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Papa Francesco e Don Mazzolari: i poveri e l’ecumenismo

Stefano Albertini (June 20, 2017)
Papa Francesco sulla tomba di Don Mazzolari, arciprete di Bozzolo, il sacerdote i cui libri furono ritirati dal Sant'Uffizio. Nello stesso viaggio in cui rende omaggio anche a Don Milani, priore di Barbiana. Un'attenta e sentita riflessione che accomuna Papa Francesco e il profeta inascoltato, Don Mazzolari. La sensibilità di due uomini venuti dalle periferie che in momenti storici diversi hanno saputo aprire le porte e le finestre della Chiesa allo Spirito che costantemente la rinnova e la trasforma.

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Papa Francesco è un Papa che, nonostante l’estrema efficacia della sua predicazione e dei suoi scritti preferisce i gesti alle parole: per il suo primo viaggio fuori dal Vaticano ha voluto andare a Lampedusa dove ha celebrato la Messa in suffragio dei migranti morti in mare usando il relitto di una barca come altare e una croce pastorale fatta di due pezzi di legno che venivano dallo stesso relitto; al museo dell’Olocausto a Gerusalemme ha baciato le mani dei sopravvissuti dei campi di sterminio; la sua prima Messa in Coena Domini l’ha celebrata in un carcere minorile dove ha lavato e baciato i piedi di dodici giovani detenuti, maschi e femmine, due dei quali musulmani.

Anche nel suo avvicinarsi a don Primo Mazzolari i gesti hanno accompagnato e sottolineato le parole. Qualche mese fa, in Comune a Cremona, durante la presentazione del libro di don Primo, La parola ai poveri curato da Monsignor Sapienza, lo stesso prelato ha porto al Vescovo di Cremona, tra la sorpresa generale, un cofanetto blu che conteneva la cosiddetta “rosa d’oro” (venendo da Francesco, ovviamente d’oro non è) per la tomba di don Primo, un dono altamente simbolico che i papi da più di mille anni fanno a principi cristiani, a cattedrali o importanti santuari mariani. Per la prima volta, credo, la preziosa rosa finisce sulla tomba di un prete di campagna in una chiesa di paese. Ma il gesto più simbolico, più efficace, più memorabile in questo cammino di scoperta di don Primo è senz’altro il pellegrinaggio del Papa a Bozzolo, la sua preghiera silenziosa sulla tomba di don Primo e, più tardi lo stesso giorno su quella di don Lorenzo, due preti ritenuti ai loro tempi ‘ribelli’, ‘disobbedienti’, ‘inquieti’.

La comunanza di sentire tra il Papa e don Primo riguardo ai poveri è così lampante che sfogliando anche a caso i loro scritti sul tema sembra che vengano dalla stessa mano. Certamente anche prima di conoscere don Primo, e credo sia ragionevole pensare che questa scoperta sia avvenuta dopo l’ascesa del card. Bergoglio al pontificato, l’arcivescovo di Buenos Aires aveva fatto dei poveri una sua priorità assoluta. Ricordano i suoi collaboratori che una volta incaricato di presiedere i lavori di una conferenza dell’episcopato latinoamericano a chi gli chiedeva insistentemente se ci fosse una bozza programmatica rispondeva solamente “Gesù Cristo e i poveri”.

Il Papa stesso ha raccontato che durante il conclave, mentre si contavano ancora i voti, ma si era già raggiunto il quorum per la sua elezione, il suo amico Claudio Hummes cardinale brasiliano (e francescano) abbracciandolo gli ha sussurrato “non dimenticarti dei poveri” e, una volta Papa.

Egli ha dato e continua a dare prova inequivocabile nei fatti ancora più che con le parole di volere “una chiesa povera per i poveri”. Per entrambi però l’attenzione ai poveri non è pauperismo sentimentale, ma è un radicale e rivoluzionario cambio di prospettiva: “i destini del mondo si maturano alla periferia” scriveva don Primo nel 1949, quella periferia del mondo dalla quale Bergoglio viene e che per lui è un locus esistenziale più che geografico.

L’ecumenismo di papa Francesco è sotto gli occhi del mondo; anche lì un ecumenismo di gesti, oltre che di parole: l’abbraccio coi patriarchi ortodossi e le visite alle chiese luterane ed evangeliche, il viaggio in Germania per l’anniversario della Riforma hanno rinsaldato una fiducia reciproca e riacceso un dialogo che si erano raffreddati durante il precedente pontificato.

L’ecumenismo di Francesco è, come tutto il suo pontificato del resto, più pastorale che teologico. Quando gli vengono rivolte domande sugli ostacoli dottrinali ancora esistenti risponde che preferisce lasciare quella discussione “ai teologi, loro sanno farlo meglio di noi. (…). Che cosa dobbiamo fare noi, il popolo? Pregare gli uni per gli altri. (…). E, secondo, fare cose insieme: ci sono i poveri, lavoriamo insieme con i poveri; (…); ci sono i migranti?, facciamo qualcosa insieme…”

L’ecumenismo di don Primo era uno slancio del cuore e dell’anima che fu perseguitato e punito e che proprio per questo è ancora più raro e prezioso. Nel 1934, esce il suo libro La più bella avventura, una meditazione attualizzante della parabola del figliuol prodigo. Il fratello maggiore rappresenta per Mazzolari il cattolico benpensante che fatica a capire la misericordia del Padre e il suo abbraccio al fratello dissipatore.

Il libro viene ricevuto favorevolmente negli ambienti evangelici italiani e scatena, di conseguenza, la prima sproporzionata reazione del Sant’Uffizio nei confronti dell’arciprete di Bozzolo. Anche il vescovo di Cremona, Cazzani, che cercò sempre di proteggere e difendere don Primo dai suoi accusatori, faticava a capire l’atteggiamento di don Primo e lo rimprovera per la sua amicizia col pastore wesleyano Ferreri.

Nell’accostare l’Arciprete di Bozzolo al Vescovo di Roma non ho voluto invocare primogeniture, mettere citazioni in parallelo, e molto meno dimostrare l’influenza dell’uno sull’altro. Ho voluto solo notare la comune sensibilità di due preti venuti dalle periferie che in momenti storici diversi hanno saputo aprire le porte e le finestre della Chiesa allo Spirito che costantemente la rinnova e la trasforma.

* Stefano Albertini,  e' professore di letteratura italiana e cinema alla New York University, e direttore della Casa Italiana Zerilli Marimò (NYU)

Pubblicato sul numero speciale del settimanale diocesano di Cremona "La Vita Cattolica" 

Per approfondimenti e cronaca:

La Voce di New York  >>

La Gazzetta di Mantova >>

La Repubblica >>

San Francesco >> 

Il discorso integrale di Papa Francesco a Bozzolo ,  pubblicato su Facebook da Don Antonio Spadaro 
(Consultore at Pontificio Consiglio Della Cultura, Direttore Responsabile at La Civiltà Cattolica and Editor at La Civiltà Cattolica) >>
 

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