Talento ed originalità nel fashion italiano: le proposte di Marco Grisolia

Francesca Di Folco (March 17, 2009)
Torna la moda italiana a Manhattan con il carattere e lo stile di un giovane fashion dasigner per la prima volta negli States.


Al 50 di Greene Street, nei pressi di Soho, un'atmosfera febbrile ha caratterizzato un'intera serata dedicata al fashion italiano. Una nuova proposta per la moda viene dall'Italia. Il giovane stilista emergente Marco Grisolia ha presentato alla Ennagon Gallery una nuova collezione, capi d'alta sartoria provenienti dal suo "Atelier Paro'".



La Galleria è semplice ed accogliente, arredata con utensili da lavoro e oggetti stravaganti disposti qua e là.. uno stile che ricorda retrobottega di artisti in erba. Mentre gli spettatori, comodi fra poltroncine e divanetti, si scambiano pareri e punti di vista sulla sfilata, noi ci mescoliamo a loro per saperne di più sugli ultimi gusti e tendenze italo-americane in fatto di moda. Parliamo con Maria Pasqua Palladino, avvocato alle Nazioni Unite, che ci racconta che i suoi acquisti negli States sono vari per stile e taglio, spesso preferisce alternare un abbigliamento classico con un più eccentrico. Infatti, per la giovane avvocatessa, un "American Style" vero e proprio non esiste e a suo dire la moda americana è un mix di generi e gusti diversi in cui ci si può facilmente ritrovare, vista l'enorme varietà dell'offerta. Preferisce affidarsi al proprio buon gusto e rimanere fedele alle creazioni dell'artigianato italiano, realizzate da stilisti apprezzati come nel caso di Marco Grisolia. Dice di conoscerlo da poco, per questo si trova qui...per metterlo alla prova.


Il nostro giro fra gli spettatori della sfilata continua e conosciamo Giulia Coccia, una delle organizzatrici dell'evento, che da vera esperta del Fashion Style ci parla dei capi che stiamo per ammirare. Giulia, entusiasta e visibilmente emozionata, è un fiume in piena quando racconta che "Marco ha anni di specializzazione in alta sartoria al suo attivo. Ha lanciato la collezione statunitense composta esclusivamente da pezzi unici, creati appositamente per questa sfilata e la clientela Newyorkese". Giulia continua specificando che "i capi sono realizzati tutti interamente a mano e sono di ottima qualità poichè le stoffe sono di prima scelta".  Evidenziamo a questo punto l'audacia con cui questo giovane stilista tenta il salto nella Grande Mela e Giulia ci risponde che' "Marco ha energie e talento per entrare di fatto nel Fashion American Style, avere la visibilità che di sicuro merita e...sfruttare la sfilata di oggi come trampolino di lancio per entrare nel mercato statunitense creando una clientela newyorkese di nicchia. Il suo desiderio è creare uno stile ponte capace di unire la classicità e l'eleganza tipica della moda italiana col brio e l'eccentricità caratteristici invece delle moda americana".  
La chiachierata con Giulia è stata davvero soddisfacente, il tempo di ringraziarla e inizia finalmente la sfilata. I 36 capi rendono onore ad una grande varietà di generi: si passa da uno stile "marcato e diretto", tipico degli anni '80, alla totale astrazione degli anni '60; da abiti con colori caldi, con tante sfumature di giallo ad altri presi dal mondo naturale come il verde muschio, il cristallo e il nero. I modelli esprimono originalità ed eleganza e testimoniano una profonda cura e  ricercatezza nella scelta dei materiali, con accostamenti che rendono pregiato ogni prodotto. Il pubblico è entusiasta e molte sono le giovani italo-americane che, a fine sfilata, si complimentano con lo stilista: le creazioni italiane ancora una volta sono sinonimo di eleganza e originalità, unite alla qualità delle stoffe.


Al termine della sfilata abbiamo intervistato il realizzatore degli splendidi capi, Marco Grisolia, del quale abbiamo conosciuto esperienze lavorative, pensieri e curiosità.

Marco raccontaci un pò di te, della tua vita, della tua giovane e promettente carriera... 
Mi chiamo Marco Giovanni Grisolia e sono nato a Scalea, in provincia di Cosenza, il 23/04/1978. Per inclinazione naturale mi sono sempre interessato alle forme, ai colori, e alle loro diverse declinazioni. Questa sorta di creatività istintiva mi ha consentito di evadere dalla realtà del mio luogo d’origine.
Ho scelto di continuare gli studi per dare un metodo alla fantasia: a Milano ho frequentato l’Accademia delle Belle Arti di Brera nella sezione d’arte concettuale e allo stesso tempo ho seguito un corso privato di moda..tutto è partito da lì. In modo del tutto naturale studi diversi tra loro hanno confluito per dare vita ad uno stile unico e personale. L’attività lavorativa inizia a concretizzarsi a Firenze, dove ho esercitato presso una nota azienda italiana leader nella produzione d’abiti da cerimonia maschili.
 Come nasce l’idea di aprire l’Atelier e a cosa ti ispiri per le tue creazioni?
Desideroso di produrre una mia linea, sono riuscito a raggiungere  questo obiettivo tramite l’incontro grazie all'incontro con una giovane imprenditrice, Paola Romaniello: con lei è nato un profondo sodalizio che ha portato alla creazione di “Parò”. Ti posso dire con orgoglio che dal 2006 a Roma, nel cuore del quartiere Parioli, l’Atelier Parò presenta regolarmente alla sua clientela selezionata due collezioni l’anno, costituite da modelli unici. Io e Paola affianchiamo ai capi pronti realizzazioni su commissione. La lavorazione è sartoriale e l’amore e la passione si riflettono nella cura di ogni singolo dettaglio. Così l’abito concepito cresce, si trasforma e raggiunge la sua forma compiuta: proprio come ogni donna, le singole creazioni hanno una loro "personalità", un modo distinto di fare e mostrarsi. La ricerca del bello fine a se stesso a cui ci ispiriamo è appropriata ad una donna in continua evoluzione, alla ricerca di se.  Oltre al progetto di NY abbiamo ultimato in questi giorni una collezione ad hoc per una boutique in apertura a Saint-Tropez. 
 Le tue creazioni hanno gran successo a Roma...ma non ti sei fatto mancare New York. Come sei approdato nella Grande Mela?
Sembrerà semplicistico e fin troppo fatalista attribuire la realizzazione del mio debutto newyorkese alle mie stesse clienti ma è proprio cosi che è andata: abbiamo convogliato tutte le energie e i contatti giusti verso un unico obiettivo, nonostante l’imperante crisi del settore. In effetti ciò che si è visto in passerella è un vero e proprio omaggio alle tante amiche che vivono e lavorano tra l’Europa e gli States. Tante donne dal diverso background (… le nomadi di lusso, così come le chiamo io…). Professioniste di successo che sfidano il fuso di continuo per business o per amore. Tutti insieme uniti da un unico fille rouge, la passione per la moda.
 Cosa ne pensi della moda americana? In cosa si differenzia da quella italiana?
Non credo affatto che la creatività conosca confini geografici, ma sono dell’idea che un’espressione artistica di senso compiuto, quasi sempre, venga sorretta da un intrinseco patrimonio culturale che ne fa la differenza. In questi ultimi anni NewYork ha portato alla ribalta tantissimi nuovi talenti che convivono assieme ai brand-impero che da sempre hanno dominato la Grande Mela… L’ascesa della next generation americana è l’esempio eclatante di quanto sia necessario alimentare il sistema moda di "nuova linfa". In Italia la situazione è palesemente più statica, se non del tutto in controtendenza con ciò che avviene altrove. Eccezion fatta per qualche singolo e sporadico caso, le accademie e le scuole di moda del Belpaese sono sature di "matite creative"... in attesa di riscatto.    

 
 Quali differenze hai riscontrato nell'organizzare una sfilata per una passerella newyorkese? Immagino tu abbia scelto modelli, materiali, tagli e colori diversi da quelli usati per rispondere alle esigenze delle clienti italiane...
Ti deluderò probabilmente ma la mia non è stata una ricerca specifica e di settore, piuttosto una sorta di esercizio di stile finalizzato alla sperimentazione di forme, materiali e colori. Ho sentito l’esigenza di distaccarmi, per quanto ciò sia possibile, dagli schemi e dai parametri stabiliti dalle leggi di mercato, non per ribellione o presunzione ma per naturale inclinazione a certi processi creativi. Ho seguito il mio istinto, prediligendo un temperamento artistico ad uno prettamente imprenditoriale. I 36 outfit che "Parò" ha presentato a NewYork non sono destinati al grande pubblico, di fatto sono concepiti come pezzi unici, realizzati con tessuti ricercati e assemblati con metodo sartoriale. 
 In cosa il tuo stile potrebbe essere affine ai desideri delle clienti d'oltreoceano? Immagino che sei hai realizzato una sfilata di successo come questa starai certamente pensando di avvicinarti ai loro gusti...
Sempre più donne, a qualsiasi latitudine, subiscono il fascino dell’avanguardia o per lo meno di tutto quanto di innovativo gli stores possano loro offrire. I gusti stanno cambiando radicalmente, lo scenario piatto e nel contempo frammentato di qualche anno fa sta lasciando paradossalmente il posto ad una tendenza “globale” a cui tutte le capitali della moda Milano, Parigi, New York, Londra sembrano aderire. Il tentativo è quello di "farsi spazio" nel mercato con prodotti non ancora presenti nel guardaroba. La ricerca spasmodica di originalità e individualismo a tutti costi invoglia le acquirenti a spingersi oltre le grandi griffe. Realtà "meno note", nonostante la crisi economica, stanno vedendo una crescita esponenziale, ma silenziosa.

 In cosa ti differenzia il tuo estro creativo dagli altri stilisti? Qual'è il valore aggiunto che potresti apportare alla moda italoamericana emergente?


Gli stilisti emergenti, italiani e non, sono veramente tanti, per me è impossibile decodificare il loro stile per poi scorgere similitudini o differenze con il mio modo di intendere e fare moda. Comunque è una cosa che non amo fare. Il grande Gianni Versace diceva che “più siamo più valiamo”. Ognuno seguendo il proprio stile ha il compito e il dovere di esprimere il proprio talento e di metterlo a disposizione dell’umanità per far sì che si possa lasciare un segno tangibile nella storia del costume così come fecero prima di noi i grandi couturier del passato. Ancora c’è tanto da dire e tanto da fare…sono convinto che ci sia spazio, per tutti!                                                                             

 






 

 

Comments

i-Italy

Facebook

Google+

Select one to show comments and join the conversation