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Sette anni dopo. L'Aquila che cambia

Emanuela Medoro (April 05, 2016)
Sono certa che l’Aquila stia rinascendo, più bella di prima. Sì, penso che un futuro dignitoso questa città ce lo abbia ancora, nonostante le lamentele eterne di quelli che, pessimisti a tutti i costi, la descrivono come una malata terminale.


Nei miei primi ricordi il palazzetto rossiccio di Viale F. Crispi, 7, era la ex gil, la palestra necessaria per le due ore di educazione fisica settimanali degli studenti delle scuole medie e del liceo classico, che, collocati in edifici antichi, erano prive degli spazi necessari per quella attività. Poi il palazzetto divenne la sede dell’ISEF, l’istituto superiore di educazione fisica. 




Oggi, trasferiti altrove atleti ed esperti di educazione motoria, il palazzetto restaurato, rimesso a nuovo e ridipinto subito dopo il sisma è sede di una prestigiosa istituzione nuova di zecca: ie IL GSSI è una scuola superiore universitaria, fu istituita ufficialmente nel 2012, e attivata a partire dall’anno accademico 2013-2014. Organizza corsi di dottorato triennali per laureati provenienti da tutto il mondo, le aree di ricerca sono: Fisica, Matematica e Scienze Sociali. La lingua ufficiale dell’istituto è l’inglese. 

 


Accanto a questa istituzione di prestigio, cito Il MUNDA, Museo Nazionale d’Abruzzo, collocato nel fabbricato ex mattatoio, accanto alla Fontana delle 99 Cannelle. Arricchisce le architetture di una zona rilevante per le origini della città e mostra l’evoluzione delle arti figurative nella regione Abruzzo. Tanti presepi e tante madonne, una galleria di autentici volti abruzzesi del passato. E poi, non dimentico il restauro della cinta muraria, illuminata e ben visibile di notte lungo il viale della Croce Rossa, segna il centro storico della città con un prestigioso ed antico elemento architettonico. 




Queste realizzazioni, i numerosi cantieri con i lavori in corso, tante case private, non ancora tutte, rimesse a nuovo, palazzetti del centro restaurati ma, purtroppo, non ancora pienamente abitati come prima del sisma, gru in movimento che ancora segnano e segneranno a lungo il panorama della città, mi consentono di guardare con un po’ di ottimismo al futuro della città. 




Sì, penso che un futuro dignitoso questa città ce lo abbia ancora, nonostante le lamentele eterne di quelli che, pessimisti a tutti i costi, la descrivono come una malata terminale. Sono quelli che, salvatisi quella orribile notte dai crolli, ospiti in hotel lungo la costa abruzzese, si lamentavano per futili motivi. Quelli che, avendo avuto case vecchie di mezzo secolo abbattute e ricostruite, si lamentano per il colore delle mattonelle e la qualità degli infissi. E ancora, in un crescendo rossiniano, tanti si lamentano per lo spopolamento della città, nonostante si vedano in giro carrozzine e nonni aquilani indaffarati con i nipotini. 




E, gran finale, lamentazioni e proteste infinite scorrono per lavori che si interrompono, ditte che falliscono, flussi di danaro che scorrono lentamente ed episodi di malaffare. Profondamente solidale con tutti i concittadini che quella notte hanno perso persone care e beni necessari, non mi lamento di nulla, anzi, mi ritengo fortunata per gli aiuti ricevuti nel 2009, e, soprattutto, mi ritengo fortunata per aver avuto la possibilità di rendermi utile nel volontariato CRI nel momento di maggior bisogno. Sono certa che l’Aquila stia rinascendo, più bella di prima.

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