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Il RAP di Chiara Rapaccini

Vincenzo Ruocco (May 24, 2009)
L’Istituto Italiano di Cultura ha omaggiato l’artista toscana organizzando una mostra personale che segna una nuova e importante tappa di una carriera cominciata a soli diciannove anni

Disegni, quadri, illustrazioni, sculture, mobili. Tutto questo fa parte del mondo artistico e fantastico di Chiara Rapaccini. Opere divertenti, colorate, buffe, ricche di senso dell’umorismo.

“Ero una di quelle bambine che disegnavano molto fin da piccolissime: tanti colori, fogli riempiti fino all’ultimo millimetro, figure decise. Ma i miei genitori non mi hanno mandato all’Accademia di Firenze, mia città natale, perché c’era ‘gente poco per bene’ per una ragazzina borghese come me. Allora ho fatto a meno delle scuole d’arte e questa è stata la mia fortuna perché il virus dell’accademismo non mi ha mai contagiato. Mi sono inventata un segno, un modo di usare i colori, sempre a pennello, senza mai cedere alla matita, e sono andata avanti.”

 Vive a Roma ormai da moltissimi anni.
Nella capitale, oltre a realizzare silhouettes in legno e mobili per bambini, scrive e illustra libri per ragazzi per le maggiori case editrici italiane.
 
Nel suo curriculum troviamo cartoni animati realizzati per la RAI e per il cinema, collaborazioni come illustratrice per Corriere della Sera, Repubblica, Manifesto, Gioia e Unità.
 
Sue mostre personali sono state allestite a Roma, Milano, Venezia, Torino, Osaka e Tokyo.
E dal 1995 insegna illustrazione per l'infanzia all'Istituto Europeo di Design di Roma.
 
Il legame col teatro dell’assurdo, con gli autori surreali come Ionesco e Blake, e col mondo dell’illustrazione attraverso Ungerer, Delessert, Claveloux e Couratin, le hanno ‘aperto gli occhi.’
 
Le opere di questi artisti hanno permesso di farle comprendere che scrivere e disegnare per ragazzi non significa rassicurare ‘bambini inerti e zuccherosi (che di fatto non esistono) e i loro genitori.’ Al contrario, significa mettersi al loro livello per raccontare, sdrammatizzando, i loro piccoli grandi problemi, i pensieri più reconditi, le frustrazioni, i desideri. E sono proprio i bambini il suo pubblico di lettori preferiti.
 

Un percorso artistico che è diventato anche d'autore in senso più ampio e completo.
Dieci anni fa ha iniziato l’attività di scrittrice per bambini, ‘il segno grafico non mi bastava più per raccontare.’ Ha così affrontato nuovi temi, reali e naturali, che fanno parte del mondo dei piccoli.
In quei libri coloratissimi e ironici ha inserito per ciascuno un problema vero di bambini anche piccolissimi: l’ansia di andare a scuola, la paura di essere brutti, la gelosia per i nuovi nati.
 
‘Le radici restano toscane’, ammette, ed è da quella regione infatti che ha imparato a ridere di sé stessa prima ancora che degli altri.
‘I bambini’ ci dice, ‘sono ironici per natura, infatti ci intendiamo perfettamente.’
 
Nel 2008 assieme al marito Mario Monicelli ha firmato la sceneggiatura di "Vicino al Colosseo… c’è Monti", cortometraggio fuori concorso presentato a Venezia 65 e proiettato alla mostra, in cui l’occhio del Maestro si posa sul quartiere Monti di Roma dove la coppia risiede da tempo, curiosando qua e là fino a scoprirne i personaggi, le macchiette e le manie.
Cinema del dettaglio e di pennellate sapienti che in poco più di venti minuti sanno affrescare un mondo che sta a metà tra i panni stesi e le rovine austere di Fori e Colosseo.
 
Per Monicelli è la prima esperienza nel mondo del cortometraggio, un’esperienza vissuta in compagnia della moglie, sapendo cogliere quegli elementi della quotidianità capaci di raccontare un paese e chi lo popola.
L’ironia leggera pervade tutto il filmato stimolando la risata. Ci si ritrova così a ridere del cartello “Asta di bici usate”, e dell’insegna appesa alla vetrina di un negozio “A volte non ci sono!”, del macellaio con la passione dei fumetti tenuti in esposizione tra polli e bistecche, del negozio di articoli improbabili con la cucina nel retrobottega e pentola sul fuoco, della banda del rione che si esercita in piazza Madonna de’ Monti, del barbiere che fa la barba a Monicelli come se stesse officiando un rito, e del garage in cui si gioca a carte mentre il regista chiede se fanno lo Scopone.
 
La creatività artistica si muove quindi in Chiara Rapaccini, capace di trovare nuove idee e tradurle in produzione. Una produzione viva e vitale che sa cogliere nel segno, sorprendere e alleggerire, stimolando il sorriso sui volti degli spettatori raccolti nella grande sala dell’Istituto Italiano di Cultura, e nello spazio espositivo dove le sculture e i quadri hanno preso il proscenio che spetta loro.
 
Nella New York dove la primavera tarda a venire i colori di RAP creano il mondo che vogliamo, sono le cose giuste da guardare, quelle che ci fanno tornare bambini, quelle che ci permettono ancora di giocare.

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