Jovanotti a Williamsburg: quando l’Ombelico del Mondo è Brooklyn

Francesca Giuliani (March 14, 2012)
Il rapper e cantautore toscano ha fatto ballare Brooklyn tutta la note con la sua jam band di musicisti internazionali. Nella scaletta dell’esibizione, improvvisata al momento, successi di ieri e brani dagli ultimi album, “Safari” e “Ora”.

Due sere fa il rap italiano ha conquistato Brooklyn, luogo di nascita del genere, grazie al carisma di Lorenzo Jovanotti Cherubini. 

Alla seconda tappa del suo tour statunitense iniziato il 10 marzo a Miami, Jovanotti ha ammaliato Williamsburg, il cuore pulsante della Brooklyn giovane, con un concerto di due ore alla Music Hall of Williamsburg che ha ripercorso i suoi successi storici mescolandoli alle sue ultime hits.
 

Indossando un completo e un cappello in stile Michael Jackson nei colori della bandiera americana (blu la giacca, rossa la camicia, bianchi la cravatta e i pantaloni), Lorenzo ha ballato come un danzatore tribale africano e snocciolato rime dense di significato per una platea mista di italofoni e anglofoni. 

Con il supporto di una jam band internazionale, con strumentisti provenienti dall’Italia, dal Brasile, dalla Grecia e da Salvador de Bahia, Jovanotti ha fatto scatenare il suo pubblico sin dai primi minuti di performance, iniziata con la ritmatissima “Battiti di ali di farfalla”, tratta dall’ultimo album: “Ora”. 

“Vi dirò cosa succede stanotte…non lo so cosa succede stanotte! Non abbiamo neanche una scaletta!”, ha detto Jovanotti all’inizio del concerto, durante il quale ha fatto rap in inglese in omaggio ai Beastie Boys che “senza di loro col cavolo che ero qui a quest’ora!”, e salutato Lucio Dalla, il cantautore bolognese scomparso improvvisamente il primo marzo scorso.

Non sono mancati i riferimenti alla tradizione musicale italiana: Jovanotti ha infatti reinterpretato Vecchio Frack di Domenico Modugno, definendola come “una delle canzoni italiane più belle di sempre”. 

La musica di Jovanotti è intessuta di richiami alla cultura pop e alla letteratura italiana, e se anche il ritmo è sufficiente a garantire al pubblico la migliore delle serate, la possibilità di comprendere il messaggio di Lorenzo è parte integrante dell’esperienza. 

Gli americani nel pubblico non hanno avuto particolari problemi: le difficoltà di pronuncia non li hanno fermati dal cantare le canzoni, specialmente quelle più romantiche come “Serenata rap”, “A te” o “Come musica”, quest’ultima suonata solo per la prima strofa su richiesta di una coppia italiana di novelli sposi venuti dall’Italia a sentire Lorenzo cantare.

“A te” è stata dedicata da Jovanotti a sua moglie Francesca, presente in sala, a cui il cantante ha detto di dovere tutto, a cominciare dal coraggio per realizzare il suo sogno di venire a suonare negli Stati Uniti: “è stata lei che a un certo punto mi ha detto ‘Dai, cazzo, facciamolo!’, ed eccoci qua questa sera”.

Dopo aver fatto ballare Brooklyn al ritmo di “Penso Positivo”, “Piove” e “L’ombelico del mondo”, ma anche di “Tanto”, di “Safari” e di “La notte dei desideri”, Lorenzo ha salutato il suo pubblico italiano di New York con un augurio sincero di felicità: “Lo so che New York è dura e ci si deve fare il mazzo, perciò vi auguro una buona vita come se foste tutti miei fratelli. Qualche volta veniteci a trovare”.

Chi invece volesse approfittare della presenza di Lorenzo da questo lato dell’Atlantico può recarsi questa sera alla Bowery Ballroom per la sua ultima data newyorkese, o volare ad Austin, TX il 15 marzo, o a Los Angeles il 17. 

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