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Giorgio Bassani, "La parola dipinta"

Vincenzo Ruocco (April 21, 2009)
La produzione degli artisti dell'arte moderna come influenza e stimolo creativo per Giorgio Bassani, pioniere della letteratura italiana del Novecento

L’Istituto Italiano di Cultura attraverso la carismatica figura del suo direttore Renato Miracco, il Centro Primo Levi nella figura della direttrice Natalia Indrimi e del giornalista Andrea Fiano e Casa Italiana Zerilli Marimò, direttore Stefano Albertini, hanno scelto di unire le proprie forze nel rendere omaggio ad uno dei più grandi intellettuali del Novecento italiano attraverso la mostra intitolata “La parola dipinta”, visibile fino al 7 maggio 2009, quale tributo a Giorgio Bassani.

 
Il console italiano Francesco Maria Talò ha aperto l’evento, venerdì 17 aprile 2009, con una sentita partecipazione emotiva riconoscendo il considerevole ruolo ricoperto da Bassani nella connessione tra le due culture, quella italiana e quella americana.

 
Paola Bassani, presente nel giorno dell’inaugurazione della mostra, ha ricordato la figura del padre, le tante figure anzi che il padre ha ricoperto. Romanziere, poeta, saggista, ma anche redattore, direttore editoriale, soggettista e sceneggiatore per il cinema. Un uomo in grado di farsi carico della sensibilità e dell’originalità artistica, vera caratteristica dei grandi.
 
Il dott. Maurizio Fallace, Direttore generale per i beni librari, gli istituti culturali e il diritto d'autore, la cui istituzione ha come obiettivo la promozione del libro e della lettura, ha consegnato una medaglia a Paola Bassani da parte dell’amministrazione dei Beni culturali.
Medaglia donata anche a Renato Miracco, “padrone di casa”, per capacità e competenza professionale.
 
Il ricordo dell’esperienza americana attraverso le parole di Paola che, in prima battuta, sceglie di porgere i doverosi ringraziamenti “a due donne uniche, senza le quali nulla di ciò sarebbe stato possibile, Anna Maria Andreoli e Franca De Leo”.
 
Il sorriso orgoglioso e solare racconta la gioia nel condividere quella parte di vita trascorsa da Giorgio Bassani in territorio americano.
“Io sono felice di aver riportato mio padre a New York. Lui venne qui nel 1972 e rilasciò tre conferenze in questa stessa sala in cui oggi noi tutti ci ritroviamo per omaggiarlo.
Arrivò tardi in America perché era molto difficile attraversare l’Oceano dopo la guerra.
La prima volta portò la mostra ‘Italia da salvare’ a San Francisco nel 1967. Ritornò nel 1972 proprio qui a New York, prendendo gusto all’America, cominciando a venire molto spesso e a viverci perché qui ha insegnato per lunghi periodi, a Indiana University of Bloomington, a Berkeley University, dando corsi di Letteratura Italiana Contemporanea.
Penso che lui in America sia stato molto felice, gli piacevano gli scrittori americani, alcuni dei quali amava alla follia. Andò in pellegrinaggio nella casa di Emily Dickinson, Herman Melville fu una delle sue grandi letture.
L’America rappresentava la libertà per chi era uscito dalla Resistenza, per chi aveva rischiato tante volte la morte contro la dittatura, l’America era la vera democrazia.
Negli Stati Uniti ha vissuto l’ultima stagione creativa e qui tra il 1970 e il 1978 ha trasformato la sua letteratura. Questo Paese l’ha di fatto aiutato a staccarsi da Ferrara, facendogli scrivere delle lunghe poesie che erano quasi dei racconti americani, sicuramente le più belle che abbia mai scritto”.
 
La pittura come primo grande amore

 
In occasione della sua celebrazione, l’Italian Cultural Institute di New York ha presentato, in un evento senza precedenti negli USA, la raccolta dei dipinti che più hanno influenzato lo scrittore Giorgio Bassani, nato a Bologna il 4 marzo del 1916 ma di fatto ferrarese d’adozione, città quest’ultima destinata a divenire il cuore pulsante del suo intero mondo poetico.
Nelle opere esposte presso l’Istituto, 686 Park Avenue - Manhattan, molti sono i nomi degli artisti dell’arte figurativa moderna: Giorgio  Morandi, Filippo De Pisis, Guglielmo Ciardi, Mario Oddone Cavaglieri, Francis Bacon.
 
Fu infatti lo stesso Bassani ad asserire come Benedetto Croce e Roberto Longhi, quest’ultimo in qualità di professore di storia dell’arte, fossero stati i suoi maestri.
“Entrambi mi hanno insegnato che ogni atto dello spirito è unico e irripetibile.
Ma anche Giorgio Morandi, nella sua riduzione al minimo della realtà, mi ha insegnato che l’artista deve essere vero, a costo di essere quasi niente.
A Bologna seguivo le lezioni di Longhi, frequentavo Arcangeli, Rinaldi, Raimondi. Facevo parte della scuola letteraria bolognese”.

 
Possiamo perciò parlare, riferendoci a Bassani, di scrittura pittorica.
Fu lo stesso Longhi nella lettera in risposta a quella speditagli da Bassani, lettera letta da Renato Miracco di fronte alla sala gremita dell’Istituto Italiano di Cultura, a sostenere come in lui ritrovasse lo spirito dell’artista puro e che, solamente attraverso passione e perseveranza, avrebbe potuto di certo ricoprire un ruolo importante nel mondo dell’arte figurativa.
 
Negli anni del dopoguerra, nell’Italia sconfitta e sofferente ma anche tenacemente proiettata nella riconquista della propria identità, Giorgio Bassani diede voce alle figure della comunità italiana, figlie stravolte dal periodo fascista prima, procreatrici della borghesia sconfitta dai suoi medesimi dogmi poi.
 
La coscienza delle proprie scelte

 
Attivista politico clandestino, Bassani si schierò sempre dalla parte dei più deboli e degli emarginati, pagando sulla propria pelle scelte ritenute da molti inopportune.
La necessità di impegnarsi nell’insegnamento di italiano e storia agli studenti ebrei espulsi dalle scuole pubbliche, la pena pagata attraverso la detenzione, causa il suo antifascismo, nel 1943 nella prigione di Piangipane (Ferrara).
 
I racconti e i romanzi di Bassani hanno ottenuto premi letterari tra i più importanti: lo Strega nel 1956 con la pubblicazione delle “Cinque storie ferraresi” , il Viareggio nel 1962 con “Il giardino dei Finzi Contini” e il Campiello nel 1968 con “L’airone”.
 
I rapporti con l'editoria ed il cinema

 
Grande è il ruolo che ebbe in qualità di editor e critico letterario. Nel 1948 Marguerite Caetani fonda e cura la pubblicazione della rivista letteraria “Botteghe Oscure” invitando proprio Bassani a redigerla.
 
Negli anni tra il 1948 e il 1960 si impegnò a portare e a far conoscere in Italia scrittori quali T. S. Eliot, Dylan Thomas, René Char, Maurice Blanchot, Georges Bataille e Truman Capote.
Attraverso quelle stesse pagine pubblicò Mario Soldati, Italo Calvino, Elsa Morante, Bernardo Bertolucci e Pier Paolo Pasolini. Proprio grazie a Pasolini, nel film “La ricotta”, Giorgio Bassani si ritrovò doppiatore, dando voce ad Orson Welles. Tra i presenti alla cerimonia anche Ninetto Davoli, indimenticabile maschera del cinema pasoliniano.
Infine, in qualità di consulente e direttore editoriale della Feltrinelli, riuscì a dare alle stampe “Il Gattopardo” di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, capolavoro letterario del Novecento in grado di avvalorare la letteratura italiana tutta anche oltre i confini nazionali.
 
Si propose inoltre come sceneggiatore per Luchino Visconti, al quale affiderà la regia di “Senso”, per Mario Soldati e Luigi Zampa.
I soggetti cinematografici divennero anch’essi film riconosciuti a livello internazionale, filmati dai nomi più grandi della storia cinematografica italiana.
Vittorio De Sica si impegnerà nella trasposizione cinematografica de ”Il giardino dei Finzi Contini”, Giuliano Montaldo firmerà la regia de “Gli occhiali d’oro”, e Michelangelo Antonioni de “I vinti”.
 
“La parola dipinta”, in mostra fino al 7 maggio 2009 presso Istituto Italiano di Cultura di New York.
-686 Park Avenue
New York, NY 10065
telefono: +1 212 879 4242
fax: +1 212 861 4018
email: [email protected]

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