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Pinocchio di Matteo Garrone, Una Storia Dell’Uomo Moderno

Monica Straniero (December 18, 2019)
Arriva nelle sale italiane dal 19 dicembre, Pinocchio, ennesima rivisitazione della fiaba di Carlo Lorenzini, alias Carlo Collodi, per mano del premiato regista di Dogman, Matteo Garrone. Nei panni di Geppetto, il Premio Oscar Roberto Benigni, mentre il piccolo Federico Lelapi ha il volto del burattino di legno grazie al lavoro di make-up dell'artista visivo Mark Coulier, due premi Oscar e il lavoro su cult come Harry Potter e Bohemian Rhapsody.

“Come regista è stato difficile resistere alla tentazione di portare sul grande schermo la storia del  burattino – spiega Matteo Garrone - e mi auguro che il pubblico mi confermerà che è valsa la pena realizzare un sogno”.

Dopo Il racconto dei Racconti, ancora un film del regista romano in cui la fiaba evoca ciò che governa la modernità. Il legno, in cui è tagliato Pinocchio, è l’umanità” diceva Benedetto Croce.

Il burattino di Collodi è un monello senza confronti, un eterno fuggiasco, un piccolo avventuriero che non cessa di commettere errori. Una fiaba che per quanto suoni allo stesso tempo lucido, semplice e anacronistico, è il percorso fatto di cadute e risalite, dolore e inganni, di un individuo, burattino degli eventi, in cerca della sua umanità.

“Sono partito dalle origini - continua il regista - dai disegni di Enrico Mazzanti che è stato il primo illustratore. Sono stato influenzato dalla pittura dei Macchiaioli, da quella semplicità cromatica di catturare luce naturale, ombra e colore. E poi il Pinocchio, di Luigi Comencini, che mi ha ispirato per quel senso di povertà. Ma ci sono anche degli aspetti di Tim Burton che è un regista che ammiro tanto”.

Le atmosfere fantastiche rendono tutto più leggero. Non c’è una morale pesante e permette di non spaventarsi di un mondo in cui i gatti e le volpi sono sempre più numerosi. Di rimanere affascinati dalle lusinghe dell’arricchimento illecito e relativamente facile. Di rifugiarsi nel paese dei Balocchi, un luogo benedetto dove regna l’ozio e il divertimento ma che alla lunga rivela il nostro lato bestiale.

“Ho cercato di far riscoprire un grande classico”, dice ancora Garrone. E’ la nostra storia, ed è davanti a noi ogni giorno, ricca com’è di metafore, allegorie e suggestioni. All’interno ci sono tutti gli insegnamenti di vita che si possono immaginare”.

Un racconto che travalica le generazioni e che conserva intatto il suo fascino nel tempo. Ne è convinto anche Roberto Benigni. “Pinocchio non è solo una fiaba ma un libro divinatorio. In questo film c’è la bellissima storia d’amore del padre per il figlio. Geppetto è un padre presente, un modello di vita, un povero che stima la povertà come fortuna”.

Intorno alle vicende di Pinocchio, ruotano animali che non sono solo antropomorfi e simboli di vizi e virtù del tutto umane, ma anche fedeli alla loro natura animale. Garrone le vivifica con opportune soluzioni simboliche, così, in effetti nel film non esistono comparse.

Pinocchio sa coinvolgere grazie alla sincera passione per ciò che narra ma soprattutto per ciò che sottintende. Se è vero che il male sta nel sistema che affama la gente e la tiene nell’ignoranza, Garrone come Collodi è convinto del valore del bene, perché anche se dentro la pancia di quel pescecane abbiamo perso la speranza, abbiamo le risorse per rinascere un'ultima volta.

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