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EDITORIALE. Un’ “Italica” sotto l'ombrello al Columbus Day

Letizia Airos (October 15, 2017)
Questo è l'editoriale che uscirà sul magazine in carta in lingua inglese nei prossimi giorni. Crediamo sia utile pubblicare e diffondere anche la sua versione in lingua italiana. Per il suo contenuto ma anche come anticipazione del nuovo numero di i-Italy.

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Il Columbus Day di quest’anno lo ricorderemo a lungo. Non solo per le polemiche sul noto navigatore italiano, ma anche per l’incessante acquazzone che ha accompagnato tutta la parata sulla Quinta Strada e ha reso l’atmosfera veramente particolare.

Vorrei parlarvi di quel giorno, invece di concentrarmi solo sulla presentazione di questo numero del nostro magazine.

C’ero anch’io e sotto l’ombrello, tra il luccichio della pioggia sull’asfalto, la gente che guardava la parata con i partecipanti che sfilavano sempre piu’ bagnati.

E mi è venuto in mente una frase di Italo Calvino: “Il camminare presuppone che a ogni passo il mondo cambi in qualche suo aspetto e pure che qualcosa cambi in noi.” ( "I mille giardini" in Collezioni di sabbia).

Vero il mondo, mentre camminamo, cambia e noi con lui. E io, immersa tra la gente, sotto una pioggia sempre piu’ invadente, ho ripercorso con la memoria le diverse parate che ho visto su quella Quinta strada.

Sono negli Stati Uniti da vent'anni. Cerco di portare avanti con onesta' il mio lavoro di mediatore culturale nel mondo della comunicazione. Questo magazine e’ una delle sue espressioni. C’è tato da fare in questo campo, tanto da mediare per poter essere comunicato. E un caso particolare è proprio 'La Storia' (History), specie vista da qua, dagli Stati Uniti.

C'e' la Storia, e ci sono le diverse storie. Piu' antiche, meno antiche. Ci sono Paesi diversi. Popoli diversi. Sensibilità diverse. Rapporti con il passato remoto diversi. Culture diverse. Vecchi. Giovani. E c’e’ un futuro da costruire passo per passo.

Nel mio lavoro e’ importante lasciar raccontare e  raccontare “dal di fuori” quello che succede. A volte ci riesco. Altre no. Ma questa “storia della statua” di Colombo, credo sia stata strumentalizzata un po' troppo. Per vari motivi. Bisognerebbe avere il coraggio di mettersi sempre dall'altra parte. Guardarsi dal di fuori, appunto.

Provare a capire tutti i punti di vista, chiedendosi tanti perchè, insieme, con umiltà, senza arroccarsi su posizioni comode e a volta populiste. Avere il coraggio di dire, o di ascoltare, anche qualcosa di scomodo, o che non piace.

E’ importante nel caso della “Controversia su Colombo” saper guardare  prima di tutto negli occhi la gente—quella che sfila, ma anche quella che contesta. Che siano italiani, italo-americani, nativi-americani, o “semplici” americani di tutte le razze e colori.

Solo così possiamo capire che nella figura di Colombo si trovano anche spunti per riflettere  su altro, sulla nostra identità per esempio, qualsiasi essa sia, senza abbattere la storia o essere terrorizzati che qualcuno l'abbatta. Consiglierei questo esercizio, prima di prendere qualsiasi posizione.

Questo e' un grande Paese, ma ha un rapporto molto diverso con la propria storia rispetto all’Europa. Anche contraddittorio. Da un lato la ricerca disperatamente,  dall’altro  sa cancellarla facilmente.

Vi ricordate il palazzo con la storica Libreria Italiana Rizzoli, abbattuto due anni fa a Manhattan perchè considerato obsoleto? Era bellissimo. Sarebbe difficile immaginare qualcosa del genere in Italia. Come certo nessuno penserebbe di abbattere un busto di Caligola, o di Nerone, perchè furono impetarori crudeli e sanguinari.

Ci dovremmo riflettere. Arricchirebbe tutti, e farebbe forse rispolverare in maniera costruttiva il nostro passato anche a noi Italiani, recente e meno recente.

Trovate in queste pagine diversi punti di vista italo-americani sulla questione Colombo, favoreli e contrari, ma tutti—secondo noi—con i loro validi motivi. Crediamo sia necessario parlarne anche al di la’ del Columbus Day. Questo è quello che manca alla nostra comunità, il dibattito. Non serve una “singola voce” che parli a nome di tutti, serve un pluralismo di voci, di opinioni. E senza azzuffarsi al primo disaccordo.

E’ proprio quello che cerchiamo di fare con questo magazine, la nostra quotidina presenza su Internet, con il nostro programma televisivo ogni settimana su NYC Life (all’1pm, Channel 25).

Un mondo “Italico” che discute e si confronta, tra carta, internet e tv, e sui social media. Noi portiamo questo mondo “Italico” nelle vostre case, dove lavorate o studiate, dove vi divertite,  nei momenti del vostro commuting, nel weekend quando volete rilassarvi.

Lo facciamo da anni ormai; in inglese percè ci rivolgiamo a tutti, non solo a quel puno di italiani che vivono negli USA (poco più di 200,000 persone, secondo le statistiche dell’Ambasciata d’Italia). E lo facciamo cercando di raccontare storie che abbraccino il racconto “Italico”—non semplicemente “Italiano”—in maniera eterogenea e trasversale. Lo facciamo cercando sempre di mediare tra le diverse sensibilità per conoscere meglio e per far conoscere.

Dunque questo numero d’autunno di i-Italy Magazine contiene tante pagine sulla “Controvesia di Colombo.” Ma anche tanto altro, approfondimenti, proposte, storie. La storia di copertina e’ dedicata a Magazzino, uno straordinario luogo per l’arte contemporanea italiana appena nato in upstate New York, grazie a Giorgio Spanu e Nancy Olnick; ma troverete anche tantissimi altri contributi, dall’alta cultura fino ad abbracciare quello che succede nelle tante “Italie”—piccole e grandi—da costa a costa: New York, Washington, Boston, Los Angeles, San Francisco. E appena sarà possibile, usciremo anche a Chicago, Philadelphia, Miami…

Tornando al tema dell’identità, concludo attirando la vostra attenzione su un’intervista che lo scrittore/giornalista americano Fred Plotkin ha realizzato per noi con Piero Bassetti, intellettuale ed imprenditore italiano che ha coniato una definizione che a noi piace tantissimo: ‘Italici’.

Ci piace perche’ crediamo che accomuni insieme tutti, noi italiani, ma anche tutti coloro che amano l’Italia e il “vivere all’Italiana”. A qualsiasi nazionalita’ appartengano. Che sfilassero sulla Quinta strada per il Columbus Day, o che fossero contrari, o anche indifferenti.

Pensiamo che la parola Italici ci accumuni con i nostri lettori, spettatori della televisione e utenti delle rete. E che lo faccia anche e soprattutto, nel rispetto delle differenze e in una dimensione perfettamente “Glocal”.

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