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Davvero un mondo senza Dio sarà migliore?

Gennaro Matino (November 11, 2018)
Il sogno di Lennon, fatto in " Imagine", diventa realtà. Ne possiamo essere contenti? In Europa, le nostre città ormai da tempo hanno potuto rendersi conto di una avanzata di nuovo paganesimo nei loro stessi territori. Non si tratta solo di chi ha dimenticato o trascurato la propria fede, ma di una vita ispirata a una visione del mondo completamente riscritta che di credente in Dio non ha nulla.

Un nuovo paganesimo avanza, Dio è stato cancellato dal vocabolario della modernità, per adesso è toccato a Lui, ancora un poco e toccherà a noi, all’umanità. In Europa, le nostre città ormai da tempo hanno potuto rendersi conto di una avanzata di nuovo paganesimo nei loro stessi territori. Non si tratta solo di chi ha dimenticato o trascurato la propria fede, ma di una vita ispirata a una visione del mondo completamente riscritta che di credente in Dio non ha nulla.

Qualcuno penserà, visto che le religioni sono state causa di conflitto e di divisioni, di spreco di intelligenza e di risorse economiche, finalmente quello che non è riuscito ai grandi teoremi totalitaristici e alle dottrine della morte di Dio ora si avvera e il sogno di Lennon, fatto in " Imagine", diventa realtà. Ne possiamo essere contenti? Davvero un mondo senza Dio sarà migliore? Credenti o meno, la nuova condizione umana è stata scritta da un visionario di libertà o da un’economia diabolica che non ha nulla di ideale, di spirituale, di mistico, di intimamente poetico? Spesso dico alla mia gente che se fossi ateo del Dio in cui credo, non potrei che desiderare per chi amo, per i miei figli, che conoscessero la via della fraternità universale, la pace tra le nazioni, il rispetto della diversità dei viventi, l’ubbidienza all’amore, la forza del perdono, la gioia della vita, il coraggio delle proprie idee.

Vorrei che conoscessero Gesù e, credenti o meno, sapessero che un Maestro di Galilea aveva lanciato una sfida per un’umanità migliore che avesse coscienza della sua grandezza e del destino comune da spartire nel rispetto della singolarità di ogni uomo, nella irrinunciabile condizione di diventare un solo grande popolo.

Le chiese cristiane celebrano oggi il loro fallimento che non possono semplicemente imputare alla cattiveria del mondo, alla perversione del diavolo e dei suoi seguaci, agli scandali volgari e crudeli che dentro le sue mura si perpetrano, come pedofilia, attaccamento al potere e al denaro, mediocrità dei suoi ministri, soprattutto dei suoi vertici, ignoranza diffusa e superstizione da vendere, ma per non avere saputo interpretare i segni dei tempi, per non sapere ancora oggi "Come cantare i canti del Signore in terra straniera" ( Salmo 136) e non domandarsi come farlo.

Per fare breccia in un mondo indifferente ci affidiamo a Papa Francesco che ne inventa una al giorno per rendere simpatica la Chiesa, curiosità che si spegne giorno dopo giorno con gli slogan che con il tempo non funzionano più, speriamo in qualche vescovo che gira in bicicletta per la cattedrale o suona la chitarra, senza chiederci davvero qual è il nostro futuro di Chiesa, quale il nostro ruolo, cosa ci aspetta domani.

Certo "le porte degli inferi non prevarranno", ma siamo davvero sicuri che il nostro essere Chiesa funzioni ancora? Siamo certi di essere ancora il sale della terra e la luce del mondo? Forse dovremmo chiederci se il sale abbia già da tempo perso sapore e la luce sia stata irrimediabilmente nascosta sotto il moggio. Stessi riti, stesse stanche liturgie, stesse parole che ci scivolano addosso, poveri reperti archeologici di un passato che in fondo non è mai stato davvero glorioso. Il cristianesimo sembra a tanti essere al margine della realtà mutata, nell’angolo degli avvenimenti, incapace nei suoi predicatori di comprendere le situazioni vere che interessano il vissuto quotidiano. Nel 1830 Dupanloup, molti anni prima della costatazione di un fallimento europeo, scriveva: " Trentamila sermoni ogni domenica nelle chiese di Francia, e la Francia ha ancora la fede!". Nel frattempo la Francia ha perso la fede, l’ha persa l’Europa, l’occidente cristiano.

Nausea di una parola predicata, annunciata, incapace di penetrare il reale, di rendere giustizia a un’idea che sappia comunicare la vita e renderla capace di senso. Non è questa la sfida? Non dovrebbe essere questa? E dove se ne parla? Nel frattempo ci preoccupiamo se le scuole cattoliche debbano pagare o meno l’Ici piuttosto di che senso abbiano ancora scuole che si dicono cattoliche, ma non sanno parlare di Dio. Ci preoccupiamo dei giovani sempre più indifferenti al Vangelo e facciamo un Sinodo che dovrebbe riguardarli, ma che a scriverlo sono dei vecchi, vogliamo che il mondo ci ascolti ma non siamo attenti a quello che il mondo vuole dirci. Solo una grande, nuova, originale, straordinaria riflessione della Chiesa su sé stessa, sul suo ruolo, la sua missione in un mondo irrimediabilmente cambiato, potrebbe rimetterla in dialogo con la diversità degli uomini. Solo un nuovo Concilio davvero ecumenico, aperto a ogni sua componente, a ogni diversità rappresentata, potrebbe riscrivere la sua presenza nel tempo, se ancora ci è rimasto del tempo.

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