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Canto con tutto il corpo. Anche per le nuove generazioni

Giovanna Pagnotta (April 08, 2014)
Per la serie 'Adventure in Italian Opera' Fred Plotkin incontra Martina Arroyo. Momenti di grande intensità alla Casa Italiana Zerilli-Marimò (NY)

Ancora una  Casa Italiana Zerilli-Marimò colma di spettatori con Fred Plotkin. Questa volta ha incontrato Martina Arroyo per  Adventure in Italian Opera, serie in cui, il pleasure activist, Plotkin,  parla di lirica in maniera chiara ed accattivante al pubblico.

 

Comincia con il racconto di quando ha incontrato la cantante. La  prima volta fu nel 1983 quando Martina Arroyo lavorava al Met.  Da li che è nata una grande amicizia.

"L'unica volta che ho visto Martina con un'espressione triste è stato nel 94' quando stavamo viaggiando nelle acque del mar del Nord.
C'era una tempesta incredibile" ci racconta Plotkin. Ma neanche in quella occasione lo spiccato senso dell'umorismo della Arroyo viene meno, infatti rivolgendosi a Plotkin l'artista dice ridendo “caro, sono diventata di vari colori nella mia vita, ma non avevo idea di poter diventare anche verde".

 
Il senso del'umorismo e la grande umiltà sono due qualità caratterizzanti di una delle più grandi cantanti liriche del mondo.
 
Martina Arroyo ha infatti illuminato il mondo intero con la sua voce e continua a farlo seguendo le nuove generazioni di artisti. “Io vorrei ancora cantare, ma non me lo fanno fare” commenta ridendo l'artista, classe 1937, insignita lo scorso 8 Dicembre di uno dei più importanti premi degli Stati Uniti, assegnato a coloro che hanno contribuito a diffondere la Cultura Americana nel mondo, il Kennedy Center Honour.
 
Cresciuta ad Harlem nel calore di una famiglia molto affiatata è sempre stata aiutata nello studio dai suoi genitori. "Dare appoggio alle persone è molto importante, il supporto non è innato in noi, se qualcuno non ce lo dona non lo abbiamo. Mia mamma è stata fondamentale per me in questo". I genitori infatti portavano Martina e il fratello maggiore a molti eventi culturali a New York per incoraggiarli allo studio.
 
L'opera non fa parte del background di Martina Arroyo fino ai suoi quattordici anni, quando partecipa a un workshop tenuto da Joseph Turnau sull'opera lirica presso l’Hunter College di New York.
 
La Arroyo canta e Turnau ne rimane estasiato, tanto da darle il permesso di frequentare le sue lezioni e contattare per lei la vocal coach Marinka Gwrewich presentandole la Arroyo come una ragazza dal gran talento.
 

Nonostante tutto, la lirica ancora non è che una passione per Martina che nel frattempo si laurea in lingue, lavora qualche anno come insegnante per poi lavorare al city welfare departement. Ed è proprio nel 1958, quando ancora stava in questo ufficio che Martina vince la Metropolitan Opera Audition.
 

Nel 1959 debutta al Met con il “Don Carlo”. “Questa del Don Carlo era una piccola parte. Mi ricordo ancora che mia mamma si perse il mio debutto andando in bagno poco prima che iniziassi a cantare” ci racconta divertita la Arroyo.

“Verdi è sicuramente stupendo, ma io ho sempre amato essere la Tosca” ci racconta la cantante “Essere lei anche per poche ore era un qualcosa di favoloso”.

La svolta arriva nel 1965 quando le viene proposta la parte dell’Aida alla Metropolitan Opera. Da questo momento inizia la sua inarrestabile carriera che la porta in tour per tutto il mondo.

“Il bello di Martina Arroyo è che oltre ad essere un’inimitabile artista è anche una grande insegnante” ci spiega Plotkin. La capacità di trasmettere l’amore per l’opera alle nuove generazioni è infatti la sua sfida.

“Molte persone dicono che l’opera non sia realistica” racconta l’artista “ma in realtà non si tratta solo di cantare. Per interpretare bene l’opera bisogna essere totalmente coinvolti nel personaggio. E questo è indubbiamente un grande lavoro, significa infatti studiare un’altra lingua ed impegnarsi. Ma è solo attraverso un totale coinvolgimento personale che si potranno poi coinvolgere le altre persone”.

“Si inizia sempre a studiare il linguaggio, a capire il significato delle parole, ad entrare nel personaggio. Questo è ciò che da colore a ciò che si canta”. I colori stanno infatti nelle parole e nel modo di pronunciarle”

Ed è questo ciò che la Arroyo cerca di trasmettere alle nuove generazioni di futuri cantanti lirici. La cantante infatti, con la sua Arroyo Foundation ha dato vita a due programmi per i ragazzi che intendano intraprendere quello che è stato il suo percorso. Il primo programma che dura diversi mesi da la possibilità ai giovani di interpretare un vero ruolo, seguiti sempre da esperti maestri di musica. Il secondo è un programma incentrato proprio sulla performance e lo studio e l’interpretazione del personaggio.

“Si canta con tutto il corpo” ci ripete la Arroyo ed è proprio questo coinvolgimento e questa grande passione che l’hanno resa un’artista senza eguali in America e in tutto il mondo.

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