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L'empatia di Mafalda

Tommaso Cartia (March 16, 2017)
Mafalda Minnozzi è una vera ambasciatrice della musica italiana. Il suo linguaggio musicale universale la ha portata a fondere la melodia italiana con i ritmi di tutto il mondo. Dopo una lunga carriera solista, nel 2015 la cantante ha formato con il chitarrista newyorchese Paul Ricci, l'"eMPathia Jazz Duo", un’unione di grande successo che li ha portati ad esibirsi sui palchi più prestigiosi. Non ultimo quello del Birdland di New York. Qui l’abbiamo incontrata e ci siamo fatti raccontare la sua storia di vita in musica.

IL Birdland è un tempio del Jazz newyorchese che ha ospitato le più grandi divinità della storia della musica. Parliamo di nomi come Charlie Parker detto “Bird” che ne ha ispirato il nome nel lontano 1949, John Coltrane, Miles Davis e Lester Young. Non solo jazzisti, ma anche artisti e celebrità sono stati assidui frequentatori del locale, da Gary Cooper a Marylin Monroe, da Frank Sinatra a Marlene Dietrich ed Ava Gardner.

Un'interprete pura

In sessant’anni di attività però, forse nessuno prima era riuscito a presentare al pubblico un repertorio così ricco dei grandi classici della canzone popolare italiana. Mafalda Minnozzi ce l'ha fatta, grazie al suo stile vocale personalissimo con il quale riesce a vestire canzoni come, Azzurro, Parole ParoleCome prima, Arrivederci, Nessuno, di sfumature swing, jazz, samba e bossanova. Senza dimenticare l’importanza dell’interpretazione che è propria della melodia italiana. 

In scaletta la cantante non ha proposto solo brani italiani, ma anche pezzi brasiliani come quelli di Antônio Carlos Jobim, americani di Cole Porter fino alla sua musa ispiratrice, la cantante francese Édith Piaf. Tutti tasselli importanti e significativi del suo viaggio in musica. Mafalda è un’interprete pura nel senso più alto del termine, in linea con le grandissime artiste della musica italiana da Caterina Valente a Mia Martini, da Ornella Vanoni a Mina. La sua voce virtuosa, usata come uno strumento musicale, ci ricorda anche Giuni Russo, l'interprete siciliana, prematuramente scomparsa, dotata di un'estensione vocale fuori dal comune che ha sempre prestato al servizio di ardite sperimentazioni sonore, precorrendo spesso i tempi in Italia. 

L'eMPathia Jazz Duo

Affianco a Mafalda qui al Birdland troviamo Paul Ricci, l’anima americana dell'eMPathia Jazz Duo, chitarrista e compositore formatosi al New England Conservatory di Boston, che vanta collaborazioni con alcuni grandi nomi della musica: Astrid Gilberto, Bobby Sanabria, Harry Belafonte. La sua passione per il jazz, per la musica brasiliana ed africana ha trovato nella voce di Mafalda lo strumento ideale per potersi esprimere. Il duo ha dato vita a progetti discografici importanti, eMPathia nel 2015 candidato al Premio Tenco e Inside nel 2016, prodotto da Jeff Jone, vincitore di un premio Grammy.

Da qui una serie di concerti che li ha portati in tour in Italia, Europa, Stati Uniti e Brasile, seconda patria artistica della cantante. Mafalda è considerata ormai da vent’anni l’ambasciatrice ufficiale della musica italiana in Brasile.

L’empatia che il duo riesce a creare con il pubblico è la stessa che si prova quando si parla con Mafalda. La cantante è una comunicatrice nel senso proprio del termine, una donna che ama “mettere in comune” la sua anima ed il suo vissuto con chi la ascolta, accorciando la distanza tra palco e realtà.

Così si è raccontata a noi dopo la sua performance al Birdland, con la stessa semplicità ed onestà con cui intona il suo canto.

La storia di Mafalda. Le origini marchigiane

“Sono nata a Pavia”, inizia a raccontarci Mafalda, “ma mi sono successivamente trasferita nelle Marche, il luogo di origine dei miei genitori. All’Istituto delle Canossiane di Pavia ho iniziato ad approcciarmi alla musica, cantavo nel coro. Lì ho imparato la disciplina e l’ascolto. In realtà la passione per la musica me l’ha prima trasmessa mia madre che ha una voce da soprano. Con il canto cercavo di dialogare con mia madre con la quale avevo un rapporto conflittuale. Poi ho scoperto Caterina Valente, una cantante italiana che mi aveva colpito sin da piccolina, la emulavo. Mi piaceva il fatto che interpretasse in tante lingue diverse, come se fosse un unico idioma.

Le Marche sono una regione di grande tradizione musicale e poetica da Beniamino Gigli a Leopardi. Cantare e raccontare sono dominanti nella nostra cultura. Poi a Macerata abbiamo lo Sferisterio, la seconda arena più grande per la musica classica in Italia. Qui sono cresciuta artisticamente. L’arena ospita anche “Musicultura”, un festival molto importante, al quale ho avuto l’onore di partecipare”.

Dalle Marche a Roma e poi in giro per il mondo

Dalle Marche poi Mafalda si sposta a Roma guidata da una sete inesauribile per tutto ciò che è espressione artistica. Qui studia musica, danza e frequenta la scuola di teatro di Saverio Marconi de “La compagnia della Rancia”. Sempre ‘curiosa e amante della vita’, come ama definirsi, Mafalda è pronta a lanciarsi in sfide sempre più grandi e a presentarsi al pubblico di tutto il mondo. Dopo i primi recitals nel 1986 scritti da lei e diretti dal marito, oggi suo impresario, Marco Bisconti, la cantante riempie la sua valigia con i grandi classici del canzoniere italiano e arriva a Parigi, in Grecia, in Germania.

L’amore per il Brasile e l’incontro con Paul Ricci

Come un cantastorie itinerante Mafalda continua poi il suo viaggio per il mondo fino a scoprire il Brasile, un’amore a prima vista che si è poi consolidato in vent’anni di carriera. Qui incontrerà Paul Ricci, e alla cantante si apriranno le porte anche de gli Stati Uniti.

“Io e Paul ci siamo conosciuti a Rio de Janeiro e non ci siamo più lasciati. Lui è diventato il direttore artistico del mio lavoro, mi piace tanto il senso di libertà ma anche di disciplina con cui lavora. Io da lui ho imparato tantissimo, è un grande musicista e una grande persona, umana, un uomo molto paziente e generoso. Scrive le partiture in maniera molto meticolosa e precisa. Paul è riuscito a trasferire la grande tradizione del jazz americano ad una terra che ama molto questo stile musicale, il Brasile, e a fonderlo con i suoi ritmi”.

La musica: una missione di vita

La lunga carriera di Mafalda, costellata di importanti incontri artistici e di vita come quelli con Lucio Dalla, Milton Nascimento, Guinga, Martinho Da Vila, per citarne alcuni, non è mai stata all’insegna della rincorsa al successo. Per lei la musica è una missione: raccontare le vite degli altri attraverso la sua voce.

“Io ho vissuto attraverso la grande vita della gente comune, come la hanno raccontata Chico Buarque o Carol Porter. Della gente comune ma anche dell’intellettuale e dell’artista. Noi siamo degli strumenti, in mano ad un’arte che ci è data dalla nostra nascita. Non si diventa artisti, non si impara a cantare o a suonare, poi dopo si può migliorare, studiare, ma il talento è naturale. Nasci con un dono e bisogna ringraziare madre natura per questo. Io sono un po’ agnostica ma mi sento una persona molto spirituale, sono molto francescana in tutti i sensi, credo nei valori della fratellanza, dello scambio, del perdono e dello stare insieme.”

Mafalda ha un approccio puro al suo mestiere di cantante, e ha sempre voluto preservare questa sua purezza senza cedere a compromessi di nessun tipo. In un’industria discografica che tende sempre di più ad appiattire e a limitare l’espressione di un artista, la Minnozzi ha scelto di mantenersi libera da certe logiche di mercato. Per questo la cantante ha fondato la sua etichetta discografica e cura ogni singolo dettaglio della sua carriera, dai vestiti di scena che indossa alla promozione dei sui CD’s.

“Sono sempre stata vera fino a farmi male, ho perso anche tante occasioni per questa mia verità. La musica è nata per fare stare insieme la gente, per distruggere le barriere. La musica è nata per essere libera, è un linguaggio universale che tutti possono parlare e capire”.

Ambasciatrice della musica.

Far conoscere la musica italiana nel mondo è un’altra importante missione nel percorso artistico di Mafalda. La cantante è stupita dai feedbacks entusiasti che il pubblico le regala quando propone brani di Umberto Bindi, Paolo Conte, Luigi Tenco, Ivano Fossati, e degli altri grandi cantautori italiani.  Si meraviglia anche di come l’Italia sembri essersi dimenticata di questo immenso patrimonio musicale. Ce ne parla riferendosi proprio alla sua ultima esibizione sul palco del Birdland.

“Portare la canzone italiana al Birdland non è semplice. Io sto portando con me un linguaggio che la gente non capisce. Stasera c’erano persone che venivano da tutte le parti del mondo e hanno apprezzato questo repertorio. Non capisco perché noi italiani non crediamo nella nostra cultura e nel nostro passato. Noi abbiamo una tradizione musicale importantissima, noi veniamo dalle vilanelle del ‘400, dai canti barocchi, per poi passare a tutta la musica tradizionale fino ad arrivare ai nostri cantautori. Quest’anno ho sentito a Sanremo delle canzoni che non sono cantabili, non rappresentano la nostra identità musicale, sono fine a se stesse, non hanno durabilità. Quando torno in Italia però e propongo il mio repertorio dei grandi classici, il pubblico impazzisce, non è vero che al pubblico questa musica non interessa più, forse non è più abituato ad ascoltarla davvero.”

Che sia in Italia, in Brasile, sul palco del Birdland, da solista o in duo, l’empatia che Mafalda riesce a creare con il suo pubblico la hanno resa una grande ambasciatrice della musica, non solo italiana, ma del mondo.

Già in studio di registrazione per il prossimo disco dell’eMPathia Jazz duo, Mafalda e Paul sono pronti per continuare il loro inarrestabile tour in giro per il mondo. Prossima tappa, Brasile. 

Per maggiori informazioni sui concerti dell'eMPAthia Jazz Duo e tutte le novità cliccate qui sul sito ufficiale >>

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