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Diversi con Skianto

Carlo Di Stanislao (February 13, 2014)

Ci lascia “Freak” Antoni, cantante e leader del gruppo che ha cambiato la musica italiana degli anni ’80. “La vita è spesso superficiale e bellissima, noiosa, tragica”, aveva detto in un’intervista qualche tempo fa. “Ne siamo dipendenti, succubi”.


Non aveva 60 anni ed è morto dopo una lunga, dolorosa malattia Roberto “Freak” Antoni, cantante e leader degli “Skiantos”, il gruppo che ha cambiato la musica italiana degli anni ’80.

Nel 2001 aveva partecipato a Paz!, il film diDe Maria dedicato al grande fumettista e due anni fa, dopo 35 anni dallo scioglimento burrascoso , aveva pubblicamante fatto pace  con  i suoi compagni di avventura dai quali, disse, non si era mai realmente separato.

 
Nel 2013 aveva partecipato alla festa del Fatto Quotidiano,  con la consueta ironia ed  detto che con gli Skiantos aveva preparato i ragazzi “al fatto che la vita è una grande fregatura”.
Negli ultimi tempi si era avvicinato alle pratiche spirituali e alla lettura di Osho, di cui aveva proposto alcuni brani durante i suoi spettacoli, apprezzandone il sentimento di lievità verso la morte.

 
“La vita è spesso superficiale e bellissima, noiosa, tragica”, aveva detto in un’intervista qualche tempo fa. “Ne siamo dipendenti, succubi”.

 
Se n’è andato stamattina, al termine di una lunga malattia come detto, che, se non altro, lo aveva fatto smettere con la droga, come aveva confidato lui stesso con l’ironia dissacrante che lo ha sempre accompagnato.

 
Cinquantanove anni (60 li avrebbe compiuti il prossimo 16 aprile), con una carriera cominciata e proseguita fino alla fuine come sbarbo monello della musica italiana , con esordio nella Bologna del ’77, quella del ‘movimento’ che riempì la città di fermenti creativi in ebollizione, prima che l’uccisione di Francesco Lorusso la trasformasse in campo di battaglia fra autonomi e polizia.  

 
Ora ricordo commosso lo storico concerto del ’79 (avevo 25 anni e tanti sogni davanti), quando gli Skiantos anziché suonare si misero a cuocere gli spaghetti sul palco, sotto una pioggia di ortaggi lanciati dalla platea.

 
Ci lascia queste strofe tra le tante: “Fate largo all’avanguardia/ siete un pubblico di merda/ tu gli dai la stessa storia/ tanto lui non ci ha memoria”, urlate  in un crescendo di consapevolezza e di melanconia.

 

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