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Gabriella Belloni e La Rivoluzione al Femminile del '68

Mattia Ronsisvalle (October 11, 2018)
Continuano a New York gli eventi legati ad ottobre come mese della cultura italiana. Tra le voci più significative ed affascinanti troviamo la figura di Gabriella Belloni, autrice del libro “My American Dream”.

Alla Casa Italiana Zerilli-Marimò (NYU) è stato mostrato un cortometraggio sulla storia di Gabriella Belloni, dai suoi inizi fino ad oggi.

L’atmosfera era, come sempre alla Casa Italiana, molto intensa. Tra americani e italiani, sembrava di essere in un luogo non lontano da casa, sembrava quasi la nostra Italia.

Dopo il filmato, che fa parte di una serie intitolata “Le ragazze del ‘68”, il direttore dell’istituzione, Stefano Albertini Mussini, ha intervistato Gabriella. I due sembravano amici di vecchia data, le domande e le risposte erano schiette, mai banali e prive di ogni timore.

La vita di Gabriella non è stata affatto semplice, partendo dai genitori.
Il rapporto col padre non era dei più rosei: come si racconta nel video, lei lo considerava come un “mostro opprimente” che le negava anche il piacere di un’arte così nobile come quella del teatro.  

La madre invece era una donna forte e molto liberale, pensate che chiese il divorzio e lasciò il marito portandosi via i suoi figli, una cosa impensabile per l’epoca.

Ed è stata proprio la figura della madre ad essere determinante nella vita di Gabriella, soprattutto in un periodo storico in cui stava nascendo la cosiddetta “Girl Power”.

La Belloni racconta del suo anno di cambiamento, il ‘68: “Volevo fare la reporter, ma mi dissero che essendo donna avrei dovuto cercare un marito”.
 

Invece non fu così. Dopo un periodo di depressione si trasferì a New York con un biglietto di sola andata.
 

Una vicenda non nuova nell’immaginario collettivo dell’emigrante: l’italiano costretto a lasciare la sua terra natia negli Stati Uniti per trovare la cosiddetta “Dreamland”.

New York è sempre stata una città movimentata, può darti mille problemi ma può offrirti milleuno soluzioni, così come è capitato a Gaby (il suo soprannome). Un dato interessante è che all’epoca (parliamo degli anni ‘60-’70) New York registrava  uno stupro ogni tre minuti. Gabriella è stata una di quelle vittime. Si è trovata una calibro 38 puntata alla faccia. Costretta a consegnare i suoi pochi soldi rimasti ed il suo corpo ad un uomo che era in fuga dalla Polizia.

Ma la sua anima è rimasta positiva e forte: “La paura non è durata a lungo - racconta Gabriella - dopo l’accaduto sono andata a consegnare un reportage all’Espresso, il giornale, così da potere ricevere dei soldi”.

Soffermiamoci ora su questo punto. New York è una città che può mangiarti vivo per la sua maestosità, il suo tram-tram e la sua euforia, ma se non si ha la volontà di essere più forte di lei allora non la si apprezzerà mai appieno.

E Gabriella l’ha fatto, Gabriella ha vinto la sua battaglia, trasformando un fatto tragico in un’opportunità.

Belloni nel corso degli anni ha poi fatto carriera passando dal ruolo di fotoreporter (presso la rivista CIAO2001) a quello di inviata giornalistica, vivendo non solo a New York, ma anche per l’Europa prima e Los Angeles dopo, il suo grande amore.

E quali sono i progetti futuri di Gaby? Attualmente lavora come Promo Director per la Rai. Il suo sogno è quello di fare un film, per continuare a dar voce al suo essere, per aiutare chi come tanti italiani si è trasferito negli USA.
Ma una cosa è sicura, Gabriella ha fatto e fa parte di quel filone delle ragazze del ‘68, quelle donne che hanno lottato per la parità dei sessi, quelle donne che hanno saputo cavalcare l’ondata di rivoluzione e del cambiamento, quelle donne che oggi come oggi, servono più che mai.

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