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Quando la famiglia è malata

Gennaro Matino (April 06, 2015)
Uomini, donne, sempre più numerosi, sempre più fragili, sono incapaci di reggere l'urto di una società senza risposte alla crisi della famiglia. A Melito, ancora un innocente a cui è stato rubato il futuro, ancora un grido disperato che sembra ripetere il dolore del Giusto oltre questa settimana santa, oltre la gioia della Pasqua: "Mio Dio, Mio Dio perché mi hai abbandonato". La violenza contro i bimbi ha cambiato abito, non virulenza. Genitori diversamente padroni, ma non meno spietati, sono un fatto che riguardano l'oggi: figli usati come armi di scontro per conflitti coniugali, come una puntata al tavolo verde della morte.


PENSARE che l'ultimo attimo di un gesto senza ragione sia tanto folle da non potersi ripetere è l'alibi mentale che ci costruiamo per difenderci dal credere che non possa capitare a noi gente normale. Restiamo sorpresi invece dall'apprendere che queste tragedie si moltiplicano e ci interpellano. Uomini, donne, sempre più numerosi, sempre più fragili, sono incapaci di reggere l'urto di una società complessa, lontana dall'essere risposta adulta alla crisi della comunità familiare. A Melito, ancora un innocente a cui è stato rubato il futuro, ancora un grido disperato che sembra ripetere il dolore del Giusto oltre questa settimana santa, oltre la gioia della Pasqua: "Mio Dio, Mio Dio perché mi hai abbandonato".

 

In questi giorni si è parlato tanto del disastro aereo nei cieli di Francia, un dramma che ha consegnato alla morte 150 persone, raccontato giustamente in ogni sua dolorosa sfaccettatura, a ogni ora, follia di chi sceglie per sé la morte consegnando a uguale destino inconsapevoli vittime di una strategia distruttiva. Non è la stessa tragedia quella di un figlio, uno dei tanti, costretto a interrompere il suo viaggio per colpa di un amore malato, non è la stessa tragedia e fa meno notizia ma non per questo non merita che si scandagli nella profondità di un assurdo.


Già perché la cronaca amara di figli uccisi da genitori impazziti, depressi, vinti dalla sofferenza di un abbandono del partner, ormai sembra assumere la dimensione di una strage tanto più significativa che, per non mettere mano a una politica seria per la protezione dell'infanzia, rende lo Stato silenzioso complice di quelle tragedie.

 

Ricordo un'inchiesta di qualche anno fa, "I bambini senza diritto alla vita", sulla condizione dell'infanzia del nostro Paese, di Giuliano Zincone, pubblicata sul Corriere della se-ra: un'impietosa e lucida fotografia di un Paese che sembrava non rendersi conto di quanto fossero aberranti le violenze perpetrate sui minori nelle stesse mura domestiche. Sono passati anni da allora ed è sconcertante ritrovare ancora in quella stessa inchiesta un'attualità raccapricciante che racconta quanto l'Italia in questi anni sia rimasta ferma, impantanata, sui diritti dell'infanzia, affermati per principio, ma negati nei fatti. I dati erano allarmanti: cinghiate, bastonate, sigarette spente sulle braccia, lavoro minorile, prostituzione e tanti bambini soppressi in famiglia. Si dirà che era cronaca di altra epoca, di padri padroni.


La violenza contro i bimbi ha cambiato abito, non virulenza. Genitori diversamente padroni, ma non meno spietati, sono un fatto che riguardano l'oggi: figli usati come armi di scontro per conflitti coniugali, come una puntata al tavolo verde della morte. Lo scandalo del male, in cui la sofferenza degli innocenti è l'aspetto più lacerante, ha turbato in ogni tempo la coscienza dell'uomo. "Rifiuterò fino alla morte di amare questa creazione, dove i bambini sono torturati" così scriveva Albert Camus, ne "La peste". E Dostoevskij, in una pagina famosa de "L'Idiota", si è chiesto: "Perché, Signore, i bambini muoiono". Oggi, Pasqua di Resurrezione, la vita vince la morte, ma quanto ancora dovremo aspettare prima che ce ne accorgiamo.


Uomini, donne, sempre più numerosi, sempre più fragili, sono incapaci di reggere l'urto di una società senza risposte alla crisi della famiglia.



*Gennaro Matino  è docente di Teologia pastorale e insegna Storia del Cristianesimo presso l’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli. Editorialista di 'Avvenire' e 'Il Mattino'.  Opinionista di 'La Repubblica". Parroco della SS Trinità. Il suo più recenti libri: “Economia della crisi. Il bene dell'uomo contro la dittatura dello spread" (Baldini & Castoldi - 2013) e "Tetti di Sole" (2014).


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