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“OPEN ROADS”: questo è il nuovo cinema italiano

M. D. (June 08, 2013)
Dal 6 giugno al 12 giugno: “Open Roads: New Italian Cinema”. Una speciale occasione è per assistere in New York ad una rassegna di pellicole di cinema italiano. I registi si incontrano alla Casa Italiana Zerilli-Marimò per discutere del loro cinema

Il Lincoln Center parla italiano dal 6 al 12 Giugno  con  “Open Roads: NewItalian Cinema”. Tutto questo grazie alla collaborazione della Film Society con l’Istituto Luce-Cinecitta’-Filmitalia e con il supporto del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, e soprattutto all'intenso lavoro di Antonio Monda.

Si tratta della ormai consolidata rassegna di cinema italiano che, dal 2001, apre la strada a films e filmakers contemporanei del “Bel Paese” nel vasto panorama degli Stati Uniti, portando sul grande schermo del Lincoln Center giovani registi emergenti  al pari di pluripremiati direttori.

Parliamo dunque di un’importante vetrina che, con l’ulteriore supporto dell’Istituto Italiano di Cultura di New York e della Casa Italiana Zerilli-Marimò, apre questo tredicesimo anno con la proiezione di 11 pellicole su i più svariati temi.
 

Tanti sono anche gli incontri con registi ed attori: nella giornata di venerdi 7 la Casa Italiana ha ospitato una tavola rotonda con la partecipazione di 8 registi su gli 11 in mostra, mediata dal suo Direttore Stefano Albertini e da Antonio Monda, co-curatore del festival. Appassionante dibattito che ha interrogato i filmakers sullo stato attuale del cinema italiano, svelando curiosita’ e retroscena  della produzione di ogni film. 
 

A prendere la parola Marco Bellocchio, regista de “La Bella Addormentata”, pellicola che narra gli ultimi giorni di vita di Eluana Englaro, nella  cornice di un paese diviso tra coscienza laica e civile sul tema dell’eutanasia. “Nel 1965 si producevano in Italia 200 pellicole in un anno. Nel 2012 ne sono state prodotte 70”, statuisce il regista piacentino, in una dissertazione che tocca i temi della crisi attuale ma allo stesso tempo della proliferazione di ottime pellicole nonostante la produzione a basso costo.
 

Come ci spiega Maria Sole Tognazzi, in mostra con “Viaggio da Sola”: “Il mio puo’ essere considerato un film a basso costo che e’ riuscito a prendere vita grazie ad un idea geniale. Parlando della difficile vita, tra solitudine e carriera, di un’ispettrice anonima di Hotel di lusso e dovendo ambientare dunque gran parte del film all’interno di strutture alberghiere, siamo riusciti a trovare una partnership con una famosa catena. Considerando questi il mio film un’ottima pubblicita’ per i loro hotel, ci hanno offerto a zero costo tutte le location e l’alloggio per la troupe”.
 

L’ottimismo e la rinascita del cinema italiano vengono fuori dalle parole di Giovanna Taviani, al Lincoln Center con “Il Riscatto”. C’e’ nuova vitalita’, entusiasmo, sia nello stile che nel linguaggio, forse anche alla presenza di molte registe donne.
 

Le “quote rosa” presenti all’Open Roads sono ben quattro. Oltre alle gia’ citate Tognazzi e Taviani, sbarcano a New York Elisa Fuksas, al suo primo lungometraggio “Nina”, riflessioni di una ragazza nella cornice dell’EUR e Susanna Nicchiarelli con “la Scoperta dell’Alba”, storia di una donna che indaga sull’uccisione del padre avvenuta anni prima ad opera delle Brigate Rosse, riadattamento cinematografico dell’omonimo romanzo di Walter Veltroni.
 

E’ dunque tema ben presente quello della donna in questa edizione, insieme ad un altro leitmotif, gia’ presente negli anni passati, ovvero la scoperta sul grande schermo di storie ed esperienze legate alle regioni italiane. Di scena la Sicilia e la Sardegna, rispettivamente con “E’ Stato il Figlio” di Daniele Cipri, grottesca rappresentazione di una famiglia siciliana e “Bella Mariposas” di Salvatore Mereu, ambientato in un vecchio quartiere di Cagliari e vede come protagonista una ragazzina dodicenne.
 

Sottolineando l’abilita’ e l’eccellenza degli artigiani dell’industria del cinema italiano, come costumisti, hairstylist e makeup artist, richiestissimi nella macchina hollywoodiana, Monda introduce il curioso documentario di Guido Torlonia, “Handmade Cinema”. Un viaggio nel celato mondo di chi lavora dietro le quinte del cinema, rendendo possibili capolavori di fama internazionale.
 

Dai contorni strambi, ironici e quasi “parossistici”, come lui stesso definisce la propria creatura, Papi Corsicato si presenta al pubblico di New York con “Il Volto di un’altra”, pellicola che usando il mondo della chirurgia plastica, introduce la metafora del voler cambiar faccia per cambiare se stessi.
 

Non presenti al dibattito, ma in proiezione in questa strepitosa settimana dedicata al cinema italiano, Paolo Virzi’ con “Tutti i Santi  Giorni”, commedia italiana sull’amore e Gianni Amelio con “Il Primo Uomo”, dove “rubando” i ricordi di un giovane Albert Camus, porta in scena un adattamento dell’ultimo romanzo di questo grande scrittore.

Settimana questa da non sottovalutare, dove l’Italia e’ in prima linea di fronte al colosso dell’industria cinematografica americana. Un dualismo Davide-Golia, dai risultati non del tutto scontati.

 
 
 

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