Gerd Gigerenzer of Max Planck Institute of Berlin and closed by the world renowed economist Joseph Stiglitz, has the goal to update the studies on bounded rationality and to deepen two hot questions in cognitive science: is the mind  only one or is divided in two part, one intuitive , affective and fast and the other rational, analytic and slow? Is the creativity an expression of ordinary problem solving or is it something different? 
     
    What initiatives are in the future of the institute?

    The Institute wants to be an active laboratory of new ideas and projects. I believe that its reputation in NY can be established if we show that we are innovative and original. Therefore it is not sufficient to bring only ready made events from Italy. The institute has an active role to play to show the centrality of Italian culture in the worldand to strenghten its cultural primacy in NY. In the close future we will inaugurate a wonderful esthetic and psychological experiment realized with Gianenzo Sperone and Sperone Westwater Gallery, an exibition that faces old and contemporary art works as Luca Giordano and Jacopo Bassano with Clemente, Palladino and Pistoletto. The title is Assonanze/Dissonanze and will be opened at the Institute until the 10th of May. In June the best three Italian Jazz men  as Rava, Fresu and Bollani will come to play at Birdland one of the world capital of Jazz. And always in June there will be a special edition of Open Roads for the contemporary Italian Cinema. Lastly the Slow Living programme will continue with the Conference of Claudio Magris and with that of the composer Luca Lombardi.



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    To know more, time and locations download full conference program   >>>>




  • Life & People

    Capturing the Essence of a Man and a Woman

    There are many fashionable places with hidden Italian character in New York City. This time we’re focusing on Sicilian hair designer, Fabio Scalia, and his New York salon. He left Catania for New York City after having worked in Europe and Los Angeles. In New York, he honed his skills by working for Warren Tricomi and Jose Eber until opening his own salon in Brooklyn Heights in 2003.

    Visiting his salon is like walking into a corner of Italy. You’re definitely breathing New York City air but Fabio gives his place a particular Italian touch. Clients are, of course, offered a cup of espresso. Books on Italian art along with fashion magazines are set out for clients to peruse. Even the music that’s playing in the background is Italian. The salon hosts events and parties, and when the weather gets warmer the backyard terrace is a fantastic place to relax.

    “Hair is not all the same. That’s the first thing to keep in mind. Hair is like fabric. It has structure, elasticity, substance. Experience is essential in understanding how to value it. Not all techniques should be adapted to all hair types. If hair is frizzy, curly, and porous, it needs to be treated differently than curly hair that’s soft and less frizzy. The same applies to straight hair. Experience is important. Traveling is important. Discovering and working with different types of hair. Studying is also fundamental. We hold classes every third Wednesday. Everyone has to attend – even the senior stylists.”
     

    Fabio’s strong suit? “My impression of clients. I try to capture their essence. I manage to see what there is to improve and what there is to keep. I’m not just talking about hair but the entire image. I observe what jewelry and clothes they wear and know what professions they are in. I try to become familiar with their lifestyle. I’m also a little bit of a psychologist. I listen. My aim is to be an image consultant. If a client comes in and dictates, and I can’t manage to focus, it’s a failure on my part. I have to have their trust. I’m not a shampoo that you take off the shelf and bring home.”

  • Fatti e Storie

    Pino Daniele, il maestro napoletano del blues a New York

    Manhattan ha abbracciato ancora una volta con grande calore il maestro napoletano del blues. Dopo quasi tre anni Pino Daniele è infatti tornato qui con due appuntamenti ricchi di contenuto e suggestioni per il pubblico newyorkese. Uno era alla New York University, organizzato dalla redazione di i-Italy, l’altro all’Apollo Theater, tempio della musica nera, grazie al producer Massimo Gallotta.
     

    L’occasione era la presentazione del suo ultimo album la ‘Grande Madre” - realizzato come produttore indipendente - da portare in tournee anchenegli Stati Uniti.
     

    Alla Casa Italiana Zerilli Marimò, gioiello tutto italiano della New York University dove sono passati moltissimi intellettuali e artisti, Pino Daniele ha regalato momenti di raffinato confronto, in una lunga conversazione con l’attore italo-americano, John Turturro.
     

    Gli artisti non si erano mai incontrati di persona, nonostante il capolavoro di Daniele Napule è sia presente nel film del regista italo-americano: "Passione". Il lungometraggio, uscito nel 2010, è un viaggio cinematografico nella musicalità di Napoli che vanta la collaborazione di numerosi importanti artisti napoletani.
     

    I due - che avevano visto incrociati i propri percorsi solo virtualmente sul grande schermo - entrati in sintonia dopo pochissimi minuti, hanno portato avanti un dialogo ricco di spunti.
     

    “Scusate il cattivo inglese – ha cominciato Pino Daniele – parlo con l’accento di Brooklyn”, ma John Turturro non deve averlo notato troppo. L’artista italo-americano (padre pugliese, madre siciliana) ha raccontato di come sia stato Francesco Rosi ad introdurlo alla cultura napoletana, musica, letteratura, cinema. “E’ successo facendo un film con lui basato su ‘La Tregua’ di Primo Levi. E’ stata la prima volta che ho sentito Napul’è” e ha aggiunto. “ma sono stato esposto alla cultura napoletana anche qui a New York, dove c’è tantissima Napoli”.

    E Pino ha raccontato: “Ho scritto Napul’è quando avevo 21 anni – cantavo nella mia lingua, il napoletano, a quel tempo era una cosa molto nuova. Il mio primo album era interamente in napoletano, dopo molti anni suono ancora questa canzone e per me è sempre una grande emozione. Come è una grande emozione che John l’abbia usata”.

    Ma quando, John Turturro, ha sentito per la prima volta Pino Daniele? “Sempre mentre giravamo ‘La Tregua’ in Ucraina. Rosi mi fece ascoltare ‘Terra mia’ ”.

    Il regista italo-americano chiede a Daniele se era consapevole dell’internazionalità di Napoli quando ha cominciato a cantare. Daniele ricorda di aver iniziato a suonare la chitarra, musica folk, canzoni vecchie e nuove: “Sono nato nel periodo di Elvis, nel periodo della Beat Generation, quando c’era la musica migliore del mondo. C’erano i militari americani a Napoli, suonavo il rock’n roll americano e inglese.”

    Ha raccontato di essere diventato presto consapevole di come il patrimonio classico sia sempre molto importante: “l’Italia è il centro e l’inizio della vera musica.

    Il primo conservatorio del mondo era a Napoli! A San Pietro a Maiella. È importante preservare la cultura, oggi è troppo massificata, è importante realizzare qualcosa di nuovo, essere nel mondo, ma senza dimenticare le radici.”

    Hanno ricordato insieme James Senese: “ E’ divertente, è un uomo nero che parla solo napoletano! “, Enzo Avitabile, Tullio de Piscopo, Tony Esposito e tanti altri.

    Ma che tipo di musica ama Pino Daniele?:“Quella africana, Pavarotti, Frank Sinatra, ma ascolto anche cantanti nuovi…mi piace tutta la musica!”

    Il cantante ha proposto poi un tema a cui tiene molto: l’Africa. “Se vai ovunque nel Sud Italia senti l’influenza dell’Africa, il vento caldo…la cultura che abbiamo è molto vicina a quella africana. La Grande Madre è il Mediterraneo, e tutto il ritmo viene dall’Africa.” Turturro: “Questa connessione tra Africa e Italia e influenze arabe è quello che mi ha affascinato e motivato a realizzare il mio film. Sono cresciuto nel Queens, un quartiere nero, e questa connessione percepibile nella musica folk del sud Italia mi ha sempre colpito molto, mi faceva sentire a casa.”

    E verso la fine della conversazione arriva il proposito di lavorare insieme, finalmente di persona, magari partendo da New Orleans dove il jazz è stato anche italiano.

    Il giorno dopo, tutto esaurito all’Apollo Theater. Tra il pubblico c’era anche John Turturro con sua moglie ad applaudire e pronto ad andarlo a trovare subito in camerino alla fine del concerto. Presenti in teatro. e a salutarlo, molte personalità ed artisti, tra questi anche il collega Mauro Pagani reduce dal grande successo del primo maggio in piazza San Giovanni a Roma.

    E’ stato un concerto molto sentito, vissuto intensamente, sofisticato, ricco di emozioni, di grande empatia con i presenti in teatro che ha proposto molti successi di tutta la carriera di Pino Daniele. Ha cantato Coffee Time, Melodramma, La grande Madre ma anche Anna Verrà, Io so’ pazzo, A me piace ‘O Blues’ e molti altri brani. Incantevoli i suoi assoli di chitarra, grande il ritmo. Il pubblico, che verso la fine del concerto non resisteva più seduto e cominciava a ballare, lo ha salutato applaudendolo in piedi.

    Pino Daniele ha lasciato così per la seconda volta Harlem. La sua musica senza che possiamo definire confini, ha di nuovo portato l'Italia con la sua Napoli, centro del Mediterraneo, tra passato e presente, al centro del leggendario teatro newyorkese.

    Al Console Generale di New York, Natalia Quintavalle, ha detto che è pronto a tornarci presto, anche l’anno prossimo, nel 2013, anno dedicato dal Ministero degli Esteri alla cultura italiana negli USA.

     
     

  • Fatti e Storie

    A casa delle istituzioni di new York per celebrare il 2 giugno

    Era un 2 giugno tutt’altro che semplice da celebrare quello di quest’anno. La crisi economica ed il terremoto in Emilia Romagna rendevano difficile ed anche controverse manifestazoni legate alla Festa nazionale italiana. Ma Natalia Quintavalle, Console Generale d’Italia a New York, ha trovato la chiave giusta con una festa nazionale che è stata molto condivisa, durata dalle 10 di mattina alle 10 di sera, che ha segnato un cambiamento importante quest’anno.
     
    “Ci siamo riusciti – ha detto con orgoglio il Console - senza fondi pubblici, grazie alla generosità degli sponsor, a chi si è occupato della ristorazione, a tutto il personale delle diverse istituzioni e agli artisti he hanno dato il loro contributo”.
     
    Alla base c’è un’intuizione di Natalia Quintavalle, semplice ma al tempo stesso di successo, che ha portato quest’anno ad utilizzare come sede dei festeggiamenti gli edifici e le risorse stesse del Sistema Italia a New York.
     
    Dunque non più un grande ricevimento in una grande sala affittata e spesso molto costosa, ma una serie di eventi, per tutte le età ed i gusti, articolati in 12 ore,  che hanno raggiunto molte più persone e attirato l’attenzione di tutti coloro che anche solo si sono trovati a passare vicino alle sedi dove venivano realizzati.
     
    Dunque chi ha voluto partecipare a tutti gli appuntamenti ha dovuto, indossate scarpe comode, scegliere cosa fare e andare da una sede all’altra.
     
    Passare dal Consolato Generale all’Istituto di Cultura comuque era piuttosto agevole. Infatti le due istituzioni erano collegate da un terrazzo che per l’occasione è stato coperto da una tenda tricolore allegramente visibile su Park Avenue. Andare alla sede dell’Istituto Nazionale del Commercio con l’Estero (ITC) o alla scuola Scuola D’Italia Guglielmo Marconi non era comunque molto impegnativo: bastava camminare per solo pochi isolati.
     
    Ed è proprio in quest’ultimo luogo appena citato, nell’unica scuola bilingue riconosciuta dallo Stato Italiano negli Stati Uniti. che si sono aperti i festeggiamenti. Tra fiocchetti tricolore i più piccoli, con le loro famiglie, hanno assistito allo spettacolo di Simona Rodano intitolato: "La fata italiana".
     
    Per i più “grandi” invece la festa è cominciata tra le note nella Sede del Consolato Generale. Il violoncello di Tilly Cernitore ha raccolto con le sue note tre secoli di musica classica italiana, da Vivaldi fino alla Tarantella.
     
    Pochi minuti dopo e ‘attraversando il terrazzo’, è il caso di dirlo, si poteva arrivare all’Istituto di Cultura dove si apriva una mostra intitolata, “Timeless”, dedicata ai coniugi più conosciuti del design italiano a New York: Massimo e Lella Vignelli. Come ha spiegato il direttore dell’Istituto Italiano di Cultura, Riccardo Viale, il loro lavoro si inserisce in un percorso che l’Istituto Italiano di Cultura ha cominciato sul concetto di Slooness. Lentezza. Timeless. E come ci ha detto l’architetto Vignelli “Timeless vuol dire contrario alla moda, all’effimero, ai trend” e nella mostra è possibile (fino al 18 giugno ) ammirare raccolti concetti ed oggetti dal vivo o proiettati di cinquanta anni di lavoro e di storia.
     
    Subito dopo all’Istituto di Cultura era possibile assistere alla proiezione del film “Le Amiche”, a cento anni della nascita del grande regista Michelangelo Antonioni. Anche per questo evento, come del resto per tutti, grande affluenza di pubblico.
     
    Nelle sedi delle istituzioni in visione anche tre opere d’arte di tre importanti autori: Agostino Bonalumi all’Istituto di Cultura e Giorgio De Chirico nella palazzina dell’ICE erano visibili negli uffici dei rispettivi direttore. Un quadro di Guido Reni troneggiava nella stanza del Console Generale. svuotata per l’occasione di tutti i suoi mobili ed accessibile atutti.
     
    Ed il pomeriggio è stato ancora più denso di eventi. Di nuovo alla Scuola d’Italia gli studenti hanno stupito recitando “L’Afitrione” di Plauto in italiano, latino ed inglese. Nel frattempo in Consolato, le consuete onoreficenze consegnate il giorno della Festa Nazionale. Oltre a quelle a Louis Vele, Filomena Ricciardi, Richard Nasti, Jerome Eisemberg, anche quella a Stephen Madsen chairman della Scuola d’Italia.
    E sempre il Consolato ospita una presentazione sul turismo in Italia dell’ENIT condotta dal suo direttore, Eugenio Magnani.
     
    Nel frattempo all’ITC si sono svolti quattro seminari ideati dalla giornalista e sommelier Alessandra Rotondi intitolati “United wines of Italy” e  dedicati a Camillo Cavour e Bettino Ricasoli. “Perchè questi due signori? Perchè vollero due vini conosciuti in tutto il mondo: Il Barolo ed il Chianti. La storia italiana, il Risorgimento è stato portato avanti da uomini che hanno amato il vino e questa va ricordato. E va detto anche agli americani che amano conoscere i nostri prodotti attraverso la loro storia” ci ha detto Alessandra Rotondi.
     
    E con orgoglio il direttore dell”ICE, Aniello Musella, mentre citava alcuni dati estremamente positivi legati all’esportazione dei nostri vini, ha mostrato alcune bottiglie che fanno parte della nostra storia “ Brunello di Montalcino del 1945, Brolio Chianti del 1949, e Castello di Nipolizzano del 1984”.
     
    “Dall’Italia all’America: un grande abbraccio nel Jazz” era il titolo del concerto organizzato da Enzo Capua con sole donne: Linda Oh, Sylvia Cuenca, Ada Rovatti e Daniela Schaecher. Una proposta musicale molto apprezzata, la sala dell’istituto era gremita e moltissimi hanno ascoltato il concerto lontani,  lungo la scalinata della palazzina.
     
    La giornata è andata verso il termine nel migliore dei modi con un party cominciato dopo il discorso del console generale e l’intonazione degli inni nazionali cantati da Lawrence Harris e Rosa D’Imperio.

    Nel suo discorso dNatalia Quintavalle, dopo i ringraziamenti ed il racconto dello spirito con cui è nata l’idea di una celebrazione così che apre ed avvicina le istituzioni alla gente, ricorda il periodo di grande difficoltà che sta attarversando l’Emilia Romagna: “Non avevamo certo immaginato che proprio nei giorni di queste celebraioni ci sarebbe stato un terremoto nel nostro Paese così grave che ha causato perdite umane, problemio per l’economia e danni al patrimonio culturale”.
     
    La sera è andata avanti con la piacevole attmosfera di una serata estiva neworkese, allietata dal cibo preparato dalla Chef Cesare Casella, dove New York sembrava duettare con Italia nel migliore dei modi.
     
    Suoi volti e nella parole di tutti la soddisfazione di aver partecipato ad una festa che per certi versi è parsa meno estranea, più vicina. Meno estranea per chi non ne sapeva niente e l’ha incontrata su Park Avenue per caso, meno estranea sicuramente per i bambini che l’hanno vissuta nella loro stessa scuola, meno estranea per coloro che brindando hanno scoperto quanta storia c’è in un vino italiano, per coloro che hanno viaggiato anche solo con la fantasia grazie all’Enit, per coloro che hanno ascoltato musica, per coloro che hanno, parlato, cenato, ascoltato e cantato gli inni, visto le opere d’arte nelle stanze degli edifici che rappresentano l’Italia a New York.
     
    Ed il 2 giugno dopo le 10 di sera il Consolato che si vedeva a Park Avenue, all’altezza della 68 strada, non aveva solo il consueto tricolore sopra il portone. Bianco, rosso e verde  erano proiettati in un fascio di luci molto suggestive. Impossibile non notarle.
     
     
     
     

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  • Life & People

    NYC. Celebrating June 2nd with the Italian Institutions

    “We did it – the Consul proudly said – with no public funding, but thanks to the generosity of several sponsors themselves. There was who took care of the food and wine and all the different artists participated free of charge.”

    At the root of all this there was the intuition, simple yet successful at the same time, to celebrate all together in all the buildings of the institutions that comprise Sistema Italia in New York. So there was no grand gala in an expensive rented ballroom but a series of events for all ages and preferences. Planned in a window of 12 hours the festivities attracted people who knew what was going on but also passers by who were walking in the area and were attracted by what was going on.

    Who knew in advance what was happening and wanted to participate to several events had, first of all, to wear comfortable shoes, and walk from one institution to the next to watch what he/she was most interested in.

    Moving from the Consulate General to the Italian Cultural Institute was pretty easy, indeed the two buildings are connected by a terrace that, just for this occasion, was decorated with a big Italian flag that could be seen on Park Avenue. Going to the Istituto Nazionale del Commercio con l’Estero (ITC) or the Scuola D’Italia Guglielmo Marconi was not that difficult either as they are just a few blocks away.

    At the latter, the only bilingual school in North America founded in 1977 by the Italian Ministry of Foreign Affairs to meet the academic needs of Italians living in the New York City area , the festivities were officially opened. Surrounded by ribbons featuring the Italian flag, children and their families were treated to a special show: Simona Rodano's The Italian Fairy.

    “Older children” started celebrating at the Consulate General. Tilly Cernitore's cello told the story of three centuries of Italian classical music, from Vivaldi all the way to Tarantella.

    A few minutes later, via the terrace, people could move to the Italian Cultural Institute and view a special showcase titled “Timeless” of the work of Massimo and Lella Vignelli, Italy's most famous design couple.

    The Institute's director, Riccardo Viale, explained how their work fits in a cultural program the Institute has started focused on the concept of Slowness. Slowness means timeless, and the master himself, Mr. Vignelli, said, “Timless means the opposite of fashionable, ephemeral, trendy,” and in our show people can view concepts and objects, real or in video, that embody fifty years of work and history.”

    At the Institute people could, right after the opening of the Vignelli show, view the film Le Amiche by Michelangelo Antonion, in celebration of the centenary of the film director's birth. This event was packed as well as all the others.

    Three institutions welcomed three works of art by famous artists:

    Agostino Bonalumi's work at the Italian Cultural Institute and Giorgio De Chirico's at the ITC were placed in the directors' offices, while a painting by Guido Reni shone in the Consul General's office which was emptied of its furniture in order to welcome the day's guests.

    The afternoon had much more in store. At the Scuola d’Italia a few students acted in Plauto's play Anfitrione. They did so in Italian, Latin and English. At the same time, back at the Consulate, awards were given to a few important members of the Italian and Italian-American communities: Louis Vele, Filomena Ricciardi, Richard Nasti, Jerome Eisemberg, and Stephen Madsen, chairman of the Scuola d’Italia.

    At the Consulate people could also participate in a presentation on Italian Tourism, prepare by ENIT and hosted by its director, Eugenio Magnani.

    At the ITC, guests took part in four seminars held by journalist and sommelier Alessandra Rotondi titled “United wines of Italy” in honor of Camillo Cavour and Bettino Ricasoli. Why in their honor? Because they are responsible for the birth of two wines that are cherished all over the world: Barolo and Chianti. “Italian history, the Risorgimento, were brought forward by men who loved wine and this must not be forgotten. Americans, who are in love with our products, must know this too. History teaches us a lot.”

    The director of the ITC, Aniello Musella, proudly reported extremely positive data in regards of wine exports. He showed us a few bottles that lived through Italian history. 

    “Brunello di Montalcino from1945, Brolio Chianti from 1949, and Castello di Nipolizzano from 1984.”

    “Dall’Italia all’America: un grande abbraccio nel Jazz” was the title of a jazz concert, organized by Enzo Capua, featuring only women: Linda Oh, Sylvia Cuenca, Ada Rovatti and Daniela Schaecher. The music event was a great success, guests filled the salon at the Institute ad could enjoy the music even on its grand steps.

    The day reached its peak with a party that started with a speech by the Consul General and was followed by national anthems sung by Lawrence Harris and Rosa D’Imperio.

    Natalia Quintavalle's speech, featured a few words of thanks, the background story of the idea to celebrate the national holiday in a way that brings institutions and people closer, and a special thought to the great difficulties people in Emilia Romagna are going through. “We could not imagine that, right in these days of celebrations, such a powerful earthquake would have struck our country. This was a grave incident that has cost lives, hurt our economy and damaged our cultural heritage.”

    The evening progressed as a pleasant summer evening in New York, flavored by Chef Cesare Casella's amazing food.

    You could see on people's faces and hear in their words the pride of being part of something that was less foreign and actually closer to all, more approachable. Less foreign to who knew nothing about it and just saw the festivities take place on Park Avenue, less foreign to the children who experienced it in their own school, less foreign to those who by toasting with a glass of wine learned more about Italian history, less foreign to those who flew with their imagination to Italy thanks to ENIT, for all those who listened to Italy's music music, those who have talked, eaten, listened to Italy's anthem, viewed the art shows and moved through the buildings that represent Italy in New York.

    It was after 10 pm, when everything was wrapping up, that when people were about to leave Park Avenue, white, green and red lights were projected in front of the Consulate General for all to take in the special spectacle. It was impossible not to notice and not to share together Italy's special holiday.


     Pics by Iwona Adamczyk

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  • Life & People

    Business & Culture. The 125th Award of the IACC to Carlo Barel di Sant'Albano

    This year, the regular Spring Luncheon of the Italy-America Chamber of Commerce in New York was also an opportunity to officially launch the celebrations of the 125 years of activity of the oldest chamber of commerce in the United States. 
     

    The company, which has gone through alternate phases of our economic history, has always been and still is an important reference point due to its ever-growing networking capacity at the highest levels.

     

    Many members of the chamber, as well as representatives of the main Italian institutions and associations and media, attended the event at the New York Palace Hotel.

    The director of the Chamber of Commerce, Claudio Bozzo, introduced Carlo Barel di Sant'Albano, Chairman for the Board of Directors of Cushman & Wakefield, Inc,. who received the 2012 Business & Culture Award. Barel is responsible for the strategic oversight and stewardship of the firm on a global basis.
     

    This yearly award, whose story moves along the Chamber's, is extremely prestigious as it embodies the contribution Italian and American men and women give to our country.
     

    “Finding the right person to award is complicated” Bozzo said “this is not just an award, this is a message. We wanted to celebrate technology, but business has a human side too. We were looking for those values that for us at the Chamber are more important than money. I am talking of those values that bring together the best of Italy and of America. We were looking for someone with strong family values, someone who believes in friendship. (…) The first time we talked I was so impressed by him. He definitely is the right person!”

    Barel started his speech declaring how lucky he is and quoting Jefferson “I find that the harder I work, the more luck I seem to have.”
     

    Carlo Barel was born in Turin and lived in Latin America, Scotland and the USA. The USA have been essential in his formative professional path. He said that it is here in New York that he has learned to appreciate more what he has achieved with great effort.
     He remembered his parents, especially his father who taught him the importance of a good education and he received the best available. “Nowadays education has a difficult role,” Barel said, “Molding young leaders to fit in a global system is an extremely important task.” “Human Capital” must be used but it is a low resource at the moment. But most of all, we need, in a system based on technological innovations and globalization, exceptional leaders.
     

    The leaders of today and of tomorrow must continuously face geo-political changes (Brazil, Russia, China, India) that, when combined with technological innovations, create a dramatic new phase in the process of globalization. Barel thinks the upcoming years will be a great challenge.
     

    When talking about Italy, Barel reminds us that just a few months ago it seemed to be in a terrible crisis that would have kicked the country out of the Euro. “Now,” he reminded us, “with Prime Minister Mario Monti, the situation is changing. Italy regained credibility with foreign investors and it has a crucial role in the summits held at the   ECB and in Germany.

    The luncheon ended with a speech by Consul Lucia Pasqualini. The diplomat, after having congratulated the Chamber for its work, for having chosen Barel and the great speeches, said she thinks being in New York is a real privilege. A privilege that teaches you a lot. “New York represents the best of Italy,” she said “and the anniversary of the Chamber of Commerce must be seen as motivation to always do better. And it must be done especially in 2013, the year that the Ministry of Foreign Affairs baptized as the year of Italian culture. We will organize numerous events in collaboration with the Chamber of Commerce, the ITC, The Italian Cultural Institute and ENIT.”

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