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Eppur si muove? Parliamone...

Martina (May 02, 2015)
“Eppur si muove. The myth of the American success: do we have to leave Italy?”. Due libri, 'Far From Us' di Elena Perazzini e 'The Country where Anything is Possible' di Elisa Simonelli, per aprire un dibattito sugli italiani in cerca di successo alla Casa Italiana Zerilli Marimò

“Eppur si muove. The myth of the American success: do we have to leave Italy?”.

Il titolo era appropriato per un tavolo di discussione sulle nuove generazioni di emigranti italiani che cercano speranze all’estero. E lo era ancora piu’ per dare speranza a chi invece decide di rimanere nel Bel Paese, sempre più in difficoltà.
 

 
Ha fatto bene la Casa  Italiana Zerilli Marimò di NYU  ad approfittare della recente pubblicazione di due libri, Far From Us di Elena Perazzini e The Country where Anything is Possible di Elisa Simonelli, per aprire un dibattito sugli italiani in cerca di successo.
 
A confronto gli italiani emigranti del secolo scorso, quelli di oggi, e coloro che scelgono di ‘tentare la fortuna’ in Italia.
 
Ci sono prima i racconti delle disillusioni, le difficolta’ nel vivere in una cultura lontana dalla propria, ma anche del trionfo di italiani emigrati in America.
 
Il risultato e’ una visione dell’America vista dagli occhi di chi ha scelto di viverci, e una visione dell’Italia dal punto di vista di chi e’ lontano.

Poi ci sono le storie di oggi in Italia. Di chi non parte e ce la mette tutta. Del duro scontro con una realtà dai mille ostacoli, con un sistema che non concede spazio ai giovani e soprattutto impedisce di sperare.

 
Nel libro di Perazzini si leggono quindi storie  di giovani e meno giovani in America. Una narrazione da scrittore che usa strumenti del giornalismo.
 
Nel libro di Simonelli, più giornalistico, si raccolgono racconti intrisi dal desiderio di trovare  ottimismo per tutti quei giovani che stanno cercando di farsi strada in Italia.
 
Il prof. Antonio Monda - scrittore di successo, professore di Cinema, organizzatore culturale, il New York Times gli ha dedicato due lunghi ritratti - che a sua volta si è fatto strada negli USA lontano dall’Italia, ha moderato il panel nell'auditorio della Casa Italiana.  Lo ha fatto con distacco che apprezziamo, con il visibile desiderio di lasciare spazio al racconto degli altri.
 
Alla sua sua domanda sulle differenze tra diverse generazioni di emigranti risponde subito Elena Perazzini: “C’ è un’attitudine diversa tra gli emigranti di qualche decennio fa e gli emigranti dei nostri giorni. Negli anni '90, la maggior parte degli emigranti italiani lasciava il Bel Paese solo per un periodo limitato, con l’obiettivo di imparare la lingua, fare un’esperienza lavorativa e poi tornare poi nel proprio paese. Gli emigranti della nuova generazione partono dall’Italia senza aver spesso mai lavorato, sperando di avere successo qua in America, incantati magari dal mito del successo americano”.
 
Esempio emblematico di emigrante che ha lasciato tutto per cercare successo in America è sicuramente Mario Fratti, presente anche lui al dibattito. Il famoso scrittore di teatro ha lasciato l’Italia nel 1963 con solo una sua sceneggiatura in mano. Ci sono voluti sette anni perchè qualcuno producesse il suo lavoro. Per farlo Fratti ha dovuto entrare in pieno nel tessuto americano e tessere una vera e propria tela. Lui stesso suggerisce la parola “pazienza”, per chi oggi viene in America.
 
Elisa Simonelli è sulla stessa scia: “Cio’ che fa la differenza in un luogo lontano dal proprio, con una cultura totalmente diversa è sicuramente la personalita’”.
E aggiunge: “..quello che ho notato e che c’è stata una differenza di mentalita’ tra italiani rimasti in Italia ed italiani emigrati all’estero. Il suo libro, dice, nasce dalla volonta’ di dare degli stimoli alle nuove generazioni, stimoli a pensare positivamente: “si deve cominciare prima di tutto da se stessi e non dipendere dagli altri”.
 
Lei stessa rappresenta la categoria di self-made. In un incontro fortuito e fortunato in un centro commerciale con il conduttore Bruno Vespa, gli chiede apertamente di poter lavorare nel suo rinomato programma televisivo. Ottiene un posto da giornalista e corrispondente a “Porta a Porta”. 
 
Ma le storie di emigranti, che in un modo o nell’altro, hanno avuto successo sono tante.
 
Elena Perazzini preferisce parlare con la voce dei personaggi del suo libro, Far from us.
Tra questi un’italiana, partita dall’Italia come ricercatrice alla fine degli anni 50.
 
Lei unica donna nel suo team di ricerca si è trovata ad affrontare la discriminazione delle donne in ambito lavorativo e fare di tutto per essere assunta.
 
Sembra quasi una storia che si ripete ascoltando la testimonianza di Elisabetta Volpe, ricercatrice di neuro-immunologia al Centro Santa Lucia di Roma, che ha partecipato al dibattito.
 
Lei non e partita per l’America, ma per Parigi, grazie ad una borsa da ricerca che era piu’ del doppio di quella garantita in Italia. Per tre anni ha lavorato al Centro Marie Curie di Parigi, uno dei piu rinomati nel suo campo.
 
Dopo tre anni decide di tornare in Italia. La famiglia e gli amici sono tra le sue prime motivazioni. Ce la fa, ottiene fondi per la ricerca che vuole fare, viene assunta al Centro Santa Lucia per la ricerca contro la sclerosi multipla.
 
Quindi dobbiamo dedurne che l’Italia “Eppur si muove”?
 
E’una speranza, certo. E la riflessione alla Casa Italiana ha dato solo l’avvio ad un dibattito. C’è tanto da dire. E’ un tema che va approfondito e sviscerato. E come sempre, si può andare avanti e ottenere qualcosa, solo se si ha il coraggio di confessare insuccessi e non solo la realizzazione “di sogni americani”. L’altra faccia della medaglia spesso aiuta a capire meglio quello che vediamo. Ad avere i piedi per terra. Sia in Italia che in America.
 
“Eppur si muove. The myth of the American success: do we have to leave Italy?”. Chiediamo alla Casa Italiana di contiuare a parlarne magari in piu’ ‘puntate’ e con diversi testimoni.

Racconto e confronto. Perchè accanto alle persone certo servono le statistiche per conoscere veramente come stanno andando le cose, ma le loro storie, se sono tante e diverse, avvicinano alla realtà.

 
 
 
 

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