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O Roma o morte!

Maria Rita Latto (May 03, 2008)
Ad una settimana dalla sconfitta l’incredulità è ancora tanta e quei centomila voti in più presi da Gianni Alemanno, candidato sindaco per il centrodestra, voti che all’inizio dell’impresa apparivano come qualcosa di insormontabile, sono diventati una realtà nella città-roccaforte della sinistra al potere da ben diciotto anni. Abbiamo fatto un giro e chiesto alla gente in alcuni quartieri di Roma...


O Roma o morte!

Mai come adesso il grido garibaldino è diventato attuale e…ahimè per il centrosinistra, foriero di sciagure.



Ad una settimana dalla sconfitta l’incredulità è ancora tanta e quei centomila voti in più presi da Gianni Alemanno, candidato sindaco per il centrodestra, voti che all’inizio dell’impresa apparivano come qualcosa di insormontabile, sono diventati una realtà  nella città-roccaforte della sinistra al potere da ben diciotto anni. Ebbene sì, quei centomila voti sono il segno inequivocabile che Roma non si riconosce più nella classe dirigente del Partito Democratico: i quartieri storicamente in mano alla sinistra sono ormai diventati da anni il serbatoio dei voti della destra.

Alemanno ha stravinto su Rutelli: punte del 58 per cento nelle borgate più degradate, 17 punti di distacco tra i candidati, 11 punti di differenza a Ostia. Rutelli, invece, ha vinto nel centro storico: “Élite contro popolo”, ha sintetizzato in un dibattito televisivo Angelo Mellone, giovane testa d’uovo della nuova “destra securitaria” che ha vinto a Roma.

La sinistra che in passato era stata capace di comunicare col suo popolo adesso si ritrova scalzata dalla destra, forse anche perché troppo occupata a frequentare i salotti del centro storico. Un esempio? A pochi giorni dalla fine della campagna elettorale Francesco Rutelli si trovava a Villa Miani, splendida villa alle pendici di Monte Mario, famosa per i rinfreschi dell’alta borghesia capitolina, mentre Gianni Alemanno era ad Ostia a parlare con la gente della cittadina di mare vicino a Roma, alle prese con problemi di occupazione durante il periodo invernale, periodo di bassa stagione e di crisi per tutti.

I romani hanno dato un chiaro segno votando disgiuntamente: nelle stesse sezioni cittadine in cui Nicola Zingaretti alla Provincia ha battuto il candidato del centrodestra, Alfredo Antoniozzi, Rutelli perdeva, quindi appare chiaro che c’è chi ha votato al Comune per Alemanno ed alla Provincia per Zingaretti. Fatto inconsueto…uno schiaffo in pieno viso per l’establishment del Partito Democratico.   

In città  si respira un’aria di grande scontento, soprattutto da parte di chi è sempre stato di sinistra e vedeva queste elezioni come una riscossa, dopo il risultato negativo alle Politiche.

Tuttavia, c’è anche gioia, speranza, aspettative da una parte della cittadinanza nei confronti dell’amministrazione che si insedierà a giorni. Già la sera del 28 aprile, quando ormai lo storico risultato appariva certo, i giovani di destra, in festa al Campidoglio, si lasciavano andare ad uno sfottò tipico della mentalità del “romano de’ Roma” e proclamavano “Walter Santo Subito” in uno striscione goliardico ma che, in poche frasi scritte sotto spiegava il senso della “santificazione” di Veltroni: “Con le primarie ha fatto cadere il governo Prodi, con le elezioni politiche ha fatto uscire i comunisti dal Parlamento, candidando Rutelli ha fatto vincere la destra a Roma”.



Ho cercato di capire perché è accaduto tutto questo, recandomi in alcuni quartieri periferici romani. Quartiere Tufello, zona nord est della città. Qui ha vinto il candidato del centrodestra e nel piccolo spiazzo con panchine davanti al mercato ortofrutticolo ci sono prevalentemente anziani, ma anche persone più giovani che stanno commentando gli esiti elettorali.

Francesco, 48 anni, per scelta non ha seguito la campagna elettorale e non ha votato, proprio per non votare contro la sinistra: “Sono però curioso adesso di vedere, mancandogli pure la scusa di un Governo di segno opposto, come Alemanno saprà risolvere il problema della sicurezza tanto sbandierato e strombazzato negli ultimi mesi. Certo i telegiornali gli daranno una buona mano tralasciando intere edizioni su episodi di violenza nella Capitale, ma dubito che gli basterà”.

Giovanni, 63 anni, della locale sezione del Partito Democratico, è sconsolato: “Sto cercando di elaborare il lutto…naturalmente ci sarà da fare, dopo, una seria riflessione. Ripassa tra qualche anno”.

Un po’ pessimista, ma il risultato, in effetti, non è dei migliori. Maria, 75 anni, non ha gradito la candidatura di Rutelli: “La gente, quando è ricomparso, non gli ha creduto. Alemanno ha cinque anni di tempo. Vedremo. Valuteremo. Voteremo. Ormai si ragiona così. Quelli del centrosinistra almeno qui al Tufello, hanno combinato poco. Ed il Tufello ha deciso così”.



Mi sposto all’università di Roma e chiedo ad alcuni studenti perché, secondo loro Rutelli ha perso. Francesca Romana, 23 anni, “comunista e fiera di esserlo”, come lei stessa si definisce, si indigna appena sente il nome di Rutelli: “Rutelli? Ma che è Rutelli? Un chierichetto, e chi lo doveva vota’? Io ho scelto il voto disgiunto: va bene Zingaretti, non va bene Cicciobello. Guarda che io non sono fascista e non sono di quelli di sinistra che hanno votato Alemanno…proprio non ce l’ho fatta…anche se certi compagni lo hanno fatto…Io invece ho votato scheda bianca per il sindaco”.

Luca, 27 anni, si è fermato a sentire e dice la sua opinione: “Sì, vabbè, però adesso voi di sinistra non cominciate a sollevà ‘emergenze democratiche’ per il nuovo sindaco: il fascismo non esiste più, è finito, come pure il comunismo. E basta”.

Giacomo, 23 anni, confessa: “Ebbene sì, ho votato Rutelli, mi sono turato il naso ma l’ho fatto…anche se non capisco perché non si poteva proprio candidare qualcun altro, magari Bettini, o lo stesso Zingaretti…almeno una faccia nuova!”



Lascio l’università ed imbocco la tangenziale verso la Garbatella, quartiere notoriamente “de’ sinistra” reso celebre negli ultimi anni dai film di Ferzan Ozpetek, ma anche da serie televisive che vanno per la maggiore e che sono, appunto, ambientate là. Mi fermo nel cuore del quartiere, proprio vicino alla celebre Chiesoletta, e per la precisione, alla gelateria “La Chiesoletta” e domando agli avventori alle prese con granite e cremolati vari un’opinione sulle elezioni comunali, conscia di dare nella maggior parte dei casi un tocco amaro al dolce gusto dei gelati.

Massimo, 50 anni, è critico: “Sono di sinistra, ma Veltroni ha fatto un macello: ha sbagliato a lasciare il Comune, ha affossato Prodi, ha escluso la sinistra. Alla fine ha scelto Rutelli che non piaceva più e l’ha pure candidato senatore in Umbria per farlo cascare in piedi. Devo aggiungere altro?”

Bruno, 55 anni, è categorico: “Per me Veltroni e Rutelli ‘sta legnata se la so’ proprio meritata...qui la gente non li reggeva proprio più!”

Anna, 50 anni, moglie di Bruno alle prese con un nipotino sul passeggino che mangia la coppetta di gelato, trova il tempo per dire la sua: “La gente vuole che i governanti, di qualunque partito siano, governino con onestà, per il bene del prossimo e non il proprio! Detto questo, il signor Rutelli aveva governato Roma per sette anni ed i romani si sono ricordati se lo aveva fatto bene o se lo aveva fatto male. Quindi, se non l’hanno rieletto, un motivo c’è stato”. Ed il marito concludeil ragionamento: “Il popolo sovrano ha dato un messaggio: amico, se non governi bene ti spedisco a casa e così è stato; naturalmente questo fatto è valido pure per il nuovo sindaco! Ce siamo stufati di essere governati dai soliti quacquaracqua!”

Vincenzo, 72 anni, mette il punto a tutte le discussioni: “Capito? Poveri sì. Scemi un tempo. Ora non più!”.  

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